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Art. 125 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1084 provvedimenti

Altri anni per Art. 125 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un'ordinanza di sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il denaro sul conto corrente aziendale, ritenuto profitto diretto del reato tributario, ha la priorità sulla confisca per equivalente dei beni degli amministratori. Pertanto, l'eventuale valore eccessivo dei beni sequestri per equivalente non giustifica lo sblocco del conto corrente oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta.
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Fatture soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di un amministratore di fatto e di diversi amministratori di diritto, confermando la condanna per un complesso schema fraudolento basato sull'uso di fatture soggettivamente inesistenti. Il sistema, che vedeva un consorzio utilizzare cooperative "schermo" per evadere l'IVA, ha portato alla conferma della responsabilità penale sia per l'ideatore della frode sia per i prestanome, ritenuti consapevoli del disegno criminoso.
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Provvedimento cautelare: quando può essere riemesso?
La Corte di Cassazione chiarisce le condizioni per emettere un nuovo provvedimento cautelare dopo l'inefficacia del precedente per vizi procedurali. La sentenza stabilisce che non sono necessari elementi nuovi ('quid pluris'), ma è sufficiente una motivazione che attesti la persistenza di esigenze cautelari eccezionali, basate sulla gravità dei fatti e sulla pericolosità del soggetto. Il ricorso dell'imputato è stato quindi rigettato, confermando la validità della seconda misura.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per rapina. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice precedente, che in questo caso era solida e basata su molteplici prove.
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Fumus ricettazione: quando il sequestro è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per una somma di 12.100 euro, ritenuta provento di reato. La Corte ha confermato che, per configurare il fumus ricettazione, non è necessaria la prova certa del reato presupposto, ma è sufficiente un quadro indiziario grave, preciso e concordante, basato su elementi come la provenienza del denaro, la mancanza di redditi leciti e il comportamento sospetto del soggetto, come l'occultamento della somma.
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Ricorso inammissibile: prove e motivazione in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per rapina, riciclaggio e ricettazione. La sentenza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti e che le motivazioni dei giudici di merito, se logiche e ben argomentate, sono sufficienti a confermare la condanna. Il caso verteva su prove indiziarie, come l'uso di un'auto rubata, il ritrovamento di refurtiva in un magazzino e il riconoscimento vocale di un imputato, tutte ritenute valide e convergenti.
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Guida senza patente con avviso orale: no attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per guida senza patente mentre era sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale. La Corte ha stabilito che la legge sanziona direttamente tale condotta, senza necessità di specificare la violazione. Inoltre, ha confermato la decisione dei giudici di merito di negare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche, a causa del 'vissuto delinquenziale' del soggetto, ritenuto elemento decisivo.
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Continuazione reati associativi: la Cassazione spiega
Un soggetto, condannato con due sentenze separate per associazione a delinquere di tipo mafioso e per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto l'unificazione delle pene sotto il vincolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. Ha stabilito che per la continuazione tra reati associativi non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale e geografica, ma è necessaria una prova rigorosa di un unico progetto delinquenziale, distinguendolo da una mera scelta di vita dedita a commettere illeciti.
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Ordine di demolizione: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14123/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione per una costruzione abusiva in area vincolata. La Corte ha stabilito che il permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune non poteva fermare la demolizione, in quanto illegittimo. La normativa nazionale, infatti, non consente il condono per abusi edilizi di tale rilevanza in zone soggette a tutela ambientale. I motivi del ricorso, inclusa la violazione del diritto all'abitazione, sono stati ritenuti generici e infondati.
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Proroga 41-bis: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, esponente di vertice di un'associazione criminale, contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. La Corte ha stabilito che per la legittimità della proroga 41-bis non è necessaria la prova di fatti recenti, ma è sufficiente valutare la capacità attuale del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione, considerando il suo ruolo di spicco e l'operatività del clan.
