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Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Prima Civile

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92 provvedimenti

Altri anni per Art. 13 comma 1-quater del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Usi civici: occupazione senza titolo e vecchie leggi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che occupava con i propri impianti un terreno comunale soggetto a usi civici, invocando normative risalenti al 1810. La Corte ha stabilito che la legislazione successiva, in particolare la legge n. 1766/1927, ha superato le vecchie disposizioni, rendendo necessario un formale provvedimento di "legittimazione" per regolarizzare l'occupazione. In assenza di tale atto, l'occupazione è considerata senza titolo e il terreno deve essere restituito alla collettività.
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Principio di non contestazione: limiti e prove
Una società di factoring ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale per il pagamento di prestazioni sanitarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il principio di non contestazione non si applica ai risultati di una consulenza tecnica (CTU) né ai documenti prodotti in giudizio, i quali sono soggetti al libero apprezzamento del giudice. La controversia verteva sulla tariffa applicabile a una casa di cura, e la Corte ha ribadito che la mancata contestazione di una CTU non equivale all'ammissione dei fatti in essa contenuti.
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Ricorso improcedibile: l’onere del deposito
Un Comune proponeva ricorso in Cassazione avverso una sentenza della Corte d'Appello relativa a una complessa vicenda di espropriazione e restituzione di somme. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso improcedibile a causa di un vizio formale: il mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata. Tale adempimento è ritenuto fondamentale per permettere alla Corte di verificare la tempestività del ricorso, e la sua omissione non è sanabile, comportando l'inammissibilità dell'impugnazione a prescindere dalle ragioni di merito.
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Onere della prova in appalto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16633/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società subappaltatrice che chiedeva il saldo per lavori eseguiti. La Corte ha stabilito che non è sufficiente provare l'esecuzione delle opere, ma è necessario adempiere all'onere della prova dimostrando anche il rispetto delle clausole contrattuali che regolano i pagamenti, come l'emissione di specifici stati di avanzamento lavori (SAL). La decisione chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in materia di valutazione delle prove e onere della prova.
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Omesso esame fatto decisivo: la Cassazione chiarisce
Una società finanziaria ha impugnato in Cassazione il rigetto della sua opposizione in un fallimento, lamentando un omesso esame di un fatto decisivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il "fatto decisivo" è un evento storico-naturalistico e non un mero elemento istruttorio. L'omessa valutazione di specifici documenti, come dei prospetti di calcolo, non integra tale vizio se il fatto principale (l'esistenza del credito) è stato comunque considerato dal giudice, il quale resta libero nel suo prudente apprezzamento delle prove.
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Contratto scritto PA: nullo l’accordo verbale
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non ha diritto al pagamento per prestazioni sanitarie fornite a un'Azienda Sanitaria Locale se manca un contratto scritto, richiesto per la validità dell'accordo. Anche se i servizi sono stati resi e parzialmente pagati, l'assenza del contratto scritto con la Pubblica Amministrazione rende nulla l'obbligazione di pagamento. La Corte ha rigettato il ricorso del centro, confermando che la forma scritta è un requisito imprescindibile per la nascita del vincolo contrattuale.
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Titolarità passiva del rapporto: a chi chiedere i fondi?
Una società di trasporti ha citato in giudizio una Regione per ottenere contributi economici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la titolarità passiva del rapporto spetta al Comune concedente il servizio, non alla Regione. Quest'ultima ha solo il compito di trasferire i fondi agli enti locali, che sono i veri responsabili dei pagamenti verso le aziende fornitrici.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società di costruzioni, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un comune per una cospicua richiesta di risarcimento, vi rinuncia a seguito di un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio, chiarendo che la mancata accettazione della rinuncia da parte del comune non osta all'estinzione. Inoltre, proprio in virtù dell'accordo raggiunto, la Corte decide per la compensazione integrale delle spese legali tra le parti, stabilendo un importante principio sulla gestione dei costi processuali in caso di rinuncia al ricorso.
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Verbale d’immissione in possesso: prova essenziale
Un proprietario ha richiesto un'indennità per l'occupazione d'urgenza di un suo terreno da parte di un Comune per finalità emergenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice emissione di un decreto di occupazione non è sufficiente a provare l'effettiva perdita del possesso. È indispensabile produrre in giudizio il verbale d'immissione in possesso, un atto formale richiesto ad substantiam (cioè per la validità stessa della procedura), che non può essere sostituito da prove testimoniali o presuntive.
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Stato di insolvenza: quando è crisi irreversibile?
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società immobiliare, respingendo il ricorso del suo amministratore. Secondo la Corte, lo stato di insolvenza deve essere valutato come una condizione strutturale e non una mera difficoltà temporanea, anche se causata da eventi esterni come una pandemia. La decisione chiarisce che l'incapacità di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni, e non la causa del dissesto, è l'elemento chiave per la dichiarazione di fallimento. Anche il ritiro dell'istanza da parte del creditore non è sufficiente a provare il superamento della crisi.
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Notifica istanza di fallimento: vale la dimora di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della validità della notifica dell'istanza di fallimento, la dimora di fatto prevale sulla residenza anagrafica. Nel caso esaminato, un socio illimitatamente responsabile aveva contestato la notifica ricevuta presso un'abitazione diversa dalla sua residenza ufficiale. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che le risultanze anagrafiche hanno un valore meramente presuntivo e possono essere superate da prove contrarie, come le constatazioni dell'ufficiale giudiziario. Spetta al destinatario dell'atto dimostrare che il luogo della notifica non corrispondeva alla sua dimora abituale. La Corte ha anche chiarito che la nomina di un amministratore giudiziario non esclude la necessità di notificare l'istanza all'amministratore della società.
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Compensazione spese: i limiti del potere del giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina che chiedeva un risarcimento per l'illegittima compensazione spese in un precedente giudizio. La Corte ha stabilito che la decisione di compensare le spese era giustificata da una "peculiarità procedurale" (il giudizio era stato definito in rito) e non era in contraddizione con l'esistenza di una giurisprudenza consolidata sul merito della questione. Si conferma quindi l'ampio potere discrezionale del giudice in materia, purché non arbitrario.
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