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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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514 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Azione revocatoria: limiti e inammissibilità
Un istituto di credito in liquidazione agisce con azione revocatoria contro gli eredi di un debitore che avevano ricevuto beni in donazione e poi li avevano venduti a terzi. La banca chiede non solo la dichiarazione di inefficacia delle donazioni, ma anche la restituzione del prezzo di vendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'azione revocatoria ordinaria rende l'atto inefficace solo nei confronti del creditore procedente, consentendogli di aggredire il bene, ma non comporta un obbligo di restituzione del bene o del suo controvalore al patrimonio del debitore.
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Ristrutturazione edilizia: le nuove norme lo salvano
Un proprietario, condannato per violazione delle distanze in un intervento di ristrutturazione edilizia, ottiene l'annullamento della sentenza. La Cassazione applica lo ius superveniens (nuove leggi più favorevoli), stabilendo che le modifiche alla sagoma dell'edificio non lo qualificano automaticamente come 'nuova costruzione'. Il caso torna in Appello per una nuova valutazione alla luce della normativa aggiornata.
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Contributi imprenditore agricolo: a chi spetta la prova?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imprenditrice agricola, confermando la sua obbligazione al versamento dei contributi previdenziali. La sentenza stabilisce che, una volta accertati i presupposti per l'iscrizione a una gestione previdenziale, spetta all'interessato dimostrare il loro venir meno. Le dichiarazioni rese agli ispettori dell'ente costituiscono un valido elemento di prova. La Corte ha inoltre precisato che l'ente previdenziale ha autonomi poteri di verifica ai fini contributivi, indipendentemente dalle competenze regionali sulla qualifica di Imprenditore Agricolo Professionale (IAP).
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza eredi
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in una causa per gravi difetti di un immobile. La decisione si fonda sulla violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché l'atto di appello era stato notificato solo a uno degli eredi della parte originaria deceduta, invece che a tutti. Questo vizio procedurale ha reso la sentenza nulla per mancata integrità del contraddittorio, portando al rinvio del processo per una nuova valutazione.
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Prescrizione bollette: quando decorre il termine?
Un utente ha contestato una bolletta per consumi pregressi, eccependo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione di merito secondo cui la prescrizione bollette non decorre se il ritardo nella fatturazione è causato dalla mancata collaborazione dell'utente nel permettere la lettura del contatore. Il termine, infatti, inizia a decorrere solo da quando il fornitore può concretamente accertare il consumo e far valere il proprio diritto.
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Amministratore di fatto: prova e responsabilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19808/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di responsabilità fiscale dell'amministratore di fatto di un'associazione non riconosciuta. A seguito di un accertamento che ipotizzava un abuso delle agevolazioni fiscali per lo sport dilettantistico, un contribuente era stato ritenuto responsabile in solido per i debiti IRES dell'ente. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito, chiarendo che per affermare la responsabilità personale non è sufficiente la mera titolarità di una carica formale (come quella di consigliere o segretario), ma è necessario che l'Agenzia delle Entrate fornisca la prova di una concreta e sistematica attività di gestione svolta dal soggetto in nome e per conto dell'associazione.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non lo ammette
Una società, dopo aver perso un appello in Cassazione per una fornitura energetica, ha chiesto la revocazione della decisione per un presunto errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un disaccordo sulla valutazione giuridica del giudice (errore di giudizio) non costituisce un errore di fatto, che è una mera svista percettiva. Il caso solleva anche questioni sulla legittimazione ad agire della società, essendo stata dichiarata fallita.
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Maggior danno locazione: prova e consenso del locatore
Un'amministrazione pubblica, locatrice di un immobile, ha citato in giudizio un'altra amministrazione, conduttrice, per ottenere il risarcimento del maggior danno locazione a seguito della scadenza del contratto. Il conduttore era rimasto nell'immobile con il consenso del locatore durante le trattative per un nuovo canone. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che se il locatore acconsente alla permanenza, non vi è inadempimento nell'obbligo di restituzione, rendendo irrilevante la questione del risarcimento per maggior danno locazione.
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Arricchimento senza causa: quando restituire i soldi
Un uomo ha versato 45.000 euro alla compagna. Al termine della loro relazione, ha chiesto la restituzione della somma, agendo per arricchimento senza causa. La donna si è difesa sostenendo che si trattasse di una donazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso della donna. È stato stabilito che spetta a chi riceve il denaro dimostrare l'esistenza di un titolo che giustifichi il trattenimento della somma. In assenza di tale prova, il versamento è considerato privo di causa e deve essere restituito.
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Abuso di posizione dominante: Cassazione e risarcimento
Una società di telecomunicazioni ha perso il diritto al risarcimento per abuso di posizione dominante da parte di un concorrente. La Cassazione ha confermato la decisione d'appello, ritenendo inammissibile il ricorso. La corte ha stabilito che, nonostante l'illecito, non era stata fornita prova adeguata del danno subito, in particolare per l'impossibilità di determinare il prezzo 'interno' discriminatorio e per vizi procedurali nella richiesta di quantificazione del danno.
