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Art. 1339 Codice Civile

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373 provvedimenti

Conguaglio retroattivo: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha affrontato il tema del conguaglio retroattivo nelle bollette del servizio idrico. A seguito del ricorso di una società di gestione contro la sentenza di un tribunale che aveva annullato una richiesta di pagamento per consumi passati, la Corte ha rilevato un contrasto giurisprudenziale sulla materia. Da un lato, il principio di copertura integrale dei costi sembrerebbe giustificare tali richieste; dall'altro, la natura dei contratti di fornitura e la tutela dell'affidamento degli utenti le ostacolerebbero. Ritenendo la questione di particolare importanza per l'uniformità del diritto, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Conguaglio retroattivo acqua: è legittimo? La Cassazione
Una società di gestione del servizio idrico ha richiesto a un utente il pagamento di un conguaglio retroattivo per consumi già fatturati. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il caso ma, data la complessità e i contrasti giurisprudenziali, rinvia la questione a una pubblica udienza. Il punto focale è stabilire se e su quale base normativa l'Autorità di regolazione possa autorizzare recuperi di costi passati, incidendo retroattivamente sui contratti degli utenti.
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Conguagli idrici retroattivi: la Cassazione decide
Un gestore del servizio idrico ha richiesto a un condominio il pagamento di conguagli idrici retroattivi per costi pregressi non coperti dalle tariffe precedenti. La Corte d'Appello ha annullato la richiesta. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione sulla legittimità di tali 'partite pregresse' e sul principio europeo del recupero integrale dei costi, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Conguaglio retroattivo: legittimità in discussione
Una società di fornitura idrica ha richiesto un conguaglio retroattivo per recuperare costi pregressi, ma i tribunali di merito hanno dato ragione al consumatore. La società ha fatto ricorso in Cassazione, invocando il principio europeo del recupero integrale dei costi. La Suprema Corte, data la complessità della materia e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla legittimità di tali recuperi, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Conguaglio idrico retroattivo: la Cassazione decide
Una società di fornitura idrica ha impugnato una decisione che negava il suo diritto a richiedere un conguaglio idrico retroattivo a un condominio. La Corte di Cassazione, evidenziando precedenti contrastanti e la complessità di applicare retroattivamente il principio del "recupero integrale dei costi", ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione definitiva. La questione centrale è la legittimità di fatturare costi di anni passati sulla base di nuove normative tariffarie.
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Conguaglio retroattivo: legittimo il recupero costi?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso a una pubblica udienza la delicata questione del conguaglio retroattivo nelle bollette del servizio idrico. Il caso riguarda la richiesta di un gestore di recuperare costi pregressi non fatturati in precedenza. La Corte intende chiarire se e a quali condizioni l'Autorità di regolazione possa autorizzare tali addebiti retroattivi, bilanciando il principio europeo del recupero integrale dei costi con la tutela dei consumatori e la stabilità dei contratti di fornitura.
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Conguaglio retroattivo: legittimo o no? La Cassazione
Una società utente ha contestato la richiesta di un gestore idrico per un conguaglio retroattivo su consumi risalenti a diversi anni prima. I tribunali di merito hanno dato ragione all'utente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato un contrasto giurisprudenziale sulla legittimità del conguaglio retroattivo servizio idrico e ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione di principio, analizzando il bilanciamento tra la certezza dei rapporti contrattuali e il principio europeo del recupero integrale dei costi del servizio.
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Conguaglio tariffa idrica: legittimo il recupero?
Una società di gestione del servizio idrico ha richiesto a un utente il pagamento di un conguaglio tariffa idrica per costi relativi ad anni precedenti. L'utente si è opposto e il caso è giunto in Cassazione. La Corte, data la complessità della questione e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti, non ha emesso una decisione definitiva. Ha invece disposto, con un'ordinanza interlocutoria, il rinvio della causa a una pubblica udienza per definire in modo univoco i limiti e le condizioni di ammissibilità del recupero retroattivo dei costi del servizio idrico.
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Conguaglio retroattivo servizio idrico: è legittimo?
Una società di gestione del servizio idrico ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato le sue richieste di conguaglio retroattivo per consumi passati. I giudici di merito avevano ritenuto tali pretese illegittime e prescritte. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la complessità della questione e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti. Anziché decidere il caso, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per definire un principio di diritto unitario sulla legittimità del conguaglio retroattivo, il suo fondamento normativo e i suoi limiti.
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Giurisdizione servizio idrico: chi decide sulla tariffa?
Una società contesta la clausola del "minimo garantito" nel suo contratto per il servizio idrico, ritenendola illegittima. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2321/2024, ha stabilito che la giurisdizione servizio idrico per tali controversie spetta al giudice ordinario. La decisione si fonda sul fatto che l'oggetto della disputa è la validità di una clausola contrattuale di diritto privato, e non un'impugnazione diretta dell'atto amministrativo che ha fissato la tariffa.
