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Art. 1226 Codice Civile — Anno 2025

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292 provvedimenti

Altri anni per Art. 1226 Codice Civile

Prescrizione appalti pubblici: decorrenza e collaudo
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione negli appalti pubblici. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per il diritto al saldo dell'appaltatore decorre dallo scadere dell'ottavo mese successivo alla data di ultimazione dei lavori, termine fissato per legge per il collaudo. Secondo la Corte, il mancato rispetto di questo termine da parte della stazione appaltante equivale a un rifiuto legale, rendendo il diritto esigibile. Un collaudo effettuato tardivamente è irrilevante ai fini dell'interruzione della prescrizione, poiché il potere della P.A. di effettuarlo si è consumato. Di conseguenza, il ricorso della società appaltatrice è stato respinto in quanto le sue pretese erano ormai prescritte.
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Poteri del giudice tributario: no a decisioni in equità
La Corte di Cassazione ha stabilito che i poteri del giudice tributario non gli consentono di ridurre forfettariamente una pretesa fiscale basandosi su un criterio di equità. In un caso riguardante l'accertamento a una scuola guida, i giudici di merito avevano ridotto del 50% i ricavi accertati. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, affermando che il giudice, di fronte a una pretesa parzialmente infondata, deve determinare e quantificare l'esatto ammontare del tributo dovuto sulla base delle prove, senza sostituirsi all'amministrazione con decisioni equitative.
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Liquidazione equitativa danno: il ruolo del perito
Un proprietario di un appartamento subisce un incendio ma l'assicurazione non paga perché l'amministratore non ha versato il premio. La Cassazione conferma la condanna dell'amministratore al risarcimento, basando la quantificazione del danno su una valutazione equitativa. L'ordinanza chiarisce che, una volta accertata la responsabilità, il giudice può procedere alla liquidazione equitativa del danno utilizzando come base una perizia, anche se non formalmente ratificata.
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Risarcimento bagaglio smarrito: la prova del valore
La Corte di Cassazione chiarisce che per il risarcimento bagaglio smarrito non è necessaria la prova dettagliata del valore di ogni singolo bene. Una volta accertato lo smarrimento, il giudice non può negare il risarcimento per difficoltà nella quantificazione del danno, ma deve procedere a una liquidazione equitativa, basata su criteri di comune esperienza, come la durata del viaggio. La decisione riforma una sentenza di merito che aveva negato il risarcimento al passeggero per mancata produzione di scontrini.
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Abolitio criminis: illecito civile e risarcimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27756/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento del danno. Anche quando un reato viene cancellato dalla legge (abolitio criminis), l'obbligazione di risarcire il danno non viene meno se la condotta costituisce un illecito civile. Nel caso di specie, un ex presidente di Regione, pur non più perseguibile penalmente per abuso d'ufficio a seguito di una modifica normativa, è stato ritenuto civilmente responsabile per aver utilizzato fondi pubblici per scopi elettorali privati. La Corte ha chiarito che una precedente condanna generica al risarcimento, emessa in sede penale, mantiene la sua efficacia vincolante sulla responsabilità, lasciando al giudice civile solo il compito di quantificare il danno.
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Concorso di colpa: la provocazione non giustifica la violenza
La Corte di Cassazione ha escluso il concorso di colpa della vittima in un caso di aggressione fisica. Sebbene la lite fosse nata da una richiesta di denaro, la reazione violenta dell'aggressore è stata giudicata "assolutamente sproporzionata", rendendolo unico responsabile del danno. La Corte ha inoltre confermato la validità della liquidazione equitativa del danno morale, ritenendola adeguata alla gravità del fatto, indipendentemente dalla durata della prognosi medica.
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Danno ambientale: ricorso inammissibile, le ragioni
I proprietari di alcuni terreni citano in giudizio i gestori di una discarica per danno ambientale a seguito dello smaltimento illecito di rifiuti, che ha impedito la coltivazione agricola. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, sostenendo che la normativa vieta comunque l'uso agricolo di ex discariche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dei proprietari inammissibile, poiché non hanno contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza d'appello, rendendo di fatto inattaccabile la decisione.
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Risarcimento acqua non potabile: la Cassazione decide
Un cittadino ha citato in giudizio il proprio comune per la fornitura di acqua non potabile. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per l'acqua non potabile, respingendo le argomentazioni del comune relative alla competenza del giudice e alla presunta mancanza di prove del danno. La Corte ha stabilito che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario e che il danno può essere liquidato in via equitativa, senza la necessità di produrre ogni singolo scontrino per l'acquisto di acqua in bottiglia.
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Omessa vigilanza: responsabilità e prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28119/2025, affronta un caso di omessa vigilanza da parte di un'autorità di controllo su un intermediario finanziario fallito. La Corte stabilisce che la domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'intermediario interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'autorità, data la natura risarcitoria del credito e la responsabilità solidale. Tuttavia, annulla la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo all'effettiva sussistenza della colpa dell'autorità, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prova del danno: quando il giudice non può liquidare
Un proprietario terriero subisce danni da un incendio partito da un fondo vicino. Nonostante la responsabilità dei vicini sia stata accertata, la Corte di Cassazione ha negato il risarcimento perché la vittima non ha fornito una adeguata prova del danno subito. L'ordinanza chiarisce che la liquidazione equitativa è possibile solo se l'esistenza del danno è provata.
