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Art. 133 Codice Penale — Sezione Terza Civile

19 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Conguagli idrici e questione di giurisdizione: decide la Cassazione
Un ente pubblico per lo sviluppo irriguo ha citato in giudizio una società di gestione idrica e alcune amministrazioni regionali, richiedendo oltre trentaquattro milioni di euro per conguagli tariffari basati su una transazione del 2000. La società di gestione ha proposto domande riconvenzionali e di garanzia contro le Regioni. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. La Terza Sezione Civile, rilevando che i motivi di ricorso sollevano una complessa questione di giurisdizione sulla domanda di garanzia contro gli enti pubblici, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per risolvere il conflitto di competenza tra giudice ordinario e amministrativo.
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Arsenico in casa: risarcimento danni per acqua non potabile
Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del servizio idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il Tribunale ha condannato il Gestore al risarcimento e alla riduzione della bolletta, ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva proposta dal Gestore contro la Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Gestore sulla responsabilità contrattuale, confermando che l'erogazione di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulla giurisdizione, stabilendo che il giudice ordinario è competente anche a decidere sulla domanda di manleva contro la Regione, trattandosi di una richiesta accessoria a quella principale di risarcimento. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per decidere su questo specifico aspetto.
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Conguagli per partite pregresse: gestore idrico battuto in Cassazione
Un gestore del servizio idrico ha richiesto agli eredi di un'utente il pagamento di somme a titolo di conguagli per partite pregresse. Gli utenti hanno contestato la richiesta davanti al Giudice Ordinario. Il gestore ha impugnato la decisione sostenendo la giurisdizione del giudice amministrativo e la legittimità delle tariffe retroattive deliberate dalle autorità di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gestore. I giudici hanno chiarito che la controversia spetta al giudice ordinario poiché riguarda un rapporto contrattuale privatistico. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'applicazione di conguagli per partite pregresse è illegittima nei contratti di somministrazione periodica, in quanto il prezzo deve essere proporzionato ai consumi effettivi del periodo di riferimento e non può essere modificato retroattivamente senza il consenso dell'utente.
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Conguaglio servizio idrico: la Cassazione blocca i ricalcoli
Un'azienda di gestione idrica ha richiesto a un utente il pagamento di somme retroattive a titolo di conguaglio. L'utente ha contestato la richiesta e i giudici di merito gli hanno dato ragione. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la giurisdizione del giudice amministrativo e la legittimità delle tariffe retroattive deliberate dalle autorità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la controversia spetta al giudice ordinario poiché riguarda un rapporto contrattuale privato. Inoltre, ha stabilito che la richiesta di conguaglio servizio idrico per partite pregresse è illegittima. Il contratto di somministrazione ha carattere periodico e il prezzo deve essere proporzionato ai singoli consumi effettuati, senza possibilità di imporre aumenti retroattivi non concordati. L'azienda perde la causa e deve rinunciare alle somme pretese.
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Servizio Idrico: responsabilità e limiti risarcitori
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia relativa al Servizio Idrico, originata dalla fornitura di acqua contenente arsenico oltre i limiti legali. Alcuni utenti avevano ottenuto dal Giudice di Pace il risarcimento dei danni e la riduzione del canone. Il gestore del Servizio Idrico aveva chiamato in causa l'Ente Regionale per essere manlevato. La Suprema Corte ha stabilito che, se l'attore inserisce una clausola di contenimento per restare nella competenza del Giudice di Pace, il giudice non può condannare il convenuto a una somma superiore a tale limite, pena la nullità per ultrapetizione. Inoltre, è stata confermata la giurisdizione del giudice ordinario sia per la domanda di risarcimento degli utenti che per la domanda di manleva proposta dal gestore contro l'ente pubblico.
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Giurisdizione servizio idrico: decide il giudice civile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione servizio idrico appartiene al giudice ordinario anche quando il gestore chiama in causa l'ente pubblico per essere manlevato. Il caso nasce dalla fornitura di acqua con livelli di arsenico superiori ai limiti legali. Poiché il rapporto tra utente e gestore è di natura privatistica e contrattuale, ogni contestazione relativa al risarcimento danni o alla riduzione del canone rientra nella competenza civile. La domanda di garanzia verso l'ente regionale è considerata un riflesso del rapporto principale, confermando così la competenza del tribunale ordinario.
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Giurisdizione: risarcimento per acqua non potabile
Un utente ha citato un gestore idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente arsenico. Il gestore ha chiesto la manleva all'ente regionale per la gestione dell'emergenza. La Cassazione ha stabilito che la Giurisdizione sulla domanda di manleva spetta al giudice ordinario, trattandosi di un riflesso della responsabilità contrattuale principale legata al rapporto di utenza.
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Indennità di avviamento: quando non spetta al bar
Una società di gestione bar ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento dell'indennità di avviamento commerciale a seguito della cessazione del rapporto di godimento di un chiosco. Mentre il Tribunale aveva accolto la domanda, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando il rapporto come concessione di bene pubblico e rilevando l'inadempimento della società nel pagamento dei canoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetti nella produzione documentale, confermando che l'indennità di avviamento non è dovuta se il contratto cessa per colpa del conduttore.
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Conguaglio retroattivo: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di conguaglio retroattivo per il servizio idrico, ribaltando le decisioni dei giudici di merito. Due consumatori avevano contestato fatture per costi relativi al periodo 2005-2011. La Corte ha stabilito che, in linea di principio, il recupero di costi pregressi è ammissibile per garantire la copertura integrale dei costi del servizio, come previsto dalla normativa europea. Tuttavia, ha posto limiti chiari: possono essere recuperati solo costi imprevisti e imprevedibili, non errori di gestione. Inoltre, la prescrizione del diritto alla riscossione non decorre dalla data dei consumi, ma da quando l'autorità competente autorizza la fatturazione di tali importi, rendendo di fatto esigibile il credito.
