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Art. 12 Codice Civile — Anno 2022

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33 provvedimenti

Altri anni per Art. 12 Codice Civile

Opposizione a sanzioni Consob: conta la sede attuale della società
L'Autorità di Vigilanza ha sanzionato i membri del collegio sindacale di una società per violazioni normative. Gli esponenti aziendali hanno proposto opposizione a sanzioni Consob dinanzi alla Corte d'Appello della città in cui la società aveva trasferito la sede legale. L'ente regolatore ha eccepito l'incompetenza territoriale, sostenendo la competenza del tribunale corrispondente alla sede occupata all'epoca dei fatti contestati. La Corte territoriale ha accolto l'eccezione dell'Autorità, declinando la propria competenza. I sindaci hanno quindi presentato ricorso per regolamento di competenza in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dei sanzionati. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui la società ha la sede al momento del deposito del ricorso, e non al momento della presunta violazione.
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Revoca del contributo pubblico: perde 50mila euro per un errore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca del contributo pubblico di circa 50.000 euro concesso a una cittadina per realizzare un albergo diffuso. La Regione aveva disposto la revoca poiché la richiedente non era proprietaria dell'immobile al momento della scadenza del bando e aveva successivamente locato l'immobile direttamente, violando l'obbligo di gestione centralizzata tramite l'apposita società. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della beneficiaria, ribadendo che i requisiti per ottenere i finanziamenti devono sussistere alla scadenza della presentazione delle domande e che l'interpretazione dei bandi pubblici segue le regole letterali dei contratti. Di conseguenza, la ricorrente perde definitivamente il finanziamento e viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Assegno vitalizio vittime del terrorismo: sì anche se decedute
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei familiari di una vittima del terrorismo a ricevere lo speciale assegno vitalizio vittime del terrorismo, rigettando il ricorso del Ministero dell'Interno. Il Ministero sosteneva che il beneficio economico, introdotto a partire dal 2014, spettasse solo se la vittima fosse ancora in vita a tale data. I giudici hanno invece chiarito che la legge non impone questo requisito. L'assegno spetta direttamente al coniuge e ai figli della vittima che abbia riportato un'invalidità pari o superiore al 50%, indipendentemente dal fatto che la vittima sia deceduta prima dell'entrata in vigore della norma. La data del 1° gennaio 2014 rappresenta unicamente il momento a partire dal quale decorre il pagamento della prestazione economica, senza alcuna violazione del principio di irretroattività.
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TOSAP sui cavalcavia: paga il concessionario, non lo Stato
Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi da un Comune per il pagamento della TOSAP relativa ad alcuni cavalcavia sovrastanti le strade comunali. La società sosteneva di non dover pagare il tributo in quanto semplice gestore di un'opera di proprietà dello Stato e riteneva applicabile l'esenzione prevista per gli enti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il concessionario autostradale è il soggetto passivo d'imposta. L'occupazione di spazi pubblici comunali con viadotti e cavalcavia comporta una sottrazione della superficie all'uso pubblico locale, rendendo dovuto il tributo. Inoltre, l'esenzione non spetta alle società concessionarie che gestiscono l'opera a fini economici, anche se la proprietà finale resta pubblica.
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Prescrizione delle accise: l’autodenuncia non salva l’evasore
Un'azienda ha attivato impianti di produzione di energia elettrica per autoconsumo senza dichiararlo all'ufficio competente. Dopo molti anni, l'azienda ha presentato un'autodenuncia e l'Agenzia delle Dogane ha effettuato un controllo, emettendo avvisi di pagamento e sanzioni per le annualità passate. L'azienda ha eccepito la prescrizione delle pretese fiscali anteriori agli ultimi cinque anni. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di comportamenti omissivi del contribuente, la prescrizione delle accise non decorre dal momento del consumo, ma inizia a decorrere solo dal momento in cui l'amministrazione finanziaria scopre l'illecito. Di conseguenza, l'amministrazione ha diritto di recuperare le imposte e le sanzioni non pagate anche per i periodi molto vecchi, in quanto il termine di cinque anni è iniziato solo con la scoperta dell'evasione. L'Agenzia delle Dogane vince la causa.
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Termine per il ricorso in Cassazione: ritardo costa 380mila euro
Gli eredi di un lavoratore hanno notificato un atto di precetto alla Pubblica Amministrazione per ottenere oltre 440.000 euro di differenze retributive. La Corte d'Appello ha ridotto la somma spettante a circa 60.000 euro. Gli eredi hanno proposto ricorso, ma la Cassazione lo ha dichiarato inammissibile perché tardivo. La Corte ha chiarito che il termine per il ricorso in Cassazione, a seguito della riforma del 2009, è stato ridotto da un anno a sei mesi per tutti i giudizi iniziati dopo il 4 luglio 2009. Avendo gli eredi notificato il ricorso quasi un anno dopo la pubblicazione della sentenza d'appello, il loro diritto di impugnazione è decaduto. Di conseguenza, la decisione d'appello è diventata definitiva e gli eredi hanno perso la possibilità di richiedere la somma maggiore.
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Interpretazione del contratto: tariffe mensa e sconti globali
