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Apparecchi da gioco d’azzardo: quando è reato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34268/2024, ha stabilito che l’installazione di personal computer modificati per funzionare come slot machine costituisce il reato di esercizio di giochi d’azzardo (art. 718 c.p.). La Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui tale condotta rientrerebbe nella depenalizzazione prevista per gli illeciti amministrativi, chiarendo che le sanzioni amministrative si applicano solo a irregolarità su apparecchi ‘leciti’, non su apparecchi da gioco d’azzardo intrinsecamente vietati.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. F Num. 34268 Anno 2024
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Pubblicato il 14 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Apparecchi da Gioco d’Azzardo: La Cassazione Traccia il Confine tra Reato e Illecito Amministrativo

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 34268 del 2024, è intervenuta per fare chiarezza su un tema cruciale: la qualificazione giuridica dell’installazione di apparecchiature elettroniche modificate per il gioco. La questione centrale riguarda la distinzione tra l’illecito amministrativo e il reato penale quando si tratta di apparecchi da gioco d’azzardo. La pronuncia stabilisce un principio netto: computer alterati per simulare slot machine, privi di collegamento alla rete statale e di limiti di puntata, configurano il reato di esercizio di gioco d’azzardo e non possono beneficiare della più lieve sanzione amministrativa.

I Fatti del Caso

Il caso ha origine dal controllo effettuato in un esercizio commerciale, dove le forze dell’ordine hanno scoperto tre personal computer messi a disposizione della clientela. Questi dispositivi, all’apparenza normali PC, erano stati artatamente modificati: al loro interno era stata installata una “scheda madre” che riproduceva il sistema di gioco di una slot machine. Il gestore del locale, tramite un telecomando, poteva cambiare la visualizzazione del monitor, passando dalla schermata standard del computer a quella del gioco d’azzardo.

Gli avventori consegnavano al gestore il denaro da giocare, il quale provvedeva a “caricare” il credito direttamente sulla postazione. In caso di vincita, il pagamento avveniva in contanti. È emerso che i dispositivi non erano collegati ad alcuna rete telematica dell’Amministrazione dei Monopoli, non avevano limiti massimi di puntata e il gioco era basato esclusivamente sulla fortuna.

La Controversia Legale: Reato o Sanzione Amministrativa?

La difesa dell’imputato sosteneva che la condotta dovesse essere ricondotta nell’ambito dell’illecito amministrativo previsto dall’articolo 110, comma 9, del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Secondo questa tesi, l’offerta di giochi d’azzardo tramite apparecchi elettronici sarebbe stata “depenalizzata”, ossia trasformata da reato in violazione amministrativa.

La Corte d’Appello aveva già parzialmente riformato la sentenza di primo grado, riqualificando il fatto dal più grave delitto di organizzazione abusiva di gioco d’azzardo a quello di esercizio di gioco d’azzardo (art. 718 c.p.), ma confermandone la natura penale. La Cassazione è stata quindi chiamata a decidere in via definitiva se tali apparecchiature rientrassero o meno nell’ambito delle sanzioni amministrative.

Apparecchi da Gioco d’Azzardo e la Decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato e fornendo un’analisi dettagliata dell’art. 110 T.U.L.P.S. I giudici hanno chiarito la fondamentale distinzione operata dalla legge:

  1. Apparecchi per il gioco lecito (commi 6 e 7): Si tratta di dispositivi che, pur contenendo elementi di alea, devono possedere specifici requisiti, come il collegamento alla rete telematica statale, limiti di costo della partita e di vincita, e talvolta elementi di abilità. Le violazioni relative a questi apparecchi (es. mancanza di autorizzazioni, difformità tecniche) sono punite con le sanzioni amministrative del comma 9.

  2. Apparecchi per il gioco d’azzardo (comma 5): Sono quelli che “hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente aleatorie”. L’installazione di questi dispositivi è assolutamente vietata dal comma 4 dello stesso articolo.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che i computer modificati nel caso di specie rientravano senza dubbio nella seconda categoria. La totale assenza di collegamento alla rete dei Monopoli, la natura meramente aleatoria del gioco, la mancanza di limiti di puntata e l’assenza di qualsiasi componente di abilità escludevano categoricamente che potessero essere considerati apparecchi per il “gioco lecito”.

Di conseguenza, le sanzioni amministrative previste dal comma 9, che si applicano espressamente solo alle irregolarità concernenti gli apparecchi dei commi 6 e 7, non potevano essere invocate. Secondo la Corte, accogliere la tesi difensiva avrebbe significato creare un’ingiustificata equiparazione tra un’irregolarità amministrativa su un apparecchio lecito e l’installazione di un apparecchio intrinsecamente illegale, con l’effetto di abrogare di fatto il divieto penale.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha affermato che la condotta del gestore integrava pienamente il reato di esercizio di gioco d’azzardo previsto dall’art. 718 del codice penale. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la depenalizzazione riguarda solo le violazioni commesse su apparecchiature che, per loro natura, sarebbero legali e soggette al controllo dello Stato. L’installazione e la gestione di apparecchi da gioco d’azzardo puri, creati per eludere ogni forma di controllo e regolamentazione, restano una condotta penalmente rilevante.

L’installazione di un computer modificato per il gioco d’azzardo in un bar è sempre e solo un illecito amministrativo?
No. La Cassazione chiarisce che se l’apparecchio è configurato come un puro gioco d’azzardo, senza collegamento alla rete statale e senza i requisiti degli apparecchi ‘leciti’ (descritti nei commi 6 e 7 dell’art. 110 TULPS), la sua installazione ed esercizio integrano il reato di cui all’art. 718 del codice penale e non un semplice illecito amministrativo.

Qual è la differenza fondamentale tra un apparecchio la cui violazione è amministrativa e uno la cui violazione è penale?
La differenza risiede nella natura dell’apparecchio. Le sanzioni amministrative previste dal comma 9 dell’art. 110 TULPS si applicano solo agli apparecchi ‘idonei per il gioco lecito’ (commi 6 e 7) che presentano irregolarità (es. mancanza di autorizzazioni). Se l’apparecchio è invece intrinsecamente un ‘apparecchio per il gioco d’azzardo’ (comma 5), la cui installazione è vietata dal comma 4, si configura un reato.

La mancanza di collegamento alla rete telematica dei Monopoli di Stato è un fattore decisivo?
Sì, è un elemento cruciale. La sentenza sottolinea che la mancanza di qualsiasi collegamento alla rete telematica dell’Amministrazione finanziaria, unita alla natura puramente aleatoria del gioco e all’assenza di limiti di puntata, impedisce di classificare l’apparecchio tra quelli ‘leciti’ e lo colloca inequivocabilmente nell’alveo degli apparecchi da gioco d’azzardo vietati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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