LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

Pagina 39 di 40

3230 provvedimenti

Stato di insolvenza: i criteri della Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo l'insussistenza dello stato di insolvenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'insolvenza è un apprezzamento di fatto riservato ai giudici di merito. La Corte ha inoltre chiarito che la rateizzazione dei debiti tributari non esclude la loro rilevanza nel calcolo dell'esposizione debitoria complessiva ai fini della valutazione dello stato di insolvenza.
Continua »
Valutazione stato di insolvenza: i pozzi termali
Un Comune, socio di maggioranza di una società termale fallita, ha impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo che il valore di alcuni pozzi termali avrebbe dovuto essere incluso nell'attivo patrimoniale, rendendo la società solvibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che nella valutazione stato di insolvenza contano solo gli attivi concretamente e prontamente liquidabili per soddisfare i creditori. I pozzi, data la loro natura e la titolarità pubblica della concessione, non rispondevano a tale requisito.
Continua »
Delibera condominiale nulla: la Cassazione decide
Una società impugna una delibera condominiale relativa alla ripartizione di spese per lavori edili, ritenendola illegittima. La Corte d'Appello dichiara la delibera condominiale nulla. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, conferma la decisione, rigettando il ricorso del condominio. Vengono respinte le argomentazioni relative alla connessione con un'altra causa (continenza) e alla distinzione tra nullità e annullabilità, giudicando il ricorso manifestamente infondato e condannando il condominio al pagamento delle spese e a un risarcimento per lite temeraria.
Continua »
Divieto di cumulo incentivi: estinzione del lodo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito dell'adesione del contribuente a una definizione agevolata. Il caso riguardava il divieto di cumulo incentivi tra le tariffe del 'Conto Energia' per il fotovoltaico e la detassazione per investimenti ambientali. La Corte ha confermato che l'adesione alla sanatoria, con rinuncia al contenzioso, porta alla cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
Continua »
Doppia imposizione: onere della prova sul contribuente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente che contestava una cartella di pagamento, sostenendo di essere vittima di una doppia imposizione fiscale a seguito di una scissione societaria. Il contribuente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che il patrimonio della società originaria e quello della nuova società scissa fossero identici. La Corte ha ribadito che l'onere della prova in casi di presunta doppia imposizione ricade interamente sul contribuente.
Continua »
Cancellazione società estera: effetti sul processo
Una società italiana ricorre in Cassazione sostenendo che il processo d'appello fosse nullo, poiché la controparte, una società inglese, era stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte Suprema analizza gli effetti della cancellazione società estera sul processo civile in corso. Applicando il principio di ultrattività del mandato al difensore, la Corte stabilisce che il processo prosegue regolarmente se l'evento estintivo non viene formalmente dichiarato, rigettando il ricorso per carenza di interesse.
Continua »
Compensazione spese tributario: quando è legittima?
Un contribuente impugna una cartella esattoriale per una tassa automobilistica. L'Agenzia delle Entrate annulla l'atto in autotutela dopo l'inizio della causa. I giudici dichiarano cessata la materia del contendere ma dispongono la compensazione delle spese legali. Il contribuente ricorre in Cassazione, ma la Corte conferma la decisione. Viene stabilito che la compensazione spese tributario è giustificata quando la vittoria del contribuente si fonda su motivi procedurali, come la prescrizione, a fronte di un tributo originariamente dovuto.
Continua »
Contributi pubblici stabilimento: come si calcola?
La Corte di Cassazione chiarisce come calcolare il prezzo di riacquisto di un'area industriale in caso di mancato avvio dell'attività produttiva. L'ordinanza stabilisce che dal valore del compendio devono essere detratti tutti i contributi pubblici percepiti per la realizzazione dello stabilimento, inteso come unità produttiva complessiva, includendo anche i fondi per macchinari non riacquistati. La Corte specifica che spetta all'impresa cessionaria l'onere di provare quali contributi, eventualmente, non dovrebbero essere soggetti a decurtazione. Questa decisione rafforza la tutela della finanza pubblica allargata.
Continua »
Notifica irreperibile: la prova della Riscossione
