LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 110 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 38 di 40

3240 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Furto a scuola: l’esposizione a pubblica fede in area privata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di un soggetto che si era introdotto nel cortile di una scuola per compiere un furto. L'imputato contestava l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede, sostenendo che l'area fosse privata e recintata. I giudici hanno chiarito che l'aggravante sussiste anche in luoghi privati se facilmente accessibili a chiunque, come in questo caso, poich il cancello era aperto e la recinzione facilmente scavalcabile. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo. Il ricorso stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Patteggiamento e ricorso per Cassazione: l’accordo blocca i ricorsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti che avevano concordato un patteggiamento per furto aggravato. Gli imputati contestavano la mancata riqualificazione del fatto come tentativo di furto anziché reato consumato. La Suprema Corte ha ribadito che il patteggiamento e ricorso per Cassazione seguono regole rigide: trattandosi di un negozio processuale, il ricorso sulla qualificazione giuridica è limitato ai soli casi di errore manifesto o qualificazione palesemente eccentrica. Non sussistendo tali vizi, i ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per Cassazione: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per furto aggravato a carico di un cittadino. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando una generica mancanza di prove precise e concordanti. I giudici di legittimità hanno stabilito l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici. La Suprema Corte ha chiarito che non è sufficiente proporre una ricostruzione alternativa dei fatti per annullare una sentenza, ma occorre indicare specifici vizi logici o giuridici della decisione impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Stato di necessità: la povertà non giustifica il furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato nei confronti di due soggetti che avevano giustificato il reato adducendo la propria condizione di povertà. I ricorrenti invocavano lo stato di necessità, ma la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la semplice indigenza non integra lo stato di necessità, poiché non sussiste un pericolo immediato e inevitabile di un danno grave alla persona, potendo i soggetti rivolgersi ai servizi di assistenza sociale. Inoltre, la difesa non ha fornito prove documentali della reale situazione economica del nucleo familiare.
Continua »
Furto di energia elettrica: giostrai condannati in Cassazione
Alcuni giostrai girovaghi hanno realizzato un allacciamento abusivo alla rete elettrica pubblica per alimentare stabilmente le proprie roulotte e le attrazioni. Il proprietario delle giostre e i suoi collaboratori sono stati condannati per il reato di furto di energia elettrica in concorso, aggravato dall'uso di mezzo fraudolento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai condannati, poiché i motivi si limitavano a contestare la ricostruzione dei fatti già ampiamente accertata nei precedenti gradi di giudizio, senza evidenziare reali vizi logici nella motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le condanne penali e ha obbligato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso per cassazione generico: confermati 10 anni di carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a dieci anni di reclusione per traffico di stupefacenti. L'imputato contestava la valutazione delle prove effettuata nei gradi precedenti, ma la Suprema Corte ha stabilito che un ricorso per cassazione generico e volto unicamente a richiedere una nuova valutazione dei fatti non può essere accolto. I giudici di merito avevano infatti fondato la condanna su prove solide e convergenti: le dichiarazioni dettagliate dei coimputati, l'uso di specifiche utenze telefoniche e automobili, i riscontri delle intercettazioni telefoniche e un riconoscimento fotografico. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche negate: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a quattro anni di reclusione e oltre 17.000 euro di multa per spaccio di stupefacenti in concorso. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione. Inoltre, il rifiuto di concedere le circostanze attenuanti generiche è stato ritenuto pienamente legittimo e ben motivato, considerando la rilevante quantità di droga sequestrata, il denaro contante rinvenuto e i precedenti penali del soggetto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di sostanze stupefacenti: condannati i fratelli complici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due fratelli condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo operava come venditore principale, detenendo la droga in casa, mentre il secondo svolgeva il ruolo di accompagnatore e addetto alla riscossione del denaro. I ricorrenti lamentavano un travisamento delle prove e una presunta mancanza di corrispondenza tra l'accusa originaria e la condanna finale. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, confermando la solidità dell'impianto logico della sentenza d'appello e la piena corrispondenza tra la contestazione e la decisione di condanna. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti tra bisogno e spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per la detenzione di sostanze stupefacenti (nello specifico, cocaina destinata allo spaccio). I ricorrenti contestavano la motivazione della sentenza d'appello, invocando un presunto stato di necessità e richiedendo l'applicazione di circostanze attenuanti per la presunta tenuità del lucro. I giudici di legittimità hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente, sottolineando che la detenzione di cocaina rappresenta un grave pericolo per la salute pubblica. Inoltre, l'attenuante richiesta esige una valutazione congiunta del lucro e dell'offensività della condotta, non dimostrata nel caso di specie. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Frode assicurativa: condannati i finti feriti del sinistro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per frode assicurativa in concorso. Gli imputati avevano richiesto il risarcimento per lesioni personali che, tuttavia, non presentavano alcun nesso di causa con il sinistro stradale denunciato. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e limitati a questioni di fatto, non consentendo un nuovo esame di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di difesa sostenute dalla compagnia assicurativa costituitasi parte civile.
