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Art. 125 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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580 provvedimenti

Altri anni per Art. 125 Codice di Procedura Penale

Associazione per delinquere: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti a carico di un soggetto ritenuto capo e organizzatore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la prova di un'associazione stabile non richiede un patto formale, ma può essere desunta da elementi fattuali come la suddivisione dei ruoli, la gestione comune dei proventi e il sostegno ai sodali arrestati, distinguendo nettamente tale fattispecie dal semplice concorso di persone in singoli reati.
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Archiviazione per particolare tenuità: i limiti del ricorso
Una persona indagata per truffa impugna l'ordinanza di archiviazione per particolare tenuità del fatto, mirando a un'assoluzione piena. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che tali provvedimenti possono essere contestati solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione come la manifesta illogicità. Il caso chiarisce i precisi confini procedurali per l'impugnazione di questo tipo di archiviazione.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furti aggravati in un supermercato, rigettando i ricorsi degli imputati. La Corte ha ritenuto valido il riconoscimento fotografico effettuato dalla polizia giudiziaria tramite l'analisi di video di sorveglianza e foto segnaletiche, considerandolo prova sufficiente per l'identificazione, anche a fronte di alibi inconsistenti. È stata inoltre negata l'attenuante del danno di lieve entità.
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Sequestro preventivo: incapienza e frode fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli amministratori di una società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali. La Corte ha stabilito che il 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni, è validamente motivato sulla base di due elementi: l'incapienza patrimoniale degli indagati rispetto al profitto del reato e la loro pregressa condotta fraudolenta, ritenuta un indicatore attendibile della possibilità che possano sottrarre beni alla futura confisca.
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Trasferimento fraudolento di valori: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di tre esercizi commerciali. Il caso riguarda un'ipotesi di trasferimento fraudolento di valori, dove un soggetto attribuiva fittiziamente la titolarità delle attività a prestanome per eludere misure di prevenzione. La Corte ha stabilito che, una volta emesso il rinvio a giudizio, non è più contestabile il 'fumus commissi delicti' in sede cautelare. Inoltre, il ricorso non può limitarsi a criticare la valutazione del pericolo, ma deve dimostrare una violazione di legge.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che, ai fini della valutazione della pericolosità sociale, il lungo e grave percorso criminale pregresso prevale sui recenti progressi nel percorso rieducativo, legittimando la misura di prevenzione. Il ricorso è stato respinto perché contestava il merito della valutazione e non una violazione di legge.
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Motivazione della pena: obblighi del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna limitatamente al calcolo della sanzione, poiché la Corte d'Appello non aveva esplicitato i criteri di motivazione della pena. Il giudice non aveva chiarito la pena base, gli aumenti per il reato continuato e le riduzioni applicate, rendendo il calcolo non trasparente. La responsabilità penale dell'imputata è stata confermata.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La decisione si basa sul principio fondamentale che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito, ma deve limitarsi al controllo di legittimità sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione della sentenza impugnata.
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Confisca allargata: sequestro anche senza nesso diretto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo su una somma di denaro, finalizzato alla confisca allargata, nei confronti di un individuo indagato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, per questo tipo di misura, non è necessario provare il nesso di pertinenzialità diretta tra il denaro e il reato, essendo sufficiente dimostrare la sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato dall'indagato, il quale non è riuscito a giustificarne la lecita provenienza.
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Appello tardivo: i termini nel rito cartolare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché presentato fuori tempo massimo. La sentenza chiarisce che l'aumento di 15 giorni per l'impugnazione, previsto per l'imputato assente, non si applica ai giudizi d'appello celebrati con rito cartolare non partecipato. Questo principio rende l'appello tardivo e ne preclude l'esame nel merito.
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Sequestro smartphone: i limiti della Procura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro probatorio relativa a uno smartphone, ritenendola illegittima. La decisione si fonda sulla violazione del principio di proporzionalità, poiché il provvedimento autorizzava l'acquisizione indiscriminata di tutti i dati del dispositivo senza specifici criteri di selezione. Secondo la Corte, il sequestro smartphone non può trasformarsi in un'esplorazione generalizzata della vita privata e lavorativa dell'indagato, ma deve essere mirato e giustificato da precise esigenze probatorie.
