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Art. 1176 Codice Civile — Anno 2024

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346 provvedimenti

Altri anni per Art. 1176 Codice Civile

Responsabilità banca negoziatrice: quando è diligente?
Una compagnia assicurativa ha citato in giudizio una banca per aver pagato assegni non trasferibili, smarriti e alterati, a un soggetto non legittimato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia, confermando la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità della banca negoziatrice. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello avesse correttamente valutato la diligenza dell'istituto di credito nell'identificazione del presentatore, e ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che miravano a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso in sede di legittimità.
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Responsabilità banca negoziatrice: quando è diligente?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17291/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità della banca negoziatrice in caso di pagamento di un assegno non trasferibile contraffatto. Se la banca dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il presentatore con documenti validi e accreditando la somma su un conto corrente, non è tenuta al risarcimento del danno, anche se il soggetto non era il legittimo beneficiario.
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Buona fede del creditore e sequestro: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava a un istituto di credito l'ammissione al passivo dei crediti vantati verso un soggetto sottoposto a sequestro di prevenzione. La Corte ha stabilito che, per escludere un credito, non basta una motivazione generica sulla sua 'strumentalità' all'attività illecita. È necessario un accertamento rigoroso e preliminare di tale nesso. Solo dopo aver provato la strumentalità, si può valutare la buona fede del creditore, verificando se, con l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere il collegamento tra il finanziamento e il crimine al momento dell'erogazione.
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Domanda riconvenzionale tardiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17174/2024, ha stabilito che la nullità di una sentenza di primo grado per un vizio di costituzione del giudice non fa rivivere i termini processuali già scaduti. Di conseguenza, una domanda riconvenzionale tardiva, proposta per la prima volta in modo compiuto solo nel giudizio di rinvio, deve essere dichiarata inammissibile. Il caso riguardava una richiesta di pagamento di compensi professionali da parte di un avvocato, a cui le clienti si erano opposte, formulando una domanda di risarcimento per colpa professionale solo dopo la cassazione con rinvio della prima decisione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che le preclusioni maturate nel rito originario restano valide, anche se la sentenza è stata annullata per motivi procedurali.
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Compenso professionale: quando è negato per negligenza
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 300.000 euro relativo a una consulenza per un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, negando il compenso professionale a causa della grave negligenza e dell'inutilità della prestazione resa. La Corte ha stabilito che un'attività professionale talmente viziata da non essere funzionale allo scopo del cliente equivale a un inadempimento totale, legittimando il committente (o il curatore fallimentare) a rifiutare il pagamento.
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Compenso del professionista: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione del compenso del professionista incaricato di redigere un piano di concordato preventivo per una società poi fallita. La Corte ha stabilito che la prestazione, eseguita con grave negligenza e in violazione delle norme basilari, equivale a un totale inadempimento contrattuale, legittimando il rifiuto del pagamento da parte del curatore fallimentare.
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Fondo di Garanzia INPS: onere esecuzione forzata
La Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore contro l'INPS per il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia INPS. La Corte ha stabilito che il semplice tentativo di pignoramento, fallito per assenza del debitore, non soddisfa il requisito della previa esecuzione forzata. È necessaria una diligenza attiva del lavoratore nel sollecitare l'ufficiale giudiziario a proseguire l'azione, anche con la forza pubblica.
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Fideiussione omnibus: il socio non è sempre informato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16822/2024, ha esaminato il caso di una fideiussione omnibus prestata da un socio per i debiti della propria società. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante, stabilendo che la sua qualità di socio, anche di minoranza, gli conferiva la possibilità concreta di conoscere la situazione economica della società debitrice. Di conseguenza, la banca non ha violato i doveri di correttezza e buona fede nel concedere ulteriore credito senza un'autorizzazione specifica, non operando così la liberazione del fideiussore prevista dall'art. 1956 c.c.
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Qualificazione del contratto: appalto o opera?
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di prestazioni di progettazione, lamentando una errata qualificazione del contratto come prestazione d'opera anziché appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la distinzione è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e che anche una società di capitali può svolgere prestazioni intellettuali. L'appello è stato considerato un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame dei fatti.
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Responsabilità della banca: onere della prova decisivo
Un investitore perde due milioni di dollari in un'operazione finanziaria basata su un trust estero. I fondi, trasferiti su un conto gestito da un fiduciario, vengono distratti. L'investitore cita in giudizio l'istituto bancario per complicità, ma la sua domanda viene respinta in tutti i gradi di giudizio. La Cassazione, con l'ordinanza in esame, conferma la decisione, sottolineando come la responsabilità della banca sia stata esclusa per la mancata prova, da parte dell'investitore, del coinvolgimento doloso o colposo dell'istituto. La banca aveva acquisito una dichiarazione scritta in cui il fiduciario affermava che i fondi erano di sua proprietà personale, un elemento che si è rivelato decisivo.
