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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Inquadramento superiore: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di inquadramento superiore per due addetti al call center. L'ordinanza conferma la decisione dei giudici di merito che avevano riconosciuto ai lavoratori un livello superiore per le mansioni di assistenza e problem-solving svolte. Tuttavia, la Corte accoglie il motivo di ricorso dell'azienda relativo all'omessa pronuncia sull'eccezione di prescrizione, cassando la sentenza e rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Distacco riscaldamento: la delibera è vincolante
Un condomino si distaccava dall'impianto di riscaldamento centralizzato ma, avendo votato a favore della delibera di ripartizione delle spese senza poi impugnarla, veniva condannato a pagare. La Cassazione ha confermato che la delibera non impugnata è vincolante e il distacco, avvenuto prima della stessa, non costituisce un fatto nuovo idoneo a giustificare il mancato pagamento delle quote approvate.
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Licenziamento per condotta extra-lavorativa: limiti
Un dipendente viene licenziato per giusta causa a seguito del suo arresto per detenzione di armi e stupefacenti, fatti avvenuti al di fuori del contesto lavorativo. I giudici di primo e secondo grado confermano la legittimità del recesso, ritenendo che la gravità della condotta avesse irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, dichiara inammissibile il ricorso del lavoratore, ribadendo che il licenziamento per condotta extra-lavorativa è valido quando i fatti, per la loro natura, sono tali da far venir meno la fiducia del datore di lavoro. Il ricorso è stato inoltre ritenuto un abuso del processo, con conseguente condanna a sanzioni pecuniarie.
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Privilegio cooperative: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società cooperativa si è vista negare il riconoscimento del privilegio cooperative per un credito vantato verso un'altra società in liquidazione coatta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il superamento della revisione non basta. È necessario dimostrare che il credito derivi direttamente dal lavoro dei soci, prova che la cooperativa non ha fornito, anzi, ha ammesso il contrario.
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Giudicato interno: i limiti nel giudizio di rinvio
In un caso di presunta appropriazione indebita, la Cassazione ha respinto il ricorso dell'erede, chiarendo importanti principi processuali. La Corte ha stabilito che non si forma un giudicato interno su questioni decise con ordinanze istruttorie e che, nel giudizio di rinvio, il giudice ha piena libertà di valutazione dei fatti. È stato inoltre confermato il carattere discrezionale del potere del giudice di trarre argomenti di prova dalla mancata esibizione di documenti.
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Crediti società fallita: quando il socio rinuncia
La Corte di Cassazione chiarisce che gli ex soci di una società fallita e poi cancellata non possono agire per recuperare i crediti sociali se non hanno preventivamente informato il curatore fallimentare della loro esistenza. Tale omissione, secondo la Corte, equivale a una rinuncia tacita al credito, impedendo una successiva azione legale. La sentenza analizza il principio successorio post-fallimento e la cruciale importanza della comunicazione al curatore per la tutela dei crediti della società fallita.
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Danno ambientale: ricorso inammissibile, le ragioni
I proprietari di alcuni terreni citano in giudizio i gestori di una discarica per danno ambientale a seguito dello smaltimento illecito di rifiuti, che ha impedito la coltivazione agricola. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, sostenendo che la normativa vieta comunque l'uso agricolo di ex discariche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dei proprietari inammissibile, poiché non hanno contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza d'appello, rendendo di fatto inattaccabile la decisione.
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Onere della prova compenso avvocato: la Cassazione chiarisce
Un avvocato, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, si vede negare il compenso perché non ha provato il mancato pagamento. La Cassazione interviene, chiarendo che l'onere della prova compenso avvocato spetta al debitore. La Corte ha cassato la decisione del Tribunale che aveva illegittimamente invertito tale onere, sottolineando che il giudice non può presumere il pagamento in assenza di una specifica eccezione della controparte.
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Concessione in sanatoria: la promessa mancata nel rogito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di alcuni promittenti venditori al pagamento del doppio della caparra. Essi avevano garantito nel contratto preliminare l'esistenza di una concessione in sanatoria per l'immobile, che in realtà è stata rilasciata solo anni dopo la data prevista per il rogito. La Corte ha stabilito che tale garanzia specifica è vincolante e la sua violazione costituisce un grave inadempimento che legittima il recesso del promissario acquirente, rendendo irrilevante l'ottenimento tardivo del permesso.
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Disconoscimento scrittura privata: le conseguenze
La Corte di Cassazione ha stabilito che un documento la cui firma è stata oggetto di disconoscimento scrittura privata, e per il quale non è stata richiesta la verificazione, è totalmente inutilizzabile come prova in un processo. Nel caso specifico, una società fornitrice di energia non poteva usare una 'richiesta di modifica fornitura' per giustificare un conguaglio, poiché la società cliente aveva disconosciuto la firma e non era seguita l'istanza di verificazione. La sentenza d'appello, che aveva fondato la sua decisione su tale documento, è stata annullata con rinvio.
