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Art. 118 Codice di Procedura Civile

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4124 provvedimenti

Responsabilità avvocato: quando l’appello è perso
Una cliente cita in giudizio il proprio legale per responsabilità avvocato, accusandolo di non aver impugnato una sentenza sfavorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del professionista sussiste solo se l'appello omesso avesse avuto concrete probabilità di successo. In questo caso, la Corte ha ritenuto che l'impugnazione sarebbe stata verosimilmente respinta, escludendo così il nesso di causalità tra l'omissione del legale e il danno lamentato dalla cliente.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione. L'organo di appello aveva confermato la decisione di primo grado con una motivazione per relationem, senza però analizzare criticamente i motivi specifici sollevati dall'Agenzia Fiscale nel suo appello incidentale. Secondo la Suprema Corte, tale approccio si traduce in una motivazione apparente, che viola l'obbligo del giudice di esporre le ragioni della propria decisione. Il caso riguardava il calcolo di un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali.
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Notifica cartelle esattoriali: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'ipoteca legale sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali sottostanti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità della notifica cartelle esattoriali effettuata a familiari conviventi e ribadendo che per i principali tributi erariali, come IRPEF e IVA, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni, non quella breve di cinque.
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Avviso accertamento per relationem: legittimo?
Una società contesta avvisi di accertamento per sovraffatturazione motivati tramite rinvio a un verbale della Guardia di Finanza (c.d. avviso di accertamento per relationem). La società lamentava la nullità degli atti per motivazione apparente e per la mancata considerazione delle sue argomentazioni difensive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità della motivazione "per relationem" e chiarendo che l'Amministrazione Finanziaria non è tenuta a confutare esplicitamente ogni osservazione del contribuente nell'atto impositivo. Inoltre, l'assoluzione in sede penale non è stata ritenuta automaticamente vincolante nel giudizio tributario.
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Sospensione rimborso IVA: limiti e motivazioni
Una società chiede un rimborso IVA. L'Agenzia delle Entrate lo sospende per contenziosi pendenti, invocando l'art. 38-bis. La Cassazione accoglie il ricorso della società, chiarendo che la sospensione rimborso IVA ex art. 38-bis è legittima solo in presenza di reati fiscali specifici, non per la semplice esistenza di 'carichi pendenti'.
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Abuso contratti a termine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro un ente pubblico agricolo, stabilendo principi chiave sull'abuso dei contratti a termine. La Corte ha chiarito che il termine per contestare una serie di contratti decorre dall'ultimo rapporto di lavoro, non dai singoli contratti. Inoltre, ha specificato che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come "imprenditore agricolo" e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe previste per tale settore. Infine, ha ribadito che la nozione di "stagionalità" deve essere interpretata in modo restrittivo e l'onere di provare tale natura grava sul datore di lavoro, annullando la precedente decisione e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Contratti a termine e stagionalità: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22413/2024, ha stabilito che un ente pubblico agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe sui contratti a termine previste per il settore. La nozione di "stagionalità" deve essere interpretata in senso restrittivo, limitandola a esigenze temporanee e non a mansioni continuative. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto di lavoro ricade interamente sul datore di lavoro.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una professionista, soggetta a un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, ha visto il suo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate arrivare fino in Cassazione. Aderendo a una procedura di definizione agevolata e pagando integralmente quanto dovuto, ha ottenuto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, confermando l'efficacia di questo strumento per chiudere le liti fiscali pendenti.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società del settore calzaturiero contro un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La decisione non è entrata nel merito della questione fiscale, ma si è basata su un vizio procedurale: il ricorso è stato giudicato tardivo perché presentato oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza impugnata, confermando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla mancanza di interesse ad agire, poiché l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in specifici casi previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie. La Corte ha ribadito che il contribuente deve attendere la notifica di un atto esecutivo, come la cartella di pagamento, per poter contestare la pretesa fiscale.
