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Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

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3230 provvedimenti

Società cancellata: debiti fiscali per 5 anni
Una società cancellata dal Registro Imprese ha impugnato un avviso di accertamento IVA. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, ai soli fini fiscali, la società cancellata si considera 'in vita' per cinque anni dalla richiesta di cancellazione. Questo permette all'Agenzia delle Entrate di notificare atti e alla società di difendersi in giudizio.
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Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per l'imposta sulla pubblicità. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme": essendo le sentenze di primo e secondo grado concordi sui fatti, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non specificava le diverse ragioni di fatto che avrebbero giustificato un riesame.
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Compenso architetto: quando è dovuto anche con errori?
Dei committenti si opponevano al pagamento del compenso a un architetto a causa di gravi inadempienze che avevano portato a un sequestro del cantiere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante gli errori del professionista (per cui è stato condannato al risarcimento danni), il compenso architetto è dovuto per la parte di lavoro utilmente svolta. Il diritto al pagamento viene meno solo se l'inadempimento rende l'opera del tutto irrealizzabile.
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Mancanza di interesse sopravvenuta: ricorso inammissibile
Una società aveva impugnato il diniego di rimborso di un'imposta sulla pubblicità. Durante il processo in Cassazione, l'ente impositore ha ricalcolato le somme dovute, di fatto risolvendo la controversia. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di interesse sopravvenuta, poiché non vi era più motivo di contendere. È stato inoltre chiarito che il raddoppio del contributo unificato non si applica in questi casi di inammissibilità sopravvenuta.
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Responsabilità socio srl: la Cassazione e il dolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità del socio di una s.r.l. per atti di gestione dannosi. Il caso riguarda una società che, dopo aver acquisito il controllo di un'altra impresa in difficoltà, ne ha influenzato la gestione portandola al fallimento. La Corte ha stabilito che la responsabilità del socio sorge solo se ha agito "intenzionalmente", cioè con dolo, autorizzando o decidendo atti gestori dannosi. La semplice colpa non è sufficiente. Nel caso di specie, l'appello è stato respinto perché le corti di merito avevano correttamente ravvisato l'elemento del dolo nel comportamento del socio controllante.
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Omessa pronuncia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato su una presunta omessa pronuncia. I ricorrenti lamentavano che la Corte d'Appello non si fosse espressa sulla loro eccezione di inesistenza di una fideiussione, interpretandola invece come un'eccezione di nullità. La Cassazione ha chiarito che criticare l'interpretazione di un'eccezione da parte del giudice di merito non costituisce un vizio di omessa pronuncia, ma un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Onere della prova amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La decisione si fonda sulla mancata allegazione di fatti specifici e dettagliati riguardo le modalità di esposizione, confermando che l'onere della prova amianto ricade interamente sul ricorrente. Senza una descrizione precisa delle mansioni e delle circostanze di rischio, le richieste di prove testimoniali e consulenze tecniche sono state ritenute superflue.
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Efficacia riflessa giudicato: limiti tra sanzioni e contributi
Una società di servizi ha impugnato una richiesta di contributi previdenziali, sostenendo l'esistenza di una precedente sentenza definitiva che escludeva la natura subordinata dei rapporti di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la sentenza ottenuta contro l'Ispettorato del Lavoro non ha efficacia riflessa del giudicato nei confronti dell'ente previdenziale, in quanto quest'ultimo è titolare di un diritto autonomo e non era parte del primo processo.
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Rateizzazione debito fiscale: interrompe la prescrizione
Una società di ristorazione ha impugnato una cartella esattoriale, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che la richiesta di rateizzazione del debito fiscale costituisce riconoscimento del debito, interrompendo la prescrizione e precludendo successive contestazioni sulla notifica degli atti.
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Responsabilità socio società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del socio per i debiti fiscali di una società a ristretta base estinta può essere presunta. Se l'Agenzia delle Entrate accerta utili extracontabili, si presume che questi siano stati distribuiti ai soci nello stesso anno, anche in assenza di una formale liquidazione. Spetta al socio fornire la prova contraria di non aver ricevuto tali somme. La ristretta compagine sociale è sufficiente a fondare tale presunzione, trasferendo l'onere della prova sul contribuente.
