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Art. 1175 Codice Civile

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1612 provvedimenti

Perdita di chance: risarcimento e motivazione
Un dirigente medico, pur avendo ottenuto un punteggio superiore in una selezione per un incarico direttivo, viene escluso. La Corte di Cassazione, analizzando il caso, stabilisce che il risarcimento per la perdita di chance non può basarsi su un mero calcolo statistico (es. 50% con due candidati). È necessario, invece, un giudizio prognostico sulla probabilità effettiva e concreta di successo del candidato escluso, basato su una valutazione comparativa dei profili professionali. La sentenza annulla la decisione d'appello che aveva applicato un criterio puramente matematico, rinviando per una nuova valutazione del danno.
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Forma scritta investimento: la Cassazione decide
L'ordinanza analizza il caso di due investitori che hanno citato in giudizio un intermediario finanziario per le perdite subite su un hedge fund. Dopo essere stati sconfitti in primo e secondo grado, si sono rivolti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha respinto la maggior parte dei loro motivi, ma ha accolto quello cruciale relativo alla forma scritta investimento. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato inammissibile, perché 'nuova', la contestazione sulla nullità dell'operazione per mancanza della forma scritta richiesta dal regolamento del fondo. La Cassazione ha stabilito che la questione era già stata sollevata in primo grado e ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova e repechage
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento motivo oggettivo. La decisione conferma la legittimità del recesso basato sulla soppressione del posto di lavoro, chiarendo che il ricorso non può contestare nel merito la valutazione delle prove già effettuata conformemente da due tribunali. La Corte ha ribadito i limiti del vizio di motivazione e l'inapplicabilità dei criteri dei licenziamenti collettivi a quelli individuali.
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Concorso di colpa assegno: spedizione e rischi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11149/2024, ha stabilito che la spedizione di un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria configura un concorso di colpa del mittente in caso di furto e successivo incasso fraudolento. Anche se la banca negoziatrice è negligente nell'identificazione del presentatore, la scelta di una modalità di invio insicura espone volontariamente il mittente a un rischio superiore, rendendolo corresponsabile del danno. La Corte ha cassato la precedente sentenza d'appello che aveva escluso la colpa del mittente, rinviando la causa per una nuova valutazione alla luce di questo principio consolidato.
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Assegno per posta: chi paga se viene rubato?
Una società assicurativa ha spedito un assegno per posta ordinaria, che è stato rubato e incassato fraudolentemente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11145/2024, ha stabilito che la spedizione di un assegno per posta ordinaria costituisce un concorso di colpa del mittente. Pertanto, la responsabilità del danno non ricade esclusivamente sulla banca che ha pagato il titolo, ma va ripartita con chi ha scelto una modalità di spedizione insicura, esponendo l'assegno a un rischio elevato.
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Spese di trasferimento: chi paga nell’asta fallimentare?
In una procedura di asta fallimentare per una farmacia, un'aggiudicataria si opponeva al pagamento dell'imposta di registro, sostenendo che le spese di trasferimento fossero incluse nel prezzo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10969/2024, ha rigettato il ricorso, confermando che, salva esplicita previsione contraria nei documenti di vendita, l'aggiudicatario è tenuto a versare il prezzo d'asta oltre a tutte le imposte e le spese accessorie. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei documenti di vendita da parte del giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità se non viziata e che le difese sulla decadenza del diritto alla riscossione dell'imposta erano infondate.
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Progressione economica: risarcimento, non promozione
Un dipendente pubblico ha contestato la mancata progressione economica, sostenendo una valutazione ingiusta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in procedure selettive con margini di discrezionalità per l'amministrazione, il lavoratore non può richiedere l'assegnazione del posto, ma solo un risarcimento per "perdita di chance".
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Liberazione fideiussore: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10888/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni fideiussori, chiarendo i presupposti per la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c. e l'inammissibilità delle eccezioni di nullità antitrust sollevate tardivamente. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il peggioramento delle condizioni economiche del debitore e la consapevolezza della banca grava interamente sul garante.
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Restituzione canone depurazione: quando è un diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10867/2024, ha confermato il diritto degli utenti alla restituzione del canone depurazione qualora il servizio non venga effettivamente erogato. La Corte ha ribadito che il canone ha natura di corrispettivo per una prestazione specifica e, in sua assenza, il pagamento è indebito. Viene inoltre stabilito che il termine di prescrizione per richiedere il rimborso è quello ordinario di dieci anni, non quello breve di cinque.
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Recesso contratto preliminare: chi ha diritto alla caparra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10751/2024, ha chiarito le regole sul recesso contratto preliminare e sulla sorte della caparra. Nel caso di inadempimenti reciproci, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa per stabilire quale condotta sia stata più grave. Se il recesso di una parte è ingiustificato perché il suo inadempimento è prevalente, l'altra parte ha diritto a trattenere la caparra ricevuta. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha negato la restituzione della caparra ai promissari acquirenti, il cui recesso è stato ritenuto privo di giustificazione.