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Nullità parziale contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito. I ricorrenti lamentavano la nullità dei contratti per anatocismo, truffa e usura. La Corte ha confermato la decisione d'appello, ribadendo il principio della nullità parziale contratto: la presenza di una clausola illegittima sull'anatocismo non annulla l'intero accordo, ma solo la clausola stessa. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito non spettante alla Corte di Cassazione.
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Buoni postali: rimborso al cointestatario superstite
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16458/2024, ha ribadito un principio consolidato in materia di buoni postali fruttiferi cointestati con clausola di 'pari facoltà di rimborso'. In caso di decesso di uno dei cointestatari, il superstite ha il diritto di ottenere il rimborso dell'intera somma, senza necessità della quietanza congiunta degli eredi del defunto. La Corte ha respinto il ricorso di una società di servizi finanziari, condannandola anche per lite temeraria, sottolineando la netta differenza tra i buoni postali, pagabili 'a vista', e i libretti di risparmio, per i quali si applica una disciplina diversa e più restrittiva.
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Danno da deterioramento: non coperto da penale per ritardo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16345/2024, ha chiarito che il danno da deterioramento di un bene è distinto e autonomo rispetto al danno da ritardo nella consegna. Di conseguenza, una clausola penale che sanziona il ritardo non copre anche il deterioramento. Inoltre, una precedente sentenza sul ritardo non preclude un'azione successiva per il risarcimento del danno da deterioramento, il cui termine di prescrizione decorre dal momento in cui l'acquirente, presa in consegna l'azienda, può effettivamente constatare il degrado.
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Interessi moratori nelle transazioni commerciali
Una società ha fornito parti robotiche non conformi per un progetto all'estero. Il committente ha sospeso il pagamento finale, invocando l'eccezione di inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del committente di sospendere il pagamento a causa della grave inadempienza del fornitore, ma ha anche riconosciuto il diritto del committente a ricevere i più elevati interessi moratori commerciali su un credito separato vantato nei confronti del fornitore.
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Responsabilità mediatore immobiliare: quando è esclusa
Una proprietaria ha citato in giudizio un agente immobiliare dopo che l'inquilino da lui trovato si è rivelato insolvente. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità mediatore immobiliare, chiarendo che il suo dovere è fornire le informazioni note, non garantire la solvenza del conduttore. Avendo l'agente mostrato alla proprietaria la dichiarazione dei redditi dell'inquilino, ha adempiuto al suo obbligo di diligenza. Il rischio di insolvenza, ha concluso la Corte, resta a carico del locatore.
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Usucapione terrazza: la Cassazione rinvia la decisione
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio di una decisione cruciale in materia di usucapione di una terrazza condominiale. Il caso nasce dalla richiesta di un condominio di rimuovere una veranda costruita su una terrazza. Gli eredi del proprietario dell'appartamento adiacente si opponevano, sostenendo di aver acquisito la proprietà esclusiva della terrazza per usucapione. Di fronte alla possibilità di un accordo tra le parti, la Suprema Corte ha accolto l'istanza di rinvio, posticipando la discussione nel merito ad ottobre 2024.
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Responsabilità disciplinare medico: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una sanzione disciplinare contro un dirigente medico per irregolarità nella registrazione di ricoveri. La decisione sottolinea che la responsabilità disciplinare medico non può basarsi sulla sola posizione gerarchica. Spetta all'azienda sanitaria l'onere di provare l'elemento soggettivo (colpa) della condotta, cosa che non è avvenuta nel caso di specie. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, che mirava a una rivalutazione dei fatti.
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Responsabilità del liquidatore: serve atto motivato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15580/2024, ha stabilito che per affermare la responsabilità del liquidatore per i debiti fiscali di una società non è sufficiente la notifica dell'avviso di accertamento intestato alla società. È necessario un atto specifico che motivi in modo puntuale le ragioni della sua responsabilità personale e sussidiaria. In assenza di tale motivazione, anche gli atti successivi, come l'iscrizione ipotecaria, sono illegittimi. La Corte ha chiarito che tale responsabilità ha natura civilistica e non tributaria, derivando da un fatto proprio del liquidatore previsto dalla legge.
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Responsabilità professionale architetto: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15505/2024, ha confermato la responsabilità professionale dell'architetto per gli errori di progettazione che hanno causato la violazione delle distanze legali tra edifici. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni da parte dei committenti, condannati a demolire parte della loro costruzione, nei confronti del professionista. La Corte ha stabilito che rientra negli obblighi dell'architetto redigere un progetto conforme non solo alle regole tecniche, ma anche a quelle giuridiche, e che la complessità della normativa non attenua la sua colpa, trattandosi di un inadempimento grave.
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Revoca della confessione: niente risarcimento danni
Un'azienda acquirente revoca una confessione di debito verso una banca cessionaria del credito, a causa di vizi occulti della merce. La banca chiede il risarcimento del danno per la negligenza dell'acquirente nell'effettuare i controlli. La Cassazione, con la presente ordinanza, stabilisce che la valida revoca della confessione per errore, una volta passata in giudicato, esclude la possibilità di un'azione di risarcimento basata sulla presunta negligenza del dichiarante. Il giudicato sulla revoca assorbe ogni valutazione sulla colpa.
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