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Art. 110 TUIR

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124 provvedimenti

Deducibilità interessi passivi: sì senza vincoli di scopo
Una società immobiliare si è vista contestare dall'Agenzia delle Entrate la deducibilità degli interessi passivi relativi a un mutuo ipotecario, poiché i fondi non erano stati usati per la costruzione dell'immobile, ma per altre finalità aziendali. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che la norma agevolativa (art. 1, comma 36, L. 244/2007) richiede solo due presupposti per la piena deducibilità degli interessi passivi: che il soggetto sia una società di gestione immobiliare e che il finanziamento sia garantito da ipoteca su un immobile destinato alla locazione. La finalità specifica del mutuo è irrilevante.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
Una società, sanzionata per non aver indicato separatamente costi sostenuti in paesi a fiscalità privilegiata (black list), ha visto il suo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate concludersi davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito a una definizione agevolata introdotta da una nuova legge, sanando la propria posizione. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale in un caso di accertamento fiscale. La decisione è stata cassata per motivazione apparente e omessa pronuncia, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente spiegato le ragioni della loro decisione, limitandosi a formule generiche e omettendo di esaminare specifiche domande delle parti. La controversia riguardava la deducibilità di costi per consulenze da un paese a fiscalità privilegiata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Costi black list: quando sono deducibili per l’azienda?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 28/01/2025, ha chiarito i requisiti per la deducibilità dei costi derivanti da operazioni con imprese situate in paesi a fiscalità privilegiata. Il Fisco aveva contestato la deduzione di costi sostenuti da un'azienda italiana per una transazione con una società emiratina, ritenendo che una società inglese fosse stata interposta al solo fine di eludere la normativa sui costi black list. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per dedurre tali costi non è sufficiente dimostrare la redditività generale dell'operazione, ma è necessario provare un effettivo e specifico interesse economico che giustifichi la scelta di operare proprio in quel paese a fiscalità privilegiata, interesse che deve essere distinto dal mero risparmio fiscale.
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Costi black list: quando sono deducibili?
La Corte di Cassazione ha chiarito che per dedurre i costi black list non basta dimostrare la redditività dell'operazione. È necessario provare un interesse economico specifico e non solo il risparmio fiscale. La sentenza ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente equiparato l'interesse economico alla mera esistenza di un margine di utile.
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Contraddittorio preventivo: Cassazione rinvia il caso
Una società petrolifera ha impugnato un avviso di accertamento IVA, lamentando la violazione del contraddittorio preventivo, poiché i rilievi iniziali riguardavano solo le imposte dirette. La Corte di Cassazione, rilevando che la questione generale sulle conseguenze di tale omissione è stata rimessa alle Sezioni Unite, ha deciso di sospendere il giudizio. La decisione finale è stata rinviata in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite per garantire l'uniformità dell'interpretazione del diritto.
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Fondo rischi da scissione: quando è fiscalmente neutro
Una società di servizi pubblici, a seguito di una scissione, aveva costituito un fondo rischi. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la neutralità fiscale del suo utilizzo, ma la Cassazione ha chiarito che se il fondo rischi da scissione deriva da una riserva già tassata o fiscalmente irrilevante, il suo successivo impiego non genera reddito imponibile. La Corte ha inoltre confermato la deducibilità ai fini IRAP dell'ammortamento delle aree sottostanti i fabbricati strumentali.
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Deducibilità interessi passivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 321/2025, ha stabilito un principio chiave sulla deducibilità interessi passivi per le società immobiliari. Il caso riguardava una società a cui l'Agenzia delle Entrate aveva negato la deduzione degli interessi su un mutuo ipotecario, sostenendo che i fondi non erano stati usati per costruire l'immobile, ma per creare liquidità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, chiarendo che la norma (art. 1, c. 36, L. 244/2007) non pone limiti alla finalità del finanziamento. Per la piena deducibilità è sufficiente che il prestito sia garantito da ipoteca su un immobile destinato alla locazione, a prescindere dall'uso delle somme.
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Transfer pricing: prova del controllo e motivazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale in un caso di transfer pricing, confermando la decisione di merito che escludeva un rapporto di controllo tra una società italiana e la sua distributrice estera. La Corte ha ritenuto non sufficienti gli indizi forniti (partecipazioni di minoranza, commistioni di cariche) e ha giudicato la motivazione della sentenza impugnata non meramente apparente, ma logica e coerente, respingendo le censure dell'Amministrazione Finanziaria.
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Detrazione contributi partiti: la Cassazione chiarisce
La Cassazione, con Ordinanza n. 18407/2025, ha chiarito la differenza tra deducibilità e detrazione per i contributi ai partiti politici. Una società di trasporti aveva dedotto l'importo come costo, ma la Corte ha specificato che la legge prevede solo una detrazione d'imposta del 19%, accogliendo il ricorso dell'Agenzia Fiscale su questo punto e cassando la sentenza d'appello.
