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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Danno da lucro cessante: la liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che condannava il promittente venditore al risarcimento del danno da lucro cessante in favore della società promissaria acquirente per inadempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. L'ordinanza ribadisce la legittimità della liquidazione equitativa del danno, basata anche su documenti acquisiti d'ufficio dal consulente tecnico (CTU), quando la prova del suo esatto ammontare risulta difficile.
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Denuncia dei vizi: quando la contestazione è valida?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la denuncia dei vizi in un immobile. In un caso riguardante difetti di costruzione, si è stabilito che il termine di otto giorni per la contestazione decorre non dalla prima percezione del problema, ma dalla data della perizia tecnica che ne accerta causa ed entità. La Corte ha inoltre confermato che una denuncia dei vizi, anche se generica, è sufficiente per interrompere la decadenza, spostando sul venditore l'onere di provare una conoscenza pregressa del difetto da parte dell'acquirente.
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Rinuncia al ricorso: cosa succede al processo?
In un contenzioso relativo a un contratto d'appalto, il committente, dopo aver perso in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi sulle spese, poiché le controparti non si erano formalmente costituite nel procedimento.
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Responsabilità solidale banca: limite al risarcimento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale della banca per l'illecito commesso dal proprio dipendente (direttore di filiale) non può essere limitata a un importo inferiore a quello dovuto dal dipendente stesso. Se il danno è unico, l'obbligazione risarcitoria è identica per entrambi. La Corte ha inoltre chiarito che gli interessi sul risarcimento decorrono dal momento in cui sono avvenuti i singoli illeciti e non dalla data della domanda giudiziale. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Liquidazione Giudiziale: no atto notarile per la domanda
Un socio di maggioranza ha impugnato la sentenza che apriva la liquidazione giudiziale della sua società, sostenendo che la domanda dell'amministratore fosse formalmente invalida e costituisse un abuso del processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio: la domanda di liquidazione giudiziale, a differenza di altri strumenti di regolazione della crisi, non necessita di verbale notarile. È sufficiente che sia sottoscritta dal legale rappresentante. Inoltre, ha chiarito che il socio non può eccepire l'abuso del processo per bloccare la procedura se lo stato di insolvenza è accertato.
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Data certa liquidazione giudiziale: prova pagamento
Un socio ha impugnato la liquidazione giudiziale della propria società, sostenendo di aver saldato i creditori prima dell'apertura della procedura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale è stata la mancanza di una 'data certa' sui documenti presentati come prova del pagamento, una valutazione di fatto che non può essere riesaminata in sede di legittimità. La questione della data certa nella liquidazione giudiziale si è rivelata decisiva per l'esito della controversia.
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Termine dilatorio: nullo l’atto senza 60 giorni
Una società si vede notificare un atto di recupero per un credito d'imposta sugli investimenti nel Mezzogiorno. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, ritenendolo illegittimo, perché l'Amministrazione finanziaria non ha rispettato il termine dilatorio di 60 giorni tra la conclusione della verifica fiscale e la notifica dell'atto stesso. La Corte ha ribadito che questa garanzia, prevista dallo Statuto del Contribuente, si estende anche agli atti di recupero del credito d'imposta, equiparandoli di fatto agli avvisi di accertamento.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
Una società impugnava un avviso di accertamento TARI per errata attribuzione della categoria tariffaria. Dopo un lungo iter giudiziario giunto fino in Cassazione, le parti hanno trovato un accordo transattivo. La Corte Suprema ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo e compensando le spese legali tra le parti, data la sopravvenuta assenza di interesse a una decisione nel merito.
