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Art. 1218 Codice Civile — Anno 2025

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516 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Obbligo di pagamento e atti amministrativi annullati
Una compagnia aerea è stata condannata a pagare corrispettivi per servizi aeroportuali a una società di gestione. La compagnia non aveva riscosso tali importi dai passeggeri, basandosi su una nota amministrativa successivamente annullata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento della compagnia, chiarendo che l'annullamento di un atto amministrativo generale ha efficacia universale (erga omnes) e che l'impossibilità di recuperare i costi dai clienti non estingue l'obbligazione verso il creditore.
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Mediazione immobiliare: quando il mandato è nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto qualificato come mediazione immobiliare atipica, poiché il professionista incaricato non era iscritto all'albo dei mediatori. L'analisi si è concentrata sulla natura dell'attività svolta (ricerca dell'immobile e messa in contatto delle parti) piuttosto che sul nome dato al contratto dalle parti. Di conseguenza, nessun compenso è stato riconosciuto al professionista, ribadendo che il riesame dei fatti non è consentito nel giudizio di legittimità.
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Responsabilità appaltatore: novità dalla Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità appaltatore per gravi vizi costruttivi. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: il concorso di colpa del committente deve essere valutato d'ufficio dal giudice se i fatti emergono dagli atti; la responsabilità dell'appaltatore (extracontrattuale) può coesistere in via solidale con quella (contrattuale) dei professionisti come progettista e direttore lavori, i quali non beneficiano dei brevi termini di decadenza previsti dall'art. 1669 c.c. Il caso riguardava fessurazioni causate da infiltrazioni d'acqua.
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Risoluzione contratto preliminare: le restituzioni
Un promissario acquirente versa somme oltre al prezzo, inclusi oneri condominiali arretrati, in base a un contratto preliminare. I promittenti venditori, successivamente, rifiutano di stipulare il rogito definitivo. La Corte di Cassazione conferma che, in caso di risoluzione del contratto preliminare per inadempimento dei venditori, l'acquirente ha diritto alla restituzione integrale di tutte le somme pagate in esecuzione del contratto, comprese quelle per le spese condominiali. La richiesta dei venditori di riavere i canoni di locazione percepiti dall'acquirente viene respinta perché non è mai stata formulata una domanda specifica nei precedenti gradi di giudizio.
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Obblighi di buona fede: la trasparenza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda viola gli obblighi di buona fede se non adotta criteri trasparenti nella selezione del personale per la trasformazione di contratti da part-time a full-time. Tale omissione costituisce un inadempimento che giustifica un risarcimento per perdita di chance ai lavoratori esclusi, anche in assenza di previsioni specifiche nell'accordo sindacale di riferimento. La mancanza di trasparenza, infatti, impedisce ai dipendenti di verificare la correttezza delle scelte aziendali e integra di per sé la violazione del dovere di lealtà contrattuale.
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Nesso causale: onere della prova nell’investimento
Un'investitrice ha citato in giudizio un istituto bancario per le perdite subite in operazioni su derivati, addebitando alla banca la mancata attualizzazione del suo profilo finanziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto focale della decisione è la mancata dimostrazione del nesso causale tra l'inadempimento formale della banca e il danno economico. L'investitrice, infatti, non è riuscita a provare che un profilo aggiornato avrebbe effettivamente impedito le operazioni ad alto rischio.
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Clausola sociale: obbligo di assunzione nel cambio appalto
Una società subentrante in un appalto di vigilanza privata contestava l'obbligo di assunzione di un lavoratore della precedente azienda, invocando la diversità del nuovo contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola sociale prevista dal CCNL e dal bando di gara costituisce un obbligo giuridico vincolante, non una mera intenzione. Anche in caso di riduzione dei servizi, l'obbligo di assunzione permane, seppur riproporzionato, garantendo la tutela occupazionale.
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Prova testimoniale: quando il giudice non la ammette
Una società cooperativa ha citato in giudizio un consulente per presunti errori nella gestione del personale. Le corti di merito hanno respinto la richiesta, sostenendo la mancanza di prove sull'effettivo incarico di consulenza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando che il giudice non può ignorare le richieste di prova testimoniale e poi rigettare la domanda proprio per assenza di prove. Tale comportamento viola il diritto alla prova e il principio del contraddittorio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Onere della prova preliminare: la decisione della Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere l'esecuzione di un contratto preliminare di vendita, chiedendo una riduzione del prezzo a causa della scoperta di contaminanti nel terreno. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la domanda, sottolineando che l'acquirente non aveva adempiuto al proprio onere della prova preliminare riguardo l'inadempimento del venditore. La Corte ha ribadito che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità delle prove e che la richiesta di riesame dei fatti è inammissibile in sede di legittimità.
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Ricalcolo pensione avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un professionista che chiedeva il ricalcolo della propria pensione. La controversia verteva sul corretto coefficiente di rivalutazione ISTAT da applicare ai redditi e sulle conseguenze del versamento di contributi inferiori al dovuto. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Pertanto, se la rivalutazione applicata era inferiore a quella corretta e i contributi sono stati pagati su quella base ridotta, anche il ricalcolo pensione avvocati dovrà tenere conto del minor reddito coperto da contribuzione. La Corte ha inoltre affrontato la questione della prescrizione del diritto al ricalcolo.