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Transfer pricing: la nozione di controllo per la Cassazione
Con ordinanza recente, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di transfer pricing relativo all'anno d'imposta 2015. La Corte ha stabilito che, per le annualità precedenti alla riforma del 2017, la nozione di 'controllo' tra società non va intesa come una qualsiasi potenziale influenza economica, ma come una 'stabile influenza economica' che deve essere concretamente provata dall'Amministrazione. Nel caso di specie, è stata ritenuta corretta la decisione dei giudici di merito che non avevano ravvisato elementi sufficienti a dimostrare tale influenza tra una società italiana e la sua distributrice estera.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società energetica impugnava un avviso di accertamento in materia di transfer pricing. Dopo la soccombenza nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo e la società rinunciava al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Tassabilità utili CFC: la Cassazione sul tempo
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla tassabilità degli utili delle Controlled Foreign Companies (CFC). Il caso riguardava una società italiana a cui l'Amministrazione Finanziaria aveva imputato, per trasparenza, gli utili di una controllata estera generati prima che la società italiana ne acquisisse il controllo. La Corte ha accolto il ricorso della società, chiarendo che la normativa CFC si applica solo se il soggetto controllante residente possiede la partecipazione nel momento in cui la controllata estera consegue i redditi. È irrilevante che l'acquisizione avvenga nello stesso anno fiscale, ciò che conta è il momento della produzione del reddito. La sentenza annulla la decisione precedente che aveva ritenuto legittima la tassazione.
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Rivalutazione beni: limiti al calcolo ammortamento
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della rivalutazione beni d'impresa. Il caso riguardava una società che, dopo aver rivalutato i propri macchinari, calcolava l'ammortamento sommando il costo storico originario all'incremento di valore. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questo metodo, sostenendo che creasse una duplicazione di costi. La Corte ha dato ragione all'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che la base per il calcolo dell'ammortamento post-rivalutazione è costituita unicamente dal nuovo 'valore corrente' del bene, senza alcuna sommatoria con il costo precedente.
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Dichiarazione integrativa tardiva: sì al bonus fiscale
Una società si è vista negare un credito d'imposta per un investimento ambientale a causa di una dichiarazione integrativa tardiva, presentata dopo l'abrogazione della legge di riferimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il diritto al beneficio fiscale sorge al momento della realizzazione dell'investimento, non con la sua comunicazione formale. La Corte ha inoltre ribadito il diritto del contribuente di emendare la dichiarazione per correggere errori dovuti a incertezza normativa, anche a distanza di tempo.
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Costi black list: prova e deducibilità in Cassazione
Una società si è vista negare la deducibilità dei costi black list derivanti da operazioni con un fornitore di Hong Kong. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che per la deducibilità non bastano prove formali come un certificato di iscrizione camerale. È necessario dimostrare concretamente sia l'effettiva operatività della società estera, sia un interesse economico specifico che vada oltre la mera convenienza del prezzo. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Influenza dominante nel transfer pricing: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18072/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di transfer pricing. La Corte ha chiarito che, per l'anno d'imposta 2014, la nozione di "influenza dominante" richiede una prova concreta di stabile dipendenza economica, non essendo sufficienti meri indizi o un'interpretazione estensiva del controllo. È stato confermato che l'onere della prova grava sull'Amministrazione finanziaria e che la valutazione dei fatti operata dal giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata.
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Dichiarazione integrativa: sempre possibile per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per richiedere un'agevolazione fiscale, anche dopo la scadenza dei termini, se l'omissione originaria era dovuta a un'obiettiva incertezza normativa. Nel caso specifico, una società energetica non aveva richiesto il beneficio "Tremonti ambiente" a causa di dubbi sulla sua cumulabilità con altri incentivi. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che la dichiarazione dei redditi è generalmente emendabile per correggere errori di fatto o di diritto. Inoltre, ha chiarito che il diritto all'agevolazione sorge al momento della realizzazione dell'investimento e non viene meno a causa della successiva abrogazione della norma, se l'investimento era già stato effettuato.
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Sopravvenienze attive e magazzino: Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema delle sopravvenienze attive derivanti da debiti prescritti e il corretto calcolo delle rimanenze di magazzino. La Corte ha chiarito che il pagamento di un debito già prescritto è irrilevante per l'annualità in cui si è verificata la prescrizione. Ha inoltre accolto il ricorso di un'azienda, stabilendo che i giudici di merito devono esaminare tutte le prove fornite dal contribuente sulla reale consistenza del magazzino, cassando la precedente sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Transfer pricing: onere della prova e preclusioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18714/2025, chiarisce aspetti fondamentali in materia di transfer pricing. Il caso riguarda una stabile organizzazione italiana che aveva effettuato un ingente storno contabile per adeguare la propria redditività a presunti valori di mercato. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, riprendendo a tassazione l'importo per violazione delle norme sul transfer pricing. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che l'onere di provare la congruità dei prezzi infragruppo grava sul contribuente. La mancata presentazione di documenti giustificativi richiesti in fase di verifica comporta una preclusione processuale, impedendone l'utilizzo in giudizio.
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