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Art. 1158 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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72 provvedimenti

Altri anni per Art. 1158 Codice Civile

Usucapione di un terreno: perché la recinzione non basta
Due comproprietari chiedevano l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno confinante con la loro proprietà, sostenendo di averlo recintato e posseduto per oltre vent'anni. La Corte d'appello respingeva la domanda poiché la recinzione non impediva il passaggio di terzi e non vi era prova del possesso esclusivo per il tempo richiesto dalla legge. I ricorrenti proponevano ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di prove decisive. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice presenza di una recinzione non basta a dimostrare l'usucapione di un terreno se non impedisce l'accesso altrui e se il ricorrente si limita a chiedere una diversa valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito.
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Usucapione di beni demaniali: privato perde contro lo Stato
Tre cittadini hanno chiesto al tribunale di dichiarare l'avvenuta usucapione di un terreno. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, accertando che l'area era di natura demaniale, in quanto destinata a fascia di rispetto autostradale per l'ammodernamento di un'autostrada. I cittadini si sono rivolti alla Corte di Cassazione, lamentando errori procedurali e di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'**usucapione di beni demaniali** è impossibile, a meno che il privato non provi in modo inequivocabile la sdemanializzazione del bene, ossia la volontà dello Stato di sottrarlo alla sua funzione pubblica. Non essendoci tale prova, il terreno resta pubblico e i cittadini perdono la causa, venendo condannati a pagare le spese legali.
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Usucapione di un terreno: senza prove vince il proprietario
Due cittadini hanno richiesto l'acquisto per usucapione di un terreno, sostenendo che i comproprietari originari non si fossero opposti alla domanda. Tuttavia, una delle eredi, divenuta poi proprietaria esclusiva, si opposta fermamente. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che chi richiede l'usucapione di un terreno ha l'obbligo di dimostrare il possesso continuo e pacifico per vent'anni. La semplice non-opposizione condizionata dei vecchi proprietari non costituisce un riconoscimento del diritto altrui e non esonera i richiedenti dall'onere probatorio. Di conseguenza, i richiedenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Usucapione di un bene immobile: perché il possesso non basta
Un istituto religioso ha richiesto la restituzione di un'area adiacente a un appartamento concesso in locazione. L'inquilino, e successivamente i suoi eredi, si sono opposti chiedendo l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un bene immobile, sostenendo di aver posseduto l'area dal 1962 e richiamando una precedente decisione favorevole in un giudizio possessorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi. I giudici hanno chiarito che la tutela temporanea ottenuta nel giudizio possessorio non ha valore di giudicato nel giudizio di usucapione. Per l'usucapione di un bene immobile occorre infatti dimostrare il possesso ininterrotto per venti anni con l'intenzione di comportarsi come proprietari, prova non fornita nel caso specifico. Gli eredi sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Usucapione di beni immobili: lavori sul cortile o solo passaggio?
Una donna ha chiesto l'usucapione di beni immobili su un cortile comune, sostenendo di averlo sempre utilizzato come comproprietaria insieme al fratello, eseguendo lavori di pavimentazione e manutenzione. Il fratello si è opposto, evidenziando che il cortile era di sua esclusiva proprietà e che la sorella vi passava solo in virtù di una servitù di passaggio. La Corte d'Appello ha respinto la domanda della donna, ritenendo che i lavori eseguiti non provassero un possesso esclusivo ma fossero compatibili con il diritto di passaggio e la tolleranza del proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione delle prove spetta solo al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Usucapione tra coeredi: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello riguardante l'usucapione di immobili in comunione tra coeredi. Il caso nasce da una richiesta di divisione ereditaria a cui alcuni comproprietari avevano opposto l'acquisto per possesso ventennale. La Suprema Corte ha stabilito che la contestazione generica della fondatezza della domanda è sufficiente a escludere il principio di non contestazione. Inoltre, ha censurato l'errore dei giudici di merito che avevano dichiarato inammissibili le prove contrarie presentate nei termini di legge, ribadendo che l'usucapione di beni comuni richiede la prova rigorosa dell'esclusione degli altri comproprietari.
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Usucapione: perché la sola coltivazione non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che negava l'acquisto per usucapione di alcuni terreni agricoli. I ricorrenti sostenevano che la coltivazione dei fondi fosse prova sufficiente del possesso utile. La Suprema Corte ha invece ribadito che la semplice coltivazione non integra l'animus possidendi necessario, specialmente quando non vi è prova dell'esclusione del legittimo proprietario. Inoltre, il ricorso è stato rigettato poiché mirava a una revisione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, e non contestava efficacemente tutte le motivazioni indipendenti fornite dalla Corte d'Appello.
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Usucapione: il possesso del socio non vale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per l'acquisto per usucapione di un terreno. Il richiedente non ha dimostrato di aver posseduto il fondo in nome proprio, avendo agito esclusivamente nella qualità di socio di una società di persone. Inoltre, il possesso è stato ritenuto viziato da clandestinità nei confronti dell'ente pubblico proprietario. La decisione ribadisce che, in presenza di più motivazioni autonome a sostegno di una sentenza, la mancata contestazione efficace di una di esse rende l'intero ricorso inammissibile, consolidando il diritto di proprietà della controparte.
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Sottosuolo condominiale: regole su scavi e proprietà
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di ripristino per un condomino che aveva scavato nel sottosuolo condominiale per creare un locale privato ad uso esclusivo. In assenza di un titolo di proprietà specifico, il sottosuolo è presunto parte comune dell'edificio. La richiesta di usucapione è stata rigettata poiché il possesso è stato giudicato clandestino, in quanto l'accesso al locale avveniva tramite una botola nascosta non visibile agli altri condomini.
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Usucapione e consegna anticipata dell’immobile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un privato che rivendicava l'acquisto per usucapione di un immobile consegnatogli in virtù di un accordo verbale. La Suprema Corte ha ribadito che la consegna anticipata di un bene, in vista di una futura vendita, configura una semplice detenzione qualificata e non un possesso utile ai fini dell'usucapione. Senza la prova di un atto formale di interversione del possesso, il rapporto con la cosa rimane di natura obbligatoria, precludendo l'acquisto della proprietà per decorso del tempo.
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Usucapione: perché pagare le bollette non basta
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto che rivendicava l'acquisto per Usucapione di un immobile occupato per anni. I giudici hanno stabilito che l'uso del bene, concesso inizialmente da un familiare socio della società proprietaria, costituisce detenzione e non possesso. Elementi come il pagamento delle utenze e la richiesta di autorizzazione per lavori straordinari confermano la consapevolezza dell'altruità del bene, impedendo il maturare dei presupposti legali per l'acquisto della proprietà.
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Usucapione fondo rustico: ricorso inammissibile
Un soggetto ha richiesto di essere dichiarato proprietario di un terreno agricolo per usucapione, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione principale risiede nella mancata dimostrazione del 'possesso' necessario per l'usucapione, poiché l'individuo aveva iniziato a occupare il fondo come semplice detentore, riconoscendo la proprietà altrui, senza mai provare un successivo mutamento della sua condizione in possessore. L'impugnazione è stata giudicata un tentativo non consentito di riesaminare le prove e i fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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