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Art. 1322 Codice Civile — Anno 2024

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255 provvedimenti

Altri anni per Art. 1322 Codice Civile

Accordo di ristrutturazione e fallimento: cosa succede
Un'impresa creditrice aveva accettato una riduzione del proprio credito tramite un accordo di ristrutturazione. Successivamente, l'impresa debitrice è fallita. I giudici di merito avevano ammesso al passivo fallimentare solo il credito ridotto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento provoca la risoluzione automatica dell'accordo di ristrutturazione per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, il creditore ha diritto a veder ripristinato il suo credito nella sua interezza originaria, al netto degli acconti già ricevuti.
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Scrittura privata: validità e prescrizione del credito
La Corte di Cassazione analizza la validità di una scrittura privata che stabilisce un pagamento annuale tra ex coniugi. Il caso affronta tre questioni chiave: la possibilità di verificare una firma su una fotocopia quando l'originale è depositato presso un ente pubblico, la corretta qualificazione giuridica dell'accordo (non una donazione ma una promessa di pagamento per regolare rapporti pregressi) e l'applicazione della prescrizione quinquennale ai singoli ratei di pagamento. La Corte ha stabilito che la perizia è valida se condotta sull'originale depositato e che l'accordo non necessita di atto pubblico. Ha però accolto il motivo sulla prescrizione, chiarendo che i ratei scaduti da oltre cinque anni non sono più esigibili.
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Clausola rischio cambio: quando è nulla nei contratti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32639/2024, ha rigettato il ricorso di una società finanziaria, confermando la nullità di una clausola rischio cambio inserita in contratti di leasing. La Corte ha stabilito che, sebbene tali clausole non siano astrattamente illecite, il giudice di merito ha il dovere di valutarne la validità in concreto. In questo caso, la clausola è stata ritenuta nulla perché creava un significativo squilibrio tra le parti e introduceva un'alea indeterminata, non condivisa consapevolmente dal cliente, superando i limiti dell'autonomia contrattuale privata.
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Giudicato interno: l’ASL non può contestare i fatti
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per l'applicazione di uno sconto tariffario ritenuto illegittimo su prestazioni erogate tra il 2010 e il 2013. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda della struttura, sollevando la mancata prova dell'accreditamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'esistenza sia dell'accreditamento sia dei contratti di servizio era coperta da giudicato interno, poiché l'ASL non aveva mai contestato questi punti nei gradi di merito precedenti. Di conseguenza, la Corte d'Appello ha commesso un errore nel rimetterli in discussione.
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Clausola competenza territoriale: notaio sanzionato
La Corte di Cassazione conferma la sanzione disciplinare a un notaio per aver autenticato un contratto di locazione contenente una clausola competenza territoriale nulla. La sentenza ribadisce che la competenza per le liti su immobili urbani è inderogabile e spetta al giudice del luogo dove si trova l'immobile. L'illecito del notaio si perfeziona con la semplice autenticazione di un atto contenente clausole vietate dalla legge, a prescindere da successive sanatorie.
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Ricorso per cassazione: requisiti di ammissibilità
Un'ex coniuge impugna in Cassazione la sentenza che la obbligava a trasferire alcuni immobili secondo gli accordi di separazione. La Corte Suprema dichiara il ricorso per cassazione inammissibile per violazione dei principi di specificità e autosufficienza, confermando l'importanza del rigore formale nella redazione degli atti di impugnazione.
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Caparra confirmatoria: recesso legittimo e proroghe
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di una promittente venditrice che ha trattenuto una cospicua caparra confirmatoria, pari a circa il 45% del prezzo di vendita. Nonostante le numerose proroghe concesse al promissario acquirente, il suo inadempimento finale, seguito a una formale diffida ad adempiere, ha giustificato la risoluzione del contratto. La Corte ha ritenuto che le proroghe precedenti non escludessero la gravità dell'inadempimento finale, respingendo così il ricorso del compratore.
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Improcedibilità del ricorso: Cassazione inflessibile
