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art. 1161 cod. nav.

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143 provvedimenti

Occupazione abusiva di demanio: no al profitto sul bene pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità di una cittadina per i reati di occupazione abusiva di demanio e invasione di terreni. La donna ha utilizzato manufatti edilizi non autorizzati su un'area costiera statale. Il giudice di merito ha accertato la consapevolezza della donna riguardo all'assenza di concessione, vista la precedente notifica di un'ordinanza di demolizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'occupazione non autorizzata di uno spazio pubblico sostituisce il controllo dello Stato e genera un profitto illecito per il privato. La cittadina è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Correzione di errore materiale: stop a risarcimenti a sorpresa
Un Tribunale condanna l'imputato per reati marittimi, ma omette qualsiasi statuizione sul risarcimento del danno e sulle spese legali a favore della parte civile. Successivamente, lo stesso Tribunale integra la sentenza tramite una procedura di correzione di errore materiale su istanza della persona offesa. L'imputato impugna il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione delle regole procedurali. I giudici di legittimità accolgono il ricorso e annullano il decreto senza rinvio. La Corte stabilisce che la completa omissione delle decisioni civili non rappresenta una mera disarmonia formale. Il giudice non può usare lo strumento della correzione per introdurre valutazioni discrezionali ex novo che alterano la sostanza del provvedimento originario.
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Ordine di demolizione su demanio: casa abbattuta senza residenza
L'erede di un cittadino condannato per abusivismo sul demanio marittimo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione dell'immobile, invocando il diritto all'abitazione e un'istanza di condono. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non impedisce l'abbattimento se l'occupante risiede altrove e non prova la mancanza di case alternative. Inoltre, i fabbricati costruiti abusivamente sul demanio marittimo non possono ottenere alcun condono.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale anche per chi acquista
Due acquirenti di abitazioni costiere utilizzavano una porzione di scogliera demaniale recintata e modificata con opere abusive, impedendo l'accesso alla collettività. Gli imputati sostenevano la propria estraneità al reato, evidenziando che le opere erano state realizzate dai precedenti proprietari prima del loro acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che l'abusiva occupazione di spazio demaniale si configura anche in capo a chi subentra nell'uso del bene. L'esercizio di un potere di fatto su un'area pubblica già occupata protrae l'illecito e la sottrazione del bene all'uso comune. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: stop alle proroghe
Il gestore di uno stabilimento balneare ha impugnato il ripristino del sequestro preventivo della sua struttura, sostenendo che la sua concessione fosse valida grazie alle proroghe nazionali e alla sentenza dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la concessione del gestore, scaduta nel 2009, non ha beneficiato di alcuna proroga automatica, in quanto queste ultime si applicano solo ai titoli nuovi o validi. Di conseguenza, l'utilizzo dello spazio costiero senza un titolo valido integra il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha confermato il sequestro, rigettando anche la tesi della buona fede basata sulla semplice tolleranza del Comune.
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Auto d’epoca in spiaggia: escluse innovazioni non autorizzate
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'assoluzione di due gestori di uno stabilimento balneare, accusati di aver realizzato innovazioni non autorizzate sul demanio marittimo. I gestori avevano posizionato un'auto d'epoca all'interno dell'area in concessione per usarla come bancone frigorifero per le bevande. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, confermando l'assoluzione dei gestori. La Corte ha chiarito che l'installazione di un veicolo facilmente rimovibile e funzionale all'attività commerciale già autorizzata (la gestione del chiosco-bar) non costituisce una modifica permanente o strutturale del suolo pubblico. Di conseguenza, tale condotta non integra il reato di innovazioni non autorizzate, rientrando invece nella legittima organizzazione dell'attività d'impresa.
