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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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820 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Valore probatorio busta paga: la Cassazione decide
Un professionista contesta le differenze retributive richieste da un'ex dipendente, basate su buste paga non firmate. La Cassazione, confermando le decisioni di merito, dichiara inammissibile il ricorso, ribadendo il valore probatorio della busta paga emessa dal datore di lavoro e sanzionando l'inammissibile commistione dei motivi di ricorso.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la sentenza che riconosceva a un dipendente differenze retributive e una somma una tantum. Il ricorso è stato giudicato generico, meramente riproduttivo dei motivi d'appello e privo di una specifica indicazione delle norme violate. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure precise e pertinenti nel giudizio di legittimità, evidenziando come la mancata specificità dei motivi porti a un esito di inammissibilità, anche in presenza della regola della "doppia conforme".
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Valore probatorio verbale ispettivo e limiti in appello
Un ex dipendente ha citato in giudizio una società, ora estinta, per ottenere il pagamento di differenze retributive. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ha condannato in solido i due ex soci al pagamento. Uno dei soci ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità di un documento prodotto tardivamente in appello e la valutazione del valore probatorio del verbale ispettivo dell'INPS. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che le dichiarazioni contenute in un verbale ispettivo sono liberamente apprezzabili dal giudice e che il ricorrente non aveva interesse a contestare un documento la cui efficacia probatoria era stata limitata solo all'altro socio.
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Finanziamenti soci: quando non sono ricavi occulti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che riteneva i finanziamenti soci infruttiferi come ricavi non contabilizzati. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto plausibile che la provvista dei finanziamenti derivasse da un precedente rimborso IVA, valorizzando la coincidenza degli importi e ritenendo insufficiente la sola annotazione contabile a fondare la presunzione di maggior reddito.
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Colpa del danneggiato: quando esclude il risarcimento?
Un cittadino cita in giudizio un Comune per una caduta su strada, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che il danneggiato non ha fornito prove sufficienti a dimostrare il nesso causale tra la caduta e la buca. La sentenza ribadisce che, prima di valutare la colpa del danneggiato, è fondamentale che quest'ultimo assolva pienamente al proprio onere della prova.
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Azione Revocatoria: vendita con ipoteca è valida?
La Corte di Cassazione conferma che l'azione revocatoria può colpire anche la vendita di un immobile già gravato da ipoteca. La sentenza chiarisce che tale vendita costituisce comunque un pregiudizio per i creditori chirografari, in quanto riduce il patrimonio del debitore e la possibilità, anche solo potenziale, di soddisfare il proprio credito. Il ricorso dell'acquirente è stato dichiarato inammissibile perché la presenza di una garanzia reale non esclude di per sé l'eventus damni.
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Presunzione di gratuità: quando il silenzio non basta
Un'impresa edile esegue lavori nel 1998 ma chiede il pagamento solo nel 2008. La Corte d'Appello, a causa del lungo ritardo, presume la gratuità della prestazione. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo che la presunzione di gratuità non può derivare dal solo silenzio del creditore. L'onere di provare che la prestazione fosse gratuita spetta al committente, non all'impresa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Azione di rivendicazione: prova attenuata e usucapione
La Corte di Cassazione chiarisce i confini dell'azione di rivendicazione e il relativo onere della prova. In un caso di disputa su confini di proprietà, la Corte ha stabilito che la cosiddetta 'probatio diabolica' a carico di chi agisce in rivendica si attenua notevolmente quando il convenuto, per difendersi, eccepisce l'usucapione. Poiché l'usucapione presuppone il possesso di un bene altrui, tale difesa costituisce un riconoscimento della precedente titolarità dell'attore, esonerandolo dalla prova rigorosa della proprietà risalendo a un acquisto a titolo originario. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano ordinato l'arretramento di una costruzione edificata in violazione delle distanze legali.
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Tasso soglia usura: la Cassazione chiarisce i limiti
Un'impresa e il suo socio ricorrono in Cassazione contro un istituto di credito, contestando un mutuo per superamento del tasso soglia usura e violazione del limite di finanziabilità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando il principio secondo cui gli interessi corrispettivi e quelli di mora non devono essere sommati ai fini della verifica dell'usura. La Corte ha inoltre chiarito che per il limite di finanziabilità si deve considerare il valore di mercato dell'immobile e non il prezzo indicato nell'atto di compravendita.
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Usucapione: prova con testimoni di altri processi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che contestava l'usucapione di un terreno da parte dei vicini. La Corte ha stabilito che la prova del possesso ad usucapionem può legittimamente basarsi su testimonianze ed elementi raccolti in altri procedimenti, sia civili che penali, a condizione che siano stati ritualmente acquisiti al giudizio. Inoltre, ha chiarito che il possesso utile all'usucapione non si limita alla mera coltivazione, ma deve manifestarsi con atti inequivocabili, come la stipula di contratti di affitto a terzi, che dimostrino la volontà di comportarsi come unici proprietari.
