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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Anno 2024

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1168 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Rettifica catastale: rimborso ICI-IMU retroattivo
La Corte di Cassazione conferma il diritto al rimborso retroattivo dell'ICI-IMU in caso di rettifica catastale per un errore attribuito all'ufficio. Il caso riguardava un capannone tassato erroneamente, per il quale i proprietari avevano chiesto la restituzione delle somme versate. La Corte ha respinto il ricorso del Comune, chiarendo che non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità e confermando che la correzione di un errore dell'amministrazione deve avere efficacia fin dall'origine, a differenza degli errori del contribuente.
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Estinzione del giudizio: accordo tra le parti ferma tutto
Una società di servizi aveva impugnato una decisione della Commissione Tributaria Regionale in materia di IMU. Durante il processo in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, rinunciando reciprocamente al giudizio. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questi casi non si applica l'obbligo del pagamento del doppio del contributo unificato, dato che la norma ha carattere sanzionatorio e va interpretata restrittivamente.
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Risarcimento occupazione illegittima: la prova del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25694/2024, ha affrontato un caso di occupazione illegittima di un immobile durata oltre venticinque anni. La Corte ha stabilito che il risarcimento occupazione illegittima non è automatico (danno in re ipsa), ma richiede che il proprietario fornisca la prova concreta del pregiudizio economico subito, come la perdita di occasioni di locazione. Nel caso di specie, la richiesta di risarcimento è stata rigettata perché i proprietari non hanno allegato né provato alcun elemento a sostegno della loro intenzione di mettere a frutto l'immobile.
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Incarico dirigenziale: no paga senza nomina formale
Un dirigente pubblico di seconda fascia ha svolto per anni mansioni sostitutive di un dirigente di prima fascia, richiedendo le relative differenze retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego contrattualizzato è indispensabile un incarico dirigenziale formale per ottenere la retribuzione superiore. Il semplice svolgimento di fatto delle mansioni non è sufficiente, a causa del principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale.
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Competenza giudice di pace: estinzione del giudizio
Un automobilista ha sollevato una questione sulla competenza del giudice di pace in un'opposizione a una cartella esattoriale per una sanzione stradale di importo elevato. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito della questione, dichiarando l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente.
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Scorrimento graduatorie: facoltà o obbligo PA?
Un dipendente pubblico, classificatosi come idoneo non vincitore in un concorso interno, ha chiesto il risarcimento del danno sostenendo di aver diritto a un'assunzione retroattiva a seguito di un aumento della pianta organica dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scorrimento graduatorie è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione e non un diritto soggettivo del candidato, anche in presenza di posti vacanti.
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Accessione del possesso: la prova è a carico di chi agisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due proprietari che chiedevano l'usucapione di una scala basandosi sull'accessione del possesso, ovvero unendo il loro periodo di possesso a quello dei precedenti proprietari. La Corte ha stabilito che, a differenza dell'erede, l'acquirente di un immobile deve fornire la prova specifica di aver esercitato un possesso effettivo e materiale sul bene fin dal momento dell'acquisto per poterlo sommare a quello del suo dante causa.
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Motivazione sentenza: quando è inattaccabile
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un privato che, dopo aver ottenuto una proprietà per usucapione, si è visto annullare il titolo da un'agenzia statale, poiché il bene era stato precedentemente confiscato alla criminalità organizzata. La Corte ha stabilito che la motivazione della sentenza d'appello non era affatto contraddittoria, ma lineare e coerente, chiarendo i ristretti limiti entro cui si può contestare una decisione per vizi di motivazione. È stato inoltre confermato che il giudice non è obbligato a compensare le spese legali, applicando il principio della soccombenza.
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Occupazione illegittima: no usucapione senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25505/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto che, dopo aver occupato un immobile per decenni, ne rivendicava la proprietà per usucapione. La Corte ha stabilito che la semplice occupazione non basta: è necessario dimostrare l'inizio e le modalità del possesso con 'animus possidendi'. Inoltre, ha confermato che in caso di occupazione illegittima di un bene fruttifero, come un immobile in zona di pregio, il danno per il proprietario è presunto e non necessita di una prova specifica.
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Servitù apparente: tubi nascosti creano diritto
La Corte di Cassazione chiarisce il concetto di servitù apparente, stabilendo che tubature di scarico e pozzetti nascosti in un controsoffitto costituiscono opere visibili e permanenti. La loro scoperta durante lavori di ristrutturazione è sufficiente a soddisfare il requisito dell'apparenza per la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, anche se non sono costantemente a vista dal fondo servente.
