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Art. 110 TUIR

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124 provvedimenti

Obblighi documentali transfer pricing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10438/2025, si è pronunciata sugli obblighi documentali in materia di transfer pricing. Il caso riguarda un gruppo societario a cui l'Agenzia Fiscale aveva contestato maggiori imposte (IRES, IRAP, IVA) per l'anno 2013. La Corte ha stabilito che, anche per le operazioni infragruppo di 'bassa materialità', il contribuente non è esonerato dal dimostrare il rispetto del principio del valore normale. L'esenzione da specifici oneri formali di documentazione non elimina l'obbligo sostanziale di provare la correttezza dei prezzi di trasferimento su richiesta dell'Amministrazione Finanziaria. La sentenza di secondo grado è stata cassata per 'motivazione parvente' e rinviata per un nuovo esame.
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Detassazione investimenti ambientali: cosa decide la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9918/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di detassazione investimenti ambientali (c.d. "Tremonti ambiente"). Il caso riguardava una società a cui era stato negato il beneficio fiscale a seguito dell'abrogazione della norma. La Corte ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento della realizzazione concreta dell'investimento, ovvero quando i costi vengono sostenuti e i beni consegnati, e non al momento della successiva presentazione della dichiarazione fiscale. Pertanto, se l'investimento è iniziato prima dell'abrogazione della legge, l'azienda ha diritto al beneficio.
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Giudicato esterno: non vale tra IRES e IRAP
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza definitiva su una controversia in materia di IRAP non costituisce giudicato esterno in un successivo giudizio riguardante l'IRES, anche se basato sugli stessi fatti. La Corte ha evidenziato le profonde differenze strutturali tra le due imposte, in particolare per quanto riguarda la determinazione della base imponibile e i criteri di deducibilità dei costi, annullando così la decisione di merito che aveva erroneamente applicato l'effetto vincolante della precedente pronuncia.
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Impugnazione avviso: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente contro avvisi di accertamento e cartelle di pagamento. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione originaria dell'avviso di accertamento, che lo ha reso definitivo e inattaccabile nel merito, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali nel contenzioso tributario.
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Società di comodo: Cassazione e Diritto UE sull’IVA
Una società s.r.l. veniva classificata come "società di comodo" vedendosi negato il diritto al credito IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la normativa nazionale sulle società non operative è in contrasto con la Direttiva IVA dell'Unione Europea. Il diritto alla detrazione non può essere negato unicamente sulla base del mancato superamento di un test di ricavi minimi, poiché ciò costituisce una presunzione generale di abuso vietata dal diritto UE. Pertanto, la legge italiana deve essere disapplicata.
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Società di comodo: il valore fiscale prevale
La Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini della disciplina delle società di comodo, il valore degli immobili da considerare per il "test di operatività" è quello fiscale e non quello civilistico, anche se quest'ultimo è stato rivalutato a seguito di una trasformazione societaria. L'ordinanza sottolinea il principio di neutralità fiscale delle operazioni di riorganizzazione. Tuttavia, ha anche stabilito che mantenere volontariamente un immobile inattivo o concederlo in uso ai soci sono elementi rilevanti per qualificare una società come "di comodo", cassando la sentenza precedente e rinviando per un nuovo esame su questi punti.
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Eccezioni nuove in appello: quando è troppo tardi
Una società di produzione cinematografica ha impugnato alcuni avvisi di accertamento fiscali. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le eccezioni nuove in appello, come la contestazione sulla qualifica del dirigente firmatario, sono inammissibili se non sollevate nel primo grado di giudizio. Inoltre, ha confermato che la notifica al portiere, seguita da raccomandata informativa, perfeziona la consegna e fa decorrere i termini per l'impugnazione.
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Società di comodo: il test di operatività fiscale
In un caso di accertamento su una società di comodo, la Corte di Cassazione ha chiarito che per il 'test di operatività' prevale il valore fiscale degli asset rispetto a quello civilistico rivalutato, se la rivalutazione deriva da un'operazione fiscalmente neutra. Tuttavia, ha anche stabilito che la scelta di mantenere un immobile inagibile o a disposizione dei soci non lo esclude automaticamente dal test, rinviando il caso per un nuovo esame su questi specifici aspetti.
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Scissione parziale: Guida fiscale e decisioni della Corte
Una sentenza della Corte di Cassazione analizza le conseguenze fiscali di una scissione parziale di un'azienda speciale comunale. Il caso riguarda la contestazione da parte dell'Agenzia delle Entrate del trattamento fiscale di fondi rischi e pensioni trasferiti alla nuova società. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la neutralità fiscale dell'operazione e la non imponibilità dell'utilizzo di fondi già tassati in origine. Inoltre, ha accolto in parte il ricorso del contribuente, annullando la ripresa per indeducibilità degli ammortamenti ai fini Irap e le sanzioni per recidiva.
