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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Terza Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Liquidazione spese legali: la regola del decisum
In una lunga controversia per un posto barca, la Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la liquidazione delle spese legali. Con l'ordinanza n. 26230/2024, la Corte ha stabilito che nel giudizio di rinvio, se la decisione è limitata alla quantificazione di una somma, lo scaglione di valore per calcolare i compensi legali deve basarsi sull'importo effettivamente riconosciuto (il "decisum") e non sul valore complessivo originario della causa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società aveva impugnato in Cassazione una sentenza d'appello che confermava un ordine di rilascio di un immobile. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente ha formalizzato la rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, in questi casi, non si procede né alla condanna alle spese né al raddoppio del contributo unificato.
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Ricorso inammissibile: limiti alla Cassazione
Una società vinicola ha perso una causa contro un fornitore di tappi. Il suo appello alla Corte di Cassazione è stato respinto perché considerato un ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che non può riesaminare i fatti o le perizie tecniche, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, ribadendo i limiti del proprio giudizio.
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Risarcimento occupazione illegittima: la prova del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25694/2024, ha affrontato un caso di occupazione illegittima di un immobile durata oltre venticinque anni. La Corte ha stabilito che il risarcimento occupazione illegittima non è automatico (danno in re ipsa), ma richiede che il proprietario fornisca la prova concreta del pregiudizio economico subito, come la perdita di occasioni di locazione. Nel caso di specie, la richiesta di risarcimento è stata rigettata perché i proprietari non hanno allegato né provato alcun elemento a sostegno della loro intenzione di mettere a frutto l'immobile.
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Competenza giudice di pace: estinzione del giudizio
Un automobilista ha sollevato una questione sulla competenza del giudice di pace in un'opposizione a una cartella esattoriale per una sanzione stradale di importo elevato. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito della questione, dichiarando l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente.
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Regolamento di competenza: inammissibile se c’è merito
Una società che utilizzava un terreno come deposito di marmi ha impugnato con regolamento di competenza la decisione della Sezione Agraria che negava la natura agricola del contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la decisione del primo giudice era una pronuncia nel merito sulla natura del rapporto e non una mera statuizione sulla competenza. Pertanto, il rimedio corretto sarebbe stato l'appello.
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Procura Speciale: i requisiti per la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un'istanza di revocazione contro una precedente ordinanza che aveva rigettato un ricorso per difetto di una valida procura speciale. La Corte chiarisce che la valutazione sulla mancanza di congiunzione materiale tra la procura e il ricorso, e sull'assenza di prova della sua anteriorità rispetto alla notifica, costituisce un errore di giudizio e non un errore percettivo di fatto, non consentendo quindi il rimedio della revocazione.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è nullo
Una società propone ricorso in Cassazione contro una decisione d'appello relativa a un'opposizione all'esecuzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, in quanto l'atto non esponeva in modo chiaro e completo i fatti di causa, omettendo in particolare di identificare il terzo pignorato, figura ritenuta litisconsorte necessario nel procedimento.
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Ricorso inammissibile: l’onere di allegazione in Cassazione
Una contribuente si opponeva a una cartella di pagamento per multe stradali, sostenendo la prescrizione del credito. Dopo la sconfitta in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma per un vizio di forma: la ricorrente non aveva trascritto né indicato con precisione i documenti essenziali (cartella e intimazione di pagamento) su cui si fondava la sua doglianza, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un imprenditore contro una società creditrice. La causa verteva su un'opposizione a un precetto di pagamento. Il ricorso è stato respinto perché il ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello (attivando così il termine breve per impugnare), non ha poi depositato la copia della sentenza notificata come richiesto dalla legge. Questa omissione procedurale è stata ritenuta fatale e non sanabile.
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Spese legali divisione: chi paga in esecuzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24550/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di spese legali divisione endoesecutiva. Quando un creditore pignora la quota di un immobile e si avvia un giudizio per dividerlo, il debitore esecutato è tenuto a rimborsare le spese legali del creditore. La Corte ha chiarito che, anche se il debitore non si oppone alla divisione, la sua inadempienza originaria è la causa che ha reso necessario l'intero procedimento. Pertanto, in base al principio di causalità, il debitore è considerato la parte soccombente nei confronti del creditore e deve farsi carico dei relativi costi.