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Sversamento doloso: no all’esenzione accise
La Corte di Cassazione ha stabilito che uno sversamento doloso di prodotti petroliferi, effettuato con l'intento di evadere le imposte, non dà diritto all'esenzione dal pagamento delle accise. Anche se il prodotto diventa irrecuperabile, la natura fraudolenta dell'atto impedisce l'applicazione delle esimenti previste per caso fortuito o forza maggiore, rendendo l'imposta pienamente dovuta.
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Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
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Indennità turno spezzato: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore all'indennità turno spezzato, anche in presenza di una pausa inferiore a un'ora e mezza. La sentenza stabilisce che se il contratto collettivo non prevede una durata minima della pausa per l'erogazione dell'indennità, questa è comunque dovuta. La Corte ha distinto l'applicabilità di due diverse norme contrattuali, chiarendo che la finalità dell'indennità è compensare il disagio derivante dalla rottura della continuità dell'orario di lavoro, a prescindere dalla durata dell'intervallo.
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Cessazione materia del contendere: il caso tributario
Una professionista, a seguito di un accertamento fiscale per presunti ricavi non dichiarati, si è vista annullare l'atto impositivo in appello. Durante il ricorso in Cassazione dell'Agenzia delle Entrate, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente il dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, confermando l'efficacia della procedura di sanatoria.
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Delega di firma: quando è valida la sottoscrizione?
Una società impugna un avviso di accertamento basato su perdite reiterate, contestando sia la validità della delega di firma dell'atto sia la motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la delega di firma, a differenza di quella di funzioni, non richiede l'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficienti ordini di servizio generici. Inoltre, ha ritenuto la motivazione della sentenza impugnata chiara e logicamente coerente, escludendo il vizio di motivazione apparente.
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Clausole generali licenziamento e tutela reintegratoria
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che la tutela reintegratoria spetta al lavoratore anche quando il CCNL prevede sanzioni conservative attraverso clausole generali. Il caso riguardava una capo negozio licenziata per diverse mancanze. La Corte ha stabilito che il giudice può e deve interpretare tali clausole per ricondurre il fatto a una sanzione meno grave del licenziamento, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva concesso solo un'indennità risarcitoria. L'uso di clausole generali nel licenziamento non esclude quindi la reintegra.
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Difetto di giurisdizione: militare e uranio impoverito
Il Tribunale di Roma analizza una richiesta di risarcimento danni avanzata dai familiari di un militare deceduto, presumibilmente a causa dell'esposizione a uranio impoverito. La sentenza stabilisce una netta separazione delle domande: quella 'iure successionis' (ereditata) viene attribuita alla giurisdizione del giudice amministrativo, mentre per quella 'iure proprio' (personale dei familiari) viene affermata la giurisdizione del giudice ordinario, dichiarando però l'incompetenza territoriale in favore del Tribunale di Bologna in applicazione del foro erariale.
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Decorrenza pensione: la prova della domanda è cruciale
Un lavoratore ha richiesto la retrodatazione della propria pensione di anzianità, sostenendo di aver presentato domanda in una data anteriore a quella riconosciuta dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La sentenza sottolinea che la corretta decorrenza della pensione dipende dalla prova documentale della presentazione della domanda, onere che grava sul richiedente. In assenza di tale prova, prevale la data accertata dall'istituto.
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Tassazione per enunciazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23015/2024, interviene sul tema della tassazione per enunciazione di finanziamenti tra soci. Il caso riguardava due prestiti, uno fruttifero e uno infruttifero, menzionati in un atto di aumento di capitale. La Corte ha stabilito che il finanziamento fruttifero, in quanto operazione soggetta ad IVA (seppur esente), sconta l'imposta di registro in misura fissa per il principio di alternatività. Il finanziamento infruttifero, invece, non rientrando nel campo IVA, è soggetto a imposta di registro proporzionale.
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Tassazione per enunciazione e alternatività IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22997/2024, ha stabilito che un mutuo fruttifero, anche se solo menzionato in un altro atto, non sconta l'imposta di registro proporzionale. A causa della sua rilevanza ai fini IVA (anche se esente), si applica il principio di alternatività e l'imposta di registro è dovuta solo in misura fissa. La Corte ha così parzialmente accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando parte della pretesa fiscale derivante dalla tassazione per enunciazione.
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