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Art. 1326 Codice Civile — Anno 2023

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70 provvedimenti

Altri anni per Art. 1326 Codice Civile

Indennità di rischio: no se generalizzata e non specifica
Una dottoressa ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per un'"indennità di rischio" sospesa, prevista da un accordo regionale. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della professionista, stabilendo che tale indennità non può essere concessa in modo automatico a tutti i medici di una regione. Deve essere, invece, strettamente collegata a condizioni di disagio specifiche e dimostrate, come delineato dai contratti collettivi nazionali, requisito che la norma regionale non rispettava. La Corte ha anche respinto il ricorso dell'Azienda Sanitaria, ribadendo che la retribuzione non può essere ridotta unilateralmente per motivi di bilancio al di fuori della contrattazione collettiva.
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Indennità aggiuntive medici: ASL non può ridurle
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Sanitaria non può ridurre unilateralmente le indennità aggiuntive dei medici convenzionati, anche per esigenze di contenimento della spesa. Tali modifiche devono avvenire tramite negoziazione collettiva. Tuttavia, la Corte ha ritenuto illegittima un'indennità di rischio concessa in modo generalizzato a tutti i medici di una regione, poiché deve essere legata a specifiche e particolari condizioni di disagio.
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Indennità medici convenzionati: i limiti regionali
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità delle indennità per medici convenzionati previste da accordi regionali. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che un accordo regionale non può introdurre un'indennità di rischio generalizzata per tutti i medici di un territorio, se l'accordo nazionale prevede tali compensi solo per specifiche e particolari condizioni di disagio. La Corte ha rigettato sia il ricorso del medico che quello dell'Azienda Sanitaria, confermando che la contrattazione decentrata non può derogare in peius alla disciplina nazionale, né può ignorare i vincoli di spesa pubblica. La decisione sottolinea il principio di gerarchia delle fonti e la necessità di una giustificazione specifica per l'erogazione di compensi aggiuntivi.
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Compenso medici ASL: illegittima la riduzione unilaterale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3749/2023, ha stabilito l'illegittimità della riduzione unilaterale del compenso per i medici convenzionati da parte di un'Azienda Sanitaria Locale. La Corte ha chiarito che qualsiasi modifica agli accordi economici, anche per esigenze di contenimento della spesa, deve rispettare le procedure di contrattazione collettiva. Tuttavia, ha anche precisato che gli accordi regionali non possono introdurre indennità generalizzate, come quella di rischio, in contrasto con i principi di specificità previsti dalla contrattazione nazionale. Di conseguenza, sia il ricorso del medico che quello dell'ASL sono stati respinti, confermando la necessità di un equilibrio tra autonomia negoziale e rispetto della normativa nazionale sul compenso medici ASL.
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Indennità di rischio medico: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3748/2023, ha stabilito che l'indennità di rischio medico non può essere erogata in modo generalizzato a tutti i medici di una regione. Tale compenso aggiuntivo è legittimo solo se legato a specifiche e particolari condizioni di disagio e difficoltà, come previsto dalla contrattazione nazionale, e non può essere esteso indiscriminatamente da un accordo regionale. Al contempo, la Corte ha ribadito che un'Azienda Sanitaria non può ridurre unilateralmente i compensi dei medici convenzionati, nemmeno per esigenze di bilancio, dovendo rispettare le procedure di negoziazione collettiva.
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Indennità di rischio: nullità se generalizzata
Un medico ha contestato la riduzione unilaterale dei suoi compensi da parte di un'azienda sanitaria locale, motivata da un piano di rientro economico. Il medico ha anche richiesto il pagamento di una specifica indennità di rischio. La Corte di Cassazione ha respinto sia il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando che i compensi non possono essere ridotti unilateralmente, sia quello del medico. L'indennità di rischio è stata dichiarata nulla perché l'accordo regionale la concedeva in modo generalizzato a tutti i medici del servizio, violando l'accordo nazionale che la limita a condizioni di disagio specifiche e particolari.
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Compenso medico: no a tagli unilaterali dell’ASL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3703/2023, ha stabilito che un'Azienda Sanitaria Locale non può ridurre unilateralmente il compenso medico previsto dagli accordi collettivi, neanche se giustificato da un piano di rientro dal deficit. La Corte ha però confermato la nullità di un'indennità di rischio generalizzata, concessa a tutti i medici di continuità assistenziale da un accordo regionale, perché non legata a specifiche e particolari condizioni di disagio come richiesto dalla normativa nazionale.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta? Analisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 109/2023, ha stabilito che la provvigione del mediatore matura alla conclusione del contratto preliminare, in quanto questo costituisce un vincolo giuridico che abilita le parti ad agire per l'esecuzione. La presenza di una condizione, anche se successivamente rinunciata da una parte, non esclude il diritto al compenso, confermando un principio consolidato.
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Indennità di rischio medici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di medici di continuità assistenziale che richiedevano il pagamento dell'indennità di rischio. La Corte ha stabilito che l'accordo regionale che prevedeva tale indennità in modo generalizzato per tutti i medici del territorio era nullo, in quanto in contrasto con l'Accordo Collettivo Nazionale che permette compensi aggiuntivi solo per specifiche e particolari condizioni di disagio e difficoltà, non per una situazione generalizzata. È stato ribadito il principio della gerarchia delle fonti contrattuali, per cui il contratto regionale non può derogare a quello nazionale.
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Compenso medici convenzionati: no a tagli unilaterali
Un medico ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per la riduzione unilaterale del suo compenso, giustificata dall'ASL con la necessità di rispettare un piano di rientro della spesa sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: sebbene una specifica indennità di rischio generalizzata fosse nulla per contrasto con la contrattazione nazionale, l'ASL non può unilateralmente tagliare altri compensi previsti dagli accordi collettivi. Tali modifiche devono essere sempre rinegoziate tra le parti. La sentenza ha quindi respinto sia il ricorso del medico (sull'indennità) sia quello dell'ASL (sui tagli), confermando l'illegittimità delle riduzioni unilaterali del compenso medici convenzionati.
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