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Art. 111 Costituzione — Anno 2023

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2445 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Annullamento dell’aggiudicazione: accordi segreti e giurisdizione
Una società di buoni pasto ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato che aveva disposto l'annullamento dell'aggiudicazione di un appalto pubblico in suo favore. Il giudice amministrativo aveva accertato la violazione del divieto di retrocessione delle commissioni tramite accordi paralleli nascosti con gli esercenti. La società ricorrente sosteneva che il giudice amministrativo avesse invaso la giurisdizione del giudice ordinario e il merito della pubblica amministrazione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che spetta al giudice amministrativo valutare la legittimità dell'attribuzione dei punteggi di gara, compresa la verifica sulla veridicità delle dichiarazioni tecniche. Tale controllo non costituisce uno sconfinamento nella fase esecutiva del contratto né un'indebita sostituzione alle scelte di merito dell'amministrazione.
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Misure di compensazione ambientale: Comuni battono le imprese
Un'azienda energetica ha impugnato la convenzione stipulata con un Comune per l'installazione di un impianto eolico, contestando l'obbligo di pagare somme a titolo di misure di compensazione ambientale di carattere meramente patrimoniale. Dopo il rigetto nei gradi precedenti e la dichiarazione di costituzionalità della norma retroattiva di sanatoria, la Cassazione a Sezioni Unite ha dichiarato inammissibile il ricorso delle società. La Corte ha stabilito che l'interpretazione di una norma da parte del giudice amministrativo, anche se difforme dalle indicazioni della Corte Costituzionale, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale ma rientra nella normale attività interpretativa delle leggi vigenti. Di conseguenza, l'accordo economico originario resta pienamente valido ed efficace.
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Giurisdizione della Corte dei conti: docente perde contro l’INPS
Un'insegnante chiedeva il riconoscimento pensionistico e retributivo per un biennio in cui era stata erroneamente collocata a riposo dall'amministrazione prima che l'INPS rigettasse la domanda di pensione per mancanza di requisiti. La Corte dei conti in appello respingeva la domanda nel merito. La lavoratrice ricorreva in Cassazione sollevando una questione sulla giurisdizione della Corte dei conti. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che il giudice contabile ha deciso nel merito e che le contestazioni su argomentazioni secondarie (ad abundantiam) non sono impugnabili. Inoltre, il controllo di legittimità sulle decisioni della Corte dei conti è limitato ai soli confini esterni della giurisdizione, senza poter censurare errori interni o di merito. Di conseguenza, l'insegnante perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Reato di bancarotta: condanna confermata e prove tardive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Amministratore condannato per il reato di bancarotta. L'imputato contestava la decisione del Tribunale di ammettere testimoni d'accusa indicati in una lista depositata in ritardo dal Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice ha il pieno potere di disporre d'ufficio l'assunzione di nuove prove per accertare la verità storica dei fatti. Inoltre, la difesa sosteneva che la società rientrasse tra le imprese minori secondo il nuovo Codice della Crisi d'Impresa, escludendo così la punibilità. I giudici hanno respinto la tesi, confermando che la sentenza di fallimento non è sindacabile dal giudice penale e che l'Amministratore non ha dimostrato il possesso dei requisiti dimensionali ridotti. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con sanzione pecuniaria aggiuntiva.
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Lesioni personali lievissime: ricorso respinto e multa salata
L'Imputato è stato condannato per i reati di minaccia e lesioni personali lievissime. Egli ha proposto ricorso per Cassazione lamentando l'assenza o l'apparenza della motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la sentenza impugnata contiene una motivazione congrua e logica, escludendo qualsiasi vizio di nullità. Inoltre, la Corte ha ricordato che nei procedimenti relativi a reati di competenza del Giudice di Pace non è possibile far valere semplici vizi di motivazione davanti alla Cassazione. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione improcedibile: l’errore formale fatale
Due cittadini contestano l'importo dei compensi liquidati ai consulenti tecnici d'ufficio in un accertamento tecnico preventivo. Il Presidente del Tribunale rigetta il reclamo e li condanna alle spese. I cittadini propongono ricorso straordinario in Cassazione, dichiarando di aver ricevuto la notifica del provvedimento. Tuttavia, non depositano la copia della decisione munita della relata di notifica entro i termini di legge. La Suprema Corte dichiara il ricorso per cassazione improcedibile in base al principio di autoresponsabilità: la dichiarazione di avvenuta notifica fa scattare l'obbligo di deposito della relativa prova. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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Soccombenza virtuale: il Fisco sbaglia persona ma paga le spese
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella esattoriale a un cittadino per un evidente errore di persona. Il contribuente ha impugnato l'atto e l'ufficio lo ha successivamente annullato in autotutela. I giudici di merito hanno dichiarato cessata la materia del contendere, compensando però le spese di lite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che in caso di annullamento per palese errore originario si applica il principio della soccombenza virtuale. Di conseguenza, l'Amministrazione è stata condannata a pagare le spese legali di tutti i gradi di giudizio.
