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Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2022

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175 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 D.P.R. n. 115 del 2002

Annullamento in autotutela: il fisco cede e il processo si estingue
Una società in liquidazione ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato il conferimento di un ramo d'azienda e la successiva cessione delle quote come un'unica cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. Durante il giudizio di Cassazione, l'ente impositore ha disposto l'annullamento in autotutela dell'atto originario. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state interamente compensate tra le parti alla luce delle novità normative e giurisprudenziali intervenute.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: perde il dirigente
Un Dirigente della Polizia di Stato, promosso il giorno precedente al pensionamento senza benefici economici a causa del blocco stipendiale, ha impugnato il provvedimento. Dopo la decisione favorevole del TAR e la riforma in appello da parte del Consiglio di Stato, il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione. Ha contestato la giurisdizione del giudice amministrativo, ritenendo la materia di competenza della Corte dei conti. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che si era formato il giudicato implicito sulla giurisdizione: chi promuove una causa davanti a un giudice non può contestarne l'autorità dopo aver perso nel merito, se non ha sollevato la questione in precedenza. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’estinzione costa cara
Un ex amministratore locale ha proposto ricorso per revocazione contro la dichiarazione di incandidabilità emessa a seguito dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Successivamente, il Tribunale ha dichiarato la sua decadenza dalla carica di sindaco a seguito di un'azione popolare. Di conseguenza, i difensori del ricorrente hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nonostante la rinuncia, l'ex amministratore è stato condannato al pagamento delle spese di lite in favore del Ministero dell'Interno, in base al principio di causalità e alla complessità delle difese apprestate dalla controparte.
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Soggettività passiva IMU leasing: paga chi non ha le chiavi
Una società di leasing ha concesso un immobile in locazione finanziaria. A causa dell'inadempimento dell'utilizzatore, la società ha risolto il contratto, ma l'utilizzatore non ha restituito l'immobile. Il Comune ha richiesto il pagamento dell'IMU alla società di leasing per gli anni successivi alla risoluzione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la soggettività passiva IMU leasing torna in capo alla società proprietaria (il locatore) subito dopo lo scioglimento del contratto. Non rileva il fatto che l'utilizzatore trattenga ancora materialmente il bene senza titolo. La società di leasing perde il ricorso ed è tenuta a pagare l'imposta e le spese di giudizio.
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Impugnazione per revocazione: il ritardo che costa carissimo
Una società propone un'impugnazione per revocazione contro una precedente sentenza della Corte di Cassazione. Tuttavia, il ricorso viene notificato oltre il termine di sei mesi previsto dalla legge, introdotto dalla riforma del 2016 per i provvedimenti pubblicati successivamente alla sua entrata in vigore. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso per tardività, confermando l'applicazione del termine semestrale (calcolato considerando la sospensione feriale e la scadenza slittata dal sabato al lunedì). La ricorrente viene condannata a pagare le spese di giudizio alle controparti e un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Notifica della cartella esattoriale: valida anche se trasferito
Il Contribuente ha impugnato la decisione del Tribunale che confermava la validità della notifica della cartella esattoriale. L'atto era stato depositato nella casa comunale dopo che il primo tentativo presso la residenza anagrafica era fallito, risultando il destinatario "trasferito". Il Contribuente sosteneva che la sua irreperibilità fosse solo relativa e che l'agente non avesse svolto adeguate ricerche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la notifica della cartella esattoriale è valida se eseguita mediante deposito nella casa comunale qualora il destinatario risulti trasferito dal suo indirizzo anagrafico. Inoltre, la contestazione sulle mancate ricerche è stata ritenuta una questione nuova, mai sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il Contribuente perde la causa ed è condannato a pagare un ulteriore contributo unificato.
