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Art. 1223 Codice Civile — Anno 2024

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 1223 Codice Civile

Responsabilità del geometra: risarcimento e nesso causale
Una società immobiliare ha citato in giudizio il venditore e il direttore dei lavori (un geometra) per i danni derivanti da gravi abusi edilizi che hanno impedito il rilascio del certificato di agibilità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15358/2024, ha confermato la responsabilità del geometra a titolo extracontrattuale per aver contribuito con la sua condotta all'inadempimento contrattuale del venditore. La Corte ha inoltre chiarito che l'onere di provare un eventuale concorso di colpa dell'acquirente nella causazione del danno spetta al professionista che lo eccepisce. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello che aveva limitato il risarcimento, rinviando il caso per una nuova valutazione dei danni.
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Danno da ritardo aereo: non basta il disagio
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea per un ritardo di cinque ore, chiedendo un risarcimento per stress e frustrazione. I tribunali di merito hanno concesso un indennizzo, considerando il danno come implicito nel ritardo stesso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15352/2024, ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il danno da ritardo aereo non è automatico. Per ottenere un risarcimento, il passeggero deve dimostrare di aver subito un pregiudizio serio e non futile a un diritto costituzionalmente protetto. Il semplice disagio o fastidio non è sufficiente. Di conseguenza, la domanda del passeggero è stata respinta.
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Risarcimento volo ritardo: no a Reg. UE per extra-UE
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea non comunitaria per un grave ritardo su un volo partito da un paese extra-UE. La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento volo ritardo forfettario, chiarendo che il Regolamento UE 261/04 non è applicabile, neanche per analogia, in queste circostanze. Per ottenere un indennizzo, il passeggero deve dimostrare il danno effettivo subito secondo le norme del codice civile.
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Recesso ingiustificato: niente risarcimento dei costi
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società che opera un recesso ingiustificato da un contratto di manutenzione non ha diritto al risarcimento dei costi sostenuti per affidare i lavori a una terza azienda. La decisione di recedere senza validi presupposti interrompe il nesso di causalità tra le lievi inadempienze della controparte e il danno lamentato, rendendo tali costi una conseguenza della propria scelta e non dell'altrui condotta.
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Perdita di chance: onere della prova nel pubblico impiego
Un gruppo di dipendenti pubblici ha citato in giudizio il proprio Ministero per la mancata attivazione di procedure di progressione di carriera, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15308/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al lavoratore dimostrare, anche tramite presunzioni, la sussistenza di una probabilità concreta e non meramente ipotetica di successo. L'esistenza di un danno risarcibile deve essere provata prima di poterne chiedere una valutazione equitativa.
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Perdita di chance: onere della prova del dipendente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15301/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero della Giustizia. I lavoratori chiedevano un risarcimento per la perdita di chance di progressione di carriera, a causa della mancata attivazione delle procedure selettive previste dal contratto collettivo. La Corte ha ribadito che, per ottenere il risarcimento, non basta dimostrare l'inadempimento dell'amministrazione, ma è necessario che il dipendente provi, anche tramite presunzioni, di avere avuto una concreta e probabile possibilità di successo se la selezione si fosse svolta. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Illecito civile dopo assoluzione penale: la Cassazione
Due fratelli, precedentemente assolti in sede penale per invasione di terreni, sono stati condannati in sede civile a risarcire i danni per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15290/2024, ha respinto il loro ricorso, confermando che il giudice civile ha piena autonomia nel valutare i fatti come illecito civile, anche utilizzando le prove del processo penale. La Corte ha ribadito che un'assoluzione penale, specie se per insufficienza di prove, non impedisce l'accertamento di una responsabilità civile, che segue regole e standard probatori differenti.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
L'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della remunerazione medici specializzandi per i corsi frequentati prima dell'adeguamento dell'Italia alle direttive europee. La Corte ha chiarito che il diritto al compenso decorre dal 1° gennaio 1983, anche per chi si è immatricolato prima, ma ha ribadito che spetta al medico l'onere di provare che la propria specializzazione fosse inclusa negli elenchi UE o equipollente. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, accogliendo solo quello relativo alla specializzazione in 'Igiene e medicina preventiva', già riconosciuta come equipollente a 'Community Medicine'.
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Transazione novativa: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15159/2024, interviene sulla qualificazione di una transazione novativa in un appalto pubblico. Una società appaltatrice aveva stipulato un accordo con l'Ente d'Ambito e l'Ufficio del Commissario. La Corte d'Appello aveva ritenuto tale accordo novativo, estinguendo il contratto originale e le relative pretese. La Cassazione ha annullato questa decisione, evidenziando che l'intento di estinguere il rapporto precedente non era inequivocabile, data la proroga del contratto stesso e altre clausole. La Corte ha stabilito che la qualificazione di transazione novativa richiede un'incompatibilità oggettiva e una chiara volontà delle parti, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Azione di rivalsa: ok alla condanna condizionata
Una società di leasing, citata in giudizio per vizi di un immobile venduto, ha intrapreso un'azione di rivalsa contro il venditore originario. La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della condanna condizionata del venditore a tenere indenne la società, anche prima della conclusione del giudizio principale. Questa pronuncia chiarisce che l'azione di rivalsa autonoma è ammissibile, richiedendo al giudice un accertamento incidentale della responsabilità nel rapporto principale, senza dover attendere il giudicato.
