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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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1137 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Credito d’Imposta Esteri: Obbligo Fiscale vs. Diritto alla Detrazione
Un Contribuente riceveva una cartella di pagamento per imposta sostitutiva su redditi di capitale esteri da una partnership statunitense. Egli aveva tentato di compensare tale imposta con un credito d'imposta per redditi esteri già tassati negli USA. La Corte di Cassazione ha stabilito che, se l'imposizione sostitutiva è obbligatoria e il contribuente non può scegliere la tassazione ordinaria, il credito d'imposta per le tasse pagate all'estero è detraibile. Tuttavia, il Contribuente deve fornire prova adeguata del pagamento definitivo delle imposte estere, non bastando una semplice certificazione del sostituto d'imposta senza ulteriori riscontri. La sentenza precedente è stata cassata con rinvio per nuova valutazione sulla prova del pagamento.
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Obblighi informativi intermediario finanziario: la Banca condannata
Un Investitore ha citato in giudizio una Banca per ottenere la risoluzione di un'operazione di acquisto di obbligazioni Cirio. L'Investitore lamentava la mancanza di informazioni sui rischi, un conflitto di interessi della Banca e l'inadeguatezza dell'investimento al suo profilo. La Banca si difendeva sostenendo di essere solo un acquirente e che l'Investitore aveva un profilo speculativo. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, ribadendo la responsabilità della Banca per la violazione degli **obblighi informativi intermediario finanziario**. La Corte ha stabilito che la Banca doveva acquisire e fornire informazioni adeguate sui rischi dei titoli, anche se il cliente era propenso al rischio. Il ricorso della Banca è stato rigettato, con condanna alle spese.
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Contratto a Termine Illegittimo: L’Onere della Prova è dell’Azienda
Un Lavoratore ha contestato la legittimità del suo contratto a termine, stipulato con un'Azienda Aerea per esigenze sostitutive. I giudici di merito hanno dichiarato nullo il termine, condannando l'Azienda al risarcimento, poiché non aveva provato il nesso causale tra l'esigenza dichiarata e l'assunzione. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione dei principi sull'onere della prova e la non ammissione di testimonianze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che l'onere di dimostrare la legittimità del contratto a termine spetta all'Azienda. La sentenza ha confermato che il Lavoratore non deve contestare le ragioni specifiche, ma solo l'illegittimità del termine.
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Accertamento dinamica sinistro: CTU negata, verbali decisivi
Un automobilista ha contestato una sanzione amministrativa per eccesso di velocità in un centro abitato. Ha sostenuto che il Tribunale aveva erroneamente rifiutato la richiesta di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) per l'accertamento dinamica sinistro e aveva dato troppo peso ai verbali dei Carabinieri. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il giudice di merito aveva correttamente valutato le prove disponibili e che la CTU non era indispensabile per stabilire la violazione del Codice della Strada. L'automobilista deve pagare le spese legali.
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Integrazione al minimo della pensione: ricorso bocciato
Un pensionato ha chiesto la riliquidazione del proprio trattamento economico maturato all'estero. Il ricorrente pretendeva una piena integrazione al minimo della pensione. A sostegno della domanda, il cittadino invocava una precedente sentenza favorevole pronunciata tra le parti. L'ente previdenziale ha contestato le modalità di calcolo previste dalle convenzioni internazionali. I giudici di merito hanno accolto solo in parte la richiesta. L'interessato ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando il mancato rispetto della decisione passata in giudicato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il pensionato non ha trascritto il testo integrale del provvedimento precedente. Il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Onere della Prova Somministrazione Lavoro: Contratto o Testimonianza?
Un'agenzia di somministrazione di lavoro ha chiesto il pagamento di prestazioni ad un'azienda, ottenendo un decreto ingiuntivo. L'azienda ha contestato, sostenendo che i fogli presenza prodotti dall'agenzia non erano controfirmati da un suo referente autorizzato, come previsto dal contratto. I giudici di merito hanno revocato il decreto. La Cassazione ha confermato che l'onere della prova somministrazione lavoro spetta all'agenzia. Questa doveva dimostrare le ore lavorate secondo le modalità contrattuali pattuite. La prova testimoniale non poteva sostituire la forma scritta richiesta per il contenuto del contratto. L'agenzia ha perso la causa.
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Prescrizione Crediti Tributari: Azienda in Liquidazione Perde in Cassazione
Un'azienda in liquidazione coatta amministrativa ha contestato i crediti tributari richiesti dall'Agenzia delle Entrate Riscossione, sostenendo la prescrizione dei crediti tributari relativi a cartelle esattoriali. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno respinto le sue richieste, ritenendo le cartelle regolarmente notificate e non opposte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando le decisioni precedenti e ribadendo la necessità di motivazioni chiare e specifiche per l'impugnazione. L'azienda dovrà anche versare un ulteriore contributo unificato.
