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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Sezioni Unite Civile

8 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Difetto di giurisdizione: l’appello è inammissibile
Una cittadina, dopo aver impugnato un'ordinanza di sgombero dinanzi al giudice amministrativo (TAR), ha proposto ricorso in Cassazione per difetto di giurisdizione. Il TAR aveva inizialmente declinato la propria giurisdizione, ma il Consiglio di Stato l'aveva poi affermata. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la parte che sceglie un giudice e ottiene una decisione che mantiene la causa presso quella giurisdizione non ha più interesse a contestarla, risultando 'vittoriosa' su quel punto.
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Sanzione disciplinare avvocato: anche fuori professione
Un avvocato è stato sospeso per bancarotta e appropriazione indebita commesse come amministratore di fatto di una società. Ha contestato la sanzione, sostenendo che gli atti erano estranei alla sua professione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la sanzione disciplinare avvocato è legittima poiché il dovere di dignità e decoro si applica anche alla vita privata, non solo all'esercizio della professione legale.
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Giudicato esterno: i limiti del sindacato di Cassazione
Un istituto di ricerca contesta la revoca di una sentenza del Consiglio di Stato, basata su un presunto giudicato esterno. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la valutazione sull'esistenza del giudicato è una questione di merito procedurale, non di giurisdizione, e quindi non sindacabile in quella sede.
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Difetto di giurisdizione: tutela brevetto e appalti
La Cassazione conferma il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in una controversia su un appalto pubblico. Il caso riguardava una società titolare di un brevetto che contestava un bando di gara, sostenendo violasse i suoi diritti di esclusiva. La Corte ha stabilito che la pretesa sostanziale non era la legittimità dell'atto amministrativo, ma la tutela del diritto di proprietà industriale, materia di competenza del giudice ordinario.
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Eccesso di potere: Cassazione definisce i limiti
Un ex dirigente pubblico, condannato per colpa grave dalla Corte dei Conti a una responsabilità sussidiaria, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che tale forma di responsabilità non fosse prevista dalla legge. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'interpretazione di una norma, anche se creativa o potenzialmente errata, rientra nell'esercizio della funzione del giudice e non costituisce un eccesso di potere. Quest'ultimo si configura solo quando il giudice invade sfere riservate al legislatore o ad altre giurisdizioni, non quando commette un errore di giudizio.
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Proroga giurisdizione: la clausola prevale sempre?
Una società di noleggio ha citato in giudizio una banca per un contratto di leasing di un'imbarcazione, sostenendo la giurisdizione italiana nonostante una clausola che designava i tribunali francesi. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della clausola di proroga giurisdizione, ritenendola vincolante anche se contenuta in condizioni generali e redatta in lingua straniera, poiché era presente nella copia del contratto prodotta dalla stessa società attrice.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del giudice
Un generale in congedo, sanzionato per la sua attività politica, ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alla Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici avessero creato una norma inesistente per rigettare la sua eccezione di tardività della contestazione disciplinare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la semplice interpretazione di una norma, anche se discutibile, non configura un eccesso di potere giurisdizionale, a meno che non si traduca in una "radicale infedeltà" alla legge stessa, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Giurisdizione giudice ordinario: tariffa acqua agevolata
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio il proprio fornitore idrico, rivendicando il diritto a una tariffa agevolata prevista dal contratto per le "comunità". Il fornitore sosteneva che la determinazione della tariffa fosse un atto discrezionale, escludendo la competenza del giudice civile. La Corte di Cassazione ha invece confermato la giurisdizione del giudice ordinario, stabilendo che la controversia riguarda l'adempimento di un'obbligazione contrattuale e, quindi, un diritto soggettivo dell'utente, che rientra pienamente nella competenza del tribunale civile.
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