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Notifica PEC: valida anche in PDF e da mail non pubblica
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento ricevuta tramite posta elettronica certificata, lamentando vizi formali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica PEC anche se effettuata in formato PDF e da un indirizzo del mittente non presente nei pubblici registri. Secondo la Corte, ciò che conta è il raggiungimento dello scopo, ovvero la consegna dell'atto all'indirizzo PEC del destinatario, regolarmente estratto dagli elenchi pubblici. La validità della notifica ha reso infondate anche le successive eccezioni di prescrizione e decadenza.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione sul treaty shopping
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, negando l'applicazione di un trattato fiscale favorevole a una società italiana che distribuiva dividendi a una controllante danese. La Corte ha stabilito che la società danese non era il beneficiario effettivo dei dividendi, ma una mera società-schermo interposta per un abuso fiscale (treaty shopping), identificando il reale beneficiario nella capogruppo statunitense.
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Impugnazione estratto ruolo: interesse concreto è chiave
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione di un estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio specifico, diretto e concreto. Un interesse generico, come la partecipazione a future gare pubbliche, non è sufficiente. La Corte ha rigettato la richiesta di revocazione di una società, chiarendo che la valutazione della prova non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio non soggetto a revocazione.
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Notifica atto presupposto: quando il ricorso è valido
Un contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento per IMU, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica dell'atto presupposto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo i limiti dell'impugnazione. La Corte ha stabilito che se il giudice di merito interpreta la domanda come estesa anche al merito della pretesa tributaria, il contribuente deve contestare specificamente tale interpretazione. Inoltre, un errore del giudice nel percepire l'esistenza di una prova non può essere contestato in Cassazione, ma richiede il diverso rimedio della revocazione.
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Prove in appello: onere della parte e fascicolo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di due debitori che si opponevano a un'esecuzione forzata basata su una cambiale. La Corte ha confermato le decisioni di merito, ribadendo due principi procedurali fondamentali: il divieto di introdurre nuove eccezioni in secondo grado e l'onere della parte appellante di depositare il proprio fascicolo contenente le prove in appello. La mancata produzione dei documenti a sostegno del gravame ha portato al rigetto dell'appello, poiché il giudice non è tenuto a ricercare le prove nel fascicolo d'ufficio.
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Mansioni superiori: promozione automatica e cumulo periodi
Un lavoratore, assegnato frequentemente e sistematicamente a mansioni superiori a causa di carenze di organico, ha citato in giudizio la sua azienda per ottenere un inquadramento superiore. La Corte d'Appello gli ha dato ragione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il cumulo di più periodi di assegnazione a mansioni superiori può determinare la promozione automatica, qualora dimostri un'esigenza aziendale stabile e non meramente temporanea.
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Stabilizzazione P.A.: quando esclude il risarcimento
Una lavoratrice del Ministero dell'Interno, dopo anni di contratti a termine, ottiene la stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione P.A., se direttamente collegata al precariato e non una mera 'chance', costituisce una misura riparatoria adeguata, escludendo il diritto a un ulteriore risarcimento del danno per l'illegittima successione di contratti a tempo determinato. La Corte ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'indennità risarcitoria proprio in virtù dell'avvenuta assunzione a tempo indeterminato.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché il contribuente ha contestato in modo generico la notifica di 37 cartelle di pagamento, senza specificare quali fossero viziate e per quali motivi. L'ordinanza sottolinea il dovere di specificità dell'appellante, che non può delegare al giudice l'individuazione degli errori, ribadendo un principio fondamentale per l'accesso alla giustizia.
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Prova affidamento bancario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito. Il caso verteva sulla prova dell'affidamento bancario. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la semplice e sistematica tolleranza da parte della banca a operare con un saldo negativo non costituisce di per sé prova di un contratto di apertura di credito. L'onere di dimostrare l'esistenza e i termini dell'affidamento ricade sul cliente.
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Impugnazione provvedimento cautelare: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un legale avverso un provvedimento cautelare. La decisione si fonda su due motivi principali: l'insuperabile oscurità dell'atto, che impediva di comprendere i fatti, e il consolidato principio per cui l'impugnazione di un provvedimento cautelare non è permessa in sede di legittimità, mancando i requisiti di definitività e decisorietà.
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