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Sequestro preventivo: opere finite ma l’abuso resta
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero contro il dissequestro di un'area demaniale occupata abusivamente. Il tribunale di merito aveva revocato la misura ritenendo insussistente il pericolo nel ritardo, basandosi su una futura sdemanializzazione dell'area e sul fatto che le opere fossero ormai completate da tempo. La Cassazione ha invece chiarito che il sequestro preventivo è pienamente legittimo anche se i manufatti abusivi sono ultimati. L'abusiva occupazione di spazio demaniale è infatti un reato permanente, la cui consumazione si protrae finché dura l'occupazione illegittima. Inoltre, la sdemanializzazione non può mai avvenire tacitamente ma richiede un provvedimento espresso. La causa viene quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Occupazione di bene demaniale: arredi mobili ma condanna reale
Un cittadino è stato condannato per l'occupazione di bene demaniale per aver posizionato suppellettili asportabili su un'area pubblica senza autorizzazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l'uso di arredi mobili non costituisse un vero e proprio spoglio del bene e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che anche l'uso di arredi facilmente rimovibili configura il reato, poiché priva la collettività del godimento del terreno. Inoltre, la natura pluriennale della condotta esclude il carattere occasionale necessario per ottenere la non punibilità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Demanio occupato e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
Un cittadino, accusato di occupazione abusiva di demanio marittimo, ha impugnato la sentenza di condanna lamentando il mancato accoglimento dell'oblazione e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'oblazione richiede l'eliminazione delle conseguenze del reato e che l'occupazione demaniale è un reato permanente, impedendo la prescrizione immediata. Infine, per negare la particolare tenuità del fatto, al giudice basta evidenziare anche un solo elemento ostativo, come la gravità del reato desunta dalle circostanze concrete, senza dover analizzare tutti i criteri di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità del direttore dei lavori: assolto per il passato
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un professionista, accusato di occupazione abusiva di demanio marittimo e deturpamento di bellezze naturali. Il Tribunale lo aveva condannato in qualità di progettista e direttore dei lavori per fatti avvenuti nel 2019. Tuttavia, la difesa ha dimostrato che l'attività del professionista era iniziata solo nel 2020, con la presentazione di una C.I.L.A. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando l'assenza di prove circa la responsabilità del direttore dei lavori per le condotte del 2019. La sentenza è stata annullata per non aver commesso il fatto, disponendo la trasmissione degli atti alla Procura per verificare eventuali irregolarità commesse successivamente nel 2020.
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Occupazione demaniale abusiva: la sanatoria non salva dal processo
Il Tribunale di Larino aveva dichiarato estinti per intervenuta sanatoria i reati contestati a tre cittadini, accusati di aver realizzato un immobile abusivo occupando arbitrariamente un'area demaniale marittima. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che l'occupazione demaniale abusiva e la costruzione nella fascia di rispetto senza autorizzazione costituiscono reati penali non sanabili. La successiva autorizzazione a mantenere le opere non cancella l'illecito penale, poiché non esiste alcuna norma che preveda l'estinzione del reato per sanatoria in questi casi. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Rinuncia all’impugnazione: dal ricorso alla condanna pecuniaria
L'Occupante di un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso per il reato di abusiva occupazione. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione personale per rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa di questa formale rinuncia all'impugnazione. Trattandosi di un atto irrevocabile e formale che rispetta tutti i requisiti di legge, la Suprema Corte ha preso atto della volontà della ricorrente, condannandola al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la sua colpevolezza nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: locale sequestrato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle strutture di un locale commerciale situate su un'area costiera pubblica. Il Gestore del Locale sosteneva di beneficiare della proroga automatica della concessione. Tuttavia, i giudici hanno accertato il mancato pagamento dei canoni demaniali fin dal 2009. Questo inadempimento ha impedito il rinnovo del titolo, rendendo la concessione ormai scaduta e inesistente ben prima delle leggi sulle proroghe. Di conseguenza, la prosecuzione dell'attività configura il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Gestore del Locale, confermando la legittimità del sigillo giudiziario per evitare il protrarsi dell'illecito.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale: reato sì, demolizione no
