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Art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002

106 provvedimenti

Notifica cartella esattoriale: valida con giacenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31636/2023, ha stabilito che la notifica di una cartella esattoriale è valida anche se manca l'affissione dell'avviso alla porta del destinatario, a condizione che quest'ultimo abbia ricevuto la raccomandata informativa e l'atto sia andato in 'compiuta giacenza'. Secondo la Corte, il perfezionamento della notifica avviene per raggiungimento dello scopo, poiché la ricezione dell'avviso informativo mette il contribuente in condizione di conoscere l'atto. Di conseguenza, il ricorso degli eredi contro un'intimazione di pagamento è stato respinto, confermando che, una volta perfezionata la notifica, la cartella diventa definitiva se non impugnata tempestivamente.
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Impugnabilità estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato delle cartelle di pagamento per tasse automobilistiche, venendo a conoscenza del debito solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della limitata impugnabilità dell'estratto di ruolo. L'impugnazione è consentita solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio specifico e attuale, come l'esclusione da un appalto. La semplice eccezione di prescrizione non è stata ritenuta sufficiente a tale scopo.
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Onere della prova banca: la prova del credito bancario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che l'onere della prova banca impone di dimostrare l'esatto ammontare del credito attraverso una documentazione completa. In assenza di estratti conto di numerosi 'conti satellite' collegati a un conto principale, e data l'impossibilità di verificare le singole voci di addebito, la domanda di pagamento è stata respinta per carenza probatoria.
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Riassunti scalari: bastano per la prova del credito?
Un correntista ha citato una banca per la restituzione di interessi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30570/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso del correntista, confermando la decisione della Corte d'Appello. La Corte ha stabilito che la produzione dei soli riassunti scalari, senza gli estratti conto completi, non è sufficiente a provare le singole rimesse suscettibili di ripetizione. Inoltre, il ricorso è stato giudicato carente per difetto di autosufficienza, non avendo riportato le censure specifiche mosse dalla banca in appello.
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Onere della prova: chi deve provare il debito bancario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30553/2023, chiarisce un punto fondamentale nel contenzioso bancario: l'onere della prova. Nel caso di un'azione di accertamento negativo, in cui è il cliente a citare in giudizio la banca per far dichiarare l'inesistenza di un debito, spetta al cliente stesso fornire la prova dei fatti a fondamento della sua pretesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti e fideiussori, confermando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto da parte dell'istituto di credito non inverte automaticamente l'onere probatorio.
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Clausola penale leasing: onere della prova del creditore
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i crediti derivanti da un contratto di leasing risolto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'esistenza di una clausola penale leasing non esonera il creditore dall'onere di provare il valore del bene recuperato. Per ottenere l'ammissione, il creditore deve fornire una stima attendibile del valore del bene per permettere al giudice di valutare l'equità della penale, un onere non soddisfatto nel caso di specie.
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Opponibilità al fallimento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di una banca, confermando che la mancanza di data certa rende i contratti inopponibili alla procedura concorsuale. L'ordinanza chiarisce l'onere della prova a carico del creditore e i limiti dell'opponibilità al fallimento degli estratti conto, sottolineando come il curatore sia considerato un terzo rispetto ai rapporti del fallito.
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Deposito telematico: la prova del contenuto del file
Un'impresa si oppone a una decisione in ambito fallimentare, ma i documenti a supporto vengono considerati tardivi. In Cassazione, l'impresa sostiene che i documenti erano presenti nel deposito telematico originale. La Corte suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere di provare il contenuto di un deposito telematico spetta a chi lo effettua, e le sole ricevute PEC non sono sufficienti a tale scopo.
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Pluralità di ragioni: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice contro il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. La decisione si fonda sul principio della pluralità di ragioni (rationes decidendi): il tribunale di merito aveva basato la sua decisione su due motivazioni distinte e autonome. Poiché la ricorrente non ha efficacemente contestato una delle due, il ricorso è stato ritenuto inammissibile per difetto di interesse, in quanto l'eventuale accoglimento delle censure sull'altra motivazione non avrebbe comunque potuto portare alla cassazione della decisione.
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Compensazione concordato preventivo: la banca vince
Una società in concordato preventivo ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme incassate dopo l'inizio della procedura, a fronte di anticipazioni concesse in precedenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la compensazione concordato preventivo è legittima se prevista da un'apposita clausola contrattuale (patto di compensazione). In tal caso, si configura una "compensazione impropria" che deroga al principio di cristallizzazione dei debiti, in quanto crediti e debiti derivano da un unico rapporto negoziale.
