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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Lavoro Civile

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62 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio di Cass.
Una società cooperativa, dopo aver impugnato una sentenza della Corte d'Appello sfavorevole in materia di classificazione del lavoro, ha presentato una rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato e, in assenza di difesa della controparte, non vi è pronuncia sulle spese.
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Notifica alla PA: a chi va inviata la sentenza?
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per la notifica alla PA. Una sentenza inviata all'indirizzo PEC istituzionale di un Ministero, senza specificare come destinatario il funzionario difensore, non è idonea a far decorrere il termine breve per l'appello. Il caso riguardava la richiesta di differenze retributive di un dipendente pubblico, ma è stato deciso su questa cruciale questione procedurale.
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Retribuzione dirigente medico: no extra per debito orario
La Cassazione ha stabilito che la retribuzione del dirigente medico è onnicomprensiva e non oraria. Pertanto, non spetta un compenso extra per le ore lavorate in più a causa di un errato calcolo del debito orario da parte dell'ASL durante le assenze. Il ricorso della dottoressa è stato respinto.
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Incarico dirigenziale: no paga senza nomina formale
Un dirigente pubblico di seconda fascia ha svolto per anni mansioni sostitutive di un dirigente di prima fascia, richiedendo le relative differenze retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego contrattualizzato è indispensabile un incarico dirigenziale formale per ottenere la retribuzione superiore. Il semplice svolgimento di fatto delle mansioni non è sufficiente, a causa del principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale.
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Scorrimento graduatorie: facoltà o obbligo PA?
Un dipendente pubblico, classificatosi come idoneo non vincitore in un concorso interno, ha chiesto il risarcimento del danno sostenendo di aver diritto a un'assunzione retroattiva a seguito di un aumento della pianta organica dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scorrimento graduatorie è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione e non un diritto soggettivo del candidato, anche in presenza di posti vacanti.
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Perdita di chance: come provare il danno risarcibile?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per non essere stato selezionato per incarichi dirigenziali, lamentando procedure illegittime. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento per la perdita di chance, calcolandolo sulla base di una probabilità di successo pari a quella degli altri candidati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il risarcimento per perdita di chance non è automatico. Il lavoratore deve dimostrare una 'elevata probabilità, prossima alla certezza' di ottenere il risultato sperato, non essendo sufficiente provare la mera illegittimità della procedura o una generica possibilità di successo.
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Debito orario dirigente medico: no extra per calcolo errato
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per il pagamento di ore di lavoro extra, derivanti da un errato calcolo del suo debito orario giornaliero in caso di assenze (ferie, malattia). L'azienda considerava 6 ore per ogni giorno di assenza, anziché 6 ore e 20 minuti, costringendo il medico a recuperare la differenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il debito orario dirigente medico non dà diritto a compensi aggiuntivi in questi casi, poiché la sua retribuzione è onnicomprensiva e non oraria. La tutela possibile è il risarcimento del danno, ma solo se si prova un pregiudizio concreto alla salute o al riposo.
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Riduzione retribuzione: quando l’accordo è illegittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la riduzione retribuzione del 15% applicata da una fondazione musicale ai suoi dipendenti tramite un accordo aziendale. La decisione si fonda sulla mancanza di una contestuale e concreta riorganizzazione del lavoro, requisito essenziale previsto dalla legge per derogare ai contratti collettivi. Secondo i giudici, non è sufficiente prevedere una futura riorganizzazione; la modifica delle condizioni lavorative deve essere contestuale al taglio salariale. Anche il ricorso incidentale del lavoratore sulle spese legali è stato respinto.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso e spese
Una lavoratrice del settore sanitario, dopo aver perso in appello una causa per la stabilizzazione del suo impiego, ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia accettata dalla controparte, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese e chiarendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato in questi casi.
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Rinuncia al ricorso: gli effetti sulla causa
Un dipendente pubblico, dopo aver impugnato in Cassazione il proprio licenziamento disciplinare, presenta una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, pur in assenza di notifica e accettazione della controparte, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che la rinuncia, sebbene non estingua formalmente il processo in questo caso, è un chiaro indicatore della sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente, motivando così la decisione e la compensazione delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo in Cassazione
Una lavoratrice aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di contratti a termine con un'azienda sanitaria locale. Prima della discussione, la ricorrente ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, verificata la ritualità dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. A causa dei diversi esiti nei gradi di merito precedenti, le spese legali sono state interamente compensate tra le parti.