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Definizione agevolata liti: processo estinto
Due società e i loro soci impugnano avvisi di accertamento per costi chilometrici non deducibili. Dopo l'appello in Cassazione, i contribuenti accedono alla definizione agevolata delle liti. La Corte, verificati i requisiti della sanatoria e la rinuncia al ricorso di una delle parti, dichiara il processo estinto.
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Domanda di recesso: limiti e inammissibilità in appello
La Corte di Cassazione conferma che è inammissibile modificare in appello la domanda di risoluzione del contratto in una domanda di recesso con ritenzione della caparra. La pronuncia chiarisce che la qualificazione giuridica della domanda, operata in una precedente sentenza di cassazione, vincola il giudice del rinvio, precludendo ogni successiva riqualificazione. La controversia, nata da un contratto preliminare immobiliare, si conclude con il rigetto definitivo delle pretese della parte venditrice.
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Cessione ramo d’azienda: quando è legittima?
Un lavoratore ha impugnato il trasferimento del suo rapporto di lavoro, avvenuto a seguito di una cessione di ramo d'azienda, sostenendo la mancanza di autonomia del ramo ceduto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sull'esistenza dei requisiti di autonomia e preesistenza del ramo è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato, come nel caso di specie, dove era stata provata la cessione di un'entità economica organizzata e funzionale.
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Servitù di elettrodotto: quando è legittima?
Dei proprietari immobiliari scoprono cavi elettrici sotterranei non autorizzati e citano in giudizio la società elettrica. La Corte d'Appello respinge la loro richiesta, sostenendo l'esistenza di una servitù di elettrodotto sorta con la nazionalizzazione dell'energia. La Corte di Cassazione, vista la complessità delle questioni sollevate, ha rinviato il caso alla pubblica udienza per un esame approfondito, in particolare sulla corretta interpretazione delle norme che regolano la costituzione di tale servitù.
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Contratto preliminare: il secondo accordo annulla il primo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un secondo accordo, che prevede la stipula di un futuro e più dettagliato contratto preliminare, può annullare e superare il vincolo del primo. In questo caso, una società immobiliare è stata condannata a restituire un deposito cauzionale perché, dopo una prima proposta di acquisto, le parti avevano firmato una scrittura successiva che subordinava l'accordo alla stesura di un nuovo preliminare, mai concluso. La Corte ha ritenuto che il vincolo contrattuale non si fosse mai perfezionato.
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Giudicato penale nel tributario: rinvio alle Sezioni Unite
Un contribuente, dopo aver subito un accertamento fiscale per IRPEF, IVA e altre imposte, ha visto i suoi ricorsi respinti nei primi due gradi di giudizio. In Cassazione, ha sollevato la questione dell'efficacia di una precedente sentenza di assoluzione penale sullo stesso caso. La Suprema Corte, riscontrando un contrasto interpretativo sulla materia del giudicato penale nel tributario, non ha deciso nel merito ma ha rinviato la causa alle Sezioni Unite per ottenere un principio di diritto definitivo.
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Decreti tassi soglia: il giudice deve conoscerli
Una banca ha contestato la parziale reiezione del suo credito in una procedura fallimentare. Durante il processo, è stato omologato un concordato e il debitore è tornato solvibile. La banca ha riassunto la causa, ma il debitore ha sollevato un'eccezione di usura. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tribunale ha errato sia nel condannare il debitore al pagamento (invece di decidere solo sulla distribuzione dei fondi accantonati), sia nell'addossare al debitore l'onere di produrre i decreti ministeriali sui tassi soglia. La Corte ha ribadito che i decreti tassi soglia sono atti normativi che il giudice è tenuto a conoscere e applicare.
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Responsabilità precontrattuale: revoca e risarcimento
Una controversia immobiliare tra fratelli approda in Cassazione. La Corte chiarisce che, anche in assenza di un contratto scritto valido, la revoca ingiustificata di un'autorizzazione verbale che ha generato legittimo affidamento e spese, configura una responsabilità precontrattuale. Di conseguenza, la parte che ha subito la revoca ha diritto al risarcimento delle spese sostenute (interesse negativo), ma non dei vantaggi mancati dall'accordo non concluso.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione chiarisce regole
La Corte di Cassazione si pronuncia su una complessa vicenda di distanze tra costruzioni tra un privato e un'impresa edile. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: l'onere di impugnare tempestivamente le sentenze non definitive e il corretto criterio per misurare le distanze quando i regolamenti locali sono più restrittivi del Codice Civile. La Corte ha stabilito che, per tutelare l'assetto urbanistico, la distanza va misurata in sé, a prescindere dal fatto che gli edifici si fronteggino, superando il 'metodo lineare' previsto per le sole intercapedini.
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Impresa familiare: quando è lavoro subordinato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la qualificazione di un rapporto di lavoro dipende dalle sue concrete modalità di svolgimento e non dalla denominazione formale data dalle parti, anche se contenuta in un atto pubblico. Nel caso specifico, nonostante l'esistenza di un atto notarile che costituiva una impresa familiare, la Corte ha confermato la natura subordinata del rapporto di lavoro basandosi su prove testimoniali che dimostravano la presenza di eterodirezione, orario fisso e mancanza di autonomia del prestatore di lavoro. Il ricorso del datore di lavoro è stato quindi respinto.
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