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Art. 1223 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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37 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Risarcimento danni da doppia alienazione: serve la prova
Una società stipula un contratto preliminare per acquistare un immobile dal proprietario. Quest'ultimo, tuttavia, vende lo stesso bene a due suoi nipoti, che trascrivono l'acquisto prima della trascrizione della domanda giudiziale della società. La società chiede il risarcimento danni da doppia alienazione ai terzi acquirenti per aver cooperato nell'inadempimento del venditore. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la responsabilità dei terzi acquirenti è di natura extracontrattuale e richiede la prova rigorosa di un danno concreto. Poiché la società aveva già ottenuto il doppio della caparra dal venditore e non ha dimostrato ulteriori perdite concrete, non ha diritto a un ulteriore indennizzo.
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Rivalutazione monetaria: dopo 40 anni il Comune paga il vero danno
L'Amministrazione Comunale occupò d'urgenza nel 1972 un terreno privato per costruire una scuola, senza mai emettere il decreto di esproprio. I Proprietari chiesero il risarcimento del danno per la perdita del bene. Dopo decenni di causa, la Corte d'Appello determinò il danno detraendo i costi di urbanizzazione, ma omise di applicare la rivalutazione monetaria sul credito risarcitorio, fermo al valore del 1983. Gli Eredi si sono rivolti alla Corte di Cassazione. I Giudici hanno accolto il ricorso, stabilendo che il risarcimento da illecito è un debito di valore e richiede sempre la rivalutazione monetaria d'ufficio per ripristinare il patrimonio del danneggiato. Decidendo nel merito, la Cassazione ha condannato il Comune al pagamento di oltre 402.000 euro, comprensivi di rivalutazione e interessi compensativi.
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Inadempimento obblighi informativi: la banca perde e risarcisce
Due risparmiatori acquistano obbligazioni argentine e del gruppo Cirio tramite un istituto di credito. Successivamente, i clienti agiscono in giudizio lamentando l'inadempimento obblighi informativi da parte della banca, che non aveva adeguatamente segnalato la rischiosità dei titoli. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento del danno, quantificato sottraendo al prezzo di acquisto le cedole riscosse e il valore residuo dei titoli. La banca ricorre in Cassazione contestando la quantificazione del danno. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché le contestazioni riguardano profili esecutivi e non colgono la reale motivazione della sentenza impugnata. La banca perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Risarcimento danni per mancata assunzione: l’azienda paga ancora
Un lavoratore ottiene una sentenza definitiva che riconosce il suo diritto all'assunzione e al risarcimento dei danni fino al 2008. Poiché l'azienda continua a non assumerlo, il lavoratore avvia una nuova causa per chiedere il risarcimento danni per mancata assunzione per il periodo successivo, dal 2008 al 2011. La Corte d'Appello condanna l'azienda al pagamento di oltre 85.000 euro. L'azienda ricorre in Cassazione, sostenendo che il risarcimento non potesse estendersi oltre la prima sentenza. La Suprema Corte respinge il ricorso: l'inadempimento dell'azienda è continuato nel tempo e, non essendo ammissibili condanne per danni futuri non ancora verificatisi, il lavoratore doveva necessariamente proporre una nuova azione giudiziaria per tutelare i propri diritti.
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Risarcimento danni da mancato godimento: quando spetta davvero
Un comproprietario ha richiesto il risarcimento danni da mancato godimento per la mancata consegna di un appartamento promesso in permuta da un costruttore. Il costruttore, dopo aver ottenuto il terreno con l'inganno, non ha mai consegnato l'immobile. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di ulteriori risarcimenti, ritenendo che il valore della quota spettante fosse già coperto dalla provvisionale penale e che il danno da mancata locazione non fosse provato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il risarcimento danni da mancato godimento non è automatico (in re ipsa), ma richiede la prova concreta di aver subito una perdita economica effettiva, come la perdita di occasioni di affitto o vendita.
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Occupazione senza titolo: perché senza proprietà non c’è danno
Un cittadino acquista un terreno dal Comune, scoprendo poi che è attraversato da una strada pubblica abusiva. Gli eredi chiedono il risarcimento per occupazione senza titolo e l'indennizzo ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001. La Corte d'Appello rigetta la domanda poiché il contratto d'acquisto si era risolto per il mancato avveramento della condizione (costruire un edificio entro cinque anni), escludendo la proprietà del bene. La Cassazione conferma il rigetto: senza un provvedimento acquisitivo formale della Pubblica Amministrazione non spetta l'indennizzo speciale. Inoltre, mancando la prova della proprietà o del possesso a causa della risoluzione del contratto, la richiesta di risarcimento per occupazione senza titolo è inammissibile. Vince il Comune.
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Occupazione illegittima di immobile: risarcimento solo se provato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni inflitta a un soggetto per l'occupazione illegittima di immobile. La titolare del diritto di abitazione aveva agito in giudizio per ottenere il rilascio dell'appartamento e il risarcimento del danno subito a causa della privazione del godimento del bene. L'occupante ha impugnato la decisione sostenendo che il danno fosse stato erroneamente considerato automatico (in re ipsa). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che i giudici di merito non hanno applicato un automatismo, ma hanno accertato la concreta esistenza del danno basandosi sulle prove e sulle allegazioni fornite dalla danneggiata, la quale ha dimostrato una grave compromissione della propria qualità di vita, essendo stata costretta a vivere in spazi ristretti.
