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Art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002

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106 provvedimenti

Credito del fideiussore e fallimento: la guida
Una società di assicurazioni, che aveva garantito l'esecuzione di opere di urbanizzazione per una società immobiliare poi fallita, si è vista negare la prededuzione del proprio credito. La Corte di Cassazione ha chiarito che il credito del fideiussore nasce dall'accordo di garanzia originario, anteriore al fallimento, e ha quindi natura concorsuale, non prioritaria. Il fatto che il pagamento sia avvenuto durante la procedura fallimentare è irrilevante ai fini della qualificazione del credito.
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Interpretazione fideiussione: inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito che contestava la decisione di merito sull'interpretazione di una fideiussione. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione contrattuale è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità, a meno che non si denunci in modo specifico la violazione di precisi canoni legali di ermeneutica. Anche il ricorso incidentale di un garante è stato respinto per motivi procedurali.
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Rinuncia alle riserve: quando è incondizionata?
Una società cooperativa di costruzioni ha rinunciato alle proprie riserve in un appalto pubblico in cambio della fissazione di un nuovo termine per i lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riteneva tale rinuncia alle riserve incondizionata e definitiva, dichiarando inammissibile il ricorso dell'impresa. L'ordinanza chiarisce i limiti dell'interpretazione contrattuale in sede di legittimità e le conseguenze della presenza di una doppia motivazione nella sentenza impugnata.
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Rinuncia alle pretese: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33374/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile. L'impresa aveva sottoscritto una rinuncia alle pretese per danni da sospensione lavori, condizionata alla ripresa entro una certa data. Sebbene la ripresa fosse avvenuta in ritardo, la Corte ha ritenuto la rinuncia valida perché il ritardo era imputabile all'impresa stessa, che non aveva prodotto la certificazione antimafia. La Suprema Corte ha chiarito che, per contestare una decisione, non basta lamentare la mancata considerazione di una perizia (CTU), ma occorre indicare un fatto storico preciso e decisivo che il giudice avrebbe ignorato.
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Motivi d’appello: la Cassazione sulla specificità
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un ricorso presentato da un'Azienda Sanitaria, poiché i motivi d'appello erano una mera ripetizione delle difese di primo grado. La decisione sottolinea la necessità di una critica specifica e motivata della sentenza impugnata, come richiesto dall'art. 342 c.p.c., e non un semplice riproporre le stesse argomentazioni già respinte.
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Contratto di mutuo e rinvio esterno: la Cassazione
Due mutuatari hanno contestato la validità dei loro contratti di mutuo, sostenendo la nullità delle clausole sul tasso d'interesse per indeterminatezza, in quanto collegate a un accordo di provvista in valuta estera non allegato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il contratto di mutuo è valido poiché il tasso era determinabile tramite criteri oggettivi e conoscibili (come l'IBOR) specificati nel contratto stesso, senza necessità di allegare l'accordo di provvista.
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Data certa e prove: preclusioni nel fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31689/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice che chiedeva di produrre tardivamente i documenti originali a prova della data certa di un pegno. La Corte ha ribadito che nel rito fallimentare le preclusioni probatorie sono rigide: il creditore, che non ha fornito la prova adeguata nei termini, non può rimediare in fase di opposizione. La mancanza della prova della data certa è un onere iniziale del creditore, non una questione nuova che giustifichi una rimessione in termini.
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Privilegio legale: oneri del creditore nel fallimento
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una banca contro l'esclusione del privilegio legale su un credito agrario in un fallimento. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un privilegio speciale, il creditore ha l'onere di indicare specificamente i beni su cui intende esercitare la prelazione, non potendo invocare una generica impossibilità di conoscerli.
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Revocatoria ordinaria: scissione societaria inefficace
Una società costruttrice, gravata da ingenti debiti, effettua una scissione trasferendo la maggior parte del suo patrimonio immobiliare a una nuova società. Successivamente, la società originaria fallisce. La curatela fallimentare agisce in giudizio e ottiene la dichiarazione di inefficacia dell'atto di scissione tramite l'azione di revocatoria ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società beneficiaria, confermando che la scissione aveva ridotto la garanzia patrimoniale per i creditori, integrando i presupposti dell'azione revocatoria.
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Prova del credito bancario: l’onere della banca
Una società finanziaria si è vista rigettare una domanda di ammissione al passivo fallimentare per oltre 2,5 milioni di euro. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto impedisce una corretta prova del credito bancario, e la nomina di un CTU non può sopperire a tale carenza probatoria se non vi sono altri documenti idonei a ricostruire il saldo.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si impugna
Una società di cartolarizzazione ha presentato ricorso contro la decisione di un tribunale che aveva respinto la sua domanda di ammissione al passivo fallimentare. La decisione del tribunale si basava su una doppia ratio decidendi: l'incertezza sul beneficiario di una garanzia e l'inidoneità della documentazione probatoria prodotta. Il ricorrente ha impugnato solo una delle due motivazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, in presenza di più ragioni autonome a sostegno di una decisione, l'omessa impugnazione anche di una sola di esse rende l'intero ricorso inammissibile per difetto di interesse.