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Trattenimento straniero: continuità tra i provvedimenti
La Corte di Cassazione analizza il caso di un cittadino straniero sottoposto a una complessa serie di provvedimenti di trattenimento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il provvedimento di trattenimento straniero per richiedenti asilo si salda senza interruzioni a quello precedente finalizzato al rimpatrio. Viene inoltre chiarito che la sola impugnazione del diniego di protezione internazionale non sospende automaticamente la misura restrittiva, che quindi rimane legittima.
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Carenza di interesse: quando un ricorso è inammissibile
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari, propone ricorso in Cassazione per ottenerne la revoca. Tuttavia, prima della decisione della Corte, il Tribunale revoca la misura. Di conseguenza, l'indagato rinuncia al ricorso, che la Cassazione dichiara inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza condanna alle spese.
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Ricorso inammissibile dopo concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte chiarisce che, dopo un accordo processuale in appello ('concordato'), non è più possibile contestare nel merito la valutazione dei fatti, come la destinazione della sostanza. L'impugnazione è permessa solo per vizi procedurali relativi alla formazione dell'accordo stesso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatture gonfiate: Cassazione sulla frode fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per frode fiscale. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture gonfiate per servizi parzialmente resi. La Corte ha confermato che la sovrafatturazione qualitativa rientra nel reato di dichiarazione fraudolenta, poiché crea una divergenza tra la realtà commerciale e la sua rappresentazione documentale. L'intento fraudolento (dolo specifico) è stato desunto dalla sistematicità e dall'entità delle operazioni, respingendo la tesi difensiva dell'errore di calcolo.
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Occultamento documenti contabili: la prova del dolo
Un imprenditore è stato condannato per il reato di occultamento documenti contabili per non aver consegnato 21 fatture. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando che il dolo specifico di evasione fiscale può essere provato attraverso un processo logico-deduttivo basato sul comportamento dell'imputato, come la persistente mancata esibizione dei documenti, anche durante il processo. La Corte ha ribadito che la possibilità di reperire i documenti presso terzi non esclude il reato.
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Prova indiziaria: quando è sufficiente per la condanna
Un soggetto viene condannato per il possesso di tabacco di contrabbando trovato in un'area condominiale. Nonostante il ricorso lamentasse la mancanza di prove dirette, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. La Corte ha stabilito che la prova indiziaria, derivante dalla combinazione di più elementi (come una soffiata, la presenza dell'imputato sul luogo e il suo comportamento collaborativo), è sufficiente a fondare un giudizio di colpevolezza quando gli indizi sono gravi, precisi e concordanti, senza che sia necessario riesaminare i fatti nel merito.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo il vincolo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava il sequestro probatorio di 40.000 euro. La sentenza chiarisce i presupposti per la legittimità della misura, focalizzandosi sulla nozione di 'fumus commissi delicti' e sulla finalità investigativa del vincolo, distinguendola nettamente dai requisiti del sequestro preventivo. Secondo la Corte, i precedenti penali degli indagati possono essere sufficienti a configurare l'astratta ipotizzabilità del reato di riciclaggio.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso presentato da un condannato. A seguito della rinuncia formale da parte dei difensori, la Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione si fonda sull'articolo 591 del codice di procedura penale, che configura la rinuncia come causa di inammissibilità.
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Revoca confisca: l’assoluzione non basta sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca confisca di prevenzione non consegue automaticamente a una sentenza di assoluzione. Il ricorso di un soggetto, i cui beni erano stati confiscati sulla base di un giudizio di pericolosità sociale, è stato respinto. La Corte ha chiarito che l'assoluzione è rilevante solo se annulla completamente i presupposti della misura, cosa non avvenuta nel caso di specie, data la presenza di altre condanne definitive e di una notevole sproporzione patrimoniale.
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