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Conguagli regolatori: quando sono legittimi?
La Corte di Cassazione interviene sulla questione dei conguagli regolatori richiesti da una società di gestione del servizio idrico per consumi risalenti a diversi anni prima. La Corte ha stabilito che tali addebiti sono ammissibili in linea di principio, ma solo per recuperare costi imprevisti e imprevedibili al momento della fornitura. L'onere di dimostrare tale imprevedibilità grava interamente sul gestore. Inoltre, è stato chiarito che il termine di prescrizione per richiedere tali somme non decorre dal periodo di consumo, ma dal momento in cui l'autorità di regolazione autorizza formalmente la fatturazione di tali conguagli.
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Domanda di manleva: Giurisdizione e Litisconsorzio
Una società di gestione idrica, condannata a risarcire un utente per la fornitura di acqua non potabile, ha presentato una domanda di manleva contro l'ente regionale. I giudici di merito hanno declinato la giurisdizione ordinaria su tale domanda. La Corte di Cassazione, prima di decidere sulla questione di giurisdizione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rilevando la mancata notifica del ricorso all'utente originario. Ha quindi ordinato l'integrazione del contraddittorio, considerandolo litisconsorte necessario, e ha rinviato la causa a nuovo ruolo.
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Conguaglio regolatorio: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14347/2024, ha stabilito i limiti di legittimità del conguaglio regolatorio nelle bollette del servizio idrico. Il caso riguardava la richiesta di pagamento da parte di una società di gestione idrica a un utente per costi risalenti a diversi anni prima. La Corte ha chiarito che, sebbene il principio europeo del 'full cost recovery' consenta il recupero dei costi, il conguaglio è legittimo solo per costi imprevisti e imprevedibili, non per coprire errori di gestione o normali rischi d'impresa. L'onere di dimostrare la legittimità di tali costi spetta interamente al gestore del servizio.
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Giurisdizione domanda di garanzia: la Cassazione decide
Un utente ha citato in giudizio una società di fornitura idrica per danni derivanti da acqua non potabile. La società ha a sua volta chiamato in causa l'Ente Regionale per essere tenuta indenne. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione sulla domanda di garanzia contro l'ente pubblico spetta al giudice ordinario, in quanto causa accessoria a quella principale (utente contro società), anch'essa di competenza del giudice ordinario.
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Giurisdizione giudice ordinario: acqua non potabile
Un utente ha citato in giudizio una società di fornitura idrica per danni derivanti da acqua non potabile a causa di elevati livelli di arsenico. La società ha chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione del giudice ordinario si estende sia alla richiesta di risarcimento principale, in quanto di natura contrattuale, sia alla domanda di manleva accessoria contro la pubblica amministrazione, poiché strettamente connessa alla controversia principale.
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Giurisdizione ordinaria e acqua non potabile: il caso
Un utente ha citato in giudizio una società idrica per aver ricevuto acqua non potabile, ottenendo un risarcimento. La società ha a sua volta chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione ordinaria è competente sia per la domanda di risarcimento dell'utente, in quanto riguarda un inadempimento contrattuale, sia per la conseguente domanda di manleva del gestore verso l'ente, poiché accessoria alla principale.
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Sconto tariffario sanità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8845/2024, ha stabilito che lo sconto tariffario imposto alle strutture sanitarie accreditate era limitato al triennio 2007-2009 e non può essere applicato agli anni successivi. La Corte ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie relative ai pagamenti e ha individuato nell'Azienda Sanitaria Locale (ASL), e non nella Regione, il soggetto tenuto al pagamento. La decisione si basa sulla natura meramente patrimoniale della controversia e sull'interpretazione restrittiva della norma che introduceva il taglio temporaneo delle tariffe.
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Conguagli regolatori: quando sono legittimi? La Cassazione
Una società utente ha contestato le richieste di pagamento per "conguagli regolatori" retroattivi da parte di un'azienda di servizi idrici. Dopo due decisioni favorevoli all'utente nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito la questione. La Corte ha stabilito che il recupero retroattivo dei costi è legittimo solo se tali costi erano imprevisti e imprevedibili al momento della fornitura del servizio. Non possono essere addebitati all'utente i costi derivanti da errori di gestione o dalla normale rischiosità d'impresa. L'onere di dimostrare la natura imprevedibile dei costi spetta all'azienda fornitrice. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame basato su questi principi.
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Giurisdizione tariffe idriche: a chi spetta decidere?
Una comunità terapeutica contesta la tariffa idrica a consumo progressivo imposta da una società di fornitura, chiedendo l'applicazione di una tariffa agevolata a fascia unica. La Corte di Cassazione, di fronte al conflitto sulla giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per stabilire un principio di diritto. La questione centrale è se la richiesta configuri la tutela di un diritto soggettivo contrattuale o un interesse legittimo verso un atto della pubblica amministrazione, determinando la competenza in materia di giurisdizione tariffe idriche.
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Garanzia impropria giurisdizione: il caso dell’acqua
Un'azienda di gestione idrica, condannata a risarcire un utente per la fornitura di acqua con arsenico oltre i limiti, aveva chiesto di essere tenuta indenne dall'ente regionale. Il Tribunale aveva negato la propria giurisdizione sulla domanda di garanzia impropria, attribuendola al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la domanda di garanzia, essendo un riflesso della causa principale di natura civilistica, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.
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