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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

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898 provvedimenti

Notifica fiscale: valida anche se assenti. Il caso
Un contribuente contesta una notifica fiscale per irreperibilità temporanea. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la procedura ex art. 140 c.p.c. è legittima dopo un vano tentativo di consegna alla residenza o luogo di lavoro, senza necessità di ulteriori ricerche. Viene inoltre escluso il valore di giudicato esterno di una precedente sentenza su una notifica diversa.
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Notifica residenza anagrafica: quando è valida?
Un contribuente contesta una notifica alla residenza anagrafica sostenendo che il Fisco conoscesse la sua dimora effettiva altrove. La Cassazione rigetta il ricorso, affermando che la notifica è valida se eseguita presso la residenza risultante dai registri anagrafici, a meno che il cambio di residenza non sia stato formalmente comunicato secondo legge. Non rileva la conoscenza di un domicilio professionale diverso.
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Notifica per compiuta giacenza: quando è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica per compiuta giacenza di una cartella di pagamento è perfettamente valida anche se il destinatario, temporaneamente assente, non ritira l'atto depositato presso la casa comunale e non firma la relativa raccomandata informativa. La procedura si perfeziona dopo dieci giorni, presumendo la conoscenza legale dell'atto da parte del contribuente.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: errori fatali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso a causa di gravi errori procedurali. L'appellante ha presentato due ricorsi, entrambi viziati: il primo per una notifica telematica incompleta (mancanza della ricevuta di consegna), il secondo per tardività, difetto di procura speciale al momento della notifica e genericità dei motivi. La decisione sottolinea l'importanza del rigore formale, confermando l'inammissibilità del ricorso in Cassazione quando non vengono rispettate le regole fondamentali del processo.
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Modifica domanda: lecita se connessa alla vicenda
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica della domanda in corso di causa è legittima se rimane connessa alla vicenda sostanziale originaria e se rappresenta una reazione alle difese della controparte. Nel caso specifico, un curatore fallimentare ha agito in revocatoria contro una banca per una rimessa su conto corrente. La banca si è difesa invocando l'escussione di una garanzia finanziaria prestata da un terzo. Il curatore ha quindi modificato la domanda, qualificando la rimessa come "pagamento anomalo". La Corte ha ritenuto tale modifica ammissibile, poiché non ha introdotto una nuova vicenda ma ha solo adeguato la prospettazione giuridica in risposta agli elementi introdotti dalla banca, senza violare il diritto di difesa. Ha inoltre chiarito che l'azione revocatoria colpiva la rimessa sul conto del debitore fallito, non l'escussione della garanzia in sé.
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Correzione errore materiale: ricorso inammissibile
Due lavoratori hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta di correzione di errore materiale in una precedente sentenza, relativa all'omessa inclusione di alcune indennità nel calcolo dello stipendio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un'ordinanza che nega la correzione di un errore materiale non è un provvedimento impugnabile, poiché non costituisce un nuovo esercizio di potere giurisdizionale. Il rimedio corretto sarebbe stato impugnare la sentenza originale.
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Impugnabilità estratto di ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro una sentenza che negava l'impugnabilità di un estratto di ruolo relativo a 41 cartelle esattoriali. La decisione si fonda su una norma sopravvenuta (jus superveniens) che limita l'impugnabilità estratto di ruolo ai soli casi in cui il ricorrente dimostri un pregiudizio concreto e specifico derivante dall'iscrizione a ruolo, prova che in questo caso non è stata fornita. La Corte ha inoltre confermato l'inammissibilità per la genericità dei motivi d'appello.
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Revoca del mandato: l’avvocato non può intervenire
Un avvocato, a seguito della revoca del mandato da parte di un ente comunale, interveniva nello stesso giudizio per contestare la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del suo intervento, chiarendo che le questioni relative al rapporto professionale sono distinte e separate dall'oggetto della causa principale. La sentenza sottolinea che la revoca del mandato è un atto di autonomia privata e le relative contestazioni devono essere sollevate in un procedimento autonomo.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Un erede ha presentato un ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. L'erede affermava che la Corte avesse erroneamente presunto l'estinzione di un debito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la doglianza del ricorrente non riguardava un errore di percezione su un fatto, bensì una critica all'interpretazione giuridica e alla valutazione degli atti processuali, che non integra la nozione di errore di fatto revocatorio.
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Ricorso per cassazione inammissibile: i requisiti
Un contribuente ha impugnato una decisione della Commissione Tributaria Regionale davanti alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile a causa di gravi vizi procedurali. Tra questi, la confusione tra diversi motivi di ricorso, la mancanza di specificità delle censure e il tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per abuso del processo.