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Servizio idrico: rimborso se la depurazione manca
Un'utente ha citato in giudizio la società fornitrice del servizio idrico per ottenere il rimborso della quota relativa alla depurazione, servizio mai erogato. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, ribadendo che la tariffa per la depurazione non è dovuta se l'impianto è inesistente o non funzionante. La Corte ha inoltre precisato che l'azione di rimborso si prescrive in dieci anni e spetta al gestore dimostrare l'effettiva erogazione del servizio.
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Licenziamento per omessa vigilanza: la proporzionalità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per omessa vigilanza di una responsabile di filiale. Sebbene la colpa della lavoratrice sia stata accertata, la sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla gravità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla proporzionalità tra addebito e sanzione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e ha respinto sia il ricorso della lavoratrice che quello dell'azienda, confermando il diritto della dipendente a un'indennità risarcitoria.
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Abuso strumento concordatario: Cassazione e limiti
Una società in crisi, dopo aver rinunciato a una prima domanda di concordato preventivo, ne presenta una seconda per bloccare l'istanza di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il fallimento e qualificando il comportamento dell'impresa come un chiaro abuso dello strumento concordatario, volto unicamente a ritardare la procedura fallimentare senza una reale prospettiva di risanamento.
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Domanda nuova: quando è inammissibile in appalto?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda nuova presentata da un'impresa appaltatrice contro la stazione appaltante. Inizialmente, la richiesta era per il pagamento di costi di sicurezza, ma è stata trasformata in una domanda di nullità parziale del contratto solo in fase di precisazione delle conclusioni. La Corte ha stabilito che tale modifica, avvenuta oltre i termini perentori, costituisce una domanda nuova inammissibile, in quanto altera sia il petitum (l'oggetto della richiesta) che la causa petendi (i fatti a fondamento della richiesta), violando i principi del giusto processo e del contraddittorio.
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Accertamento del credito: basta un esame sommario
Una società dichiarata fallita si rivolge alla Cassazione, sostenendo che il credito del ricorrente non era stato definitivamente provato. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per avviare una procedura fallimentare è sufficiente un accertamento del credito di tipo sommario e incidentale da parte del giudice, senza necessità di un giudizio definitivo.
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Rimborso canone depurazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10641/2024, ha confermato il diritto degli utenti al rimborso del canone di depurazione qualora il servizio non venga effettivamente erogato. La Corte ha ribadito che la quota non è dovuta in caso di assenza o mancato funzionamento dell'impianto, configurando il pagamento come indebito e soggetto a prescrizione decennale, anche in caso di subentro di un nuovo gestore.
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Canone depurazione non dovuto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10632/2024, ha affrontato il caso del canone depurazione non dovuto. Alcuni utenti avevano citato in giudizio il gestore idrico per ottenere il rimborso delle quote versate per un servizio di depurazione mai erogato. Dopo la vittoria degli utenti nei primi due gradi di giudizio, il gestore ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha comunque esaminato un ricorso incidentale, rigettandolo e confermando principi consolidati: la quota per la depurazione è un corrispettivo per un servizio e, se questo manca, il pagamento è indebito e va restituito. La richiesta di rimborso si prescrive in dieci anni.
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Obbligo di repêchage: no a formazione per altre mansioni
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di una riorganizzazione aziendale, ha contestato la violazione dell'obbligo di repêchage, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto formarlo per ricollocarlo in mansioni diverse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che l'obbligo di repêchage si limita alla verifica di posizioni lavorative già esistenti e fungibili con la professionalità del dipendente, senza imporre al datore di lavoro un dovere di riqualificazione professionale per ruoli totalmente differenti.
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Concessione traslativa: responsabilità e limiti
Un consorzio ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il risarcimento dei maggiori oneri sostenuti nella realizzazione di un'opera pubblica in regime di concessione traslativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia a una pretesa economica non può essere desunta implicitamente dalla firma di un atto di sottomissione, ma ha confermato che, in una concessione traslativa, la responsabilità per i ritardi dovuti a problematiche progettuali e amministrative ricade sul concessionario, il quale assume anche poteri e oneri pubblici.
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Ricorso per cassazione: esposizione sommaria dei fatti
Una società ha promosso un ricorso per cassazione contro due aziende di servizi pubblici per presunta concorrenza sleale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella mancata adeguata esposizione sommaria dei fatti di causa e della vicenda processuale, violando il principio di autosufficienza del ricorso, fondamentale per consentire alla Corte di valutare la fondatezza dei motivi di impugnazione.
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