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Art. 12 Codice Civile — Anno 2024

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175 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice Civile

Decadenza NASpI: obbligo di comunicazione per P.IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 846/2024, ha stabilito che la decadenza NASpI si applica anche a chi ha un'attività di lavoro autonomo preesistente alla domanda di disoccupazione. L'obbligo di comunicare il reddito presunto all'ente previdenziale scatta entro un mese dalla data della domanda di NASpI. Il mancato rispetto di tale termine, anche in caso di comunicazione tardiva, comporta la perdita del beneficio.
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Maggiorazione contributiva: errore del giudice in appello
Un lavoratore del settore trasporti ha richiesto la riliquidazione della pensione con l'applicazione di una maggiorazione contributiva. La Corte d'Appello ha rigettato integralmente la domanda, nonostante l'ente previdenziale avesse contestato solo le modalità di calcolo e non il diritto in sé. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza per violazione del principio processuale che vieta al giudice di pronunciarsi oltre i limiti della domanda, chiarendo come va applicata la maggiorazione contributiva.
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Prescrizione eredità e testamento falso
Il caso riguarda la prescrizione eredità del diritto di un istituto benefico di accettare un lascito testamentario. L'accettazione è stata impedita dalla comparsa di un testamento successivo, poi risultato falso, a favore del fratello del defunto. La Cassazione ha chiarito che il termine decennale di prescrizione, pur partendo dall'apertura della successione, resta sospeso per tutto il periodo in cui il testamento falso costituisce un impedimento giuridico all'accettazione, riprendendo a decorrere solo dal passaggio in giudicato della sentenza che ne accerta la falsità. In questo caso, il diritto si è comunque prescritto.
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Mansioni superiori autista: la Cassazione decide
Un autista soccorritore ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare del suo ex datore di lavoro per differenze retributive, sostenendo un inquadramento errato e lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di riqualificazione automatica, ma ha accolto il ricorso riguardo le mansioni superiori. Ha stabilito che il tribunale di merito ha errato non eseguendo il corretto 'giudizio trifasico', ovvero un'analisi dettagliata e comparativa delle attività effettivamente svolte dal lavoratore rispetto a quelle previste dai contratti collettivi per i diversi livelli. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Mansioni superiori: diritto a paga e inquadramento
Un autista soccorritore ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori rispetto al suo inquadramento formale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 154/2024, ha accolto parzialmente il ricorso. Ha stabilito che, sebbene non sussista un diritto automatico a un inquadramento superiore, il lavoratore ha diritto alla retribuzione corrispondente alle mansioni di fatto svolte. La Corte ha cassato la decisione del tribunale per non aver effettuato il 'giudizio trifasico', ovvero un'analisi dettagliata e comparativa tra i compiti effettivamente svolti e le declaratorie contrattuali, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Comodato d’azienda: la Cassazione esamina il caso
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso complesso riguardante la gestione di un'attività commerciale familiare. La controversia nasce da un accordo che prevedeva sia una locazione che un comodato per lo stesso immobile. La Corte d'Appello aveva ritenuto legittima la detenzione dell'immobile da parte della gestrice anche dopo la scadenza della locazione, in virtù del contratto di comodato ancora valido per la quota maggioritaria del bene. La Cassazione ha sospeso la decisione, ritenendo di particolare rilevanza due questioni: la prima, di natura sostanziale, è se un'intera azienda possa formare oggetto di un contratto di comodato d'azienda; la seconda, di natura processuale, riguarda l'ammissibilità di un ricorso incidentale tardivo. La Corte attenderà la pronuncia delle Sezioni Unite su questioni analoghe prima di decidere.
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Indennità Covid-19: quando spetta all’artigiano
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità Covid-19 per le perdite commerciali spetta anche agli artigiani iscritti alla gestione previdenziale nel marzo 2020, purché l'iscrizione sia avvenuta prima dell'entrata in vigore della legge istitutiva (17 marzo 2020). La Corte ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il requisito è l'iscrizione al momento dell'entrata in vigore della norma, non l'iscrizione dal primo giorno del mese.
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Indennità lavoratori stagionali: conta l’attività?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità lavoratori stagionali per il Covid-19 spetta in base all'effettiva attività lavorativa svolta nel settore turistico, e non secondo la classificazione previdenziale formale del datore di lavoro. In questo caso, un cuoco dipendente di un'impresa di pulizie, ma operante in un hotel, ha ottenuto il sussidio. La Corte ha sottolineato la natura assistenziale della misura, finalizzata a proteggere il reddito del lavoratore, facendo prevalere la sostanza sulla forma.