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Divisore 173: si applica anche ai lavoratori turnisti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1132/2024, ha stabilito che il divisore 173, previsto dal CCNL per calcolare la retribuzione oraria, si applica a tutti i lavoratori, inclusi i turnisti con un orario mensile inferiore a 173 ore. Un'azienda ceramica aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello che la condannava a pagare le differenze retributive a una lavoratrice turnista, sostenendo che il divisore dovesse essere riproporzionato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che il divisore 173 è un parametro convenzionale generalizzato, volto a garantire la 'mensilizzazione' dello stipendio e a compensare la maggiore gravosità del lavoro a turni.
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Divisore orario: la Cassazione conferma il n. 173
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 965/2024, ha stabilito che il divisore orario 173, previsto dal CCNL per il calcolo della retribuzione oraria, si applica a tutti i lavoratori, compresi i turnisti con un orario mensile inferiore (es. 144 ore). La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda che sosteneva la necessità di un riproporzionamento, affermando la valenza generalizzata del divisore 173 come scelta delle parti sociali per compensare la maggiore gravosità del lavoro a turni.
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Danno da demansionamento: guida alla liquidazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che contestava la quantificazione del danno da demansionamento. La Corte ha ribadito che la liquidazione equitativa del danno è un potere discrezionale del giudice di merito, sindacabile solo in caso di motivazione assente o palesemente illogica. Il ricorso è stato respinto anche per difetto di autosufficienza, poiché non specificava in modo concreto gli elementi di fatto che si assumevano trascurati.
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Mansioni superiori: prova e limiti del ricorso in Cassazione
Un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori rispetto al suo inquadramento formale. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. La Corte ha stabilito che la valutazione delle testimonianze e delle altre prove fornite per dimostrare lo svolgimento di tali mansioni è un compito esclusivo del giudice di merito. Il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti, ma solo per contestare errori di diritto, che in questo caso non sono stati riscontrati.
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Licenziamento per giusta causa: quando è tempestivo?
La Corte di Cassazione ha confermato un licenziamento per giusta causa per grave insubordinazione. Un dipendente aveva acquisito e divulgato informazioni private e denigratorie su un superiore. La Corte ha stabilito che la contestazione disciplinare, avvenuta dopo la conclusione delle indagini penali sui medesimi fatti, è da considerarsi tempestiva, in quanto l'azienda necessitava di un quadro completo prima di agire. Ha inoltre definito l'insubordinazione come qualsiasi atto che pregiudichi l'organizzazione aziendale, distinguendolo dal whistleblowing.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
La Cassazione analizza un caso di compensazione spese legali. A seguito della rinuncia al ricorso principale da parte di un ente previdenziale, la Corte rigetta il ricorso incidentale dei pensionati, confermando che la 'complessità della materia' è un valido motivo per compensare le spese, esercitando un potere discrezionale del giudice.
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Licenziamento giusta causa per reati extralavorativi
Un dipendente di un'azienda di servizi pubblici è stato licenziato per giusta causa a seguito di una condanna penale definitiva per reati di truffa e falso. Tali reati erano stati commessi prima della sua assunzione a tempo indeterminato, ma la condanna è divenuta irrevocabile durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che anche una condotta extralavorativa pregressa può irrimediabilmente compromettere il vincolo fiduciario, specialmente quando il lavoratore svolge mansioni che richiedono un elevato grado di affidabilità, come quelle di un portalettere.
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Vittima del dovere: status imprescrittibile, lo dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere non è soggetto a prescrizione, a differenza dei singoli benefici economici che ne derivano. Un ricorso del Ministero dell'Interno, che sosteneva la prescrizione decennale del diritto, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che lo status è una condizione personale permanente e imprescrittibile, consolidando un orientamento giurisprudenziale costante.
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Controlli difensivi: quando sono legittimi? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di una dipendente di un'azienda di moda, accusata di furto. La decisione si basa sull'inutilizzabilità delle prove raccolte tramite controlli difensivi, quali video di sorveglianza e indagini private di un collega, attivati in assenza di un 'fondato sospetto'. La Corte ha ribadito che spetta al datore di lavoro l'onere di provare la legittimità di tali controlli e la giusta causa del licenziamento, onere non assolto nel caso di specie.
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