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Ricorso personale in Cassazione: la condanna per furto resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per furto aggravato. Il primo imputato aveva concordato la pena in appello, rinunciando ai motivi sul merito, ma ha poi contestato la qualificazione del reato. Il secondo imputato ha presentato un ricorso personale in Cassazione senza l'assistenza di un difensore abilitato, sollevando anche una questione di legittimità costituzionale. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso personale in Cassazione è tassativamente vietato dalla legge per garantire un elevato livello di difesa tecnica. Di conseguenza, i giudici hanno respinto le richieste e condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Bancarotta semplice: condanna annullata se manca la colpa grave
L'Amministratore di una società viene condannato per il reato di bancarotta semplice per non aver richiesto tempestivamente il fallimento della propria azienda, aggravandone il dissesto economico. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancanza di prove sulla colpa grave e sul nesso di causa tra il ritardo e il peggioramento finanziario. La Suprema Corte accoglie il ricorso, evidenziando che la sentenza d'appello è priva di una reale motivazione e si è basata su elementi irrilevanti, come il mancato reperimento di sponsor. I giudici chiariscono che la colpa grave non può essere presunta dal semplice ritardo, ma richiede una consapevole omissione. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Confisca nel patteggiamento: annullati i milioni senza motivi
Tre imputati ricorrono in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento del Tribunale di Milano. Il giudice aveva disposto la confisca di ingenti somme di denaro (oltre 762 milioni di euro) e il pagamento delle spese processuali, nonostante una pena concordata non superiore a due anni. La Suprema Corte accoglie i ricorsi. Rileva che la confisca nel patteggiamento, se non concordata dalle parti, richiede una motivazione rigorosa sul calcolo del profitto del reato, qui del tutto omessa. Inoltre, annulla senza rinvio la condanna alle spese processuali per due dei ricorrenti, poiché la legge esclude tale carico per pene inferiori ai due anni. La sentenza viene annullata con rinvio limitatamente alla misura di sicurezza patrimoniale.
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Utilizzo del computer in carcere: no se manca la necessità medica
Un detenuto ha richiesto l'utilizzo del computer in carcere per ventiquattro ore al giorno, sostenendo che motivi di salute gli impedissero la scrittura manuale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza poiché i medici della struttura carceraria hanno escluso la necessità clinica di sostituire la penna con la videoscrittura. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i motivi presentati erano semplici contestazioni di fatto già correttamente valutate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Giudicato interno sulla giurisdizione: ricorso tardivo bocciato
Alcuni ex dipendenti dei servizi di sicurezza, ormai in pensione, hanno chiesto la ricalcolazione del trattamento pensionistico includendo un'indennità operativa. La Corte dei Conti ha respinto la domanda nel merito. Gli ex dipendenti hanno impugnato la decisione davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, contestando per la prima volta la giurisdizione del giudice contabile a favore del TAR. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Poiché i ricorrenti non avevano contestato la giurisdizione nei precedenti gradi di giudizio, si è formato il giudicato interno sulla giurisdizione. Di conseguenza, la decisione implicita sulla giurisdizione è diventata definitiva e non può più essere messa in discussione.
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Giudizio di ottemperanza: il Fisco perde la sfida sul rimborso
Un contribuente ottiene il rimborso delle imposte versate dopo il sisma in Sicilia del 1990. L'Agenzia delle Entrate non paga spontaneamente, spingendo il cittadino ad avviare un giudizio di ottemperanza. Il giudice tributario accoglie la domanda, ritenendo il rimborso un aiuto "de minimis" consentito dall'Unione Europea, e nomina un Commissario ad acta che esegue il pagamento. Successivamente, il giudice dichiara chiuso il procedimento con un'ordinanza. L'Agenzia delle Entrate impugna questa ordinanza di chiusura in Cassazione, ritenendo violato il divieto di aiuti di Stato. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso dell'Amministrazione finanziaria: l'ordinanza di chiusura che si limita a verificare l'avvenuto pagamento non è impugnabile, in quanto priva di contenuto decisorio. Vince il contribuente, che trattiene il rimborso.