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Danno da indisponibilità immobile: la Cassazione fa il punto
Una società costruttrice agisce per ottenere il risarcimento del danno da indisponibilità immobile, causato da pignoramenti ritenuti illegittimi su un bene che aveva già acquistato. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento. La Corte di Cassazione, prima di pronunciarsi nel merito su questioni cruciali come la natura del danno e la prova della cessione dei crediti, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando un difetto nella notifica del ricorso ad alcune parti, ne ordina la rinnovazione, sospendendo di fatto la decisione sulle questioni sostanziali.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il risarcimento per presunto mobbing. La decisione si fonda su vizi procedurali, in particolare sulla regola della 'doppia conforme', che impedisce un riesame dei fatti quando due tribunali di merito giungono alla stessa conclusione. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non aveva allegato fatti sufficienti a dimostrare le condotte vessatorie, rendendo il suo ricorso un tentativo di ottenere una terza valutazione del merito, non consentita in sede di legittimità.
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Responsabilità amministratori: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore, confermando la sua condanna al risarcimento danni per il suo ruolo in una complessa frode fiscale che ha portato all'insolvenza della società. La decisione si fonda principalmente sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché l'appellante non ha fornito alla Corte gli elementi necessari per valutare le sue censure. La sentenza ribadisce la severità dei requisiti procedurali per l'accesso al giudizio di legittimità e la vasta portata della responsabilità degli amministratori che partecipano a schemi illeciti.
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Danno da usura psicofisica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro la condanna al risarcimento per il danno da usura psicofisica subito dai dipendenti. Il danno è stato provato tramite presunzioni, come l'estensione dell'orario e la mancata fruizione delle pause per oltre un decennio.
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Risarcimento medici specializzandi: la prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11318/2025, si è pronunciata su una serie di ricorsi presentati da medici specializzandi che chiedevano il risarcimento dei danni per la mancata attuazione di direttive europee relative alla loro retribuzione. La questione centrale era la decorrenza del termine di prescrizione decennale. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il dies a quo (giorno iniziale) per la prescrizione è il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Tale legge, riconoscendo il diritto solo ad alcuni medici, ha reso definitivo l'inadempimento dello Stato per tutti gli altri, rendendo il loro diritto al risarcimento certo ed esigibile. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibili o ha rigettato la maggior parte dei ricorsi. Ha accolto un solo ricorso, non per la questione della decorrenza, ma per il mancato esame da parte della corte di merito di un atto potenzialmente interruttivo della prescrizione, rinviando il caso per un nuovo esame su quel punto specifico.
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Onere della prova diffamazione: chi prova la verità?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società editrice e del suo direttore, condannati per aver diffamato un cittadino indicandolo erroneamente come indagato per un omicidio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova diffamazione grava sul giornalista e sull'editore, i quali devono dimostrare la verità della notizia o, almeno, la sua verosimiglianza e l'attendibilità delle fonti. In questo caso, la Corte ha ritenuto insufficiente basarsi su una singola fonte non qualificata per esonerare da responsabilità.
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Diffamazione a mezzo stampa: il limite della verità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di una società editrice, del suo direttore e di un giornalista. Il caso riguardava un articolo che descriveva una 'perquisizione' presso una società, quando in realtà si era trattato di una semplice richiesta di consegna di documenti. La Corte ha stabilito che tale inesattezza non è marginale, ma altera sostanzialmente la percezione dei fatti, ledendo la reputazione della società e superando i limiti del diritto di cronaca.
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Danno conseguenza: prova essenziale nella diffamazione
Un professionista ha citato in giudizio un giornalista e il suo intervistato per diffamazione. La Corte d'Appello aveva concesso un risarcimento, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Il motivo fondamentale è che il danneggiato non ha fornito prove specifiche del pregiudizio subito. La sentenza ribadisce che il danno conseguenza derivante da una diffamazione non può essere presunto, ma deve essere allegato e dimostrato concretamente dalla parte lesa.
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Concorrenza sleale: risarcimento e valutazione prove
Una società che gestiva un parcheggio non autorizzato vicino a un aeroporto, su terreni con diversa destinazione d'uso, è stata citata in giudizio per concorrenza sleale dal fornitore ufficiale dei parcheggi aeroportuali. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei tribunali di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della società soccombente. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove, sia per determinare la durata dell'illecito sia per quantificare il danno, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che non sussistano gravi vizi procedurali, qui non riscontrati.
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Bancarotta preferenziale e onere della prova del danno
In un caso di richiesta di risarcimento danni derivante da una condanna per bancarotta preferenziale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dei creditori che quelli incidentali dei debitori. La Corte ha ribadito che i creditori devono fornire prova rigorosa del danno subito e che non è possibile sollevare questioni giuridiche nuove in sede di legittimità. Ha inoltre confermato la correttezza della liquidazione equitativa del danno operata dal giudice di merito, data la difficoltà di calcolare l'esatto ammontare in pendenza di una procedura fallimentare.
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