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Art. 110 T.U.L.P.S.

21 provvedimenti

Slot non conformi: La responsabilità extracontrattuale della PA e l’onere della prova
Un'Azienda ha acquistato delle "slot machine" che, dopo essere state certificate come conformi da L'Amministrazione, sono state ritirate perché irregolari. L'Azienda ha chiesto il risarcimento dei danni a L'Amministrazione, sostenendo un legittimo affidamento sulle certificazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda. Ha ribadito che per la **responsabilità extracontrattuale della Pubblica Amministrazione**, non basta l'illegittimità dell'atto. È essenziale dimostrare il dolo o la colpa (negligenza) dell'Amministrazione. L'Azienda non ha fornito prove sufficienti della negligenza di L'Amministrazione nell'omesso controllo, rendendo la domanda infondata.
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Opposizione a ordinanza ingiunzione: decide l’ufficio non il bar
La titolare di un bar ha proposto opposizione a ordinanza ingiunzione emessa dall'Agenzia delle Dogane per l'installazione di apparecchi da gioco senza autorizzazione. Il Tribunale di Trapani ha declinato la competenza a favore del Tribunale di Marsala, luogo di commissione dell'infrazione. Il Tribunale di Marsala ha sollevato conflitto di competenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza spetta al Tribunale di Trapani. Per le violazioni in materia di giochi d'azzardo, la norma speciale prevede che la competenza territoriale appartenga al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio dell'amministrazione che ha emesso il provvedimento sanzionatorio, prevalendo sulla regola generale del luogo di commissione dell'infrazione.
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Responsabilità solidale del concessionario: chi paga la truffa?
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un Concessionario di rete il pagamento del maggior Prelievo Erariale Unico (PR.E.U.) a causa di slot machine scollegate dalla rete telematica o manomesse da un esercente. Il Concessionario ha contestato la richiesta, ritenendo che la responsabilità fosse solo dell'esercente e invocando l'applicazione retroattiva di una legge più favorevole successiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale del concessionario. I giudici hanno chiarito che la norma sulla solidarietà tributaria non ha natura sanzionatoria, ma serve a garantire le entrate dello Stato. Di conseguenza, non si applica il principio del favor rei e il Concessionario deve pagare l'imposta evasa insieme all'autore materiale della violazione.
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Responsabilità solidale del concessionario: paga anche senza colpa
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un Concessionario di rete il pagamento del maggior Prelievo Erariale Unico (PR.E.U.) evaso. L'evasione derivava dall'uso di quattro slot machine non collegate alla rete telematica, scoperte presso un locale commerciale. Il Concessionario sosteneva che, essendo stato identificato l'esercente autore dell'illecito, la propria responsabilità dovesse escludersi, invocando anche l'applicazione retroattiva di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale del concessionario. I giudici hanno chiarito che la solidarietà tributaria non ha natura di sanzione, ma serve a garantire le entrate dello Stato. Di conseguenza, non si applica il principio del favor rei e il Concessionario deve pagare le tasse evase in solido con l'esercente.