Una società ricorre in Cassazione ma omette di depositare la relata di notifica della sentenza impugnata. La Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso, confermando che tale omissione è insanabile e non superabile dalla mancata contestazione della controparte. La decisione sottolinea il rigore delle norme procedurali e sanziona la parte ricorrente per abuso del processo.
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Garanzia bancaria: vendita titoli e tutela del garante
Una risparmiatrice, che aveva prestato una garanzia bancaria per un finanziamento a una società, si è opposta alla vendita dei propri titoli di investimento da parte della banca per coprire il debito insoluto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di rispettare il principio di autosufficienza del ricorso e di formulare in modo specifico e concreto le censure, specialmente in materia di tutela del consumatore.
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Accordo di ristrutturazione: risolto dal fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33445/2024, stabilisce un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Se un'impresa, dopo aver stipulato un accordo di ristrutturazione dei debiti, viene dichiarata fallita, l'accordo si considera automaticamente risolto per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, il creditore aderente ha il diritto di insinuarsi al passivo fallimentare per l'intero ammontare del suo credito originario, e non per la somma ridotta prevista dall'accordo. La Corte chiarisce che non è necessaria un'azione giudiziale da parte del creditore per ottenere la risoluzione, in quanto l'effetto è automatico e discende direttamente dalla dichiarazione di fallimento che rende irrealizzabile il piano di risanamento.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
Un creditore aveva accettato un pagamento ridotto tramite un accordo di ristrutturazione del debito. Successivamente, l'azienda debitrice è stata dichiarata fallita. I tribunali di merito avevano ammesso il creditore al passivo fallimentare solo per l'importo ridotto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento provoca la risoluzione automatica dell'accordo di ristrutturazione per impossibilità di esecuzione. Di conseguenza, il creditore ha il diritto di insinuare nel fallimento il suo credito per l'intero importo originario.
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Giudicato interno: se il fatto non è contestato
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per l'applicazione illegittima di uno sconto tariffario. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, sollevando la mancata prova del rapporto di accreditamento. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, stabilendo che la questione era coperta da giudicato interno, poiché mai contestata dall'azienda sanitaria, e non poteva quindi essere riesaminata dal giudice.
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Servitù di passaggio: Cassazione nega usucapione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio per usucapione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a un riesame del merito e della valutazione delle prove, un'attività preclusa nel giudizio di legittimità. La decisione conferma la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato l'esistenza della servitù e ordinato la rimozione di opere che ostacolavano la proprietà altrui.
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Claims made: avviso di garanzia non attiva la polizza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31811/2024, ha stabilito un importante principio in materia di polizze assicurative "claims made". Il caso riguardava una struttura sanitaria che, durante il periodo di validità della polizza, aveva ricevuto notizia di un'informazione di garanzia a carico di un proprio dipendente. La richiesta di risarcimento danni da parte dei terzi danneggiati era però pervenuta solo dopo la scadenza del contratto. La Corte d'Appello aveva equiparato la conoscenza dell'informazione di garanzia alla richiesta di risarcimento per evitare "vuoti di copertura". La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'interpretazione del contratto deve rispettare la volontà delle parti espressa nel testo. Un'informazione di garanzia è un atto del procedimento penale e non può essere confusa con una richiesta risarcitoria civile, che è l'evento che attiva la garanzia nelle polizze claims made.
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Responsabilità condominio: chi paga per i danni?
Un condòmino subisce danni al proprio appartamento a causa di lavori di ristrutturazione della facciata condominiale. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, conferma la responsabilità del condominio in solido con l'impresa appaltatrice. Il provvedimento chiarisce che il condominio, in qualità di custode delle parti comuni, ha una responsabilità oggettiva ai sensi dell'art. 2051 c.c. e può essere esonerato solo provando il caso fortuito, non essendo sufficiente il semplice trasferimento della custodia all'appaltatore.
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