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Termine deposito motivazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che contestava la proroga del termine deposito motivazione da 30 a 45 giorni da parte del Tribunale del Riesame. La Corte ha confermato che, in materia di misure cautelari, il giudice non è tenuto a motivare la scelta di avvalersi del termine più lungo, essendo sufficiente indicarlo nel dispositivo della decisione. Tale scelta è considerata un atto discrezionale e non sindacabile.
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Sequestro probatorio: i limiti della motivazione del PM
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla validità di un sequestro probatorio avente ad oggetto un machete. L'imputato lamentava una motivazione carente da parte del Pubblico Ministero. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la motivazione del sequestro probatorio deve dimostrare una relazione qualificata tra l'oggetto e il reato, ma non richiede una prova certa della colpevolezza. È sufficiente il cosiddetto "fumus commissi delicti", ovvero la semplice e non astratta possibilità di un collegamento, che per beni come le armi può essere considerato quasi auto-evidente.
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Sequestro preventivo superbonus: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di sequestro preventivo superbonus, rigettando i ricorsi di alcuni imputati accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. La sentenza conferma l'impossibilità di detrarre i costi dal profitto illecito quando l'intera operazione è viziata e chiarisce i principi sulla responsabilità solidale nel sequestro per equivalente, affermando che la misura può gravare su un singolo coimputato per l'intero importo se le singole quote di profitto non sono distinguibili.
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Revisione della condanna: No a nuovi processi
Un ex agente di polizia, condannato per falso ideologico, ha chiesto la revisione della condanna sostenendo di aver agito per non auto-incriminarsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la revisione non può basarsi su motivi già esaminati e che il diritto al silenzio non autorizza a commettere reati.
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Prescrizione Reato Guida: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per guida in stato di ebbrezza, dichiarando la prescrizione del reato. Nonostante i ricorsi dell'imputato, la Corte ha rilevato d'ufficio il superamento del termine massimo di prescrizione, calcolato in cinque anni più un periodo di sospensione, estinguendo il reato e annullando la condanna senza necessità di un nuovo processo.
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Concorso nel reato: la Cassazione chiarisce il ruolo
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati per traffico di stupefacenti. Due ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne. Decisivo è stato il rigetto del ricorso della moglie di uno degli spacciatori, inizialmente assolta. La Corte ha stabilito che la sua condotta - fornire il proprio cellulare, accompagnare il marito e incitare alla vendita - integra un vero e proprio concorso nel reato e non una semplice connivenza passiva, giustificando così la condanna in appello.
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Riesame sequestro preventivo: no appello senza esecuzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un provvedimento di riesame del sequestro preventivo. La decisione si fonda sul principio che l'impugnazione è possibile solo dopo l'effettiva esecuzione del sequestro, momento in cui sorge un interesse concreto e attuale alla restituzione dei beni. Il ricorrente non ha fornito prova dell'avvenuta esecuzione del sequestro sui conti correnti prima di presentare l'istanza, rendendo così la sua azione prematura e priva di fondamento giuridico.
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Revoca gratuito patrocinio per reati tributari: la prova
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del gratuito patrocinio a un soggetto condannato per reati tributari. La presunzione di reddito superiore ai limiti legali può essere superata, ma non con una semplice autodichiarazione. È necessaria una prova concreta e documentata della propria situazione di indigenza. L'appello è stato dichiarato inammissibile per aspecificità, non avendo contestato l'insufficienza della prova fornita.
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Ingiusta detenzione: valutazione autonoma del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che concedeva una riparazione per ingiusta detenzione. La Corte ha stabilito che l'assoluzione nel processo penale non è sufficiente per ottenere il risarcimento. Il giudice della riparazione deve compiere una valutazione autonoma e distinta per verificare se l'interessato abbia causato la detenzione con dolo o colpa grave, applicando un metro di giudizio diverso da quello penale.
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Patrocinio a spese dello Stato: convivenza e reddito
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la convivenza stabile e la condivisione delle spese abitative tra più persone, anche in assenza di vincoli di parentela, le qualifica come un unico nucleo familiare. Di conseguenza, i loro redditi devono essere sommati per verificare il superamento della soglia legale. Il richiedente che afferma il contrario ha l'onere di provare la natura solo apparente della convivenza.
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