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Conguagli regolatori: Cassazione valuta la legittimità
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione sulla legittimità dei conguagli regolatori richiesti da una società di fornitura idrica a un utente per consumi risalenti a diversi anni prima. La questione nasce dal ricorso della società contro la sentenza di merito che aveva annullato la pretesa di pagamento. Data la complessità della materia, l'esistenza di precedenti giurisprudenziali contrastanti e il rilievo nomofilattico della questione, che bilancia il principio europeo del recupero integrale dei costi con la tutela del consumatore dalla retroattività, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in sede pubblica prima di emettere una pronuncia definitiva.
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Conguagli regolatori: legittimi o no? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a una pubblica udienza la decisione sulla legittimità dei conguagli regolatori richiesti da una società di gestione idrica per consumi risalenti al periodo 2005-2011. A fronte di un contrasto giurisprudenziale e della complessità della materia, che tocca principi europei di recupero dei costi e diritti dei consumatori, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento per risolvere in via definitiva la questione della retroattività delle tariffe del servizio idrico.
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Conguagli regolatori: la Cassazione fa chiarezza
Un consumatore ha contestato i conguagli regolatori richiesti da una società idrica per consumi risalenti a diversi anni prima. I tribunali di primo e secondo grado hanno dato ragione al consumatore, ritenendo illegittima l'applicazione retroattiva di nuove tariffe. La questione è giunta alla Corte di Cassazione che, riconoscendo la complessità e l'importanza del tema, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Invece di decidere il caso, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto definitivo sulla legittimità dei conguagli regolatori, bilanciando il recupero dei costi del servizio e la tutela dei consumatori.
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Conguagli regolatori acqua: la Cassazione decide
Un utente ha contestato una richiesta di pagamento per conguagli regolatori acqua relativi a consumi di anni precedenti. I giudici di merito gli hanno dato ragione, ritenendo illegittima l'applicazione retroattiva delle tariffe. La società fornitrice ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la quale, data la complessità della questione e i contrasti giurisprudenziali, non ha deciso nel merito ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una pronuncia definitiva che chiarisca i limiti di tali conguagli.
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Conguagli regolatori: la Cassazione fa chiarezza
Un utente ha contestato una bolletta del servizio idrico contenente addebiti per consumi pregressi e conguagli regolatori. I giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione all'utente, negando la legittimità di tali addebiti retroattivi. La società di fornitura ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la grande importanza della questione e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione definitiva sul potere delle autorità di regolazione di imporre conguagli regolatori per consumi passati.
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Contratti agrari: accettazione difforme e nullità
Una società affittuaria di un fondo agricolo si opponeva allo sfratto sostenendo di aver concluso un nuovo contratto con l'ente proprietario. Aveva accettato la proposta dell'ente, ma a condizioni diverse, ritenendo nulle le clausole peggiorative. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1749/2024, ha stabilito che nei contratti agrari, un'accettazione non conforme alla proposta equivale a una controproposta e impedisce la formazione del contratto. La potenziale nullità di alcune clausole non autorizza la parte a modificare l'offerta e considerarla accettata.
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Conguagli regolatori: quando sono legittimi? La Cassazione
Una società utente ha contestato le richieste di pagamento per "conguagli regolatori" retroattivi da parte di un'azienda di servizi idrici. Dopo due decisioni favorevoli all'utente nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione. La Corte ha stabilito che il recupero retroattivo dei costi è legittimo solo se tali costi erano imprevisti e imprevedibili al momento della fornitura del servizio. Non possono essere addebitati all'utente i costi derivanti da errori di gestione o dalla normale rischiosità d'impresa. L'onere di dimostrare la natura imprevedibile dei costi spetta all'azienda fornitrice. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame basato su questi principi.
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Valutazione dei Rischi: Contratto a termine nullo
Un lavoratore ha impugnato il suo contratto a tempo determinato, sostenendo la sua nullità per la mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) con data certa prima della sua assunzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'assenza di un DVR con data certa antecedente all'assunzione rende nullo il termine apposto al contratto, con la sua conseguente conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la corretta e tempestiva redazione del documento spetta interamente al datore di lavoro.
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Prescrizione manleva assicurativa: la decisione della Corte
In un complesso caso di danni da infiltrazioni, un'impresa appaltatrice ha richiesto la manleva alle proprie assicurazioni. La Cassazione interviene sulla questione della prescrizione manleva assicurativa, stabilendo che il termine va calcolato separatamente per ogni singola fonte di responsabilità (contrattuale ed extracontrattuale). La Corte cassa la sentenza d'appello che aveva erroneamente unificato la decorrenza della prescrizione, rinviando per una nuova valutazione.
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Lavoro intermittente: no alla conversione senza DVR
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata adozione del documento di valutazione dei rischi (DVR) in un contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato non ne causa la conversione automatica in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno. Secondo la Corte, a differenza dei contratti a termine, non esiste una norma specifica che preveda tale sanzione per il lavoro intermittente a tempo indeterminato. L'ente previdenziale aveva richiesto il pagamento di contributi calcolati come se il rapporto fosse a tempo pieno, ma la sua pretesa è stata respinta.
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