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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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631 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
Quattro imputati ricorrono contro una sentenza della Corte d'Appello di Bari, emessa a seguito di un 'concordato in appello', lamentando vizi nella determinazione della pena. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'impugnazione di tali sentenze è consentita solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà, al consenso del PM o alla difformità della pronuncia rispetto all'accordo, e non per contestare la valutazione sulla pena, a meno che questa non sia palesemente illegale.
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Prescrizione e nullità: quando prevale l’assoluzione?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di guida in stato di ebbrezza in cui l'imputata, pur a fronte della declaratoria di prescrizione, chiedeva l'assoluzione nel merito per una presunta nullità del verbale di accertamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito che, per superare la prescrizione, la prova dell'innocenza deve essere evidente e di immediata percezione ('ictu oculi'), condizione non soddisfatta da una nullità procedurale che risulta essere 'controvertibile' e non manifesta.
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Remissione di querela: come estingue il reato di furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato a seguito della remissione di querela da parte della vittima, accettata dall'imputato. La decisione si fonda su una recente modifica legislativa che ha reso il reato di furto procedibile a querela. La Corte ha stabilito che la causa estintiva del reato prevale su altre questioni procedurali sollevate nel ricorso, portando all'annullamento della sentenza senza rinvio.
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Errore di fatto: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13407/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto. Il caso riguardava il presunto errato calcolo della prescrizione di un reato tributario. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei periodi di sospensione del processo non costituisce un errore di fatto percettivo (una svista), ma un errore di valutazione giuridica, non sindacabile con tale rimedio eccezionale. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Giudicato parziale e prescrizione: la Cassazione chiara
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13377/2024, ha chiarito i limiti del giudizio di rinvio in caso di annullamento parziale di una sentenza. Se la Cassazione annulla una condanna solo riguardo alla pena, la statuizione sulla responsabilità dell'imputato diventa definitiva per effetto del giudicato parziale. Di conseguenza, il giudice del rinvio non può dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, poiché la condanna è ormai irrevocabile. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo l'annullamento parziale della sua condanna per reati di droga, sperava di ottenere la declaratoria di prescrizione.
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Remissione di querela: furto estinto, sentenza annullata
Un soggetto, condannato in primo e secondo grado per furto aggravato di energia elettrica, ha ottenuto l'annullamento della sentenza dalla Corte di Cassazione. Il motivo risiede nella remissione di querela presentata dalla persona offesa prima della sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un rifiuto da parte dell'imputato, la remissione si intende tacitamente accettata, estinguendo così il reato e rendendo nulle le precedenti condanne.
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Patteggiamento illegittimo: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento per guida in stato di ebbrezza. Il Tribunale aveva accettato la durata della pena concordata tra le parti ma aveva rigettato la sostituzione della stessa con il lavoro di pubblica utilità. La Cassazione ha stabilito che l'accordo di patteggiamento è un pacchetto unico e inscindibile. Il giudice non può modificarlo, ma deve scegliere se accoglierlo in toto o rigettarlo, aprendo la via al processo ordinario. Modificare l'accordo configura un patteggiamento illegittimo per difetto di correlazione tra richiesta e sentenza.
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Prescrizione reato: annullata condanna per furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato a causa della prescrizione del reato. Il caso verteva su un furto da un'auto con rottura del finestrino. La Corte d'Appello aveva escluso un'aggravante ma confermato la pena senza adeguata motivazione. La Cassazione ha ritenuto questo un vizio di motivazione sufficiente a rendere il ricorso ammissibile, permettendo così di dichiarare l'intervenuta prescrizione del reato.
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Modifica imputazione: il PM può agire fino alla fine
In un caso di furto, il Tribunale aveva dichiarato l'improcedibilità per mancanza di querela, ignorando la richiesta del PM di modificare l'imputazione con un'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il potere di modifica dell'imputazione spetta al PM fino alla chiusura del dibattimento. Il giudice non può anticipare il giudizio, negando tale facoltà, perché violerebbe il principio del contraddittorio e limiterebbe illegittimamente i poteri dell'accusa.