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Deposito telematico: valido anche se la cancelleria ritarda
Gli eredi di un cliente defunto sono stati citati in giudizio da un avvocato per il pagamento delle sue competenze professionali. Il Tribunale ha dichiarato erroneamente la loro contumacia, ignorando che gli eredi si erano regolarmente costituiti il giorno prima dell'udienza tramite deposito telematico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che il deposito telematico si perfeziona nel momento in cui viene generata la seconda PEC (ricevuta di avvenuta consegna), a nulla rilevando che i controlli manuali della cancelleria (quarta PEC) siano avvenuti il giorno stesso dell'udienza. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale di Nola.
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Rimborso IRAP negato: Cassazione punisce la motivazione apparente
Una società di trasporti ha richiesto il rimborso IRAP per l'anno d'imposta 2009, ritenendo di poter beneficiare di specifiche deduzioni sul costo del lavoro. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, sostenendo che l'agevolazione fosse esclusa per le imprese operanti in regime di concessione e a tariffa. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, ma senza spiegare adeguatamente le ragioni della decisione. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso per il vizio di motivazione apparente, rilevando che i giudici d'appello si sono limitati a conclusioni generiche senza chiarire perché non vi fosse una concessione traslativa o una tariffa remunerativa. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria del Piemonte.
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Vendita multiproprietà: stop in Cassazione per errore telematico
Nel corso di un giudizio riguardante una vendita multiproprietà tra una società turistica e un acquirente, quest'ultimo ha nominato un nuovo avvocato. A causa di un problema tecnico, il nome del nuovo difensore non è stato inserito nel sistema informatico della Corte di Cassazione. Per garantire il pieno diritto di difesa e la regolarità del processo, la Corte ha deciso di non discutere la causa e ha disposto il rinvio a nuovo ruolo, rimandando la decisione a una successiva udienza.
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Rimborso IRAP: la motivazione apparente annulla la decisione
Una società di trasporti ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata, rivendicando una deduzione fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'agevolazione non spettasse a chi opera in regime di concessione e a tariffa. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, ma senza spiegare adeguatamente i motivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando il vizio di motivazione apparente. La sentenza d'appello è stata annullata perché il giudice si è limitato a conclusioni superficiali senza mostrare il percorso logico-giuridico seguito. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Rimborso IVA: lo scarto telematico non cancella il credito
Una società farmaceutica ha richiesto il rimborso IVA per l'anno 2010. L'invio telematico originario, effettuato nei termini, è stato scartato dal sistema per errori formali. La società ha ripresentato la domanda corretta entro cinque giorni dalla comunicazione dello scarto, ma l'Agenzia delle Entrate ha respinto l'istanza ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che la ripresentazione entro cinque giorni dallo scarto telematico sana l'errore e rende tempestivo il rimborso IVA. La società farmaceutica vince definitivamente la causa.
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Notifica dell’avviso di accertamento: il Fisco perde senza CAD
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IVA nei confronti di un imprenditore. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile il ricorso del contribuente ritenendolo tardivo. Tuttavia, l'ufficio finanziario non aveva depositato in giudizio l'avviso di ricevimento della raccomandata informativa (CAD), ma solo la prova della sua spedizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imprenditore, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento tramite servizio postale, in caso di temporanea assenza del destinatario, si perfeziona solo con la produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento della CAD. La semplice prova della spedizione non è sufficiente. Inoltre, la Corte ha censurato il giudice d'appello per aver utilizzato prove provenienti da un altro processo, violando il divieto di scienza privata. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Notifica dell’avviso di accertamento: Fisco ko senza ricevuta
L'Agenzia delle Entrate notificava a un imprenditore un avviso di accertamento per il recupero dell'IVA. Il contribuente contestava la validità della notifica, poiché l'amministrazione non aveva depositato in giudizio la prova della ricezione della comunicazione di avvenuto deposito (CAD), ma solo quella di spedizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento per posta, in caso di assenza del destinatario, si perfeziona solo con la produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento della raccomandata informativa. Non basta dimostrare la sola spedizione, né il giudice può utilizzare prove tratte da altri processi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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