Un Ristoratore ha fatto causa a un Ente Universitario per presunto inadempimento contrattuale. Le parti avevano concordato una tariffa di 5,50 euro a pasto fino a 100 pasti al giorno, e di 4,32 euro oltre i 100 pasti. Superata la soglia, l'Ente ha pagato tutti i pasti alla tariffa ridotta, mentre il Ristoratore pretendeva la tariffa piena per i primi cento. Inoltre, l'Ente ha limitato l'accesso alla mensa a una sola facoltà. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Ristoratore, confermando la decisione d'appello. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto non deve limitarsi al significato letterale delle parole, ma deve considerare la comune intenzione delle parti e la causa concreta dell'accordo. Nel caso specifico, lo sconto tariffario globale era giustificato dalle economie di scala, e l'accordo non garantiva l'accesso a tutti gli studenti dell'ateneo.
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Proroga della concessione idroelettrica: no al rinnovo automatico
Una società energetica ha chiesto la rimodulazione degli incentivi per un impianto, invocando la disciplina spalma-incentivi per ottenere la proroga della concessione idroelettrica per ulteriori sette anni. L'ente regionale ha negato l'estensione, sostenendo che la rimodulazione tariffaria non incida sulla durata del titolo concessorio. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto il ricorso della società. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato tale decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che le norme sugli incentivi regolano solo i profili economici e non comportano alcuna proroga della concessione idroelettrica, la cui durata rimane soggetta alle regole originarie e ai principi europei di concorrenza e temporaneità delle concessioni pubbliche.
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Imposta di registro su conferimento immobili: no a debiti fittizi
I soci di una società semplice hanno conferito alcuni fabbricati a una nuova società di capitali, pattuendo l'accollo interno del mutuo ipotecario gravante sugli stessi. I contribuenti hanno calcolato l'imposta di registro su conferimento immobili deducendo il valore del mutuo dal valore dei beni. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, emettendo un avviso di liquidazione per riscuotere la maggiore imposta sul valore lordo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che le passività sono deducibili solo se strettamente inerenti al conferimento e se l'accollo è esterno, ossia accettato dalla banca. Nel caso specifico, il mutuo era stato stipulato poco prima del conferimento al solo scopo di ridurne artificialmente il valore imponibile. Di conseguenza, i contribuenti perdono la causa e devono pagare le maggiori imposte e le spese legali.
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Scudo fiscale: non salva dall’accertamento sulle spese
Il Contribuente impugnava un avviso di accertamento sintetico relativo all'anno 2008, sostenendo che l'adesione allo scudo fiscale precludesse qualsiasi rettifica da parte dell'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scudo fiscale non impedisce l'accertamento sintetico basato sulle spese effettive sostenute in Italia. Infatti, i capitali scudati all'estero non possono logicamente giustificare le spese correnti effettuate sul territorio nazionale, mancando un nesso di correlazione oggettiva tra le somme rimpatriate e i redditi accertati. Il Contribuente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio contributo unificato.
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Società di comodo: la scelta aziendale non cancella il fisco
Due società proprietarie di immobili turistici, affittati a una terza società della stessa famiglia, sono state accertate dall'Agenzia delle Entrate come società di comodo per non aver superato il test di operatività nel 2006. Le proprietarie hanno chiesto la disapplicazione della disciplina, sostenendo che i canoni di locazione fossero congrui e che la scelta di separare la gestione immobiliare da quella alberghiera fosse una legittima strategia imprenditoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la scelta soggettiva di affittare un'azienda non costituisce una causa oggettiva di impossibilità a conseguire i ricavi minimi. Per evitare la qualifica di società di comodo, il contribuente deve dimostrare impedimenti oggettivi e indipendenti dalla propria volontà.
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Agevolazioni prima casa: il Fisco evoca il lusso ma la Cassazione frena
L'Amministrazione Finanziaria ha revocato le agevolazioni prima casa a una contribuente che aveva acquistato un immobile composto da tre piani e un box. Secondo il Fisco, l'abitazione superava i limiti di valore previsti dal decreto ministeriale del 1969, qualificandosi come immobile di lusso. La contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo l'applicazione delle nuove norme del 2011, che collegano i benefici esclusivamente alle categorie catastali ed escludono i vecchi parametri. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo sulla retroattività e sulla portata del nuovo regime fiscale, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo. I giudici attendono la decisione risolutiva delle Sezioni Unite per stabilire quale criterio applicare definitivamente.
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Fisco ko: la valutazione delle prove nel processo tributario
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione d'appello che annullava un avviso di accertamento per IRES e IVA emesso contro una società. Il Fisco contestava l'effettiva esistenza di operazioni di ricerca scientifica, ritenendo che i giudici avessero valutato erroneamente un decreto di archiviazione penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove nel processo tributario spetta esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti o la sufficienza della motivazione, ma può solo verificare se la motivazione esista graficamente e sia comprensibile. Di conseguenza, la società ha vinto definitivamente la causa e il Fisco è stato condannato a pagare le spese processuali.
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