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Convocazione assemblea: vale la prassi consolidata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la convocazione di un'assemblea condominiale è valida se effettuata tramite inserimento dell'avviso nella cassetta postale del condomino, qualora tale modalità sia provata e tempestiva. Questa prassi consolidata prevale su una successiva notifica formale, come una raccomandata, arrivata in ritardo. La sentenza chiarisce inoltre che le clausole meramente organizzative del regolamento condominiale possono essere modificate da un comportamento costante e univoco dei condomini (facta concludentia), senza necessità di una delibera scritta.
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Usucapione speciale: no se coltivazione è accessoria
La Corte di Cassazione ha negato l'usucapione speciale di un terreno perché la coltivazione era meramente accessoria all'attività commerciale principale dei ricorrenti (onoranze funebri) e non costituiva un'autonoma attività agricola. La Corte ha confermato che per l'usucapione speciale il fondo deve essere una vera entità agricola produttiva.
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Prova CTU: limiti all’acquisizione di documenti?
Un'imprenditrice contesta un debito contributivo. Il Tribunale, tramite una perizia (prova CTU), acquisisce un documento non prodotto dall'imprenditrice e le dà ragione. L'Ente Previdenziale ricorre in Cassazione, sostenendo che l'acquisizione del documento fosse illegittima. La Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione, rinvia il caso a pubblica udienza per una decisione approfondita sui poteri del CTU.
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Ricorso inammissibile: i limiti del riesame di merito
Una società contesta un accertamento fiscale per mancata fatturazione, sostenendo una modifica tacita del contratto. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, poiché la richiesta di rivalutare le prove e i fatti del contratto costituisce un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione conferma che l'apprezzamento delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Responsabilità da cose in custodia: quando è inammissibile
Una donna cade a causa di un gradino scheggiato e cita in giudizio l'ente proprietario dell'immobile. Dopo due sentenze sfavorevoli, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è sua competenza riesaminare le prove o i fatti già accertati dai giudici di merito. L'analisi si concentra sui limiti del ricorso per cassazione in materia di responsabilità da cose in custodia e sulla condotta del danneggiato.
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Onere della prova pignoramento: chi deve provare
In un caso di pignoramento presso terzi, una società ha contestato il suo debito eccependo un controcredito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo la regola sull'onere della prova pignoramento: il creditore deve provare la fonte del credito (il contratto), mentre il terzo pignorato deve dimostrare i fatti estintivi, come pagamenti o controcrediti specifici. L'ordinanza ha anche ritenuto legittimo l'uso di un lodo arbitrale annullato come semplice elemento documentale a supporto della decisione.
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Poteri commissario liquidatore e nomina dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il commissario liquidatore in una liquidazione coatta amministrativa non necessita di una specifica autorizzazione per nominare un avvocato e concludere un contratto d'opera professionale per difendere l'ente in giudizio. La sentenza chiarisce i limiti dei poteri del commissario liquidatore, equiparandoli a quelli del curatore fallimentare e affermando che l'obbligo di autorizzazione è previsto solo per atti specificamente indicati dalla legge. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità della domanda di indebito arricchimento se proposta per la prima volta in appello, in quanto considerata domanda nuova rispetto a quella di adempimento contrattuale.
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Omessa vigilanza: responsabilità e prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28119/2025, affronta un caso di omessa vigilanza da parte di un'autorità di controllo su un intermediario finanziario fallito. La Corte stabilisce che la domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'intermediario interrompe la prescrizione anche nei confronti dell'autorità, data la natura risarcitoria del credito e la responsabilità solidale. Tuttavia, annulla la sentenza d'appello per carenza di motivazione riguardo all'effettiva sussistenza della colpa dell'autorità, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prova apertura credito: inammissibile in Cassazione
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per il ricalcolo del saldo di un conto corrente. Dopo una vittoria parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha ridotto la somma dovuta alla società, accogliendo l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca. Il successivo ricorso della società alla Corte di Cassazione, incentrato sulla prova apertura credito e sui metodi di calcolo, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove, confermando che la valutazione sull'esistenza di un contratto di fido spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti.
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Notifica Atto Impositivo: i requisiti del ricorso
Una società ha impugnato un avviso di accertamento TARI, lamentando vizi nella notifica atto impositivo e nella motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile per carenza di autosufficienza. La Corte ha ribadito che il ricorrente ha l'onere di trascrivere integralmente nel ricorso sia gli atti relativi alla notifica contestata sia il contenuto dell'atto impositivo, per consentire alla Corte di verificare la fondatezza delle censure senza dover consultare altri documenti. In mancanza di tale trascrizione, il ricorso non può essere esaminato nel merito.
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