Un imprenditore e un acquirente sono stati accusati di abusiva occupazione di spazio demaniale dopo la decadenza della concessione di un porto turistico. L'imprenditore ha anche realizzato opere senza un valido titolo edilizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la sua consapevolezza dell'abuso. Per l'imprenditore, la Corte ha confermato la responsabilità per l'occupazione abusiva, ma ha annullato senza rinvio la condanna per abuso edilizio perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno revocato il relativo ordine di demolizione delle opere.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: stop al giardino
Un cittadino ha acquistato un terreno confinante con un'area appartenente al demanio marittimo, occupandola abusivamente per destinarla a giardino privato. Il Tribunale aveva revocato il sequestro preventivo dell'area, ritenendo che la pendenza di una domanda di concessione e un futuro piano comunale di sdemanializzazione escludessero il reato e il pericolo nel ritardo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che l'occupazione abusiva di demanio marittimo non può essere sanata da semplici istanze o da atti comunali. La sdemanializzazione dei beni costieri richiede infatti un formale decreto ministeriale e non può avvenire tacitamente o per iniziativa del Comune. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza di revoca, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Abuso edilizio su area demaniale: parcheggio abusivo condannato
L'amministratore e il procuratore di una società turistica hanno realizzato un ampliamento abusivo di un parcheggio sul lungomare, spianando dune sabbiose e abbattendo oltre cento alberi senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando la condanna per i reati di innovazione abusiva su demanio marittimo e abuso edilizio su area demaniale. I giudici hanno chiarito che anche il semplice livellamento del terreno con riporto di ghiaia richiede il permesso di costruire se altera permanentemente lo stato dei luoghi. Inoltre, il legale rappresentante risponde dei reati edilizi per violazione del dovere di vigilanza, anche se non ha gestito direttamente i lavori.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: lettini abusivi ko
Un noleggiatore di attrezzature balneari è stato condannato per il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo per aver posizionato ombrelloni e lettini sulla spiaggia libera prima dell'arrivo dei clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale, chiarendo che l'installazione preventiva di attrezzature commerciali su un arenile pubblico impedisce il libero uso della spiaggia ai bagnanti e configura il reato previsto dal codice della navigazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca delle attrezzature, annullando la decisione sul punto con rinvio al Tribunale. Il giudice di merito aveva infatti omesso di motivare la scelta di applicare questa misura di sicurezza facoltativa.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: difesa privata o reato?
Il Privato ha impugnato la condanna per il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo, contestando la realizzazione non autorizzata di un terrapieno e di una vasca di raccolta delle acque adiacenti alla sua proprietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, le foto aeree hanno dimostrato la natura artificiale del manufatto e l'assenza di qualsiasi concessione amministrativa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: il vizio di forma non salva il cottage
Il proprietario di un cottage costruito su un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari. In precedenza, un analogo provvedimento era stato annullato dalla Cassazione per un vizio formale, ossia la mancata notifica dell'udienza al difensore. Il ricorrente sosteneva che la reiterazione della misura violasse il divieto di "ne bis in idem" cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'annullamento per soli motivi formali non impedisce al giudice di emettere un nuovo provvedimento di sequestro preventivo, poiché non si è formato alcun giudicato cautelare sui presupposti sostanziali del reato. Di conseguenza, la misura cautelare resta valida e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata per l’abuso sul demanio
Un privato ha installato un manufatto in legno su una spiaggia libera senza autorizzazione, occupando il demanio marittimo in un'area protetta. La Corte d'appello lo ha condannato a tre mesi di reclusione, quindici giorni di arresto e sedicimila euro di ammenda. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e sostenendo che l'opera fosse di competenza comunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a causa della mancata rimozione spontanea dell'opera e dei precedenti penali del ricorrente. Inoltre, l'assenza di una formale autorizzazione comunale esclude qualsiasi esimente per l'occupazione abusiva del suolo pubblico.
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