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Onere della prova tributario: la guida della Cassazione
La Cassazione si pronuncia sull'onere della prova tributario in un caso di tasse sui rifiuti. Rigettato il ricorso di un'azienda che non ha dimostrato l'inutilizzabilità dei suoi immobili ai fini dell'esenzione. La sentenza chiarisce i limiti del principio di non contestazione e il potere discrezionale del giudice nel disporre consulenze tecniche.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1701/2026, affronta il tema della prescrizione dei crediti di lavoro nel pubblico impiego. Il caso riguarda una dottoressa che, pur operando con contratti di collaborazione autonoma per un'Azienda Sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. La Corte ha stabilito che, a differenza del settore privato, nel lavoro pubblico la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorre anche in costanza di rapporto, poiché non sussiste il cosiddetto 'metus' (timore) del licenziamento che giustifica la sospensione del termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla base di questo principio.
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Onere della prova correntista: chi produce il contratto?
La Corte di Cassazione ha confermato che, nelle azioni di ripetizione dell'indebito bancario, l'onere della prova correntista include la produzione del contratto. Un titolare di conto corrente, sostenendo di non ricordare di aver firmato un contratto, aveva agito contro la banca per addebiti illegittimi. La sua domanda è stata respinta perché non ha fornito il contratto necessario a dimostrare la nullità delle clausole contestate, confermando che chi agisce in giudizio deve provare i fatti a fondamento della propria pretesa.
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Mansioni superiori: prova e differenze retributive
Un dipendente pubblico chiedeva il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori a quelle del suo inquadramento. La Corte di Cassazione ha rigettato gran parte del ricorso, chiarendo che per ottenere il riconoscimento è necessaria una prova rigorosa che le attività svolte rientrino inequivocabilmente in un livello superiore, non essendo sufficienti testimonianze generiche.
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Divieto di anatocismo: Cassazione chiarisce la norma
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, stabilendo principi chiave sul divieto di anatocismo. L'ordinanza chiarisce che il divieto, introdotto dalla legge n. 147/2013, è in vigore dal 1° gennaio 2014, senza necessità di attendere delibere attuative. La Corte ha inoltre censurato la decisione di merito per aver dichiarato inammissibili i motivi di appello dei ricorrenti, ritenendoli invece sufficientemente specifici. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame alla luce di questi principi.
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Onere della prova: come evitare un ricorso inammissibile
Una lavoratrice ricorre in Cassazione per il ricalcolo di un credito lavorativo, ma il ricorso è dichiarato inammissibile. La Corte sottolinea che l'onere della prova del credito spetta a chi lo avanza e critica la mancata dimostrazione di un fatto decisivo che sarebbe stato omesso dal giudice di merito.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità dell'associazione non riconosciuta e dei suoi membri. Un avvocato ha agito per il recupero dei suoi compensi contro un'associazione e i suoi associati, ma la Corte ha stabilito che la responsabilità personale non è automatica. Per far valere la responsabilità di chi agisce per l'ente, il creditore deve provare l'effettiva attività negoziale svolta, poiché la sola procura alle liti non basta a dimostrare il conferimento dell'incarico professionale a titolo personale.
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Licenziamento per giusta causa: quando è legittimo?
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo la conversione giudiziale del suo contratto da tempo determinato a indeterminato, viene licenziato per giusta causa a seguito del suo rifiuto di cambiare reparto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la reazione del dipendente (grave insubordinazione con toni aggressivi e contatti fisici) sproporzionata rispetto alle modifiche datoriali (cambio di turno e mansioni coerenti con l'inquadramento), considerate normali prassi aziendali. La Corte ha escluso la ritorsività del licenziamento, poiché la causa principale era la condotta del lavoratore.
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Crediti di lavoro erede: quando si paga?
Una lavoratrice domestica ha citato in giudizio l'erede testamentario dei suoi ex datori di lavoro per ottenere il pagamento di crediti retributivi. L'erede si è opposto, sostenendo che il processo dovesse essere sospeso in attesa della definizione di un'altra causa che impugnava il testamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i crediti di lavoro dell'erede devono essere pagati, poiché l'impugnazione del testamento non sospende gli obblighi dell'erede fino a una sentenza definitiva di annullamento.
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Licenziamento illegittimo e restituzione somme: il caso
La Cassazione conferma la decisione d'appello: nonostante un licenziamento illegittimo per vizi di forma (mancata audizione), la lavoratrice è tenuta a restituire le somme sottratte, come provato dal datore di lavoro. La Corte respinge i motivi di ricorso volti a riesaminare le prove, confermando la validità della valutazione del giudice di merito sulla domanda riconvenzionale.
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