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Concordato in appello: quali nullità si possono far valere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10666/2024, ha stabilito principi cruciali in tema di concordato in appello e espulsione dello straniero. Due ricorrenti, che avevano stipulato un concordato sulla pena, hanno visto il loro ricorso dichiarato inammissibile perché l'accordo sana le nullità procedurali pregresse, come la mancata traduzione degli atti. Il ricorso di un terzo imputato, basato sulla richiesta di non luogo a procedere per avvenuta espulsione, è stato rigettato. La Corte ha chiarito che solo l'espulsione amministrativa, e non quella disposta come sanzione alternativa alla detenzione, può portare all'estinzione del procedimento.
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Ricorso inammissibile per spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato con patteggiamento per la detenzione di oltre 1kg di eroina. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché contestava la valutazione delle prove sulla destinazione allo spaccio, una questione di merito non sindacabile in sede di legittimità, specialmente dopo un patteggiamento.
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Prescrizione guida in stato di ebbrezza: la Cassazione
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha visto il suo reato dichiarato estinto per prescrizione in appello. Ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo un'assoluzione piena per insufficienza di prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prescrizione prevale sull'assoluzione nel merito, a meno che la prova dell'innocenza non sia assolutamente evidente e palese.
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Lieve entità stupefacenti: valutazione unitaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza 34803/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di diverse tipologie di stupefacenti. La Corte ha ribadito che la valutazione della lieve entità stupefacenti deve essere unitaria e complessiva, non essendo possibile scindere la condotta relativa a una sostanza (cocaina) da quella contestuale relativa ad altre (hashish e marijuana). Anche una quantità modesta di droga pesante non può essere considerata di lieve entità se inserita in un contesto di detenzione di ingenti quantitativi di altre droghe, indicativo di un inserimento strutturato nel mercato illecito.
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Improcedibilità azione penale: furto annullato
Un uomo, condannato per furto in aeroporto, ha ottenuto l'annullamento della sentenza dalla Corte di Cassazione. La decisione si basa sull'improcedibilità dell'azione penale, poiché, a seguito di una modifica legislativa, il reato è diventato perseguibile solo a querela di parte. La denuncia iniziale della vittima è stata ritenuta non valida come querela per assenza di una esplicita volontà di punire il colpevole, portando alla chiusura definitiva del caso.
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Reformatio in peius: quando la pena non è peggiore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati per furto. La Corte chiarisce i limiti del divieto di reformatio in peius, specificando che l'applicazione in appello di una sanzione pecuniaria, non prevista in primo grado, non costituisce un peggioramento se la pena complessiva non risulta più grave.
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Prescrizione omicidio colposo: quando si raddoppia
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di primo grado che aveva erroneamente dichiarato estinto per prescrizione un reato di omicidio colposo aggravato. La Corte ha ribadito che, a seguito delle riforme normative, la prescrizione per l'omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla circolazione stradale è raddoppiata, passando a quattordici anni. Di conseguenza, il processo deve proseguire.
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Prescrizione reato: annullata condanna per guida-ebbrezza
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per guida in stato di ebbrezza aggravata da sinistro stradale. La decisione si fonda sulla sopravvenuta prescrizione del reato, calcolata tenendo conto del tempo trascorso e delle sospensioni processuali. La Corte ha inoltre colto l'occasione per censurare l'errata applicazione della sanzione accessoria della revoca della patente, non prevista per la fascia di ebbrezza contestata all'imputato.
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Proscioglimento in appello: illegittimo senza udienza
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, si vede dichiarare il reato prescritto dalla Corte d'Appello senza un'udienza. La Cassazione annulla questa decisione, stabilendo che il proscioglimento in appello non può avvenire de plano (senza contraddittorio), violando il diritto dell'imputato a cercare un'assoluzione nel merito. La sentenza ribadisce un principio fondamentale del giusto processo.
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Riparazione ingiusta detenzione: niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a una persona assolta per alcune imputazioni ma prosciolta per prescrizione per altre. Secondo la Corte, se i reati prescritti erano di per sé sufficienti a giustificare la misura cautelare, il diritto all'indennizzo non sorge. L'imputato avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione per cercare un'assoluzione piena nel merito.
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Ricorso inammissibile: niente prescrizione post-sentenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8298/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo una sentenza di patteggiamento per guida in stato di ebbrezza, chiedeva venisse dichiarata la prescrizione del reato maturata successivamente. La Corte ha ribadito che un ricorso inammissibile preclude l'esame nel merito, inclusa la valutazione di cause di estinzione del reato come la prescrizione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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