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Plusvalenza su terreni edificabili: ammessi i costi in ritardo
Una contribuente vende un terreno scorporato da un vecchio fabbricato. L'Agenzia delle Entrate contesta la plusvalenza su terreni edificabili e disconosce le spese sostenute per i lavori, ritenendo le fatture inutilizzabili perché depositate solo in sede di ricorso giudiziario. I giudici di secondo grado confermano la sanzione fiscale. La Corte di Cassazione accoglie invece la tesi della cittadina. La Suprema Corte stabilisce che il divieto di utilizzare i documenti prodotti in ritardo decade se la mancata consegna tempestiva dipende da causa non imputabile, come l'oggettiva difficoltà di reperire presso terzi fatture molto vecchie. La sentenza d'appello viene cancellata con rinvio per il ricalcolo dell'imposta.
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Sovracanone B.I.M.: esenzione se la presa d’acqua è esterna
Un consorzio di Comuni montani ha chiesto il versamento del Sovracanone B.I.M. al gestore di una centrale idroelettrica. Il gestore dell'impianto si è opposto alla pretesa, evidenziando che l'infrastruttura di prelievo dell'acqua si trova fuori dai confini del bacino montano. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha accolto l'opposizione, annullando l'obbligo di pagamento per la centrale situata all'esterno dell'area montana. Il consorzio territoriale ha quindi ricorso in Cassazione. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno confermato la decisione, stabilendo un fondamentale principio giuridico: la spettanza del tributo dipende esclusivamente dal luogo in cui si trova l'opera di presa diretta dell'utente. Se la struttura di prelievo si colloca fuori dal territorio montano, la prestazione patrimoniale non è dovuta, a nulla rilevando l'origine dell'acqua nel canale principale.
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Revocazione Sentenza: Nuove Foto Irrelevanti per Vizi dell’Opera Edile
Un Committente ha cercato di ottenere la Revocazione della sentenza d'appello che aveva respinto la sua richiesta di risarcimento danni per vizi e difetti in un'opera edile. Il Committente ha presentato nuove fotografie, sostenendo che dimostravano l'inesistenza di alcune opere al momento della cessazione del contratto con l'Appaltatore, e ha lamentato una errata interpretazione della CTU sui danni strutturali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che le nuove prove erano irrilevanti perché scattate dopo l'intervento di un'altra ditta, rendendo impossibile attribuire la responsabilità. Ha inoltre chiarito che le contestazioni sull'interpretazione della CTU o su presunte omissioni del giudice non rientrano nei motivi per la Revocazione della sentenza, ma semmai in un ricorso ordinario in Cassazione.
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Provvigione del mediatore immobiliare: prova e numero REA
Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio venditori e acquirente per ottenere il pagamento del compenso dovuto per la compravendita di un fondo agricolo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancata esibizione del certificato formale di iscrizione al ruolo dei mediatori. L'agenzia ha fatto ricorso in Cassazione evidenziando di aver provato la propria qualifica tramite l'indicazione del numero di registrazione REA in precedenti atti contrattuali sottoscritti dalle stesse parti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare spetta anche se l'iscrizione camerale viene dimostrata per presunzioni tramite il numero identificativo, senza l'onere di provare la persistenza nel tempo del titolo fino a prova contraria.
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Contributi previdenziali INPS: Attività occulta e ricorso inammissibile
Un Lavoratore ha contestato cartelle esattoriali INPS per contributi previdenziali dal 2003 al 2012, sostenendo la cessazione della sua attività individuale nel 1998. La Corte d'Appello ha invece accertato la prosecuzione dell'attività d'impresa (gestione e sublocazione immobiliare) anche dopo la chiusura della partita IVA, con successivo conferimento del patrimonio a una società di cui era socio di maggioranza. Per questo, il Lavoratore rientrava nella gestione commercianti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile, ribadendo che non si possono rivalutare i fatti in sede di legittimità. Il Lavoratore dovrà versare un ulteriore contributo unificato.
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Contributo Consortile: Chi Prova il Beneficio? La Cassazione Chiarisce l’Onere della Prova
Un proprietario ha contestato il pagamento di un contributo consortile. I giudici di merito gli hanno dato ragione, ponendo sul Consorzio l'onere della prova del beneficio fondiario. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che, in presenza di un piano di classifica approvato e non impugnato, l'onere della prova del beneficio consortile spetta al contribuente. Il Consorzio ha vinto, il proprietario dovrà pagare i contributi e le spese legali.
