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Art. 1158 Codice Civile — Anno 2022

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189 provvedimenti

Altri anni per Art. 1158 Codice Civile

Usucapione abbreviata: vince il proprietario contro i compratori
Il caso nasce dalla contestazione sulla proprietà di un terreno. Il Proprietario Originario ha rivendicato il bene acquistato tramite donazione. I Compratori, che avevano acquistato il terreno da un soggetto non proprietario, hanno richiesto il riconoscimento della proprietà per usucapione abbreviata. La Corte d'Appello ha accolto la loro richiesta sommando il loro possesso a quello della precedente venditrice. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Proprietario Originario. I giudici hanno stabilito che, per usucapire in dieci anni sommando il possesso del precedente proprietario, il tempo necessario deve decorrere obbligatoriamente dalla data di trascrizione del titolo d'acquisto del venditore originario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione di rivendicazione: l’erede batte la falsa usucapione
Un'erede ha promosso un'azione di rivendicazione per recuperare un terreno venduto illegittimamente a terzi da un parente e dal coniuge di quest'ultimo. I venditori avevano dichiarato falsamente nell'atto notarile di aver usucapito il bene, senza però alcun accertamento giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dell'erede, ritenendo valido l'atto di divisione del 1957 come prova della proprietà nei confronti dei familiari e dei loro aventi causa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi dei terzi acquirenti e della moglie del venditore. La Suprema Corte ha chiarito che chi acquista da chi dichiara un'usucapione non accertata si assume il rischio di un acquisto da un non proprietario, e che l'atto divisorio fa piena prova tra i condividenti e i loro eredi.
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Usucapione di un fondo agricolo: coltivare non basta per vincere
I Coltivatori hanno chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un fondo agricolo di proprietà della Proprietaria. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello l'ha accolta, ritenendo sufficiente la coltivazione del terreno. La Proprietaria ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice coltivazione non basta per l'usucapione di un fondo agricolo. Per dimostrare il possesso utile, serve un comportamento che escluda i terzi, come la recinzione del terreno. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Usucapione del sottotetto: la vicina vince contro il proprietario
Un proprietario rivendica la proprietà del sottotetto sovrastante il suo appartamento, chiedendo lo sgombero della vicina che lo aveva unito alla sua proprietà. Se in primo grado il Tribunale dà ragione alla vicina per intervenuta usucapione, la Corte d'Appello ribalta la decisione ritenendo il sottotetto una pertinenza dell'appartamento sottostante. La Cassazione accoglie il ricorso della vicina: i giudici d'appello hanno ignorato la perizia tecnica, che dimostrava l'abitabilità potenziale del locale e l'accesso esclusivo dall'appartamento della donna, la quale pagava anche le relative spese condominiali dal 1994. La Suprema Corte stabilisce che l'usucapione del sottotetto è possibile se lo spazio ha autonomia strutturale e non serve solo da isolamento termico. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Usucapione di beni condominiali: gli eredi vincono sul Condominio
Un Condominio ha citato in giudizio gli eredi del costruttore originario per rivendicare la proprietà comune di un locale ex serbatoio. Gli eredi hanno risposto chiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni condominiali, dimostrando che il loro dante causa aveva affittato il locale a terzi sin dal 1990, comportandosi come proprietario esclusivo, pagando le tasse e le spese. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso del Condominio. La Suprema Corte ha stabilito che la firma del regolamento condominiale nel 1994 non ha interrotto il possesso, poiché il locale non era esplicitamente indicato come comune e la sua destinazione originaria era già cessata. Gli eredi mantengono la proprietà esclusiva del locale per usucapione.
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Interruzione dell’usucapione: se offri di comprare perdi il bene
Una donna ha chiesto il riconoscimento della proprietà di due terreni per usucapione. I proprietari si sono opposti, sostenendo che la donna avesse più volte chiesto di acquistare i terreni, riconoscendo così la loro proprietà. Dopo la morte della donna, l'erede ha proseguito la causa. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che le trattative di acquisto avessero causato l'interruzione dell'usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che proporre l'acquisto del bene dimostra la consapevolezza dell'altrui proprietà e cancella l'intenzione di possedere il bene come proprio. L'erede ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Giudicato interno e usucapione: chi coltiva non sempre vince
I Compratori acquistano un terreno e scoprono che una porzione è coltivata dall'Occupante. Chiedono il rilascio del fondo, mentre l'Occupante eccepisce l'usucapione. Dopo alterne vicende, la Corte d'Appello rigetta l'usucapione e la Cassazione conferma tale rigetto. Tuttavia, il giudice di rinvio riesamina e accoglie nuovamente l'usucapione. La Cassazione, con l'ordinanza in esame, accoglie il ricorso dei Compratori. La Corte stabilisce che il rigetto dell'usucapione era ormai coperto da giudicato interno, rendendo impossibile un nuovo esame nel giudizio di rinvio, che è un giudizio chiuso. Di conseguenza, la sentenza viene cassata senza rinvio, confermando la reciproca soccombenza delle parti.