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Dirigente pubblico a termine: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un dirigente pubblico a termine ha diritto alla tutela contro l'abuso di contratti a tempo determinato, in conformità con la normativa europea. La sentenza cassa la decisione della Corte d'Appello che negava il risarcimento a una dirigente sanitaria, la cui posizione era stata reiteratamente rinnovata per anni da un'agenzia pubblica per coprire esigenze stabili. La Suprema Corte ha chiarito che il carattere fiduciario del rapporto dirigenziale pubblico non giustifica la precarizzazione e ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto 'danno comunitario'.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione del fallito ad agire in giudizio. Un'imprenditrice, dichiarata fallita, aveva citato in giudizio alcuni istituti finanziari. La Corte ha stabilito che l'imprenditrice non aveva la capacità processuale per farlo, poiché il curatore fallimentare non era stato semplicemente inerte, ma aveva attivamente espresso una valutazione negativa sulla convenienza della causa. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Notifica irreperibile: la prova della Riscossione
La Corte di Cassazione chiarisce come l'Agente della Riscossione deve provare una notifica a un destinatario irreperibile. In un caso riguardante una società agricola che contestava la mancata ricezione di cartelle esattoriali, la Corte ha stabilito che la prova si fornisce con le relate di notificazione. Questi documenti devono attestare le ricerche effettuate, la constatazione dell'irreperibilità e il conseguente deposito dell'atto presso la casa comunale, senza necessità di inviare ulteriori avvisi tramite raccomandata. La sentenza conferma la validità della notifica irreperibile anche se il giudice di merito usa termini imprecisi, purché la ritualità della procedura sia accertata dai documenti prodotti.
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Giudicato interno: quando l’appello è inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava la nullità di una cessione d'azienda. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa del formarsi di un giudicato interno su un capo della sentenza di primo grado, non impugnato da un'altra parte coinvolta. La decisione sottolinea come la mancata impugnazione di parti dipendenti di una sentenza possa precludere l'esame nel merito dell'appello.
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Abuso del mandato: i limiti dei professionisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i professionisti incaricati di gestire i debiti di società in crisi commettono un abuso del mandato se utilizzano i fondi per pagare prevalentemente i propri crediti, anziché quelli di creditori terzi. La sentenza sottolinea che il termine 'terzi' nel contratto esclude i mandatari stessi e che l'esecuzione del mandato deve sempre avvenire secondo buona fede, anche in presenza di ampia discrezionalità.
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Obbligo di pagamento e atti amministrativi annullati
Una compagnia aerea è stata condannata a pagare corrispettivi per servizi aeroportuali a una società di gestione. La compagnia non aveva riscosso tali importi dai passeggeri, basandosi su una nota amministrativa successivamente annullata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento della compagnia, chiarendo che l'annullamento di un atto amministrativo generale ha efficacia universale (erga omnes) e che l'impossibilità di recuperare i costi dai clienti non estingue l'obbligazione verso il creditore.
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Scientia decotionis: prova e onere del fallimento
La Cassazione chiarisce i limiti della prova della scientia decotionis. In un caso di revocatoria fallimentare contro una banca, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della curatela, ribadendo che la valutazione degli indizi (bilanci, centrale rischi) spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è adeguata. L'onere della prova della conoscenza dello stato di insolvenza resta a carico del fallimento.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Giudicato esterno tributario: vincolante per la TARI
Due fratelli impugnano un avviso di accertamento TARI, sostenendo l'esistenza di sentenze passate in giudicato che avevano ridotto la superficie tassabile al 25% per gli anni precedenti. Dopo il rigetto nei primi due gradi, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso. La Corte stabilisce che il giudicato esterno tributario su elementi fattuali e giuridici tendenzialmente permanenti, come la classificazione di un immobile, è vincolante per le annualità successive, a meno che l'ente impositore non provi un mutamento della situazione.
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Inammissibilità del ricorso: requisiti essenziali
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro una sentenza che confermava un decreto ingiuntivo a favore di un ex dipendente, licenziato illegittimamente. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, sottolineando come i motivi presentati fossero gravemente carenti dal punto di vista procedurale. In particolare, il ricorrente non ha documentato adeguatamente le eccezioni sollevate nei gradi precedenti, non ha criticato la reale motivazione della sentenza d'appello e ha tentato di ottenere un riesame dei fatti, precluso in sede di legittimità.
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Regolamento condominiale: vincolante se richiamato
Una società lamentava la violazione di una servitù di panorama a causa di nuove costruzioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che il regolamento condominiale che istituisce tale servitù è vincolante per il nuovo acquirente se l'atto di acquisto lo richiama, anche senza trascrizione. La Corte d'Appello aveva errato ignorando un documento chiave, l'atto di conferimento dell'immobile, che menzionava il regolamento. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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