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Art. 132 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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2721 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice Penale

Tentata estorsione: la Cassazione conferma condanna e pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il delitto di tentata estorsione, dichiarando il ricorso interamente inammissibile. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, l'eccessiva severità della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella della Corte territoriale se la motivazione risulta logica e coerente. I precedenti penali specifici e recenti dell'autore del reato giustificano pienamente il rigetto dello sconto di pena.
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Pena per furto aggravato: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per concorso in furto aggravato continuato. L'imputato contestava la severità del trattamento sanzionatorio, ritenendo eccessiva la pena inflitta dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo della pena per furto aggravato, compresa la valutazione di aggravanti e attenuanti, rientra nell'esclusiva discrezionalità del giudice di merito. Poiché la sentenza d'appello conteneva una motivazione logica e aderente ai parametri di legge, la doglianza non poteva trovare spazio in sede di legittimità. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali del giudizio e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di targa rubata: senza scuse scatta la condanna
L'Imputato è stato trovato in possesso di una targa rubata senza fornire alcuna spiegazione attendibile sull'origine dell'oggetto. A seguito della condanna nei gradi di merito, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che commette il reato di ricettazione di targa rubata chiunque detenga un bene proveniente da delitto senza giustificarne la provenienza lecita. Inoltre, la determinazione della pena e la concessione delle attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Estorsione aggravata dal metodo mafioso: ricorso inammissibile
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello che lo ha condannato per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa contesta la ricostruzione dei fatti, l'attendibilità della persona offesa e il calcolo della sanzione penale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che le censure sulla responsabilità ripropongono argomenti già respinti e chiedono una inammissibile rivalutazione delle prove. La minaccia esercitata evocava chiaramente la forza intimidatrice dei gruppi criminali locali. Inoltre, le doglianze sulla pena risultano generiche, poiché la determinazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La Suprema Corte conferma la condanna dell'Imputato, imponendogli il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Diniego delle attenuanti generiche tra precedenti e rigetto
L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e la mancata concessione di una pena sostitutiva. La difesa ha giustificato la condotta richiamando una presunta dipendenza da strumenti tecnologici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego delle attenuanti generiche è ampiamente giustificato dai numerosi precedenti penali specifici a carico dell'imputato. Inoltre, la presunta dipendenza non è stata provata in giudizio. La Corte ha ribadito che il giudice non deve analizzare ogni singolo argomento difensivo, ma può fondare il rifiuto sulla prevalenza degli elementi negativi. L'imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di auto rubata: senza scuse scatta la condanna
Un cittadino è stato sorpreso alla guida di un veicolo risultato rubato, senza fornire alcuna giustificazione plausibile riguardo al possesso del mezzo. Condannato nei gradi di merito per il reato di ricettazione di auto rubata, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha lamentato una scorretta valutazione delle prove e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la disponibilità di refurtiva senza una spiegazione attendibile integra pienamente il reato di ricettazione. Inoltre, le doglianze presentate sono risultate generiche e prive di un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Calcolo della pena: ricorso respinto e condanna confermata
Un imputato condannato per violazione della normativa sugli stupefacenti ha contestato il calcolo della pena effettuato dai giudici di merito, sostenendo un'errata individuazione della sanzione iniziale rispetto ai limiti stabiliti dalla legge. La Suprema Corte di Cassazione ha respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici di legittimità hanno accertato la piena legittimità della decisione: la Corte territoriale ha fissato la sanzione di partenza entro il limite massimo della forbice edittale per poi applicare correttamente le diminuzioni previste per le attenuanti generiche e per la scelta del rito alternativo. Tale valutazione rientra nella discrezionalità del magistrato se sostenuta da logica motivazione. Di conseguenza, l'imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: sanzione minima e ricorso inammissibile
Un imputato, condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità a otto mesi di reclusione e quattromila euro di multa, ha impugnato la decisione in Cassazione. La difesa lamentava l'eccessiva severità della sanzione e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena prossima al minimo edittale non richiede una motivazione analitica e prolissa sui criteri di calcolo, bastando una valutazione implicita e logica degli elementi del reato. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche, se privo di vizi logici, appartiene alla valutazione esclusiva del giudice di merito. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: sanzione minima e limiti del ricorso
L'Imputato ha subito una condanna per violazione della normativa sugli stupefacenti. Il difensore ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una mancata motivazione sulla quantificazione della sanzione, ritenuta sproporzionata. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la determinazione della pena collocata vicino ai valori minimi non esige una spiegazione analitica, rientrando nella discrezionalità del giudice di merito. L'Imputato perde il ricorso ed è tenuto al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio lieve: corretta l’applicazione della recidiva
Un imputato, condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato bilanciamento favorevole delle circostanze e l'omessa concessione della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente motivata l'applicazione della recidiva specifica, fondata sulla pericolosità sociale e sui precedenti penali del soggetto. Il ricorso si è limitato a riproporre censure di merito già respinte in appello, senza individuare reali violazioni di legge. L'imputato perde il ricorso ed è condannato a versare la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riduzione per attenuanti generiche tra limite e discrezionalità
