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Art. 1105 Codice Civile

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95 provvedimenti

Modifica parti comuni: l’unanimità è necessaria
Una nuova proprietaria ha citato in giudizio i vicini per aver modificato illecitamente le parti comuni, chiudendo l'accesso alla soffitta e annettendo una cantina. La Corte di Cassazione ha stabilito che una tale modifica delle parti comuni non è una semplice innovazione, ma un atto di disposizione dei diritti di proprietà. Di conseguenza, è richiesto il consenso unanime e scritto di tutti i comproprietari, e non una semplice delibera a maggioranza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Polizza tutela legale condominio: la delibera è valida
Una condomina ha impugnato la delibera assembleare che approvava una polizza tutela legale condominio, sostenendo che violasse il suo diritto individuale di dissentire dalle liti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui l'assemblea ha il potere di stipulare tale polizza nell'interesse comune. La Corte ha chiarito che il costo del premio assicurativo è una spesa di gestione da ripartire tra tutti, distinta dalle spese di una specifica causa, per le quali resta valido il diritto di dissenso ai sensi dell'art. 1132 c.c.
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Presunzione di conoscenza: notifica valida se rifiutata?
In una controversia ereditaria, una delibera viene impugnata per difetto di convocazione. La Corte d'Appello ritiene l'impugnazione tardiva, applicando la presunzione di conoscenza a una raccomandata restituita al mittente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione di tale rilevanza giuridica da rimettere la causa a pubblica udienza per approfondire i limiti della presunzione di conoscenza, specialmente in contesti internazionali e in presenza di un giudicato penale di simulazione.
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Accessione su suolo comune: la guida della Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce il principio dell'accessione su suolo comune in un caso di divisione ereditaria. Alcuni coeredi avevano costruito degli immobili su un cortile comune. La Corte d'Appello aveva escluso il diritto al conguaglio per gli altri coeredi, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che la costruzione su terreno comune diventa proprietà di tutti i coeredi per accessione e il suo valore deve essere considerato nella divisione, garantendo un giusto compenso a chi non riceve una quota fisica del bene.
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Comproprietà corte: presunzione di condominialità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12779/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano la comproprietà esclusiva di una corte adibita a parcheggio. La Corte ha stabilito che, in assenza di un titolo contrario inequivocabile, prevale la presunzione di condominialità dell'area. Questa si basa sulla sua funzione oggettiva di servizio (dare aria, luce e parcheggio) a tutti i fabbricati adiacenti. Di conseguenza, la comproprietà della corte si estende a tutti i proprietari degli immobili prospicienti. È stata inoltre dichiarata inammissibile la domanda di regolamentazione dell'uso per vizi procedurali.
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Termine riassunzione: le nuove norme non retroagiscono
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine riassunzione giudizio applicabile a un processo iniziato nel 2002 è quello annuale previsto dalla vecchia normativa, e non quello trimestrale introdotto dalla riforma del 2009. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato estinto il giudizio per tardiva riassunzione. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando il principio di irretroattività delle norme processuali, secondo cui i processi continuano a essere regolati dalla legge in vigore al momento della loro instaurazione.
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Eccesso di potere assemblea: delibera condizionata
Una condomina impugna una delibera che subordina l'esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria alla chiusura delle liti da lei promosse. I giudici di primo e secondo grado respingono la domanda. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione sull'eccesso di potere assemblea di particolare rilevanza e rinvia la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita sui limiti del potere discrezionale dell'assemblea condominiale.
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Uso parti comuni: il giudice non può imporre regole
In una disputa sul parcheggio in un cortile comune, i tribunali di merito avevano imposto un regolamento con turnazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: la regolamentazione dell'uso parti comuni spetta esclusivamente ai comproprietari. Un giudice non può sostituirsi alla loro volontà e creare regole di utilizzo, potendo solo, eventualmente, annullare un regolamento illegittimo. La domanda iniziale di far determinare le modalità d'uso al tribunale è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Diritto di scelta in condominio: il caso del citofono
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condòmini che chiedevano un risarcimento danni per essere rimasti isolati dal nuovo impianto videocitofonico condominiale. I condòmini si erano opposti all'acquisto del modello proposto dalla ditta appaltatrice, esercitando il loro diritto di scelta in condominio e installandone uno autonomo. La Corte ha stabilito che non vi è stata alcuna condotta illecita da parte del condominio o della ditta, poiché le richieste di garanzie e certificazioni per l'allaccio del dispositivo privato erano legittime per preservare la sicurezza e la funzionalità dell'intero impianto comune.