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Usucapione di beni immobili: il possesso batte la proprietà
Una società proprietaria ha contestato l'acquisto per usucapione di beni immobili di un terreno da parte di un'azienda di servizi e di due privati confinanti. La Corte d'Appello ha riconosciuto il possesso ultraventennale dei richiedenti. La proprietaria ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando l'illegibilità della sentenza d'appello scritta a mano, l'ammissione tardiva di un testimone e la mancanza di un contratto scritto per dimostrare il passaggio del possesso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la sentenza era leggibile, la nullità del testimone non era stata eccepita tempestivamente ed era quindi sanata, e il possesso ultraventennale dell'azienda era ampiamente provato in via autonoma, rendendo irrilevante la questione del contratto.
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Distanze legali: perché il condono non ferma la demolizione
Una società proprietaria di un immobile ha citato in giudizio il proprietario confinante per la violazione delle distanze legali, chiedendo la demolizione di un garage abusivo. Il proprietario si è difeso sostenendo di aver usucapito il diritto di mantenere la costruzione a distanza ridotta, basandosi su una domanda di condono edilizio e su un vecchio accordo privato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario. I giudici hanno chiarito che il condono edilizio ha valore solo verso la pubblica amministrazione e non sana le violazioni nei rapporti tra vicini. Inoltre, i privati non possono accordarsi per violare le distanze previste dai piani regolatori comunali, poiché tali norme tutelano l'interesse pubblico all'ordinato sviluppo del territorio. Di conseguenza, il proprietario confinante deve demolire la porzione di garage abusiva.
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Usucapione di beni immobili: la data che smentisce i testimoni
Gli Eredi del Proprietario hanno impugnato la sentenza che riconosceva l'avvenuta usucapione di beni immobili (una strada e un pozzo) a favore di una Società Costruttrice. La Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, rilevando che i giudici d'appello hanno ignorato prove decisive: un verbale societario dimostrava che il possesso della strada era iniziato meno di vent'anni prima della causa e che la via era considerata pubblica. Inoltre, la motivazione della sentenza d'appello è stata giudicata apparente, poiché ha ignorato le incongruenze dei testimoni che riferivano fatti antecedenti alla nascita stessa della società. Accolto anche il ricorso incidentale della Società sulla verifica del titolo di proprietà originario, la Suprema Corte ha cassato la decisione, rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo e approfondito esame.
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Possesso utile per usucapione: gli effetti del contratto nullo
Gli eredi di un acquirente chiedono il riconoscimento dell'usucapione di un terreno consegnato nel 1966 in base a una scrittura privata poi dichiarata nulla. Gli eredi del venditore si oppongono, sostenendo che l'accordo originario fosse un contratto preliminare, idoneo a trasferire la sola detenzione e non il possesso utile per usucapione. La Corte d'Appello accoglie la domanda di usucapione, ma la Cassazione cassa la decisione. La Suprema Corte stabilisce che un contratto nullo può generare possesso solo se era finalizzato al trasferimento immediato della proprietà. Se invece l'accordo era un preliminare, si configura una mera detenzione, inidonea all'usucapione. La causa viene rinviata per accertare la reale natura dell'accordo.
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Usucapione di terreni agricoli: coltivare non dà la proprietà
Un cittadino ha ottenuto l'usucapione di alcune particelle di terreno di proprietà di un Comune, sostenendo di averle coltivate per oltre vent'anni. Il Comune ha impugnato la decisione, sostenendo che i terreni fossero indisponibili e che la semplice coltivazione non bastasse a dimostrare il possesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune. I giudici hanno stabilito che l'usucapione di terreni agricoli non può fondarsi sulla sola coltivazione della terra. Questa attività materiale, infatti, non dimostra in modo univoco l'intenzione di possedere il bene come proprietario (uti dominus), ma richiede altri indizi concreti che rivelino l'esclusione del proprietario effettivo. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Litisconsorzio necessario: casa contesa e quote dello Stato
Un uomo e la sua seconda moglie erano comproprietari di un immobile. Dopo la loro morte, un nipote ha chiesto l'usucapione del bene contro le sorelle e i parenti della matrigna. Le sorelle si sono opposte, sostenendo di essere le uniche proprietarie per successione. I giudici hanno accertato che i parenti della matrigna non avevano accettato l'eredità nei termini. La Cassazione ha stabilito che, in mancanza di altri eredi, la quota della matrigna spetta di diritto allo Stato. Di conseguenza, lo Stato doveva partecipare al processo. La mancata convocazione dello Stato configura una violazione del litisconsorzio necessario. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza, ordinando di rifare il processo da capo includendo lo Stato.
