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Art. 1322 Codice Civile — Anno 2024

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255 provvedimenti

Altri anni per Art. 1322 Codice Civile

Fideiussione omnibus e onere della prova: Cassazione
Una garante ha contestato un ordine di pagamento, sostenendo che la sua fideiussione omnibus fosse nulla per violazione delle norme antitrust, in quanto replicava lo schema ABI. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la mancata produzione da parte della garante di prove essenziali, come il provvedimento della Banca d'Italia e il modello contrattuale ABI. La Corte ha ribadito che la valutazione di una perizia tecnica e dei documenti da parte dei tribunali di merito costituisce un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità, confermando il rigoroso onere della prova a carico di chi eccepisce la nullità.
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Leasing traslativo: restituzione rate e equo compenso
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di risoluzione di un contratto di leasing traslativo per mancato pagamento del prezzo di riscatto. L'ordinanza chiarisce che, in caso di risoluzione, l'utilizzatore deve restituire il bene ma ha diritto alla restituzione delle rate pagate, al netto di un equo compenso per l'uso del bene. Tuttavia, il diritto alla restituzione sorge solo dopo l'effettiva riconsegna del bene. Il ricorso della società finanziaria è stato dichiarato inammissibile.
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Recesso conto corrente: clausola di pagamento valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15061/2024, ha stabilito la legittimità di una clausola contrattuale che condiziona l'efficacia del recesso dal conto corrente al pagamento del debito esistente. La Corte ha chiarito che tale pattuizione non viola le norme imperative, in particolare l'art. 120-bis del Testo Unico Bancario, poiché non impone una penale per il recesso, ma si limita a differirne gli effetti fino all'adempimento di un'obbligazione preesistente, rientrando nell'ambito dell'autonomia contrattuale delle parti.
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Preclusioni processuali: limiti in appello
Un debitore e il suo garante ricorrono in Cassazione dopo la condanna al pagamento di un debito. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando l'importanza delle preclusioni processuali. Le nuove domande, eccezioni e prove presentate per la prima volta in appello o nelle memorie finali sono state dichiarate inammissibili, poiché le parti devono formulare tutte le loro difese fin dal primo grado del giudizio. La sentenza ribadisce che l'appello non può essere utilizzato per rimediare a precedenti omissioni difensive.
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Cessione del credito: prova e oneri in Cassazione
Una società che interviene in un processo affermando di essere subentrata in un credito deve fornire la prova del suo titolo. Secondo la Suprema Corte, in caso di contestazione da parte del debitore, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione del credito in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. È necessario depositare il contratto di cessione per dimostrare l'effettiva titolarità del diritto. La Corte ha dichiarato inammissibile l'intervento della società cessionaria per carenza di prova, rigettando poi nel merito il ricorso dei debitori su altre questioni procedurali, tra cui l'abuso del processo.
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Canone concessorio: quando è dovuto per l’uso di acque?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14995/2024, ha stabilito che una società è tenuta al pagamento di un canone concessorio per l'utilizzo di un corso d'acqua, anche se su di esso ha eseguito opere private. La decisione si fonda sul fatto che il corso d'acqua era stato inserito nel reticolo idrico minore del Comune con una delibera mai impugnata dalla società. Di conseguenza, la natura pubblica del bene è incontestabile e l'uso esclusivo per scarichi industriali giustifica la richiesta del canone. La Corte ha respinto il ricorso della società, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio.
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Interpretazione contratto: la Cassazione e i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio che contestava il rigetto della sua richiesta di pagamento basata su un'opzione put. La decisione si fonda sul principio che l'interpretazione del contratto, operata dal giudice di merito, non può essere sindacata in sede di legittimità se risulta plausibile e non irrazionale. In questo caso, la richiesta di "restituzione" della quota è stata considerata diversa dalla "cessione" prevista dall'accordo, rendendo l'esercizio dell'opzione inefficace.
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Recesso ante tempus: sì al risarcimento integrale
Una struttura sanitaria ha interrotto prematuramente un contratto di collaborazione a termine con un medico. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo della struttura di risarcire il professionista per tutti i compensi che avrebbe percepito fino alla scadenza naturale del contratto. Secondo la Corte, l'apposizione di un termine di durata in un contratto d'opera intellettuale costituisce una rinuncia al diritto di recesso ante tempus senza giusta causa.
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Exceptio doli: garanzia annullata per mala fede
Una società di telecomunicazioni ha tentato di escutere una garanzia autonoma nonostante fosse impossibilitata a fornire il servizio pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della garanzia, applicando il principio dell'exceptio doli a causa della palese mala fede e dell'abuso del diritto da parte del beneficiario.
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Cessione pro solvendo: la Cassazione e la motivazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune società e dei loro soci contro una società di factoring. Il caso riguardava una complessa vicenda di cessioni di credito, definite dal giudice di merito come cessione pro solvendo, e la successiva dichiarazione di fallimento delle società cedenti. I ricorrenti sostenevano che la corte d'appello avesse errato nella valutazione delle prove e interpretato male le loro domande, ma la Cassazione ha ritenuto i motivi inammissibili, in quanto miravano a un riesame del merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Suprema Corte ha confermato che la motivazione della sentenza d'appello non era apparente, ma fondata sull'analisi dei contratti e delle prove, ribadendo i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione probatoria del giudice.