La Corte di Cassazione chiarisce come l'Agente della Riscossione deve provare una notifica a un destinatario irreperibile. In un caso riguardante una società agricola che contestava la mancata ricezione di cartelle esattoriali, la Corte ha stabilito che la prova si fornisce con le relate di notificazione. Questi documenti devono attestare le ricerche effettuate, la constatazione dell'irreperibilità e il conseguente deposito dell'atto presso la casa comunale, senza necessità di inviare ulteriori avvisi tramite raccomandata. La sentenza conferma la validità della notifica irreperibile anche se il giudice di merito usa termini imprecisi, purché la ritualità della procedura sia accertata dai documenti prodotti.
Continua »
Debiti fuori bilancio: quando la PA può impegnarsi?
Un ente di formazione ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per ottenere il saldo di un finanziamento basato su un protocollo d'intesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la Pubblica Amministrazione può assumere impegni di spesa solo nei limiti delle somme disponibili a bilancio. Qualsiasi accordo per importi superiori costituisce una mera intesa di massima, non un'obbligazione esigibile, per evitare la formazione di debiti fuori bilancio.
Continua »
Impugnazione atti impositivi: l’inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una contribuente contro solleciti di pagamento TARI. La decisione si fonda sul principio che, se è già in corso una contestazione degli avvisi di accertamento originari (atti tipici), viene meno l'interesse a procedere con l'impugnazione di atti impositivi successivi e atipici come i solleciti, poiché la pretesa tributaria sarà decisa nel primo giudizio.
Continua »
Impugnazione sollecito di pagamento: quando è inutile?
Una contribuente ha contestato un sollecito di pagamento per la TARI, nonostante avesse già avviato un contenzioso contro i relativi avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'impugnazione sollecito di pagamento perde di interesse e scopo quando l'atto principale è già oggetto di un giudizio pendente.
Continua »
Impugnazione sollecito pagamento: inammissibile se…
Due contribuenti hanno impugnato dei solleciti di pagamento relativi alla TARI, pur avendo già avviato un contenzioso separato contro gli avvisi di accertamento originari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'impugnazione sollecito di pagamento perde di interesse e diventa improcedibile quando è già pendente una causa sull'atto impositivo principale, il cui esito determinerà la sorte del debito tributario.
Continua »
Impugnazione sollecito di pagamento: quando è inammissibile
Un contribuente ha impugnato dei solleciti di pagamento per la TARI, nonostante avesse già avviato un contenzioso contro gli avvisi di accertamento originari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro i solleciti inammissibile, chiarendo che la contestazione deve essere rivolta all'atto impositivo principale. L'impugnazione di un semplice sollecito di pagamento diventa superflua e proceduralmente scorretta se la pretesa tributaria è già oggetto di un altro giudizio.
Continua »
Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando le censure sono avulse
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi proposti non criticavano la decisione della Corte d'Appello sulla procedura, ma tentavano di ridiscutere il merito originale della causa possessoria. La Corte ha sanzionato il ricorrente per abuso del processo, evidenziando l'importanza di formulare censure specifiche e pertinenti alla decisione impugnata.
Continua »
Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
Continua »
Interpretazione accordo sindacale: la Cassazione
La Cassazione conferma la decisione di merito sull'interpretazione di un accordo sindacale in un cambio appalto. La riduzione dell'orario di lavoro, seppur concordata, era solo temporanea. La società è stata condannata al risarcimento per le differenze retributive.
Continua »
Accordo sindacale: limiti all’interpretazione del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che condannava un'azienda al risarcimento danni per aver illegittimamente prolungato una riduzione dell'orario di lavoro. La riduzione era prevista da un accordo sindacale con validità temporanea. La Corte ha stabilito che l'interpretazione di tale accordo da parte del giudice di merito non è censurabile in sede di legittimità se logica e plausibile, anche se non è l'unica possibile.
Continua »
Notifica atto impositivo: quando è irrilevante?
Una contribuente impugna un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento e la cartella di pagamento presupposti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte stabilisce che, una volta accertata in giudizio la regolare notifica della cartella di pagamento e la sua mancata impugnazione, la pretesa tributaria si consolida. Di conseguenza, l'eventuale vizio nella notifica atto impositivo precedente diventa irrilevante ai fini della validità dell'intimazione.
Continua »