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Associazione non riconosciuta: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva un risarcimento per diffamazione a un gruppo consiliare e al suo capogruppo. La decisione si fonda sulla mancata prova, da parte della società ricorrente, dell'effettiva esistenza giuridica dell'associazione non riconosciuta convenuta in giudizio. La Corte ha stabilito che la valutazione sull'esistenza dell'ente è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato, e che la condanna del rappresentante decade se viene meno l'esistenza dell'ente rappresentato.
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Inadempimento locatore: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conduttore che, a seguito di uno sfratto per morosità, lamentava l'inadempimento del locatore per la presunta inidoneità dell'immobile a uso commerciale. I giudici hanno stabilito che i motivi di ricorso non sollevavano questioni di diritto, ma miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, confermando la risoluzione del contratto per colpa del conduttore.
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Requisiti ammissibilità ricorso: la Cassazione
Una società propone ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto l'opposizione all'esecuzione basata su un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella violazione dei requisiti di ammissibilità del ricorso, in particolare del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha trascritto né indicato specificamente il contenuto del ricorso monitorio originale, impedendo alla Corte di verificare la fondatezza delle censure.
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Autosufficienza del ricorso: appello inammissibile
Un conduttore di un immobile commerciale ha impugnato in Cassazione la sentenza che lo condannava al pagamento di canoni arretrati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso, non avendo il ricorrente specificato dove reperire gli atti processuali a fondamento delle sue censure, rendendo impossibile la valutazione della Corte.
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Competenza pignoramento PA: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene a fare chiarezza sulla competenza pignoramento PA. Con un'ordinanza, stabilisce i criteri per individuare il giudice territorialmente competente nelle procedure di espropriazione presso terzi contro le pubbliche amministrazioni. La regola generale è il foro del debitore, mentre il foro del creditore si applica solo alle PA con patrocinio obbligatorio dell'Avvocatura dello Stato, risolvendo un significativo contrasto giurisprudenziale.
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Danni da fauna selvatica: il ricorso è inammissibile
Un'automobilista chiede il risarcimento per i danni da fauna selvatica subiti dal proprio veicolo a causa di un cinghiale. La sua domanda viene respinta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, poiché l'interessata non ha contestato una delle due autonome ragioni della decisione precedente, ovvero la mancata prova di aver subito un effettivo pregiudizio economico. L'ordinanza sottolinea l'importanza di impugnare tutte le 'rationes decidendi' di una sentenza.
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Travisamento della prova: limiti del ricorso
Una società agricola ha perso un contratto di affitto di un vigneto a seguito di una perizia tecnica (CTU) e ha citato in giudizio il consulente. La Corte di Cassazione ha analizzato il caso, dichiarando inammissibile il motivo di ricorso basato sul travisamento della prova, poiché non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione del merito. La Corte ha inoltre stabilito che, ai fini della liquidazione delle spese legali, anche le domande subordinate e condizionali concorrono a determinare il valore della causa (disputatum).
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Compensazione spese legali: quando è inammissibile
Una contribuente impugna la compensazione delle spese legali disposta in un giudizio in cui aveva ottenuto l'annullamento di una comunicazione di ipoteca, ma non il risarcimento danni. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il motivo risiede nel fatto che la decisione sulla compensazione spese legali si fondava su molteplici ragioni e la ricorrente ne aveva contestata solo una, rendendo l'impugnazione inefficace.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti secondo la Cassazione
Una contribuente ha scoperto diverse cartelle di pagamento tramite un estratto di ruolo e ha proposto opposizione lamentando la mancata notifica e la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21606/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impugnazione estratto di ruolo è ammissibile solo in funzione 'recuperatoria' (per contestare la mancata notifica della cartella originaria) e non per far valere fatti estintivi successivi, come la prescrizione, in assenza di un concreto interesse ad agire (es. un pignoramento imminente).
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