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Interposizione illecita di manodopera: lavoratrice vince
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una nota compagnia assicurativa a causa di una interposizione illecita di manodopera. La Corte d'Appello ha accertato che la donna riceveva direttive precise e puntuali direttamente dai preposti della compagnia tramite e-mail e testimonianze, rendendo irrilevante la sua elevata professionalità. La compagnia ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione delle norme sull'appalto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la ricorrente mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, confermando così la vittoria della lavoratrice e condannando la società al pagamento delle spese processuali.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga il proprietario anche senza possesso
Una società di leasing ha concesso immobili in locazione finanziaria ad alcuni clienti. A causa dell'inadempimento di questi ultimi, la società ha risolto i contratti, ma i clienti non hanno riconsegnato gli immobili. La società ha quindi chiesto il rimborso dell'IMU versata per gli anni dal 2012 al 2014, sostenendo di non essere il soggetto passivo dell'imposta fino alla materiale riconsegna dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il soggetto passivo IMU leasing, in caso di risoluzione del contratto, torna a essere immediatamente il locatore, anche se non ha ancora recuperato la disponibilità fisica dell'immobile. La detenzione materiale senza titolo da parte dell'utilizzatore inadempiente non rileva ai fini del tributo.
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Soggetto passivo IMU leasing: paga il proprietario senza possesso
Una società di leasing ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU emessi da un Comune per alcuni immobili. I contratti di locazione finanziaria erano stati risolti, ma i conduttori non avevano riconsegnato i beni. La società sosteneva di non dover pagare l'imposta in assenza del possesso materiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il soggetto passivo IMU leasing, in caso di risoluzione del contratto, torna a essere immediatamente il locatore. Non rileva la mancata riconsegna materiale del bene, poiché la detenzione del conduttore diventa priva di titolo giuridico. La società di leasing è stata quindi condannata a pagare l'imposta e le spese di giudizio.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza spese extra
La Contribuente proponeva ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per contestare una cartella di pagamento sulle imposte dei redditi. Durante il processo, la Contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando la prima rata prevista. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento e il perfezionamento della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha sostenute e la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
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Trasferimento d’azienda: reintegra sicura ma risarcimento da ricalcolare
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un trasferimento d'azienda tra due società di trasporti, avvenuto tramite un decreto della pubblica amministrazione. Di conseguenza, ha riconosciuto il diritto del Lavoratore, precedentemente licenziato in modo illegittimo dalla società cedente, alla reintegrazione nel posto di lavoro presso la società cessionaria. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso incidentale del Lavoratore riguardante il calcolo del risarcimento danni. I giudici d'appello avevano infatti omesso di esaminare i documenti dell'Agenzia delle Entrate relativi ai redditi effettivi percepiti dal Lavoratore durante il periodo di inattività, necessari per calcolare correttamente la detrazione dell'aliunde perceptum. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo calcolo delle somme dovute.
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Contratto a termine nullo: l’azienda perde e assume la dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contratto a termine stipulato tra una nota compagnia aerea e una lavoratrice. I giudici di merito avevano accertato la nullità della clausola che fissava la scadenza del rapporto di lavoro, poiché la motivazione indicata dall'azienda era troppo generica e non rispettava i requisiti di legge. Di conseguenza, il rapporto è stato trasformato in un contratto a tempo indeterminato e la società è stata condannata a pagare un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea, ribadendo che l'indicazione della causale deve essere specifica, dettagliata e verificabile, e ha confermato la condanna dell'azienda al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento danni per mancata assunzione: l’azienda paga ancora
Un lavoratore ottiene una sentenza definitiva che riconosce il suo diritto all'assunzione e al risarcimento dei danni fino al 2008. Poiché l'azienda continua a non assumerlo, il lavoratore avvia una nuova causa per chiedere il risarcimento danni per mancata assunzione per il periodo successivo, dal 2008 al 2011. La Corte d'Appello condanna l'azienda al pagamento di oltre 85.000 euro. L'azienda ricorre in Cassazione, sostenendo che il risarcimento non potesse estendersi oltre la prima sentenza. La Suprema Corte respinge il ricorso: l'inadempimento dell'azienda è continuato nel tempo e, non essendo ammissibili condanne per danni futuri non ancora verificatisi, il lavoratore doveva necessariamente proporre una nuova azione giudiziaria per tutelare i propri diritti.