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Perdita di chance: ritardo postale senza risarcimento automatico
Una candidata ha fatto causa alla società postale e all'università per il ritardo nella consegna di una raccomandata, che le ha impedito di partecipare a un concorso per un dottorato di ricerca. Il Giudice di pace e il Tribunale hanno respinto la domanda di risarcimento per mancanza di prove sulla reale possibilità di vincere il concorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini hanno chiarito che la perdita di chance richiede la prova rigorosa di elementi oggettivi che dimostrino una elevata probabilità di successo ex ante, non bastando la semplice mancata partecipazione dovuta al disguido postale. Di conseguenza, senza questa dimostrazione, non spetta alcun risarcimento.
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Responsabilità della banca per investimenti rischiosi: la svolta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito al risarcimento dei danni in favore degli eredi di un investitore anziano. La banca aveva venduto titoli di Stato argentini altamente rischiosi a un pensionato di 79 anni privo di esperienza finanziaria, violando gli obblighi informativi. La sentenza ribadisce la responsabilità della banca per investimenti rischiosi quando non acquisisce il consenso scritto del cliente per operazioni inadeguate. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento danni è autonoma rispetto alla risoluzione del contratto. Inoltre, ha stabilito che nel risarcimento, inteso come debito di valore, sono implicitamente inclusi la rivalutazione monetaria e gli interessi compensativi, necessari per coprire il mancato guadagno causato dal ritardo nel pagamento. La banca perde il ricorso e deve pagare le spese di giudizio.
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Mancata cancellazione ipoteca: vendita sfuma, ma niente risarcimento
Un proprietario cita in giudizio l'Agente della Riscossione per i danni subiti a causa di una vendita immobiliare sfumata. La causa del fallimento della trattativa era la mancata cancellazione di ipoteca da parte dell'ente, nonostante il debito fiscale fosse stato annullato. Il proprietario aveva perso la caparra e pagato una penale. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto definitivamente la richiesta di risarcimento. I giudici hanno stabilito che non era stato provato in modo certo il nesso di causalità tra l'ipoteca e la decisione del compratore di ritirarsi, ritenendo l'appello un tentativo inammissibile di riesaminare i fatti.
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Stufe difettose: perde 700mila € per mancato onere della prova
Un produttore di stufe chiede a un'azienda di verniciatura un risarcimento di quasi 700.000 euro per lavori difettosi. Nonostante l'azienda appaltatrice avesse ammesso e corretto una parte dei difetti, la domanda di risarcimento viene respinta in tutti i gradi di giudizio. La Cassazione conferma la decisione, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova nel risarcimento danni grava interamente su chi lo richiede. Senza prove concrete e specifiche sull'intero ammontare del danno lamentato, la causa è persa. Il produttore non è riuscito a dimostrare i fatti a fondamento della sua pretesa, determinando la propria sconfitta.
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Perdita di chances: prova del danno in Cassazione
Un utente ha agito contro una società di telecomunicazioni per il mancato inserimento del proprio nominativo negli elenchi telefonici per diversi anni, richiedendo il risarcimento per perdita di chances. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda ritenendo non provata l'esistenza di un danno effettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la contestazione del ricorrente riguardava la valutazione dei fatti operata dal giudice di merito e non una violazione di legge. La sentenza ribadisce che il danno da perdita di chances non può essere presunto ma richiede allegazioni specifiche e prove concrete del nesso causale.
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Vendita di cosa altrui: risoluzione e tutele
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto preliminare riguardante una vendita di cosa altrui. Il promittente venditore, nonostante l'obbligo di acquisire la proprietà per trasferirla ai promissari acquirenti, aveva alienato l'immobile a terzi. La Suprema Corte ha ribadito che il diritto alla risoluzione e al risarcimento spetta anche al compratore consapevole dell'altruità del bene, qualora scada il termine per l'acquisto della titolarità o il venditore renda impossibile l'adempimento vendendo il bene a soggetti estranei.
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Liquidazione equitativa: i limiti della prova
Un autotrasportatore ha agito in giudizio contro un operatore postale e alcuni familiari per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla mancata consegna di due raccomandate. Secondo l'attore, tale omissione avrebbe portato alla cancellazione della sua impresa dall'Albo degli autotrasportatori. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la liquidazione equitativa non può essere utilizzata per sopperire alla mancanza di prove concrete sul reddito perso, che la parte avrebbe potuto facilmente produrre.
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Consegna assegni bancari: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito relativo alla mancata consegna assegni bancari. Il ricorrente lamentava il danno derivante dall'impossibilità di agire contro terzi a causa della carenza documentale. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che non vi era prova certa dell'invio dell'elenco analitico dei titoli alla banca. Senza tale specifica individuazione, la banca non è stata posta in condizione di adempiere, escludendo così ogni ipotesi di inadempimento contrattuale o violazione della buona fede.
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Deposito cauzionale: quando può essere trattenuto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il deposito cauzionale non serve solo a coprire i danni materiali all'immobile, ma garantisce tutte le obbligazioni del conduttore, inclusi i canoni non pagati. In caso di risoluzione del contratto per morosità, il locatore ha diritto al risarcimento del danno da lucro cessante, calcolato sulla base dei canoni che avrebbe percepito fino alla scadenza naturale del rapporto, a meno che non riesca a rilocare l'immobile prima.
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Compensi professionali: la Cassazione chiarisce i criteri
Un avvocato ricorre in Cassazione lamentando l'inadeguata liquidazione dei propri compensi professionali da parte del Tribunale. La Corte rigetta il ricorso, confermando la decisione di merito. Si chiarisce che una richiesta di compenso sproporzionata può giustificare la compensazione delle spese e che il giudice ha discrezionalità nell'applicare le tabelle forensi in base alla natura e complessità della causa, come nel caso di un procedimento per convalida di sfratto.
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