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Scissione societaria e fondi rischi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22823/2025, ha stabilito i principi fiscali applicabili a una scissione societaria di un'azienda speciale di un ente locale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che un fondo rischi generato durante l'operazione non costituisce una passività fiscalmente dedotta. Di conseguenza, il suo successivo utilizzo non genera una sopravvenienza attiva tassabile, in applicazione del principio di neutralità fiscale. La Corte ha inoltre respinto il ricorso incidentale della società, confermando che gli interessi maturati su contributi pubblici in conto impianti sono tassabili come redditi di capitale.
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Fondo rischi da scissione: la neutralità fiscale
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul trattamento fiscale di un fondo rischi da scissione. Nel caso esaminato, una società nata da una scissione parziale aveva utilizzato un fondo rischi per coprire debiti della società scissa. L'Amministrazione Finanziaria riteneva tale utilizzo una sopravvenienza attiva tassabile. La Corte ha stabilito che, poiché il fondo era stato costituito in un'operazione fiscalmente neutra e non era derivato da costi precedentemente dedotti, il suo successivo utilizzo non genera materia imponibile, in applicazione del principio di simmetria fiscale.
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Abuso del diritto: quando la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione esamina un caso di presunto abuso del diritto fiscale. Una compagnia di assicurazioni aveva dedotto minusvalenze da una vendita di titoli, immediatamente riacquistati da una società del gruppo. Sebbene la Corte confermi la natura elusiva dell'operazione, accoglie parzialmente il ricorso, annullando la sentenza di merito per omessa pronuncia su specifiche eccezioni del contribuente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Abuso del diritto: quando una transazione è elusiva?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunto abuso del diritto fiscale riguardante la deduzione di minusvalenze da operazioni finanziarie infragruppo. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato la legittimità di tali deduzioni, ritenendo le operazioni prive di sostanza economica e finalizzate unicamente a ottenere un vantaggio fiscale. La Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito, non perché l'operazione non costituisse abuso del diritto, ma perché il giudice di secondo grado aveva omesso di esaminare fatti decisivi addotti dalla società, come le ragioni extrafiscali e la compensazione degli effetti fiscali. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria di secondo grado in un caso riguardante l'esterovestizione di una società e il transfer pricing. La decisione è stata cassata a causa di una 'motivazione apparente', poiché i giudici di appello non avevano adeguatamente argomentato la loro decisione, limitandosi a richiamare in modo generico altre sentenze senza un'analisi critica dei fatti specifici del caso. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Principio di continuità: obbligo anche per il Fisco
La Corte di Cassazione ha affermato che il principio di continuità dei valori di bilancio deve essere rispettato anche dall'Amministrazione Finanziaria. Se il Fisco rettifica il valore delle rimanenze finali di magazzino di un anno, deve utilizzare lo stesso valore rettificato come esistenze iniziali per l'anno successivo. In un caso riguardante un'azienda alimentare, la Corte ha cassato la sentenza di merito che non aveva applicato questo principio, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice d'appello si era limitato a confermare la decisione di primo grado, basata su una perizia tecnica, senza esporre un'autonoma argomentazione e senza rispondere alle specifiche critiche mosse dall'Amministrazione Finanziaria riguardo la deducibilità di costi sostenuti da una società. La Corte ha ribadito che un mero richiamo ad altri atti non costituisce una valida motivazione, determinando la nullità della sentenza e il rinvio del caso per un nuovo esame.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava una controversia su transfer pricing e IVA tra l'Agenzia delle Entrate e una società manifatturiera. I giudici di secondo grado avevano confermato la decisione di primo grado a favore del contribuente con una motivazione generica, limitandosi a fare riferimento alla documentazione prodotta senza analizzare le specifiche contestazioni mosse dall'Agenzia. La Cassazione ha stabilito che tale approccio costituisce una motivazione solo apparente, che non consente di comprendere l'iter logico-giuridico seguito, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Dichiarazione di intenti: IVA non imponibile anche se tardiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6258/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale. Ha respinto i motivi di ricorso relativi alla deducibilità dei costi e all'uso di presunzioni da parte dell'Agenzia delle Entrate, ma ha accolto quello sull'imponibilità IVA. La Corte ha stabilito che la ricezione tardiva della dichiarazione di intenti da parte del fornitore non preclude l'applicazione del regime di non imponibilità IVA, a condizione che sussistano tutti i presupposti sostanziali che caratterizzano la cessione all'esportazione.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello avevano accolto il ricorso di due società contro un avviso di accertamento per costi indeducibili, ma lo avevano fatto richiamando acriticamente una precedente decisione relativa ad altre annualità, senza esporre un'autonoma argomentazione. La Suprema Corte ha ravvisato anche un vizio di ultrapetizione, poiché la sentenza d'appello aveva deciso su motivi di ricorso presentati per la prima volta in quella sede. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Costi interest rate swap: quando sono deducibili?
Una società si vede negare la deducibilità dei costi interest rate swap dall'Agenzia delle Entrate. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che spetta alla società provare la finalità di copertura e l'inerenza dei contratti, ribaltando la decisione di merito.
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