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Usucapione di beni ereditari: ricorso nullo senza tutti i coeredi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'usucapione di beni ereditari. Una delle parti interessate ha presentato ricorso senza però notificarlo a una coerede, considerata litisconsorte necessaria. La Suprema Corte, rilevando questa grave mancanza procedurale, ha applicato l'articolo 331 del codice di procedura civile. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato l'integrazione del contraddittorio, concedendo sessanta giorni di tempo per notificare l'atto alla coerede esclusa e rinviando la decisione finale.
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Usucapione di beni immobili: il possesso perde contro il pignoramento
Un cittadino ha richiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni immobili per liberarli da un'ipoteca e da un pignoramento avviati da una società finanziaria. Il Tribunale ha inizialmente accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione per insufficienza di prove sul possesso. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del possessore. I giudici hanno chiarito che contestare la valutazione delle prove effettuata nei gradi precedenti non costituisce una violazione di legge, ma rappresenta un tentativo inammissibile di ridiscutere il merito dei fatti in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Apparenza della servitù: quando la strada non basta a usucapire
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso tra proprietari di terreni confinanti relativo all'acquisto di una servitù di passaggio su una strada comune. Il nodo centrale della controversia riguarda l'apparenza della servitù, requisito fondamentale per l'acquisto tramite usucapione o destinazione del padre di famiglia. Per dimostrare l'apparenza, non basta la semplice presenza di un tracciato stradale, ma serve un elemento ulteriore che provi la specifica destinazione della via all'esercizio del passaggio a favore del fondo vicino. Poiché la questione presenta profili complessi e non è di immediata soluzione, la Corte ha rinviato la decisione alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Usucapione di un immobile: l’accatastamento evita la demolizione
Un proprietario terriero ha citato in giudizio il vicino lamentando uno sconfinamento sul proprio terreno e chiedendo la demolizione di una porzione di edificio. Il vicino si è difeso eccependo l'usucapione di un immobile per la parte contestata, ma la Corte d'Appello ha ordinato la demolizione basandosi solo sui confini catastali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del vicino, stabilendo che l'accatastamento dell'edificio avvenuto nel 1987 è una prova oggettiva della sua esistenza fisica da quella data. Questo elemento decisivo, trascurato nei gradi precedenti, deve essere valutato per verificare se si sia compiuta l'usucapione di un immobile. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Servitù di passaggio per usucapione: no al transito senza opere
Un cittadino ha chiesto al Tribunale di accertare il proprio diritto di transito sul terreno del vicino. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando la mancanza di opere visibili necessarie per l'acquisto della servitù. L'erede del richiedente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver usucapito il diritto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la servitù di passaggio per usucapione richiede la presenza di opere visibili e permanenti destinate all'esercizio del transito. Inoltre, la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'erede ha perso la causa e non potrà attraversare il fondo del vicino.
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Usucapione di bene pignorato: il possesso batte l’asta
La Corte di Cassazione ha chiarito il rapporto tra usucapione di bene pignorato e acquisto all'asta giudiziaria. Il Possessore di un terreno ha chiesto il riconoscimento dell'avvenuta usucapione. L'Azienda, che aveva acquistato lo stesso terreno tramite decreto di trasferimento a seguito di un pignoramento immobiliare, si è opposta. I giudici hanno stabilito che l'acquisto all'asta ha natura derivativa e non cancella l'usucapione, che è un acquisto a titolo originario. Di conseguenza, l'usucapione prevale sull'aggiudicazione forzata, anche se la sentenza che la accerta viene trascritta successivamente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, confermando la vittoria del Possessore e condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Coltivare non basta: la Cassazione frena l’usucapione di terreni
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per l'usucapione di terreni agricoli. Nel caso in esame, una società proprietaria chiedeva il rilascio di alcuni terreni occupati da un'azienda agricola. Quest'ultima sosteneva di aver usucapito i fondi avendoli coltivati e irrigati per oltre vent'anni. I giudici di merito avevano inizialmente accolto la tesi dell'azienda agricola. Tuttavia, la Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo che la semplice coltivazione e la manutenzione di un terreno non bastano a dimostrare l'intenzione di possedere il bene come proprietari. È invece necessario un atto esterno e inequivocabile che manifesti l'opposizione al vero proprietario. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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