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Art. 1341 Codice Civile — Anno 2024

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145 provvedimenti

Altri anni per Art. 1341 Codice Civile

Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce la corretta divisione della competenza per fideiussione antitrust in un'opposizione a decreto ingiuntivo. Il tribunale ordinario che ha emesso il decreto mantiene la competenza sull'opposizione, mentre la sezione specializzata imprese giudica solo la domanda riconvenzionale di nullità per violazione delle norme antitrust, con possibile separazione e sospensione dei giudizi.
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Giurisdizione servizio idrico: chi decide sulla tariffa?
Una società contesta la clausola del "minimo garantito" nel suo contratto per il servizio idrico, ritenendola illegittima. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2321/2024, ha stabilito che la giurisdizione servizio idrico per tali controversie spetta al giudice ordinario. La decisione si fonda sul fatto che l'oggetto della disputa è la validità di una clausola contrattuale di diritto privato, e non un'impugnazione diretta dell'atto amministrativo che ha fissato la tariffa.
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Recesso dal distacco: quando è legittimo?
Un lavoratore ha impugnato il recesso dal distacco internazionale esercitato dall'azienda, sostenendo la natura vessatoria della clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un differente potere di recesso tra le parti è giustificato dalla funzione del distacco, che risponde primariamente all'interesse del datore di lavoro. Non si configura quindi uno squilibrio ingiustificato. Inoltre, pur non essendo formalmente richiesto, il datore di lavoro ha agito in buona fede fornendo le ragioni concrete del recesso.
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Qualità di consumatore: quando è esclusa negli investimenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che contestava la validità di una clausola arbitrale invocando la propria qualità di consumatore. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva tale status, poiché l'operazione finanziaria era finalizzata al recupero di proventi di un'attività imprenditoriale e non a soddisfare esigenze della vita quotidiana. L'impugnazione è stata respinta in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Buona fede del creditore: negata se c’è negligenza
Una società di cartolarizzazione ha visto respinto il proprio ricorso per l'ammissione di un credito allo stato passivo di beni sequestrati in via di prevenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata verifica da parte della banca originaria sulla palese insolvibilità della mutuataria, moglie del soggetto proposto, integra una negligenza colpevole che esclude la sussistenza della buona fede del creditore, requisito indispensabile per la tutela del credito in questo contesto.
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Sospensione illegittima contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda pubblica per la sospensione illegittima del contratto di un lavoratore. La cessazione dei finanziamenti, deliberata un anno dopo l'inizio della sospensione, non può giustificare retroattivamente l'interruzione del rapporto, dando diritto al lavoratore al risarcimento del danno.
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Recesso contratto progetto: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso da un contratto a progetto per il periodo in cui la prestazione lavorativa è stata sospesa prima che la causa giustificativa (cessazione di un finanziamento pubblico) fosse formalmente deliberata. La motivazione del recesso non può avere efficacia retroattiva, pertanto la sospensione anticipata costituisce un inadempimento contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno.
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Contratto verbale: la firma sulla privacy lo conferma
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto verbale per un incarico professionale è pienamente valido e vincolante se i suoi termini essenziali, come il compenso, sono riportati in un documento scritto successivamente firmato dai committenti, anche qualora tale documento sia una semplice informativa sulla privacy. Nel caso di specie, i clienti erano stati condannati a pagare oltre 114.000 euro a un professionista per la progettazione di un immobile. Essi sostenevano che l'accordo verbale prevedesse il pagamento a carico di terzi, ma la loro firma su un documento che riportava il compenso è stata ritenuta una conferma del loro obbligo diretto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Clausola vessatoria mediazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che è vessatoria la clausola, inserita in un contratto di mediazione immobiliare, che obbliga il cliente a pagare la provvigione anche se l'affare viene concluso da un suo familiare dopo la scadenza dell'incarico. Secondo la Corte, una tale previsione, definita come clausola vessatoria mediazione, crea un significativo squilibrio a danno del consumatore, vincolandolo a pagare indipendentemente da un'effettiva connessione causale tra l'attività del mediatore e la conclusione del contratto.
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Clausola di esclusiva: valida senza doppia firma?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola di esclusiva in un contratto di mediazione immobiliare, sebbene potenzialmente vessatoria, è valida anche senza una specifica doppia sottoscrizione qualora sia stata oggetto di una trattativa individuale tra le parti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva ignorato la prova testimoniale su tale trattativa, rinviando il caso per un nuovo esame del fatto decisivo.
