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Stock Lending: costo indeducibile, Fisco vince in Cassazione

Una società si vedeva negare dall’Agenzia delle Entrate la deducibilità del costo di un’operazione di stock lending, ritenuta un artificio per creare costi fittizi. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio chiave sulla indeducibilità del costo dello stock lending. Secondo i giudici, questa operazione, dal punto di vista economico e fiscale, è identica all’acquisto di un usufrutto su azioni. Poiché la legge vieta espressamente di dedurre il costo per l’acquisto dell’usufrutto, lo stesso divieto si applica anche alla commissione pagata per lo stock lending. Di conseguenza, la società ha perso la causa e il costo è stato considerato non deducibile.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 12750 Anno 2026
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Pubblicato il 19 maggio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Stock Lending: quando il costo non è deducibile dal reddito

Un’importante sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito le regole fiscali per le operazioni finanziarie complesse, concentrandosi sulla deducibilità del costo dello stock lending. La decisione stabilisce che, ai fini fiscali, questa operazione è economicamente equivalente all’usufrutto di azioni. Di conseguenza, il costo sostenuto dall’azienda per realizzarla non può essere sottratto dal reddito imponibile. Questo principio rafforza la posizione dell’Amministrazione Finanziaria nel contrastare meccanismi volti a ottenere vantaggi fiscali indebiti.

L’operazione finanziaria sotto la lente del Fisco

Il caso nasce da un avviso di accertamento notificato a una società. L’Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di una cospicua commissione, pagata a una società estera in base a un contratto di ‘stock lending’ (prestito titoli). In base all’accordo, la società contribuente riceveva in prestito un pacchetto azionario di un’altra azienda. In cambio, si impegnava a restituire altrettante azioni alla scadenza e a pagare una commissione variabile. Questa commissione era legata a una sorta di ‘scommessa’ sui dividendi che le azioni avrebbero prodotto. Se i dividendi superavano una certa soglia, la società pagava una commissione molto alta; in caso contrario, non pagava nulla. Nel caso specifico, i dividendi furono elevati e la società pagò una commissione di oltre due milioni di euro, che dedusse interamente dal proprio reddito.

La contestazione sulla deducibilità del costo dello stock lending

L’Amministrazione Finanziaria ha ritenuto l’intera operazione artificiosa. Secondo il Fisco, l’accordo era stato costruito al solo scopo di generare un costo fiscalmente deducibile per azzerare altre entrate tassabili della società. L’operazione, definita simulata e priva di una reale causa economica, era vista come un meccanismo di elusione fiscale. L’Agenzia sosteneva che la società non avesse alcun interesse economico reale nell’operazione, se non quello di ottenere un indebito risparmio d’imposta. Per questo motivo, ha negato la deducibilità del costo dello stock lending, recuperando a tassazione l’intera somma.

Stock Lending e Usufrutto: l’equivalenza economica per il Fisco

La Corte di Cassazione, pur correggendo in parte le motivazioni dei giudici precedenti, ha confermato la decisione finale a favore del Fisco. Il punto centrale della sentenza non è tanto stabilire se l’operazione fosse simulata o elusiva, ma qualificarla correttamente dal punto di vista della sostanza economica. I giudici hanno affermato che, fiscalmente, l’operazione di stock lending realizza lo stesso fenomeno economico dell’usufrutto di azioni. In entrambi i casi, un soggetto paga un corrispettivo per acquisire il diritto temporaneo di incassare i dividendi di azioni altrui. La sostanza economica prevale sulla forma giuridica del contratto.

Le motivazioni: perché il costo dello stock lending è indeducibile

La chiave di volta della decisione risiede nell’articolo 109, comma 8, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (t.u.i.r.). Questa norma stabilisce espressamente che il costo sostenuto per l’acquisto del diritto di usufrutto su partecipazioni societarie non è deducibile. Dato che la Corte ha equiparato lo stock lending all’usufrutto, ha applicato per analogia lo stesso divieto. La commissione pagata dalla società, quindi, non è altro che il costo per ottenere il diritto ai dividendi, e come tale non può essere dedotta. La Corte ha precisato che questa interpretazione non dipende dalla validità civilistica del contratto, ma si basa su una valutazione puramente fiscale della sua sostanza economica.

Le conclusioni: la vittoria dell’Agenzia delle Entrate e le conseguenze

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la pretesa dell’Agenzia delle Entrate. L’esito è chiaro: la società contribuente vince, mentre l’azienda perde. In pratica, la società non può dedurre la commissione di oltre due milioni di euro dal suo reddito. Di conseguenza, dovrà pagare le maggiori imposte IRES calcolate su quella somma, oltre agli interessi e alle sanzioni. La sentenza rappresenta un importante precedente che limita la deducibilità del costo dello stock lending e ribadisce il principio della prevalenza della sostanza economica sulla forma nelle operazioni finanziarie.

Il costo di un’operazione di stock lending è sempre deducibile?
No. La Cassazione ha stabilito che la commissione pagata non è deducibile perché l’operazione è economicamente assimilabile all’acquisto di un usufrutto su azioni, il cui costo è indeducibile per legge.

Cosa significa che lo stock lending è economicamente uguale all’usufrutto?
Significa che, al di là del nome giuridico del contratto, l’effetto pratico è lo stesso: un soggetto paga un corrispettivo per ottenere il diritto di incassare i dividendi di azioni altrui. Per il Fisco, questa sostanza economica prevale sulla forma.

L’Agenzia delle Entrate può contestare un’operazione solo perché la ritiene fiscalmente svantaggiosa per lo Stato?
L’Agenzia può contestare operazioni che, pur formalmente lecite, sono prive di una reale sostanza economica e hanno come scopo principale quello di ottenere un risparmio fiscale indebito, come nel caso analizzato dalla sentenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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