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Art. 13 comma 1 quater d.p.r. n° 115/02

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630 provvedimenti

Compenso avvocato: nullo se c’è relazione affettiva?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di un cospicuo compenso professionale alla sua ex partner per l'attività legale svolta durante la loro decennale relazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prestazione era stata resa a titolo gratuito. La lunga durata del rapporto sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per anni e altri elementi indiziari sono stati ritenuti sufficienti a superare la normale onerosità della prestazione professionale, negando di fatto il compenso all'avvocato.
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Caparra confirmatoria: no alla polizza fideiussoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che un promissario acquirente non può sostituire unilateralmente la caparra confirmatoria in contanti con una polizza fideiussoria. La sentenza chiarisce che la polizza non offre la stessa immediata liquidità del denaro, legittimando il rifiuto del venditore e la conseguente risoluzione del contratto per inadempimento. Il timore di un futuro inadempimento del venditore non è stato ritenuto una giustificazione valida per il mancato pagamento della caparra.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il pagamento?
Un fornitore ottiene un decreto ingiuntivo per fatture non pagate. Il cliente si oppone eccependo l'inadempimento del fornitore. La Cassazione chiarisce l'onere della prova: una volta provata la consegna della merce, spetta al debitore dimostrare l'avvenuto pagamento. L'eccezione di inadempimento è stata rigettata perché non adeguatamente provata in relazione al debito contestato.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma che l'inadempimento contratto preliminare da parte del venditore, dovuto a irregolarità urbanistiche che rendono l'immobile non commerciabile, giustifica la richiesta del compratore di ottenere il doppio della caparra versata. La successiva regolarizzazione dell'immobile non sana la violazione contrattuale già avvenuta alla scadenza dei termini pattuiti. La Corte ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando le decisioni dei gradi precedenti che li riconoscevano come unici responsabili del fallimento dell'operazione di compravendita.
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Responsabilità per debiti: la scissione societaria
Una società nata da una scissione si opponeva a un decreto ingiuntivo per debiti della società originaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la solidarietà tra le società per la responsabilità per debiti antecedenti l'operazione. La pronuncia chiarisce i rigorosi limiti del ricorso in Cassazione, che non può riesaminare i fatti, e l'importanza di formulare motivi di ricorso chiari e non eterogenei.
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Uso esclusivo bene comune: quando scatta il danno?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso esclusivo di un bene comune da parte di un coerede diventa illegittimo dal momento in cui gli altri contitolari manifestano la volontà di goderne. Una semplice richiesta scritta di consegna delle chiavi è stata ritenuta sufficiente per far sorgere il diritto al risarcimento del danno per il mancato utilizzo. La Corte ha rigettato il ricorso della coerede che occupava l'immobile, confermando la sua condanna al pagamento di un'indennità a favore dei fratelli.
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Simulazione relativa del vitalizio: la Cassazione
La Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato la simulazione relativa di un contratto di vitalizio oneroso, riconoscendolo come una donazione dissimulata. La Corte ha valorizzato l'impossibilità dell'obbligato di prestare assistenza, in quanto residente all'estero, come prova della reale volontà delle parti di escludere altri eredi legittimi.
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Impugnazione sanzione disciplinare: errore fatale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un geometra contro una sanzione disciplinare di 90 giorni di sospensione. La decisione si fonda su un vizio procedurale decisivo: la mancata notifica dell'impugnazione della sanzione disciplinare a tutti i litisconsorti necessari, quali il Procuratore della Repubblica e il Collegio territoriale, che sono parti essenziali del giudizio.
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Nullità della notifica: inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi di una delle parti convenute, i quali lamentavano la nullità della notifica dell'atto di appello avvenuta molti anni prima. Secondo la Corte, la nullità della notifica doveva essere eccepita nel primo grado di giudizio utile e, non essendo stata sollevata, si è sanata. I vizi processuali si convertono in motivi di gravame e devono essere fatti valere nei tempi e modi previsti, altrimenti si decade dalla possibilità di denunciarli.
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Vendita immobile con oneri: quando il compratore sa
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vendita di un terreno risultato inedificabile a causa di oneri preesistenti. Con l'ordinanza n. 27706/2024, ha stabilito che se il compratore è a conoscenza effettiva del vincolo prima dell'acquisto, non ha diritto ad alcun risarcimento. Questa conoscenza, infatti, esclude sia la responsabilità contrattuale del venditore per vizi (ex art. 1489 c.c.) sia la responsabilità precontrattuale, facendo prevalere il principio di autoresponsabilità dell'acquirente sull'affidamento nelle dichiarazioni contrattuali.