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Rivalutazione pensione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione interviene su una disputa tra un ente previdenziale forense e i suoi iscritti riguardo la corretta rivalutazione dei redditi ai fini pensionistici. La Corte stabilisce che, sebbene il coefficiente di rivalutazione corretto sia quello più alto richiesto dagli iscritti, la pensione deve essere calcolata sui redditi effettivamente coperti da contribuzione. Poiché i contributi sono stati versati sulla base di un coefficiente inferiore, la pensione va calcolata su quest'ultima base, cassando con rinvio la decisione d'appello.
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Demansionamento: onere della prova a carico del datore
Un lavoratore si è opposto allo stato passivo del fallimento del suo ex datore di lavoro, chiedendo il risarcimento per demansionamento. Il Tribunale aveva respinto la domanda per la mancata produzione del Contratto Collettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di demansionamento, l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Al lavoratore è sufficiente allegare i fatti specifici che costituiscono la dequalificazione professionale, senza dover produrre il CCNL.
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Competenza cause tra soci: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce la competenza territoriale nelle cause tra soci. A seguito di un'operazione di acquisto coattivo (squeeze-out), un socio di minoranza ha contestato la procedura. La Corte ha affermato che tali controversie rientrano nella competenza esclusiva del foro della sede della società, individuando il tribunale specializzato in materia di impresa del distretto della società incorporante.
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Responsabilità mediatore immobiliare: limiti e doveri
Un venditore ha citato in giudizio la sua agenzia immobiliare e uno studio tecnico a causa di una difformità urbanistica non rilevata che ha ostacolato la vendita di un immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del mediatore immobiliare è circoscritta agli obblighi specificati nel mandato. In assenza di un incarico esplicito per la verifica della conformità urbanistica, l'agente non è tenuto a svolgere indagini tecniche complesse. La Corte ha inoltre precisato che il risarcimento per negligenza professionale copre solo i danni diretti, escludendo le perdite derivanti da successive scelte commerciali del cliente. Il caso delinea chiaramente i confini della responsabilità del mediatore immobiliare.
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Modifica domanda in corso di causa: i chiarimenti
Una risparmiatrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per i danni subiti dall'acquisto di obbligazioni argentine. Durante il processo, ha precisato le sue richieste di risarcimento, annullamento e risoluzione. I giudici di merito hanno ritenuto tale precisazione una modifica domanda inammissibile e tardiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la modifica è lecita se le nuove domande sono comunque connesse alla vicenda sostanziale originaria (l'investimento in obbligazioni). La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Obbligo informativo banca: la guida ‘Patti Chiari’
Una banca è stata citata in giudizio dagli eredi di alcuni investitori per le perdite subite su obbligazioni emesse da una banca d'affari estera. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'istituto di credito, sottolineando come l'obbligo informativo banca sia stato violato. L'adesione a una guida per investimenti a basso rischio ha creato un dovere specifico e continuo di monitorare il rischio dell'investimento e informare i clienti di ogni peggioramento, un obbligo che la banca non ha adempiuto.
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Remunerazione medici: specializzazione non in UE, no nesso
Un medico specializzando in "Chirurgia d'urgenza e pronto soccorso" ha richiesto il risarcimento per la mancata remunerazione, basandosi su direttive UE. Dopo due sentenze favorevoli, la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che il diritto alla remunerazione medici specializzandi sorge solo se la specializzazione è elencata nelle direttive o se il medico prova una concreta equipollenza di fatto, non essendo sufficiente un decreto nazionale successivo e non retroattivo. La domanda è stata respinta.
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Mansioni superiori: la prevalenza parziale non basta
Una funzionaria pubblica ha svolto compiti di livello dirigenziale, ma la sua richiesta di retribuzione superiore per mansioni superiori è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere il riconoscimento economico, non è sufficiente svolgere in modo prevalente solo una parte dei compiti della qualifica superiore. È necessario che le mansioni esercitate corrispondano nella loro interezza al profilo rivendicato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la ragione fondamentale della decisione d'appello.
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Demansionamento dirigenza sanitaria: la Cassazione
Un dirigente medico veterinario ha agito in giudizio contro un'azienda sanitaria a seguito di una riorganizzazione che ha comportato la cessazione dei suoi incarichi di direttore. Sosteneva di aver subito un demansionamento e chiedeva il risarcimento dei danni e il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che, nel contesto di una riorganizzazione aziendale, la modifica degli incarichi per la dirigenza sanitaria, che è inquadrata in un ruolo unico, non costituisce automaticamente un demansionamento. Inoltre, ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso volti a una rivalutazione dei fatti e delle prove, confermando la legittimità dell'operato dell'azienda sanitaria.
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Incarico discrezionale: risarcimento se la PA ignora la graduatoria
Un candidato, secondo in una graduatoria per un incarico dirigenziale, si è visto negare l'assunzione dopo la rinuncia del primo classificato. L'ente pubblico ha preferito non scorrere la graduatoria. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto l'importanza della questione: un incarico discrezionale può essere vincolato da una procedura di selezione auto-imposta? A causa della mancanza di precedenti, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto.
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