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Prova usucapione: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un proprietario che chiedeva l'accertamento dell'usucapione di un terreno e di una servitù di passaggio. La Corte ha ribadito che non è possibile utilizzare il ricorso di legittimità per ottenere una nuova valutazione delle prove, come le testimonianze. La decisione sottolinea la necessità di una prova dell'usucapione rigorosa e che il giudizio di Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti.
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Litisconsorzio necessario eredi: no in riscossione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25451/2024, ha stabilito che non sussiste il litisconsorzio necessario tra gli eredi di un socio defunto quando l'atto impugnato è una cartella di pagamento. Trattandosi di un atto di riscossione e non di accertamento, si pone solo una questione di solidarietà passiva tra gli eredi, escludendo la necessità di integrare il contraddittorio. Il ricorso della contribuente è stato dichiarato inammissibile.
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Giudicato esterno: come blocca l’Agenzia Entrate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di servizi portuali, applicando il principio del giudicato esterno. Una precedente sentenza definitiva aveva già stabilito che la società non era una 'società di comodo', rendendo tale fatto non più discutibile nel nuovo giudizio e annullando di fatto la pretesa fiscale basata su quella presunzione.
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Perdita di chance: come provare il danno risarcibile?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per non essere stato selezionato per incarichi dirigenziali, lamentando procedure illegittime. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento per la perdita di chance, calcolandolo sulla base di una probabilità di successo pari a quella degli altri candidati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il risarcimento per perdita di chance non è automatico. Il lavoratore deve dimostrare una 'elevata probabilità, prossima alla certezza' di ottenere il risultato sperato, non essendo sufficiente provare la mera illegittimità della procedura o una generica possibilità di successo.
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Litisconsorzio necessario e cartella: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di impugnazione di una cartella di pagamento, un atto puramente riscossivo, non sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra gli eredi del socio defunto e la società. La questione si risolve sul piano della solidarietà passiva. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra atti di accertamento e atti di riscossione ai fini della corretta costituzione del contraddittorio.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per l’IVA
Una S.r.l. unipersonale ha impugnato un avviso di accertamento per operazioni inesistenti con una società 'cartiera'. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'Amministrazione Finanziaria può provare la consapevolezza della frode tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. A quel punto, spetta al contribuente fornire la prova contraria della propria buona fede, cosa che in questo caso non è avvenuta. La Corte ha confermato la validità dell'accertamento a carico della società, mentre ha dichiarato estinto il giudizio per i soci a seguito di adesione a definizione agevolata.
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Invito al pagamento: quando è nullo il pignoramento?
Un istituto di credito avviava una riscossione coattiva contro un garante senza avergli prima notificato un formale invito al pagamento. I giudici di merito hanno annullato la procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, poiché la contestazione sulla necessità dell'invito al pagamento è stata sollevata per la prima volta in sede di legittimità, configurandosi come una questione nuova non esaminabile.
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Ricorso non depositato: le conseguenze legali spiegate
Un contribuente ha impugnato una sentenza tributaria in Cassazione ma ha omesso di depositare il ricorso nei termini di legge. L'Amministrazione Finanziaria, costituitasi con controricorso, ha richiesto la dichiarazione di improcedibilità. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, confermando che il ricorso non depositato è improcedibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Amministratore di fatto: responsabilità per debiti
Un contribuente, qualificato come amministratore di fatto di una società, ha impugnato una cartella di pagamento milionaria per imposte non versate. Sosteneva che una precedente sentenza contro la società non potesse estendersi a lui. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la sua responsabilità personale. La Corte ha chiarito che, essendo l'avviso di accertamento originario stato notificato direttamente a lui in qualità di amministratore di fatto, egli era parte del giudizio precedente. Di conseguenza, la sentenza definitiva (giudicato) era direttamente applicabile nei suoi confronti, confermando il suo obbligo di pagamento.
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Rinuncia ricorso: no al doppio contributo unificato
Una società operante nel settore portuale, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di tributi regionali su concessioni demaniali, ha effettuato una rinuncia al ricorso a seguito di un accordo transattivo con l'ente regionale. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che in caso di rinuncia accettata non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, data la natura eccezionale e di stretta interpretazione della norma che lo prevede.
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