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Compenso professionale: quando è dovuto anche senza accordo
Una società nega il compenso professionale a un consulente, sostenendo fosse dovuto solo in caso di transazione. La Cassazione chiarisce che se il contratto lega la parcella all'incasso delle somme, questa è dovuta anche se il risultato è ottenuto tramite una sentenza, confermando la validità della clausola.
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Onere testamentario: quando invalida il legato?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante un legato gravato da un onere testamentario perpetuo. Gli eredi sostenevano la nullità del lascito, poiché l'onere (destinare un immobile a casa di riposo) era il motivo determinante. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in presenza di una pluralità di motivi, l'onere illecito si considera non apposto se non è l'unico motivo che ha spinto il testatore a disporre del bene. Nel caso di specie, la volontà di onorare la memoria dei genitori costituiva un motivo autonomo e sufficiente a salvare la validità del legato.
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Indennità sostitutiva ferie: onere della prova del datore
Un'azienda sanitaria è stata condannata a pagare l'indennità sostitutiva per le ferie non godute a un suo dirigente medico al momento della pensione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver messo il dipendente nelle condizioni di fruire delle ferie, anche in caso di personale dirigente.
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Valutazione performance dipendenti: la forma è superflua?
Un dipendente pubblico ha contestato la sua valutazione performance per l'assenza di una scheda formale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la procedura è valida se, pur senza scheda scritta, la valutazione comparata avviene nel rispetto dei principi di trasparenza e buona fede, senza che venga provato un danno concreto per il lavoratore.
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Errore revocatorio: quando non è un valido motivo
Un imprenditore ha presentato ricorso per revocazione contro una decisione della Cassazione, sostenendo un errore revocatorio riguardo la sede effettiva della sua impresa e la sua qualifica professionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che le lamentele del ricorrente non costituivano un errore di fatto, bensì un tentativo di ridiscutere la valutazione delle prove, attività non consentita in sede di revocazione.
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Perdita di chance: onere della prova e risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per danni derivanti da perdita di chance, sostenendo che le procedure di selezione per incarichi dirigenziali erano illegittime. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che per ottenere un risarcimento non è sufficiente dimostrare l'irregolarità della procedura, ma è indispensabile provare un nesso di causalità e una concreta probabilità di successo che è andata perduta a causa di tale irregolarità.
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Pubblicità sanitaria: limiti e decoro professionale
Un odontoiatra è stato sospeso per quattro mesi a causa di una pubblicità sanitaria ritenuta non trasparente, ingannevole e lesiva del decoro professionale. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, respingendo il ricorso del professionista. La Corte ha stabilito che la condotta, reiterata dopo una precedente sanzione, costituiva un nuovo illecito, escludendo la prescrizione e il principio del 'ne bis in idem'. È stato ribadito che, nonostante la liberalizzazione, la pubblicità sanitaria deve sempre rispettare i principi di veridicità, correttezza e dignità professionale, evitando messaggi puramente commerciali e suggestivi.
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Buoni postali fruttiferi: tassi e ricorso inammissibile
Un'azienda di servizi postali ha contestato una sentenza favorevole a un risparmiatore riguardo gli interessi sui buoni postali fruttiferi. Il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che le eccezioni procedurali, come la firma di una quietanza a saldo o il difetto di giurisdizione, devono essere sollevate tempestivamente nei gradi di giudizio inferiori e non possono essere presentate per la prima volta in sede di legittimità.
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Buoni fruttiferi postali: il timbro fa la differenza
Un gruppo di risparmiatori ha citato in giudizio una società di servizi postali per la determinazione dei tassi di interesse sui loro buoni fruttiferi postali della serie "Q/P". La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la presenza di un timbro sul fronte del titolo indicante la serie "Q/P" è sufficiente per applicare i tassi di interesse, più bassi, stabiliti da un decreto ministeriale del 1986. Questa indicazione prevale sulle condizioni originariamente stampate sul retro, anche in assenza di un secondo timbro specifico con le nuove tabelle. La Corte ha così respinto il ricorso dei risparmiatori, ritenendo che la sigla della serie fosse un'indicazione chiara del regime normativo applicabile.
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Condizione sospensiva: testamento valido se impossibile?
Un testatore nomina eredi i nipoti a condizione che lo assistano, ma poi rifiuta il loro aiuto, rendendo la condizione impossibile. La Corte di Cassazione stabilisce che la disposizione testamentaria resta valida. Se il testatore stesso impedisce l'avveramento di una condizione sospensiva ma non revoca la nomina a erede, la volontà di istituire l'erede prevale in base al principio del 'favor testamenti', e la condizione si considera come non apposta.
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