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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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4281 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Usucapione servitù: quando la prova non basta
Un proprietario immobiliare ha rivendicato una servitù di passaggio su un fondo confinante per usucapione. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta sia in primo grado che in appello a causa della mancanza di prove concrete del possesso continuato per vent'anni e dell'assenza di opere visibili necessarie per la costituzione di una servitù per 'destinazione del padre di famiglia'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti del caso, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Indennità funzioni vicarie: quando spetta al docente?
Un docente ha richiesto il pagamento dell'indennità per funzioni vicarie per aver sostituito il dirigente scolastico reggente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo la sostituzione solo parziale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29175/2024, ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Ha chiarito che la vecchia figura del "vicario" è stata superata da quella del "collaboratore" e che l'indennità per mansioni superiori spetta solo in caso di sostituzione piena, effettiva e prevalente, non per una semplice delega parziale di compiti.
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Indennità di espropriazione: i limiti della domanda
La Cassazione cassa la sentenza d'appello che aveva condannato un Comune al pagamento dell'intera indennità di espropriazione, anziché della sola quota richiesta dai proprietari. La Corte ha ravvisato un vizio di ultrapetizione, specificando che il giudice non può liquidare una somma superiore a quella domandata, anche se l'importo totale del bene è maggiore. Confermato, invece, il valore del terreno stabilito in un precedente giudicato.
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Indennità ex art. 936 c.c.: la prescrizione decorre
Una persona costruisce un prefabbricato sul terreno di parenti e, anni dopo, chiede un'indennità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 29134/2024, chiarisce un punto cruciale: la prescrizione per l'indennità ex art. 936 c.c. non decorre dalla restituzione del bene, ma dal momento in cui il proprietario del suolo perde il diritto di chiederne la rimozione (ius tollendi), consolidando così il proprio arricchimento.
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Obbligazione condominiale e estinzione: il caso
Un professionista agisce per il pagamento di compensi contro un condominio, che però si estingue durante il processo d'appello. La Corte di Cassazione stabilisce che l'estinzione non annulla l'obbligazione condominiale. Il processo deve quindi proseguire nei confronti del singolo condòmino già costituito in giudizio, poiché la domanda contro il condominio è, per definizione, una domanda contro i condòmini.
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Giudicato interno: l’appello non può riaprire tutto
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'ASL per pagamenti illegittimamente trattenuti. Il Tribunale ha dato ragione alla struttura. In appello, l'ASL non ha contestato l'esistenza dell'accreditamento, ma la Corte d'Appello ha sollevato d'ufficio la questione, ribaltando la sentenza. La Cassazione ha annullato la decisione d'appello, affermando che la questione dell'accreditamento era coperta da giudicato interno e non poteva essere riesaminata.
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Onere della prova banca: Cassazione sul saldo zero
Una banca non produce tutti gli estratti conto per provare un credito verso un fallimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova banca, affermando che il giudice non può rigettare la domanda solo per questo. Deve valutare altre prove o applicare il criterio del 'saldo zero', ripartendo dal primo estratto disponibile.
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Onere della prova: la fattura non basta in giudizio
Una ditta di servizi per il verde ha citato in giudizio una società impiantistica per un mancato pagamento, basandosi su una fattura. I tribunali hanno respinto la richiesta perché, a fronte della contestazione, la sola fattura non costituisce prova. Il creditore non ha inoltre rispettato l'onere della prova, avendo specificato i lavori svolti solo dopo le scadenze processuali. La Cassazione ha confermato che le prove non possono essere introdotte tardivamente e che una perizia non può essere usata per cercare fatti che la parte non ha allegato in tempo.
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Cancellazione società e ricorso: la Cassazione decide
Una società di telecomunicazioni ricorre in Cassazione contro una società di infrastrutture per un presunto inadempimento contrattuale. Tuttavia, la ricorrente viene cancellata dal registro delle imprese dopo aver conferito il mandato al legale ma prima della notifica del ricorso. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione procedurale sulla validità del ricorso, sospende il giudizio e rinvia la questione alle Sezioni Unite, in attesa di una loro pronuncia su un caso analogo.
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Deducibilità costi: la Cassazione e la presunzione legale
Un'azienda alimentare si è vista contestare la deducibilità di costi per pubblicità, sponsorizzazioni e regali ritenuti antieconomici dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26687/2024, ha respinto le doglianze sulla sproporzione dei costi pubblicitari, affermando che l'antieconomicità è un valido indice di non inerenza e sposta l'onere della prova sul contribuente. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per non aver considerato la presunzione legale assoluta di deducibilità dei costi per sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive dilettantistiche, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione e le royalties
Una società alberghiera pagava royalties a un'entità in Lussemburgo, applicando l'aliquota ridotta prevista dalla convenzione bilaterale. L'Amministrazione Finanziaria contestava tale agevolazione, sostenendo che l'entità estera non fosse il beneficiario effettivo ma una mera società veicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione, confermando la decisione di merito. Ha stabilito che la società contribuente aveva fornito prove sufficienti per dimostrare che l'entità lussemburghese era il reale beneficiario effettivo, superando i test di sostanza economica, controllo sui fondi e scopo commerciale, legittimando così l'applicazione del trattamento fiscale più favorevole.