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Raccolta abusiva di scommesse: condannato l’internet point
Il titolare di un internet point è stato condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per aver consentito ai clienti di scommettere tramite il proprio conto gioco personale, aggirando la mancanza di licenza per conto di un operatore estero. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'uso di conti personali rende irrilevante qualsiasi presunta discriminazione subita dal bookmaker straniero nei bandi di gara nazionali. Inoltre, l'imputato non può invocare la buona fede o l'errore inevitabile sulla legge, poiché in caso di dubbio avrebbe dovuto consultare le autorità pubbliche e non limitarsi alle rassicurazioni dei legali della società estera. La condanna a sette mesi di reclusione è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sanzioni per gioco d’azzardo: computer liberi negli Internet point
La Titolare di un Internet point ha impugnato la sanzione amministrativa inflitta dall'Amministrazione Doganale per aver consentito l'uso di computer connessi a internet per il gioco online. L'amministrazione contestava la violazione delle norme sulle sanzioni per gioco d'azzardo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i normali computer messi a disposizione del pubblico non rientrano nel divieto del T.U.L.P.S. se privi di meccanismi fisici per l'accettazione di scommesse, fessure per monete o lettori di carte di pagamento. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Termine breve di impugnazione: la PEC blocca la sanatoria
Un cittadino ha impugnato una sanzione amministrativa inflitta dall'Agenzia delle Dogane per violazione delle norme sui giochi. Dopo la conferma della sanzione in appello, il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione oltre i termini e ha chiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta di sospensione, poiché la sanatoria si applica solo alle liti tributarie e non alle sanzioni civili. Inoltre, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine breve di impugnazione di sessanta giorni dalla notifica della sentenza d'appello avvenuta via PEC. Il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Scommesse: Licenza commerciale non basta, Cassazione attende l’UE
L'Agenzia delle Dogane ha multato il gestore di un esercizio commerciale per aver raccolto giocate per conto di un bookmaker estero senza la specifica licenza per raccolta scommesse (art. 88 T.U.L.P.S.). Il gestore sosteneva che la licenza commerciale generica (art. 86 T.U.L.P.S.) fosse sufficiente e che la normativa italiana violasse i principi europei di libera prestazione dei servizi. La Corte di Cassazione ha deciso di non emettere una sentenza definitiva. Ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su un caso simile. L'esito della vicenda dipenderà quindi da questa futura decisione europea, che chiarirà la compatibilità della legge italiana con le norme comunitarie.
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Slot machine: pagamenti in contanti? Contratto a rischio
Una società fornitrice di apparecchi da gioco pagava in contanti la quota di incassi a un esercente, violando le norme sulla tracciabilità dei pagamenti. Dopo anni, l'esercente ha interrotto il rapporto e la società lo ha citato in giudizio. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'esercente, stabilendo un principio fondamentale: le leggi antiriciclaggio e sulla tracciabilità dei pagamenti nel settore dei giochi sono inderogabili e tutelano l'interesse pubblico. Questa violazione è così grave da giustificare la risoluzione del contratto, senza che si possa invocare la buona fede o il fatto che i pagamenti in contanti fossero stati accettati per lungo tempo. L'interesse pubblico alla trasparenza prevale sull'accordo privato.
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Tabella giochi proibiti scaduta: condanna come se mancasse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del legale rappresentante di un circolo ricreativo per non aver esposto una valida Tabella giochi proibiti. Nel locale era presente una tabella, ma non era quella in vigore. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: esporre una tabella non valida, perché superata o non approvata, equivale legalmente a non esporla affatto. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, impedendo anche di poter dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione. La sentenza sottolinea l'obbligo per i gestori di verificare costantemente la validità dei documenti esposti al pubblico.
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Peculato del gestore di gioco: condannato per tasse non versate
La Corte di Cassazione conferma la condanna per peculato del gestore di gioco a carico degli amministratori di una società di gaming telematico. Essi avevano omesso di versare al concessionario statale oltre 200.000 euro derivanti dalla raccolta del PREU (Prelievo Erariale Unico). La difesa sosteneva che l'obbligo di versamento non fosse chiaro prima di una legge del 2015. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che il denaro raccolto dalle giocate appartiene allo Stato fin dal primo momento. Il gestore agisce come un 'agente contabile' e trattenere tali somme costituisce un'appropriazione indebita, integrando pienamente il reato di peculato.
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Peculato Gestore Slot: Incassi trattenuti, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un gestore di apparecchi da gioco che si era appropriato degli incassi, circa 42.000 euro, senza versarli al concessionario statale. La difesa sosteneva la mancanza di dolo, ma i giudici hanno stabilito un principio chiaro: il denaro raccolto, inclusa la quota di imposta (PREU), appartiene alla Pubblica Amministrazione fin dal momento dell'incasso. Trattenerlo integra il reato di peculato gestore slot, poiché il gestore agisce come incaricato di pubblico servizio. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Scommesse e licenza TULPS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione amministrativa da 30.000 euro irrogata a un esercizio pubblico per l'installazione di apparecchi da intrattenimento senza la licenza prescritta. Il caso riguardava la raccolta di scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione nazionale. I ricorrenti sostenevano che la normativa italiana contrastasse con il diritto dell'Unione Europea, in particolare riguardo alle restrizioni del bando per le concessioni. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo della licenza di polizia ex art. 88 T.U.L.P.S. è autonomo e necessario per la tutela dell'ordine pubblico e il contrasto alla ludopatia, indipendentemente dalla legittimità della raccolta scommesse operata dal bookmaker straniero.