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Onere probatorio lavoro straordinario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30739/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento di lavoro straordinario. La Corte ha ribadito che l'onere probatorio grava interamente sul lavoratore e deve essere rigoroso e puntuale. Le testimonianze fornite sono state ritenute insufficienti, contraddittorie e generiche, non consentendo una ricostruzione certa delle ore di lavoro extra. La Suprema Corte ha sottolineato che non è possibile contestare la valutazione delle prove operata dal giudice di merito, a meno che non si tratti di un'omissione su un fatto storico decisivo, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Scritture di inventario: quando sono valide per il Fisco
Una contribuente subiva un accertamento fiscale basato sulla presunta genericità delle sue scritture di inventario e di una fattura. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la documentazione non deve essere iper-analitica, ma sufficientemente chiara da permettere il controllo da parte dell'Amministrazione Finanziaria. Se la contabilità, nel suo complesso, consente la verifica, non è legittimo procedere con un accertamento induttivo. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e requisiti formali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per mancato rispetto dei requisiti formali. L'appello, relativo a un patto di manleva, è stato respinto per violazione del principio di autosufficienza e per la preclusione della 'doppia conforme', confermando la condanna al pagamento.
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Salvaguardia pensionistica: i limiti dell’applicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore in mobilità non ha diritto alla salvaguardia pensionistica se, durante il periodo di fruizione dell'indennità, matura i requisiti per la pensione sia secondo la vecchia che la nuova normativa. La finalità della norma è tutelare chi rimarrebbe senza reddito e pensione, condizione non verificatasi nel caso di specie. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato quindi accolto.
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Contratto Pubblica Amministrazione: la forma scritta
Una società ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di servizi di verifica fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali inferiori, negando il pagamento. Il motivo fondamentale è la mancanza di un formale contratto pubblica amministrazione in forma scritta per quel servizio specifico, requisito indispensabile per la validità dell'accordo. Le comunicazioni di un funzionario comunale e l'esistenza di un precedente contratto per servizi diversi sono state ritenute insufficienti a creare un'obbligazione valida.
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Contratto PA: la forma scritta è sempre necessaria
Una società di servizi ha richiesto il pagamento per un'attività di verifica fiscale svolta per un Comune, sostenendo fosse un'estensione di un contratto esistente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione centrale è la mancanza di un contratto PA in forma scritta 'ad substantiam' per il servizio specifico, requisito inderogabile per la validità degli accordi con la Pubblica Amministrazione. Non è possibile desumere la volontà dell'ente da atti impliciti o estendere contratti esistenti a prestazioni diverse e non previste.
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Comunicazione NASpI: obbligo anche per Partita IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34895/2024, ha stabilito che chi percepisce l'indennità di disoccupazione NASpI deve comunicare all'ente previdenziale anche l'esistenza di un'attività di lavoro autonomo preesistente alla disoccupazione. L'omessa comunicazione NASpI entro 30 giorni dalla domanda comporta la decadenza dal diritto alla prestazione. La Corte ha chiarito che l'obbligo non riguarda solo le nuove attività intraprese, ma anche quelle già in essere, poiché ciò che rileva è la contemporaneità tra la percezione del sussidio e lo svolgimento di un'attività potenzialmente redditizia.
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Indennità disoccupazione ASpI: stop con lavoro > 6 mesi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34894/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'indennità di disoccupazione ASpI. Se il beneficiario stipula un nuovo contratto di lavoro subordinato di durata superiore a sei mesi, perde il diritto alla prestazione. Questo avviene a prescindere dal reddito percepito, anche se questo è inferiore alla soglia di imponibilità fiscale. La Corte ha chiarito che il criterio temporale della durata del nuovo impiego prevale su quello reddituale, legittimando la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite da parte dell'ente previdenziale.
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Comunicazione attività lavorativa: obbligo anche per ASpI
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34893/2024, ha stabilito che il beneficiario dell'indennità di disoccupazione ASpI è tenuto a effettuare la comunicazione di attività lavorativa autonoma all'ente previdenziale anche se tale attività era già in essere prima dello stato di disoccupazione. La mancata comunicazione entro i termini di legge comporta la decadenza dal diritto alla prestazione, a prescindere dal fatto che l'ente fosse già a conoscenza dell'attività per altre vie. Il ricorso dell'ente è stato quindi accolto, ribaltando la decisione della Corte d'Appello.
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Decadenza NASpI amministratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34891/2024, ha stabilito che non si verifica la decadenza NASpI per il beneficiario che omette di comunicare la carica di amministratore di società. Tale incarico, infatti, non è classificabile come "attività lavorativa autonoma o di impresa individuale", le uniche per cui la legge prevede l'obbligo di comunicazione a pena di perdita del sussidio. La decisione rigetta il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo la natura giuridica del rapporto tra amministratore e società.
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Disoccupazione involontaria: no ASpI con accordo
La Corte di Cassazione ha negato l'indennità di disoccupazione (ASpI) a un ex dirigente il cui rapporto di lavoro era cessato tramite un accordo di conciliazione sindacale. Secondo la Corte, la presenza di un incentivo all'esodo e la natura bilaterale dell'accordo dimostrano una volontà comune di porre fine al rapporto, escludendo così lo stato di disoccupazione involontaria, requisito fondamentale per accedere alla prestazione.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia su un accordo di sovraindebitamento. Inizialmente, il voto di un creditore era stato considerato favorevole per il principio del silenzio-assenso. Tuttavia, durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un nuovo accordo per la liquidazione del patrimonio, facendo venir meno l'interesse a una decisione. La Corte ha quindi terminato il giudizio, chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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