Due imputati, condannati per ricettazione, hanno impugnato la quantificazione della pena sostenendo l'obbligo di applicare lo sconto fisso di un terzo a seguito del riconoscimento delle circostanze favorevoli. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la riduzione per attenuanti generiche prevede un limite massimo fino a un terzo e non una misura fissa predeterminata. La quantificazione effettiva della sanzione rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito, purché motivata in modo logico e coerente con i criteri legali. I ricorrenti hanno subito la condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: ricorso respinto per la truffa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il delitto di truffa. Il ricorrente contestava l'eccessiva severità della sanzione e chiedeva una rivalutazione dei parametri di calcolo previsti dalla legge penale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la determinazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito. La Suprema Corte non può sostituire il proprio giudizio a quello dei gradi precedenti quando la motivazione risulta coerente, logica e priva di arbitrio. Di conseguenza, il condannato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: la Cassazione respinge i ricorsi sulla pena
Due imputati condannati per furto pluriaggravato hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. Il primo ricorrente contestava l'eccessiva severità della pena inflitta. Il secondo lamentava il diniego delle circostanze attenuanti generiche e dell'attenuante risarcitoria, oltre a contestare il giudizio di bilanciamento delle circostanze. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la quantificazione della pena e la valutazione delle circostanze costituiscono giudizi di merito insindacabili quando sorretti da adeguata e logica motivazione. I motivi nuovi non possono trovare spazio per la prima volta in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: respinto il ricorso contro la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto pluriaggravato. Il ricorrente contestava l'affermazione della propria responsabilità penale e lamentava una sanzione eccessiva rispetto ai fatti contestati. I giudici supremi hanno respinto le doglianze, evidenziando che l'atto non forniva una critica puntuale alla motivazione della sentenza d'appello e richiedeva una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la quantificazione della pena risultava congruamente motivata sulla base delle modalità dell'azione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Minaccia aggravata: la Cassazione conferma la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di minaccia aggravata. L'uomo ha proposto ricorso contestando la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la severità della pena inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile. Il controllo di legittimità non consente infatti di riesaminare le prove già valutate nel merito. Inoltre, i giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente il diniego delle attenuanti e la quantificazione della sanzione, valorizzando la gravità delle modalità della condotta. Il ricorrente deve quindi scontare la condanna, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Minaccia aggravata e lesioni: ricorso respinto in Cassazione
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale a carico dell'imputato per i reati di minaccia aggravata e lesioni volontarie. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione probatoria dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la severità della pena inflitta. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Cassazione non può riesaminare le prove o i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, poiché il suo compito riguarda solo il controllo di conformità alla legge. I giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente sia la colpevolezza sia la misura della sanzione. L'imputato perde definitivamente la causa, subisce la conferma della condanna penale e deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Minaccia aggravata: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per i reati di minaccia aggravata e violazione di domicilio ai danni della persona offesa. L'uomo aveva presentato ricorso contestando l'attendibilità delle dichiarazioni della vittima, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove già esaminate in modo logico nei gradi precedenti. Inoltre, la decisione sulla pena e il diniego delle attenuanti risultano pienamente giustificati dalla gravità delle condotte. Il ricorrente deve quindi scontare la condanna definitiva e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso respinto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto pluriaggravato. Il ricorrente contestava la mancata prescrizione del reato, la valutazione delle prove di colpevolezza, il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena inflitta. I giudici supremi hanno chiarito che la prescrizione non era maturata prima della sentenza di appello e che l'inammissibilità dell'impugnazione impedisce di far valere il tempo trascorso successivamente. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare i fatti o rivalutare le prove già vagliate nei precedenti gradi di giudizio, confermando la piena legittimità del calcolo della pena basato sulla gravità della condotta. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: condanna definitiva in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. L'imputato lamentava una scorretta ricostruzione dei fatti e l'eccessiva severità della sanzione inflitta nei gradi precedenti. I giudici supremi hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nel merito. Inoltre, la quantificazione della pena risulta legittima quando il giudice motiva la scelta indicando i criteri principali di gravità della condotta, senza dover analizzare ogni singolo parametro di legge. L'imputato perde definitivamente il giudizio e deve pagare le spese del procedimento oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione della prescrizione penale dopo la rimessione in termini
L'Imputato ha subito una condanna per possesso di documenti di identificazione falsi. In seguito, la difesa ha ottenuto la restituzione nel termine per impugnare la decisione emessa in assenza del soggetto. Davanti alla Corte di Cassazione, il condannato ha eccepito l'estinzione del reato per decorso del tempo, contestando anche la colpevolezza e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accoglimento dell'istanza difensiva determina la sospensione della prescrizione penale dal giorno della notifica dell'estratto contumaciale fino alla comunicazione dell'ordinanza che riapre i termini. Di conseguenza, il reato non era affatto prescritto. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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