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Art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002

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106 provvedimenti

Credito prededucibile: sì anche senza concordato aperto
Una società di servizi ha ottenuto il riconoscimento del suo credito come prededucibile nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. Il credito era sorto nel periodo successivo alla presentazione di una domanda di concordato preventivo "con riserva" da parte dell'impresa, ma prima dell'effettiva apertura della procedura, che di fatto non è mai avvenuta. L'impresa debitrice ha contestato la prededuzione, sostenendo la mancanza di un nesso funzionale con una procedura mai iniziata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il credito prededucibile previsto dall'art. 161, comma 7, della Legge Fallimentare ha natura "legale" e non "funzionale". La sua finalità è tutelare la continuità aziendale, garantendo i fornitori che continuano a operare con l'impresa in crisi, a prescindere dall'esito della domanda di concordato.
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Appalto pubblico: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del proprio sindacato in una complessa vicenda relativa a un appalto pubblico. Il caso riguarda la richiesta di risoluzione contrattuale e risarcimento avanzata da un'ATI, successivamente fallita, contro un ente pubblico. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'ente che quello incidentale di una delle curatele, ribadendo che non è possibile contestare in sede di legittimità la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, ma solo la violazione di norme di diritto. La decisione conferma anche l'improcedibilità delle domande riconvenzionali contro una società fallita al di fuori della procedura concorsuale.
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Eccezione di inadempimento: onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare, spetta al professionista creditore dimostrare di aver eseguito correttamente la propria prestazione. La Corte ha rigettato il ricorso di un professionista che richiedeva il pagamento per perizie immobiliari ritenute inesatte, confermando che l'onere della prova dell'esatto adempimento grava su chi agisce per il pagamento.
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Compenso professionale concordato: quando è unico?
Un professionista chiede il pagamento per un incarico legato a un concordato preventivo. La Cassazione conferma la decisione di merito che ha ridotto il compenso professionale concordato, ritenendo che due incarichi formalmente separati costituissero in realtà un unico mandato, già in gran parte retribuito.
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Compenso avvocato: quando il valore è indeterminabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un legale che contestava la liquidazione del suo compenso. Il professionista chiedeva che il suo onorario fosse calcolato sul valore milionario dei beni oggetto di una causa amministrativa, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: in assenza di una prova precisa della perdita economica subita dalla curatela fallimentare assistita, il valore della controversia deve considerarsi indeterminabile. La decisione sottolinea il principio dell'onere della prova e le conseguenze della mancata impugnazione di tutte le 'ratio decidendi' della sentenza di primo grado, rendendo inammissibile il ricorso e consolidando un importante principio sul calcolo del compenso avvocato.
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Compenso avvocato: limiti del potere del giudice
Un avvocato ha impugnato la liquidazione del suo compenso, ritenuta troppo bassa dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che il giudice di merito gode di potere discrezionale nel determinare il compenso avvocato tra i minimi e i massimi tariffari. Tale decisione non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, come nel caso di specie, dove la liquidazione minima era giustificata dall'esito sfavorevole del giudizio per il cliente.
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Compenso esecuzione sequestro: è autonomo? No.
Un avvocato ha richiesto un compenso separato per l'esecuzione di un sequestro conservativo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso per l'esecuzione del sequestro è già incluso nella liquidazione della fase decisionale del procedimento cautelare. La trascrizione del sequestro, infatti, è un'attività assimilabile all'iscrizione di ipoteca giudiziale e non costituisce una fase esecutiva autonoma che giustifichi un compenso aggiuntivo.
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Rinuncia riserva appalto: è irrevocabile? Cassazione
Una curatela fallimentare ha agito contro una pubblica amministrazione per ottenere il pagamento di somme iscritte in alcune riserve di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la rinuncia riserva appalto è un atto irrevocabile. Una volta comunicata alla stazione appaltante, la rinuncia estingue definitivamente il diritto dell'appaltatore, in linea con il principio di certezza della spesa pubblica che caratterizza la disciplina degli appalti pubblici.
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Credito spese legali: quando è prededucibile?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del credito per spese legali sorto a favore di un convenuto vittorioso, quando l'attore è entrato in procedura concorsuale dopo l'inizio della causa. Secondo la Corte, tale credito non è prededucibile ma concorsuale. La motivazione si basa su due criteri: quello cronologico, per cui le spese legali hanno natura accessoria rispetto alla causa originaria, sorta prima della procedura; e quello funzionale, poiché la difesa contro l'azione del debitore non è funzionale al beneficio della massa dei creditori, ma rappresenta un interesse confliggente. Di conseguenza, il vincitore della causa diventa un creditore ordinario nell'ambito della procedura fallimentare.