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Improcedibilità del ricorso: termini perentori
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso principale a causa del mancato deposito nei termini di legge (20 giorni dalla notifica). Di conseguenza, ha dichiarato inefficace anche il ricorso incidentale, seppur tardivo, poiché la sua esistenza dipende da quella del ricorso principale. La decisione sottolinea come il mancato rispetto delle scadenze procedurali porti all'assorbimento di tutte le questioni di merito, evidenziando il rigore formale necessario nei procedimenti giudiziari.
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Improcedibilità ricorso: conseguenze sul tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso principale a causa del mancato deposito nei termini di legge (20 giorni dalla notifica). Un acquirente aveva impugnato il decreto che negava la prededucibilità del suo credito nel fallimento della società venditrice. A causa di questo vizio procedurale, anche il ricorso incidentale tardivo della curatela è stato dichiarato inefficace, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali per l'ammissibilità di un'impugnazione.
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Azione revocatoria scissione societaria: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10478/2025, ha confermato che l'azione revocatoria per una scissione societaria è sempre ammissibile per tutelare i creditori. Un creditore, rappresentato dalla curatela fallimentare, aveva contestato una scissione che trasferiva un immobile di valore a una nuova società, riducendo la garanzia patrimoniale. La Corte ha stabilito che la revocatoria, che rende l'atto inefficace solo verso il creditore, può coesistere con l'opposizione preventiva. Ha inoltre ribadito che il giudice può fondare la sua decisione su una perizia di parte e su fatti notori, purché la motivazione sia adeguata.
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Revisione prezzi appalti: quando l’aumento è prevedibile
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di gestione rifiuti che chiedeva la revisione dei prezzi di un appalto pubblico a causa dell'aumento dei costi di smaltimento. La Corte ha stabilito che un aumento costante e progressivo dei costi, già in atto da anni al momento dell'offerta, non costituisce una circostanza "imprevista e imprevedibile" ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici. Pertanto, la richiesta di adeguamento del corrispettivo è stata rigettata, confermando che l'onere di valutare le tendenze di mercato ricade sull'impresa offerente.
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Fallimento capogruppo ATI: onere della prova del credito
La curatela fallimentare di una società capogruppo di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) ha agito contro un Comune per ottenere il pagamento di un appalto. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, a seguito dello scioglimento del mandato per fallimento, l'onere della prova del credito spettante alla singola impresa ricade sulla curatela. Non essendo stata fornita la prova della quota specifica di lavori eseguiti, la domanda di pagamento dell'intero importo è stata rigettata.
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Accordo fiduciario: inefficacia e onere della prova
Un soggetto riceve una somma dalla vendita di un immobile di una società poi fallita, sostenendo un precedente accordo fiduciario. La Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'inefficacia del pagamento verso i creditori, non essendo stata provata la correlazione tra il versamento e l'accordo fiduciario. La causa del pagamento risultava, infatti, essere un semplice rimborso per anticipazioni.
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Domanda di risoluzione: limiti e preclusioni fallimento
Una società acquirente, dopo aver inviato una lettera per la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento della venditrice, si è vista rigettare la domanda di insinuazione al passivo del fallimento di quest'ultima. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che nel giudizio di opposizione allo stato passivo non è possibile modificare la domanda (neanche a titolo di 'emendatio libelli'). Inoltre, una semplice comunicazione stragiudiziale di risoluzione, non seguita da un'azione giudiziaria prima del fallimento, non è opponibile alla curatela, rendendo la domanda di risoluzione improponibile.
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Onere della prova: Cassazione e ricorso inammissibile
Un'investitrice ha richiesto l'ammissione al passivo di una società finanziaria in liquidazione. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la società ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una violazione delle norme sull'onere della prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che criticare la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito non costituisce una violazione di legge, ma una censura di fatto, non consentita in sede di legittimità. La decisione ribadisce i limiti del giudizio di Cassazione.
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Prova erogazione: onere probatorio in fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice che non ha fornito la prova dell'erogazione di un finanziamento per l'ammissione al passivo fallimentare. La corte ha sottolineato che una generica affermazione di aver depositato documenti, senza una precisa identificazione degli stessi, non è sufficiente a contestare la valutazione di fatto del giudice di merito sull'assenza di prova dell'effettivo versamento delle somme.
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