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Revoca concordato preventivo: quando è legittima?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società fallita, stabilendo principi chiave sulla revoca concordato preventivo. La Corte chiarisce che non è necessario un decreto autonomo per la revoca, potendo questa essere motivata nella stessa sentenza di fallimento. Inoltre, sottolinea che l'impossibilità di attuare il piano concordatario, come la mancata vendita di un immobile cruciale, costituisce una ragione autonoma e sufficiente per la revoca, rendendo irrilevanti altre censure non focalizzate su questo punto decisivo.
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Responsabilità custode scivolo: quando è esclusa?
Un utente di uno scivolo acquatico subisce lesioni e cita in giudizio la struttura ricettiva, invocando la responsabilità custode. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la decisione d'appello che escludeva la responsabilità della struttura. Il danno è stato attribuito al comportamento anomalo e imprevedibile dell'utente, che ha interrotto il nesso causale tra la cosa in custodia e l'evento.
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Fattibilità del piano: limiti del giudice fallimentare
La bancarotta di un'impresa è stata confermata dopo che la sua proposta di concordato preventivo è stata giudicata inammissibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendo il ruolo del giudice nella valutazione della fattibilità del piano. È stato stabilito che il giudice deve esaminare non solo la conformità legale, ma anche la concreta fattibilità economica del piano per scartare proposte palesemente irrealizzabili, confermando inoltre la natura discrezionale della concessione di termini per la modifica del piano stesso.
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Distanze legali: quando la sopraelevazione è nuova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12306/2025, ha chiarito la distinzione tra ristrutturazione e nuova costruzione ai fini del rispetto delle distanze legali. Un intervento che modifica sagoma e volumetria di un edificio, come una sopraelevazione con cambio di destinazione d'uso, è considerato nuova costruzione e deve rispettare le normative vigenti sulle distanze, anche se l'edificio preesisteva a quello del vicino. La Corte ha rigettato il ricorso di un proprietario, confermando la condanna al ripristino della situazione originaria.
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Comproprietà stradella: l’interpretazione dei contratti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una coppia che negava al vicino il diritto di usare una stradella. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la comproprietà della stradella emergeva chiaramente dall'interpretazione dei precedenti atti di donazione e compravendita, nei quali la via era definita "comune". La Cassazione ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le valutazioni dei fatti e l'interpretazione contrattuale operate nei gradi precedenti.
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Possesso ad usucapionem: non basta usare il terreno
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, negando l'acquisto per usucapione di un terreno. Il semplice utilizzo di un'area altrui come parcheggio o la costruzione di opere precarie non costituisce un possesso ad usucapionem valido. Per l'usucapione, è necessario un comportamento che manifesti in modo inequivocabile la volontà di escludere il legittimo proprietario, come ad esempio la recinzione del fondo. Il ricorso è stato rigettato.
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Revocatoria fallimentare: onere della prova e notifica
La Cassazione conferma la revocatoria fallimentare di un atto di rinuncia a un usufrutto. Chiarisce che la notifica a un familiare presso la residenza anagrafica è valida anche senza convivenza e che l'eccezione di adempimento di un dovere morale, per evitare l'inefficacia, deve essere sollevata in primo grado.
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Compensazione quota socio: quando è legittima?
Un ex socio di una s.r.l. ha richiesto la liquidazione della sua quota, ma la società ha opposto un proprio credito in compensazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ex socio, confermando la legittimità della compensazione della quota socio. La Corte ha stabilito che il momento rilevante per la prescrizione è quello in cui la società esercita il suo diritto di compensazione, ovvero durante la liquidazione della quota, rendendo irrilevante l'anteriorità dei singoli debiti.
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Termine lungo impugnazione: quando scatta la decadenza
Una società operante nel settore ippico ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ribadendo un principio fondamentale: il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria) e non dalla sua successiva comunicazione alle parti. La mancata vigilanza da parte del difensore sullo stato del procedimento non costituisce una scusante.
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Tardività ricorso cassazione: un caso di termini
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili due ricorsi riuniti. Il primo, avverso una sentenza di appello, per tardività, chiarendo il calcolo dei termini in pendenza di un'istanza di revocazione. Il secondo, relativo alla decisione sulla revocazione, viene respinto perché la Corte d'Appello aveva correttamente escluso l'errore di fatto, compiendo invece una valutazione di merito non sindacabile in quella sede. La vicenda sottolinea l'importanza del rispetto dei termini processuali, la cui violazione, come in questo caso di tardività del ricorso per cassazione, è fatale.
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