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Credito condizionato: come insinuarsi al passivo
La Cassazione chiarisce che un credito derivante da una sanzione amministrativa va considerato un credito condizionato fin dal momento in cui viene commesso l'illecito. Pertanto, deve essere insinuato al passivo con riserva all'inizio del procedimento sanzionatorio, non alla sua conclusione, per non essere considerato tardivo e quindi escluso.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è colpevole?
Una società finanziaria ha presentato una domanda ultratardiva in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La Corte ha sottolineato che spetta al creditore l'onere di provare che il ritardo è dovuto a una causa insuperabile e non imputabile, onere che la società non è riuscita a soddisfare.
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Insinuazione tardiva: onere della prova e rigetto
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un ex amministratore. La decisione sottolinea che la semplice allegazione di un problema tecnico, come la rottura di un server, non è sufficiente a giustificare il ritardo se non supportata da prove concrete. Il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo non è a lui imputabile.
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Prova del credito in fallimento: la non contestazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un credito al passivo di un fallimento. La Corte ha stabilito che la prova del credito in fallimento deve essere rigorosa e non può basarsi sulla semplice non contestazione da parte del curatore. Il giudice fallimentare ha infatti il dovere di verificare d'ufficio l'esistenza del credito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Giudicato esterno e tasse: la Cassazione fa chiarezza
Un'amministrazione comunale richiedeva a un condominio il pagamento di un canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) per l'anno 2013. Il condominio si è opposto, invocando una precedente sentenza definitiva (giudicato esterno) che aveva già stabilito la non debenza del canone per l'anno 2009 per la medesima situazione di fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del giudicato esterno, rigettando il ricorso del Comune. Ha stabilito che, per le obbligazioni periodiche, una decisione su un fatto costitutivo immutato (la presenza di griglie e intercapedini) si estende anche alle annualità future, salvo modifiche normative o fattuali.
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Prova cessione credito: gli oneri del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17310/2025, ha rigettato il ricorso di una società cessionaria di crediti, confermando la decisione del tribunale. Il caso riguardava la mancata ammissione al passivo di un fallimento per difetto di prova della cessione del credito. La Corte ha ribadito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare l'esistenza del contratto di cessione se contestato. Inoltre, ha chiarito che la contestazione della titolarità del credito da parte del curatore costituisce una mera difesa e non un'eccezione nuova, non giustificando quindi la produzione tardiva di documenti probatori da parte del creditore.
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Prove tardive fallimento: quando sono inammissibili
Una creditrice si vede respingere il ricorso per l'ammissione di un credito verso una società fallita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che le prove tardive nel fallimento sono inammissibili se il creditore non ha agito con la dovuta diligenza procedurale fin dall'inizio. La sentenza chiarisce che la mancata presentazione di una domanda 'con riserva' preclude la possibilità di produrre documenti in un secondo momento, anche se il ritardo non è direttamente colpa del creditore.
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Tariffa rifiuti: calcolo per hotel e aziende
Una società alberghiera ha contestato la tariffa rifiuti applicata da un'azienda di servizi ambientali, sostenendo l'illegittimità dell'applicazione di tariffe diverse per aree differenti della stessa struttura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per l'applicazione della tariffa è sufficiente la mera potenzialità di produzione dei rifiuti e che la comunicazione della superficie aziendale firmata dal responsabile è valida. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili alcuni motivi per violazione del principio di autosufficienza.
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Giudicato esterno: quando una sentenza vale per sempre
La Cassazione ha confermato che il principio del giudicato esterno impedisce a un'amministrazione comunale di richiedere il pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) se una sentenza precedente, tra le stesse parti e sullo stesso fatto, ha già negato tale diritto. La decisione sottolinea che, in rapporti di durata, una sentenza passata in giudicato ha effetto anche per il futuro, salvo cambiamenti normativi o fattuali.
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Prescrizione concordato: quando si sospende?
Una società in concordato preventivo ha chiesto al tribunale di dichiarare prescritti i debiti verso i suoi creditori, sostenendo che il termine di prescrizione fosse decorso dalla data di omologa del piano. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che la prescrizione nel concordato viene sospesa dopo la fase di omologa. Il piano omologato rende i crediti temporaneamente inesigibili, creando un impedimento legale che sospende la prescrizione fino alla scadenza dei termini di pagamento previsti dal piano stesso.
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Abuso di direzione: onere della prova e controllo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare per un presunto abuso di direzione e coordinamento. La sentenza chiarisce che spetta a chi agisce in giudizio dimostrare i presupposti del controllo societario per poter invocare la responsabilità della capogruppo, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda per mancanza di prove.
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