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Patto parasociale: quando l’accordo tra soci vincola?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo sottoscritto da tutti i soci-amministratori, pur se qualificato come patto parasociale dalla corte di merito, può vincolare la società e conferirle legittimazione attiva per agire in giudizio. Il caso riguardava una società immobiliare che chiedeva a un ex socio il pagamento di rate di mutuo in base a una scrittura privata. La Cassazione ha ritenuto errata la qualificazione di tale accordo come patto parasociale, poiché non mirava a regolare la governance societaria, ma a condizionare l'uscita del socio alla garanzia di un debito della società, agendo quindi nell'interesse di quest'ultima.
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Accordo Collettivo: legittima la scelta tra bonus
Un'azienda di trasporti ha modificato la struttura retributiva con un nuovo accordo collettivo, offrendo ai dipendenti la scelta tra mantenere un assegno personale o aderire a nuove indennità legate alla presenza. Una lavoratrice ha impugnato l'accordo, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo l'opzione legittima. La Corte ha stabilito che un accordo collettivo può modificare trattamenti preesistenti e che la rinuncia a un superminimo individuale è una scelta disponibile per il lavoratore.
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Responsabilità precontrattuale e nomina del terzo
Una società immobiliare ha citato in giudizio una persona fisica per responsabilità precontrattuale a seguito dell'interruzione delle trattative per una locazione. L'individuo aveva agito 'per persona da nominare', designando successivamente una società terza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la responsabilità per la rottura delle trattative non ricade sullo stipulante originario, ma sulla società nominata, la quale subentra retroattivamente in tutti i rapporti, inclusi quelli della fase negoziale.
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Accordo tra coniugi: valido anche se via email
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un accordo tra coniugi sulla ripartizione delle spese familiari, anche se formalizzato tramite email prima della separazione. Un marito aveva chiesto il rimborso della quota di spese familiari a carico della moglie, come pattuito. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ma la Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che tali patti sono vincolanti e derogano al generale principio di irripetibilità delle spese sostenute durante il matrimonio.
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Eccezione riconvenzionale e leasing: la difesa chiave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13345/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di leasing e fallimento. Una società di leasing, citata in giudizio dal fallimento di un'azienda utilizzatrice per la restituzione dei canoni pagati, si era difesa chiedendo un equo indennizzo. I giudici di merito avevano ritenuto tardiva tale richiesta. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che la richiesta non era una domanda nuova, ma una eccezione riconvenzionale, finalizzata unicamente a paralizzare la pretesa avversaria. Questa qualificazione permette di presentarla nei termini previsti per le difese, cambiando l'esito della causa.
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Rendita vitalizia: quando si prescrive il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 13229/2024, affronta la complessa questione della prescrizione del diritto del lavoratore alla costituzione di una rendita vitalizia in caso di contributi omessi dal datore di lavoro. A causa di un persistente contrasto giurisprudenziale sul momento da cui far decorrere il termine di prescrizione, la Sezione Lavoro ha deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite per ottenere un principio di diritto definitivo, sospendendo la decisione sul caso specifico.
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Credito del proponente: quando basta per il fallimento
Una società dichiarata fallita ricorre in Cassazione contestando la validità del credito del proponente. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che, per avviare una procedura fallimentare, non è necessario un credito definitivamente accertato. È sufficiente una valutazione sommaria della sua esistenza, e i titoli di credito come assegni e cambiali invertono l'onere della prova a carico del debitore.
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Rinnovazione tacita: durata di 4 anni, non 4+4
La Corte di Cassazione chiarisce la durata della rinnovazione tacita per i contratti di locazione stipulati prima della L. 431/1998. In un caso riguardante un contratto del 1996, la Corte ha stabilito che, dopo il primo rinnovo sotto la nuova legge, le successive rinnovazioni tacite hanno una durata di quattro anni e non di 'quattro più quattro'. Il ricorso degli inquilini, che sostenevano il contrario basandosi su un presunto giudicato, è stato dichiarato inammissibile per difetto di autosufficienza e perché la decisione impugnata era conforme alla giurisprudenza consolidata.
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Assunzione art. 110 TUEL: No al limite dei 36 mesi
Un funzionario assunto da un Comune con contratti a termine per alta specializzazione ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato, lamentando il superamento del limite di 36 mesi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'assunzione art. 110 TUEL, comma 2, si applica una disciplina speciale che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, derogando così alla normativa generale sul pubblico impiego e prevenendo l'abuso.
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Contratto agente sportivo: validità e norme FIGC
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di un contratto di agente sportivo contestato da una società calcistica. La società sosteneva la nullità dell'accordo per violazione delle norme federali e il mancato avveramento di una condizione per il pagamento della provvigione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le presunte violazioni normative dovevano essere sollevate nei gradi di merito e non per la prima volta in Cassazione. Inoltre, la verifica sull'avveramento della condizione contrattuale costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, confermando così l'obbligo di pagamento della provvigione.
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