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Slot-machines: responsabilità licenze
Una società proprietaria di slot-machines è stata sanzionata per aver mantenuto i propri apparecchi in un locale che svolgeva attività di scommesse senza la licenza di polizia prescritta. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo che il proprietario degli apparecchi ha l'obbligo di vigilare sulla regolarità amministrativa del locale non solo al momento dell'installazione, ma per tutta la durata dell'uso. La palese presenza di materiale pubblicitario di scommesse abusive nel locale fa scattare la presunzione di colpa a carico del distributore, che non può invocare la buona fede se l'illecito era facilmente riconoscibile dai propri addetti.
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Rottamazione-quater e sanzioni TULPS: la sospensione
Una società operante nel settore dei giochi è stata sanzionata per aver installato apparecchi da intrattenimento in un locale privo della licenza prescritta dal TULPS. Dopo la conferma della sanzione nei primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno adito la Cassazione chiedendo la sospensione del processo per aver aderito alla Rottamazione-quater. La Suprema Corte ha rilevato la necessità di chiarire se la sospensione prevista dalla legge di bilancio 2023 si applichi anche ai giudizi riguardanti l'ordinanza-ingiunzione sanzionatoria e non solo a quelli relativi alla cartella esattoriale.
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Responsabilità solidale cessionario: la Cassazione decide
Una società operante nel settore del gaming veniva accusata di evasione fiscale su apparecchi da gioco. La Corte di secondo grado riduceva l'importo dovuto, escludendo il periodo precedente all'acquisizione degli apparecchi. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, chiarendo i limiti della responsabilità solidale del cessionario, soprattutto quando la pretesa non è stata correttamente impostata sin dall'inizio del contenzioso.
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Apparecchi da gioco d’azzardo: quando è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34268/2024, ha stabilito che l'installazione di personal computer modificati per funzionare come slot machine costituisce il reato di esercizio di giochi d'azzardo (art. 718 c.p.). La Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui tale condotta rientrerebbe nella depenalizzazione prevista per gli illeciti amministrativi, chiarendo che le sanzioni amministrative si applicano solo a irregolarità su apparecchi 'leciti', non su apparecchi da gioco d'azzardo intrinsecamente vietati.
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Riqualificazione reato in appello: annullamento sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna a seguito di una riqualificazione reato in appello. Un esercente, condannato in primo grado per appropriazione indebita, ha visto il suo reato riqualificato in peculato in appello. Poiché il peculato richiede la competenza del tribunale collegiale e la celebrazione dell'udienza preliminare, garanzie non previste per il reato originario giudicato dal tribunale monocratico, la Cassazione ha annullato entrambe le sentenze per violazione del diritto di difesa, rinviando gli atti al pubblico ministero per ricominciare il procedimento.
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Totem per giochi online: sanzione legittima
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa di 20.000 euro a un esercente per l'installazione di totem per giochi online. Il ricorso, basato sulla presunta motivazione apparente della sentenza di merito e sulla mancanza di prove di vincite in denaro, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la loro motivazione era coerente e completa, rendendo legittima la sanzione applicata.
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Ricorso improcedibile: il termine per l’iscrizione
Un giocatore si è visto negare una cospicua vincita da una società di giochi a causa di un presunto malfunzionamento del sistema. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile non per il merito della questione, ma per un errore procedurale: il mancato deposito del ricorso entro il termine perentorio di 20 giorni dalla notifica. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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