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Bando di gara ambiguo: la decisione della Cassazione
In una vendita fallimentare, un bando di gara ambiguo sulla base d'asta ha generato un contenzioso. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso della società che contestava l'ammissione di un'offerta pari alla base d'asta, confermando la correttezza della scelta del curatore volta a massimizzare la competizione e il risultato economico a favore dei creditori, pur in presenza di un'ambiguità formale.
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Prezzo vile: quando è legittima la vendita all’asta?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore che lamentava un prezzo vile per un immobile venduto all'asta dopo otto tentativi. La Corte ha stabilito che una notevole sproporzione tra il prezzo di stima e quello di aggiudicazione non configura un prezzo vile se è il risultato delle effettive condizioni di mercato, dimostrate proprio dai molteplici tentativi di vendita andati deserti. È stato inoltre respinto un motivo di ricorso relativo alla presunta inadeguata pubblicità, poiché sollevato tardivamente.
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Sospensione vendita fallimentare: i limiti del curatore
In una procedura di vendita fallimentare, una società si aggiudica un ramo d'azienda. Successivamente, il curatore sospende la vendita per un'offerta migliorativa, ma solo dopo aver già depositato in cancelleria gli atti della prima aggiudicazione. La Corte di Cassazione stabilisce che il potere del curatore di disporre la sospensione della vendita fallimentare cessa con il deposito degli atti. Da quel momento, la competenza a sospendere la vendita passa in via esclusiva al giudice delegato, al fine di garantire una sequenza procedurale chiara e la stabilità delle vendite.
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Ordinanza 648 cpc: quando non è appellabile?
Un avvocato ha impugnato un'ordinanza che concedeva l'esecuzione provvisoria di un decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo un principio consolidato: l'ordinanza 648 cpc non è un provvedimento definitivo e, pertanto, non può essere oggetto di appello separato. La sua funzione è meramente anticipatoria e le questioni in essa trattate vengono assorbite dalla sentenza finale.
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Fondo spese concordato: il mancato versamento è grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale di una S.r.l. dopo aver dichiarato inammissibile la sua domanda di concordato preventivo. La decisione si fonda sul mancato deposito del fondo spese concordato, ritenuto un inadempimento assorbente e sufficiente a giustificare la revoca dell'autorizzazione, rendendo irrilevanti le altre censure sollevate dal ricorrente.
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Amministratore giudiziario: può chiedere liquidazione?
Il socio di una società in accomandita semplice ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile il suo reclamo contro l'apertura della liquidazione giudiziale. La richiesta di liquidazione era stata avanzata dall'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione della corte di merito, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la decisione di accedere a una procedura concorsuale è una scelta gestoria che spetta in via esclusiva all'organo amministrativo. Di conseguenza, l'amministratore giudiziario ha il potere di chiedere la liquidazione della società senza la necessità di una delibera assembleare, in quanto tale potere rientra nei suoi doveri di corretta gestione imposti dal Codice della Crisi d'Impresa.
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Termini a comparire nel fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sui termini a comparire in un procedimento fallimentare. Se il termine iniziale è troppo breve, il giudice deve concedere il tempo mancante per garantire una difesa adeguata, senza raddoppiare l'intero periodo. La Corte ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando la dichiarazione di fallimento e stabilendo che una domanda di concordato, già ritenuta inammissibile, non può ostacolare la procedura fallimentare.
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Legittimazione del creditore: basta un credito non definitivo
La Corte di Cassazione conferma che per la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale non è necessario un credito accertato con titolo definitivo. È sufficiente una valutazione sommaria e incidentale da parte del giudice, che verifichi la probabile esistenza del credito. Nel caso di specie, il ricorso di una società debitrice è stato respinto poiché basato sull'errato presupposto che il credito del fornitore dovesse essere provato da una sentenza passata in giudicato.
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Ricorso per cassazione: quando è improcedibile
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso per cassazione presentato da una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda sul mancato deposito, da parte della ricorrente, della copia autentica della sentenza impugnata con la relativa comunicazione da parte della cancelleria. Questo adempimento è essenziale per dimostrare la tempestività del ricorso, specialmente nel rito fallimentare dove vige un termine breve di 30 giorni che decorre proprio da tale comunicazione.
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Decisorietà del provvedimento: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto che ammetteva un'offerta migliorativa in una procedura fallimentare. La decisione si fonda sulla mancanza del requisito della decisorietà del provvedimento impugnato, poiché tale atto non risolve una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, ma rappresenta un passaggio procedurale interno.
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