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Cumulo interessi e rivalutazione: no per enti pubblici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 419/2024, ha stabilito che un ente pubblico territoriale non può essere condannato al pagamento del cumulo di interessi e rivalutazione monetaria sui crediti di lavoro. Sebbene l'ente sia stato condannato per l'illegittima sospensione di contratti a progetto, la Corte ha accolto il motivo di ricorso relativo agli accessori del credito. È stato confermato che, in virtù della natura pubblicistica dell'ente, si applica la normativa speciale che prevede l'erogazione della maggior somma tra interessi e rivalutazione, escludendone la somma, a differenza di quanto avviene nel settore privato. Gli altri motivi, relativi all'interpretazione del contratto e alla legittimità della sospensione, sono stati respinti.
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Clausola compromissoria: quando non serve la firma?
Un'azienda idraulica ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una catena alberghiera per lavori non pagati. La catena si è opposta invocando una clausola compromissoria che devolveva la lite a un collegio arbitrale. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della clausola compromissoria, anche senza specifica approvazione scritta, poiché il contratto era frutto di trattative individuali e non un modulo standard predisposto per una serie indefinita di rapporti, escludendo così l'applicazione dell'art. 1341 c.c.
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Inammissibilità ricorso: limiti del giudizio Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 202/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società di costruzioni contro una committente per un appalto ferroviario. La Corte ha respinto tutti i diciassette motivi di ricorso, evidenziando come le censure fossero generiche, non si confrontassero adeguatamente con le decisioni dei giudici di merito o mirassero a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La decisione riafferma i rigorosi limiti procedurali per l'accesso al giudizio di Cassazione, sottolineando l'importanza della specificità dei motivi e il rispetto delle preclusioni legali.
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Rinuncia al ricorso: niente spese se c’è accordo
Una società aveva proposto ricorso per regolamento di competenza avverso un'ordinanza del Tribunale di Forlì. Prima dell'udienza, ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione, applicando le nuove norme procedurali, ha dichiarato estinto il giudizio. In virtù dell'accettazione della rinuncia, la Corte non ha condannato la parte ricorrente alle spese, accogliendo la richiesta congiunta delle parti di compensarle integralmente.
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Responsabilità socio uscente: quando si estingue?
In un caso di inadempimento di un contratto preliminare di vendita, la Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del socio uscente di una società di persone. La Corte ha stabilito che la responsabilità per un'obbligazione sociale sorge nel momento in cui questa diventa esigibile e viene violata, non quando viene contratta. Pertanto, il socio che ha lasciato la compagine sociale prima della scadenza dell'obbligazione non risponde del successivo inadempimento della società.
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Contratto a progetto: recesso e sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità della sospensione di un contratto a progetto disposta da un ente pubblico prima della formale revoca dei finanziamenti. L'ente è stato condannato al risarcimento del danno, pari ai corrispettivi non pagati durante il periodo di sospensione, poiché la revoca successiva dei fondi non può giustificare retroattivamente un'interruzione del rapporto non prevista contrattualmente.
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Leasing traslativo: Cassazione su clausole e ricorso
Un imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva confermato le ingiunzioni di pagamento per canoni di leasing non saldati. L'appello, fondato sulla presunta nullità delle clausole sul foro competente e della penale in un contratto di leasing traslativo, è stato respinto. La Suprema Corte ha dichiarato i motivi principali inammissibili per vizi procedurali (mancanza di autosufficienza) e perché in contrasto con la giurisprudenza consolidata (Cass. S.U. 2061/2021), confermando così la decisione impugnata e l'ordine di pagamento.
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Assorbimento dei motivi: ricorso inammissibile
Una società di costruzioni ha citato in giudizio la società di leasing per i costi di recupero di un escavatore rubato. Le sue richieste sono state respinte sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo il principio dell'assorbimento dei motivi e ribadendo che non può riesaminare i fatti del caso, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Eccezione di incompetenza: tutti i fori alternativi
Una professionista ottiene un decreto ingiuntivo contro la propria compagnia assicurativa, la quale solleva un'eccezione di incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della professionista, stabilendo che l'eccezione è inammissibile. La Corte chiarisce che la parte che eccepisce l'incompetenza deve contestare la sussistenza di tutti i fori alternativi previsti dalla legge, non solo quello della propria sede. La mancata contestazione completa rende l'eccezione tamquam non esset, radicando la competenza presso il giudice adito.
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Clausola foro esclusivo: la Cassazione fa chiarezza
Una società di franchising ha citato in giudizio un affiliato per mancati pagamenti. L'affiliato ha contestato la competenza del tribunale indicato nel contratto, sostenendo l'invalidità della clausola foro esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della clausola, chiarendo che un riferimento specifico e una doppia sottoscrizione sono sufficienti per la sua efficacia, anche se elencata insieme ad altre clausole non vessatorie. Di conseguenza, è stata affermata la competenza del tribunale scelto dalle parti nel contratto.
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