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Ne bis in idem: cumulo di sanzioni e mercato
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di manipolazione del mercato, stabilendo che il cumulo di una sanzione penale e una sanzione amministrativa pecuniaria non viola il principio del ne bis in idem. La Corte ha rigettato il ricorso di un imprenditore e delle sue società, confermando che il sistema del 'doppio binario' sanzionatorio è legittimo se le sanzioni, nel loro complesso, risultano proporzionate, efficaci e dissuasive per tutelare l'integrità dei mercati finanziari. In questo caso, la sanzione penale da sola è stata ritenuta insufficiente a punire la gravità della condotta.
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Beneficiario effettivo: la prova spetta al contribuente
Una società alberghiera italiana pagava royalties a una società lussemburghese, applicando la ritenuta fiscale ridotta prevista dalla Convenzione bilaterale. L'Agenzia delle Entrate contestava l'agevolazione, sostenendo che la società lussemburghese fosse una mera intermediaria (conduit company) e non il 'beneficiario effettivo' dei canoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. La Suprema Corte ha stabilito che spetta al contribuente dimostrare di essere il beneficiario effettivo, superando specifici test di sostanza economica. Una volta fornita tale prova, la valutazione del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Travisamento della prova: limiti ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'impresa contro una società energetica, chiarendo i limiti del vizio di travisamento della prova come motivo di impugnazione. La pronuncia stabilisce che l'errata percezione di un fatto probatorio non controverso va contestata con la revocazione, non con il ricorso per Cassazione. Viene inoltre confermata la condanna per lite temeraria a carico dell'impresa ricorrente per aver insistito in appello con argomenti palesemente infondati.
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Data certa e fallimento: la Cassazione decide
Un istituto di credito si è visto rigettare la domanda di ammissione al passivo fallimentare a causa della mancanza di data certa sul contratto di conto corrente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, ribadendo che l'assenza di data certa rende le clausole contrattuali inopponibili alla procedura fallimentare, anche se l'esistenza del rapporto è provata da altri elementi. La pronuncia sottolinea l'importanza fondamentale di questo requisito formale per la tutela dei creditori.
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Riconoscimento di debito e proposta transattiva
Una casa di cura si opponeva a un'ingiunzione di pagamento, ma la sua opposizione è stata respinta perché una proposta di transazione, avanzata da una società sua mandataria, è stata considerata un riconoscimento di debito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che tale atto inverte l'onere della prova, obbligando il debitore a dimostrare l'inesistenza del debito stesso.
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Travisamento della prova: il caso delle bollette errate
Un condominio si opponeva a una maxi-bolletta del gas, sostenendo fosse frutto di un errore e di una duplicazione di fatturazione. La Corte di Cassazione, pur respingendo la doglianza principale sul travisamento della prova, ha accolto il motivo relativo all'errata liquidazione delle spese legali. La Corte ha chiarito che il travisamento della prova è un vizio percettivo del giudice e non un errore di valutazione, e ha ridotto le spese legali del grado d'appello in quanto non era stata svolta alcuna attività istruttoria.
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Locazione uso diverso: quando il ricorso è inammissibile
Una società cooperativa che gestiva un campeggio ha impugnato un'ordinanza di sfratto, sostenendo che il suo contratto di locazione uso diverso fosse in realtà una locazione alberghiera, richiedendo un preavviso più lungo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il vizio di motivazione può essere contestato solo entro limiti molto stringenti, senza poter riesaminare i fatti di causa.
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Responsabilità avvocato: onere della prova e strategia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta responsabilità professionale di un avvocato, chiarendo i requisiti dell'onere probatorio a carico del cliente. Una società agricola, dopo aver ottenuto un risarcimento per i danni causati dalla caduta di un aereo militare, aveva citato i propri legali sostenendo che, a causa di una loro negligente strategia processuale (l'omessa produzione di alcuni documenti), il risarcimento era stato inferiore al dovuto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni di merito. Ha stabilito che la scelta dei difensori era una strategia processuale ponderata e non un errore, e che la cliente non aveva dimostrato che un'azione diversa avrebbe portato a un risultato migliore.
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Assoluzione penale e accertamento: la Cassazione rinvia
Una società contesta un accertamento fiscale per operazioni inesistenti. Dopo un complesso iter giudiziario, che include una precedente cassazione con rinvio e una successiva sentenza di assoluzione penale per il legale rappresentante, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rimette la causa in pubblica udienza. La decisione è motivata dalla necessità di esaminare questioni di nomofilachia sorte a seguito dell'entrata in vigore di nuova normativa sull'efficacia del giudicato penale nel processo tributario. Il caso evidenzia la complessa interazione tra assoluzione penale e accertamento fiscale.
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