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Definizione agevolata: stop all’accertamento sui beni di lusso
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico basato sul possesso di beni di lusso, tra cui un natante, due auto e aeromobili. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193/2016, provvedendo al relativo pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rappresentanza in giudizio di ADER: ricorso nullo senza Avvocatura
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato la decisione favorevole a un contribuente in merito a un fermo amministrativo per cartelle esattoriali non pagate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico per difetto di legittimazione del difensore, un avvocato del libero foro, a causa dell'invalidità della procura speciale. Secondo il principio di diritto consolidato, la rappresentanza in giudizio di ADER davanti alla Suprema Corte spetta in via principale all'Avvocatura dello Stato. L'affidamento a professionisti privati rappresenta un'eccezione che richiede una specifica e motivata delibera dell'ente, del tutto assente nel caso in esame. Di conseguenza, l'atto difensivo firmato dal legale privato è nullo e il ricorso è improcedibile.
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Conferimento societario: mutuo personale non taglia le tasse
Una società ha effettuato un conferimento societario trasferendo a un'altra azienda un immobile gravato da un mutuo ipotecario. Nel calcolare l'imposta di registro, la società ha sottratto il valore del mutuo dal valore dell'immobile per pagare meno tasse. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa deduzione, ritenendo che il mutuo fosse stato stipulato per scopi personali del socio e non fosse inerente all'attività della società. La Corte di Cassazione ha dato ragione al fisco, stabilendo che le passività possono essere dedotte solo se strettamente collegate all'oggetto sociale e all'atto di conferimento. Di conseguenza, il mutuo non inerente non riduce il valore imponibile del bene trasferito.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza raddoppio dei costi
Una società di costruzioni e i suoi soci hanno impugnato alcuni avvisi di accertamento emessi dall'amministrazione finanziaria per maggiori redditi non dichiarati ai fini IVA, IRPEF e IRAP. Durante la causa davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata per sanare la lite fiscale, pagando la prima rata prevista dalla legge. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la ripresa del processo entro i termini di legge e non è intervenuto alcun rifiuto da parte del fisco, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Regolamento di competenza: quando il ricorso è inammissibile
Il Creditore avvia un pignoramento presso terzi contro la Compagnia Assicurativa davanti al Tribunale di Bologna. La Compagnia Assicurativa si oppone e il giudice sospende l'esecuzione. Il Creditore riassume la causa a Bologna ma contesta la competenza territoriale, ritenendo competente il Tribunale di Napoli. Il Tribunale di Bologna rigetta l'eccezione e ordina la mediazione. Il Creditore propone quindi il regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. L'ordinanza del giudice di merito che rigetta l'eccezione di incompetenza senza invitare le parti a precisare le conclusioni definitive ha natura meramente interlocutoria. Di conseguenza, tale provvedimento non può essere impugnato direttamente con il regolamento di competenza, dovendo la causa proseguire nel merito.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: no prove, no rimborso
Una risparmiatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito di 1,5 milioni di euro, sostenendo di aver concesso un finanziamento fruttifero. La curatela fallimentare ha rifiutato la richiesta per mancanza di prove sul contratto di prestito. La risparmiatrice ha fatto ricorso sostenendo che spettasse al fallimento dimostrare la natura del finanziamento come prestito da socio postergato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova nel contratto di mutuo spetta interamente a chi richiede la restituzione del denaro. Senza la prova scritta dell'accordo e dell'obbligo di restituzione, la domanda non può essere accolta, rendendo irrilevante ogni discussione sulla qualificazione del credito come finanziamento soci.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: errore fatale
Un lavoratore ha presentato ricorso contro il proprio datore di lavoro per ottenere differenze retributive, dopo che la Corte d'Appello aveva ridotto drasticamente la somma inizialmente riconosciuta in primo grado. Tuttavia, il lavoratore ha omesso di depositare materialmente l'atto di ricorso presso la cancelleria della Corte di Cassazione nei termini stabiliti dalla legge. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, il lavoratore ha perso definitivamente la possibilità di ridiscutere la somma e della condanna alle spese legali in favore del datore di lavoro, oltre al raddoppio del contributo unificato.
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