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Espropriazione parziale: quando il valore residuo conta davvero
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di Proprietari che chiedevano un'indennità maggiore per l'espropriazione parziale di parte dei loro terreni (resede, orto, deposito auto) da parte di un'Azienda per la costruzione di un raccordo autostradale. La Corte d'Appello aveva negato un adeguato indennizzo per il deprezzamento della parte residua, basandosi su una valutazione puramente quantitativa e non riconoscendo l'unitarietà funzionale della proprietà. La Cassazione ha accolto i ricorsi dei Proprietari. Ha stabilito che l'indennizzo per l'espropriazione parziale deve considerare il deprezzamento della parte residua se esiste un vincolo funzionale e un danno specifico. Inoltre, il calcolo dell'indennità deve basarsi su criteri motivati che riflettano il valore reale del bene. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Fallimento società commerciale: decide lo statuto, non l’attività
Una società debitrice ha impugnato la dichiarazione di fallimento chiesta da una società creditrice per utenze non pagate. La debitrice sosteneva di essere un'impresa agricola esente da fallimento e di attraversare solo una difficoltà momentanea. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di fallimento. Per le società costituite in forma societaria rileva l'oggetto sociale indicato nello statuto. Se lo statuto prevede attività commerciali, la società acquista natura commerciale fin dalla costituzione, a prescindere dall'attività svolta in concreto. Inoltre, il debito era stato accertato in modo definitivo da un decreto ingiuntivo non opposto. Di conseguenza, sussistevano tutti i presupposti per il fallimento società commerciale.
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Dimissioni per giusta causa: l’Azienda non paga e perde in Cassazione
Un Lavoratore ha rassegnato le dimissioni per giusta causa a causa del mancato pagamento delle retribuzioni da parte dell'Azienda. I giudici di primo e secondo grado hanno riconosciuto la validità delle dimissioni per giusta causa e hanno condannato l'Azienda a pagare le somme dovute. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver adempiuto e che l'onere della prova fosse stato mal interpretato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Azienda, confermando che l'Azienda non ha dimostrato di aver pagato il Lavoratore. La sentenza ha ribadito che spetta al datore di lavoro provare l'avvenuto pagamento delle retribuzioni.
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Diritto all’Assunzione: Piloti ex Alitalia vs Nuova Compagnia
La Corte di Cassazione ha esaminato il diritto all'assunzione di ex piloti Alitalia presso una nuova compagnia, Alitalia CAI, in base a un accordo sindacale del 2008. Tale accordo prevedeva l'assunzione di un numero minimo di piloti e specifici criteri di selezione. I lavoratori lamentavano l'inadempimento della società e il loro diritto all'assunzione, sostenendo di possedere i requisiti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per mancata prova dei requisiti. La Cassazione ha confermato, stabilendo che l'onere di dimostrare il possesso dei requisiti per il diritto all'assunzione spetta ai lavoratori, e che l'interpretazione dell'accordo da parte dei giudici di merito era corretta. I ricorsi dei piloti sono stati rigettati.
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Regolarizzazione contributiva INPS: no all’azione diretta
Un lavoratore ha chiesto all'INPS la regolarizzazione contributiva INPS per un periodo lavorativo svolto negli anni Ottanta presso un Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'ordinamento non permette al lavoratore di agire direttamente contro l'INPS per costringerlo a ricostruire la posizione contributiva non versata dal datore di lavoro. L'INPS riveste soltanto il ruolo di destinatario dei versamenti. In caso di omissione dei contributi, le uniche tutele per il lavoratore sono l'azione di risarcimento danni contro il datore di lavoro o la richiesta di costituzione di una rendita vitalizia qualora i contributi siano ormai prescritti. Il ricorso del lavoratore è stato respinto con condanna al pagamento delle spese di lite.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: Discrepanza tra motivazione e dispositivo
L'Istituto Previdenziale aveva contestato a un'Azienda di telemarketing e installazione la mancata Riqualificazione rapporto di lavoro di collaboratori come subordinati, chiedendo contributi omessi. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la natura subordinata solo per 59 lavoratori, ma la sentenza presentava discrepanze tra la motivazione (59 lavoratori) e il dispositivo (55 lavoratori), oltre a non valutare fedelmente la consulenza tecnica. La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'Istituto Previdenziale, annullando la sentenza d'Appello e rinviando la causa a una nuova sezione della stessa Corte per un riesame, a causa di un errore di percezione delle prove.
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Obblighi informativi banca: investitori esperti perdono contro l’istituto
Gli eredi di due investitori hanno citato in giudizio una banca per ottenere il risarcimento dei danni, sostenendo che la banca non aveva rispettato gli obblighi informativi banca riguardo all'acquisto di obbligazioni Lehman Brothers. Gli investitori lamentavano una carenza di informazioni sui prodotti finanziari e un presunto conflitto di interessi. Dopo che i primi due gradi di giudizio avevano respinto le loro richieste, la Corte di Cassazione ha confermato tali decisioni. La Cassazione ha ritenuto che la banca avesse adempiuto ai suoi doveri informativi e che gli investitori fossero esperti, capaci di valutare rischi elevati. Il ricorso è stato rigettato, con condanna degli eredi al pagamento delle spese legali.
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