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Amministratore giudiziario società di persone: no
Un socio di una società di persone, preoccupato per un conflitto insanabile e per le conseguenze di una sua potenziale condanna penale, ha richiesto la nomina urgente di un amministratore giudiziario. Il Tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile. La motivazione si fonda sul principio che, a differenza delle società di capitali, nelle società di persone la legge non conferisce al giudice il potere di imporre un amministratore esterno. Tale intervento contrasterebbe con la natura personale e contrattuale della società, dove i soci sono illimitatamente responsabili. La via corretta per risolvere una paralisi gestionale è la liquidazione della società, non la nomina di un amministratore giudiziario in società di persone.
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Uso esclusivo lastrico solare: serve l’unanimità?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20548/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di uso esclusivo lastrico solare. Il caso riguardava una società condomina che, titolare del diritto di uso esclusivo su una porzione del lastrico, aveva concesso a una terza società di telecomunicazioni l'installazione di un traliccio per antenne. La Corte ha chiarito che tale concessione è illegittima se non autorizzata all'unanimità da tutti i condomini. Il diritto di uso esclusivo, infatti, non trasferisce la proprietà del bene, che rimane comune, ma si limita a regolare le modalità di godimento. Pertanto, ogni atto che costituisce diritti reali o personali di godimento a favore di terzi su una parte comune necessita del consenso unanime, come previsto dall'art. 1108 c.c.
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Annullabilità delibera condominiale: termini e vizi
Un nudo proprietario ha impugnato un decreto ingiuntivo per spese condominiali, lamentando vizi nelle delibere. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la mancata convocazione dell'usufruttuario e l'errata ripartizione delle spese causano l'annullabilità della delibera condominiale, non la nullità. Tali vizi devono essere contestati entro il termine di decadenza di 30 giorni, anche tramite domanda riconvenzionale in sede di opposizione al decreto.
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Autorizzazione Giudiziale Condomino: Soluzione allo Stallo
A fronte dell'inerzia totale degli altri condomini e dell'impossibilità per qualsiasi amministratore di operare, il Tribunale di Milano, tramite un'autorizzazione giudiziale condomino, ha conferito a un singolo proprietario il potere di eseguire direttamente i lavori urgenti sulle parti comuni, anticipandone le spese e con diritto di rivalsa sugli altri.
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Rilascio immobile: il periculum in mora è essenziale
Una comproprietaria ha richiesto il rilascio immobile d'urgenza per effettuare lavori di ristrutturazione, lamentando l'occupazione senza titolo. Il Tribunale, pur riconoscendo l'ammissibilità del ricorso, lo ha rigettato per assenza del requisito del 'periculum in mora', ovvero il rischio di un danno imminente e irreparabile. La necessità di lavori non sufficientemente provata come urgente e il danno puramente economico non sono stati ritenuti sufficienti per la concessione della tutela cautelare.
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Rimborso spese condominio: quando è dovuto?
Una recente sentenza del Tribunale di Torino chiarisce i criteri per il rimborso spese in un condominio minimo. Il caso riguarda la richiesta di rimborso avanzata dagli eredi di un comproprietario verso un altro per lavori urgenti di messa in sicurezza dell'edificio. Il Tribunale ha stabilito che si applica la normativa del condominio (art. 1134 c.c.) e non della comunione, data la presenza di più unità immobiliari distinte. Il diritto al rimborso è stato riconosciuto poiché le spese erano urgenti, come provato da un'ordinanza comunale. L'importo è stato calcolato sulla base delle quote di proprietà e ridotto per la mancata fruizione di agevolazioni fiscali.
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