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Remunerazione medici specializzandi: sì anche pre-1982
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14941/2024, ha stabilito che la remunerazione medici specializzandi spetta anche a chi ha iniziato il corso prima del 1982, per il periodo successivo al 1° gennaio 1983, in linea con il diritto UE. Ha inoltre chiarito che una precedente sentenza su una specializzazione non costituisce giudicato per una seconda e distinta specializzazione, respingendo l'appello dello Stato.
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Revoca incarico dirigenziale: il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del danno risarcibile in caso di revoca di un incarico dirigenziale da parte della Pubblica Amministrazione, avvenuta prima della registrazione del contratto da parte della Corte dei Conti. L'ordinanza stabilisce che l'illegittimità del comportamento della PA, che viola il legittimo affidamento del dirigente, non dà diritto al risarcimento dello stipendio non percepito (danno da interesse positivo), bensì solo al rimborso delle spese sostenute e delle occasioni di lavoro perse (danno da interesse negativo), che devono essere specificamente provate.
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Giudicato: cosa copre la sentenza definitiva?
Un dipendente pubblico ha richiesto un risarcimento danni, sostenendo la "falsità ideologica" di un provvedimento di distacco. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando le decisioni dei gradi inferiori basate sul principio del giudicato. La Corte ha ribadito che una sentenza definitiva impedisce di riproporre non solo le questioni già sollevate (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare nel medesimo giudizio (il deducibile).
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Compensatio lucri cum damno e onere della prova
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento danni richiesto da alcuni investitori nei confronti di un istituto di credito per l'acquisto di obbligazioni poi rivelatesi rischiose. La Corte ha confermato la decisione di merito che, in applicazione del principio di compensatio lucri cum damno, ha sottratto dal danno risarcibile tutti i vantaggi economici conseguiti dagli investitori, come le cedole incassate e il valore derivante dal concambio dei titoli. La sentenza chiarisce che tale principio, stabilito in una precedente pronuncia di cassazione, ha valore vincolante per tutte le parti nel giudizio di rinvio e che la valutazione dei fatti relativi ai benefici percepiti spetta al giudice di merito.
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Domanda tardiva: quando si perde il diritto in appello
Una società ha citato in giudizio un Comune per i danni da infiltrazioni a un immobile. In appello, la richiesta di risarcimento per canoni di locazione persi è stata respinta perché basata su una prospettazione ritenuta nuova e tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che ogni domanda, inclusa quella per misure coercitive, deve essere formulata entro i termini perentori del primo grado. Questa pronuncia sottolinea l'importanza di presentare una domanda tardiva entro i tempi processuali corretti per non vederla dichiarata inammissibile.
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Responsabilità del professionista: l’obbligo di info
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del professionista (commercialista) per non aver adeguatamente informato i propri clienti sui rischi legati a una cessione di quote societarie. A causa di questa negligenza, i clienti hanno subito un danno economico e hanno legittimamente rifiutato di pagare la parcella, sollevando l'eccezione di inadempimento. La Corte ha stabilito che l'obbligo informativo va oltre il mero mandato e deriva dai principi di diligenza e buona fede, anche in presenza di tempi ristretti per l'esecuzione dell'incarico.
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Lavaggio DPI: obbligo del datore e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14436/2024, ha stabilito che l'obbligo del datore di lavoro di manutenere i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) include anche il loro lavaggio. In caso di inadempimento, il danno per il lavoratore si presume esistente e deve essere risarcito. La Corte ha invertito l'onere della prova: spetta all'azienda dimostrare di aver adempiuto all'obbligo di lavaggio DPI o che l'omissione non ha causato pregiudizio. Il risarcimento può essere liquidato dal giudice in via equitativa.
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Risarcimento danno pubblico impiego: no prova, no indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14419/2024, ha negato il risarcimento del danno a una dipendente pubblica a tempo indeterminato che aveva ricevuto una serie di incarichi dirigenziali temporanei illegittimi. La Corte ha stabilito che, non essendoci una situazione di precarietà lavorativa (la dipendente non ha mai rischiato il posto), non si applica l'indennità forfettaria prevista per l'abuso di contratti a termine. In assenza di una prova specifica del danno subito, la richiesta di risarcimento danno nel pubblico impiego è stata respinta, distinguendo tra l'illecito per violazione delle norme sul precariato e quello per violazione delle regole di accesso ai pubblici uffici.
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Garanzia vizi appalto: motivazione apparente annulla la sentenza
In un caso di fornitura di prodotti difettosi, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente. La Corte d'Appello aveva condannato il fornitore basandosi su un impegno a eliminare i vizi 'documentalmente provato', senza però specificare quali documenti lo dimostrassero. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente, violando il minimo costituzionale. Inoltre, ha censurato l'errata applicazione della disciplina sulla garanzia vizi appalto a una serie di contratti di vendita distinti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Responsabilità professionale avvocato: l’analisi di Cass.
Due legali citavano in giudizio un condominio per il mancato pagamento di compensi. Il condominio, in via riconvenzionale, chiedeva il risarcimento del danno per responsabilità professionale avvocato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello accoglievano la domanda del condominio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dei legali, confermando la loro condanna e delineando importanti principi in materia di onere della prova, produzione di nuovi documenti in appello e limiti del sindacato di legittimità.
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