Continua »
Ricettazione di carte di credito: la plastica costa cara
Due donne sono state condannate per il reato di ricettazione in concorso per aver utilizzato una carta bancomat provvista di PIN. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la ricettazione di carte di credito non può essere considerata di lieve entità basandosi sul solo valore economico del pezzo di plastica. La carta di credito possiede infatti un valore strumentale che consente di effettuare molteplici acquisti e prelievi. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina impropria: condannato il palo anche con bottino minimo
Due uomini sono stati condannati per concorso in rapina impropria aggravata. Uno dei due ha agito come "palo" in pieno centro cittadino, mentre l'altro ha sottratto un cellulare e una banconota. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. La Corte ha chiarito che il ruolo di "palo" non consente di ottenere l'attenuante del contributo di minima importanza, poiché facilita l'azione e garantisce l'impunità dei complici. Inoltre, per il reato di rapina impropria, non basta il modesto valore economico del bene sottratto per ottenere l'attenuante del danno di speciale tenuità. Trattandosi di un reato plurioffensivo, occorre valutare anche la violenza e la lesione della libertà e dell'integrità fisica e morale della vittima. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto pluriaggravato: ricorso inutile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per concorso in furto pluriaggravato. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso volti a richiedere una nuova valutazione delle prove non sono ammissibili in Cassazione. Inoltre, la determinazione della pena da parte dei giudici di merito è stata ritenuta corretta e ben motivata in base ai precedenti penali dell'imputato e alla gravità del fatto. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce anche la dichiarazione di prescrizione del reato maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto in abitazione: ricorso respinto e multa da tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per concorso nel reato di furto in abitazione. L'imputato contestava la valutazione delle prove e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove di merito se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche è stata ritenuta inammissibile poiché non era stata proposta in sede di appello e, in ogni caso, la pena era stata correttamente quantificata in base ai precedenti penali del condannato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concorso in lesioni personali: condannato chi spalleggia l’aggressore
Un uomo è stato condannato per i reati di percosse e lesioni personali per aver spalleggiato l'autore materiale di un'aggressione fisica. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena a otto mesi di reclusione e tremila euro di multa, concedendo la sospensione condizionale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di prove sul suo effettivo apporto all'azione violenta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità penale a titolo di concorso in lesioni personali. I giudici hanno evidenziato che la condotta di spalleggiare l'aggressore principale costituisce un contributo materiale e morale concreto, pienamente provato dalle testimonianze raccolte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: rubare per 700 euro non è un danno lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per concorso in furto aggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la sottrazione di beni del valore di circa 700 euro e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici hanno chiarito che un danno di 700 euro non può considerarsi di speciale tenuità. Inoltre, hanno confermato la legittimità della recidiva, evidenziando la perdurante inclinazione a delinquere del soggetto, desunta dai numerosi e gravi precedenti penali distribuiti nel tempo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per furto e tentato furto in abitazione. L'imputato contestava il calcolo della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche, che in realtà gli erano già state riconosciute nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici, privi di specificità e basati su semplici formule di stile, senza indicare i reali errori commessi dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lesioni personali aggravate: nessun sconto per la violenza
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di lesioni personali aggravate dopo aver aggredito violentemente e senza motivo una vittima ignara. L'aggressione è stata filmata dalle telecamere di sicurezza e confermata da testimoni oculari. Gli aggressori hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato l'inaudita gravità e la gratuità dell'azione, ribadendo che per negare le attenuanti il giudice non deve confutare ogni singola tesi difensiva, ma solo indicare gli elementi decisivi che giustificano la decisione.
Continua »
Furto con destrezza: la distrazione del complice costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in furto pluriaggravato. L'imputato, insieme a un complice, aveva distratto la vittima per consentire al complice di rubare un borsello dall'auto. La Suprema Corte ha confermato l'aggravante del furto con destrezza, poiché la condotta sinergica e l'uso di uno stratagemma per sviare l'attenzione della vittima configurano pienamente questa circostanza. I giudici hanno inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, ritenendo corretta la valutazione del giudice di merito sulla base della pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione aggravato: il cappuccio costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto in abitazione aggravato. L'imputato contestava l'aggravante del travisamento, sostenendo che l'uso del cappuccio fosse dovuto alle condizioni meteorologiche. I giudici hanno respinto la tesi, confermando che coprirsi il capo era finalizzato a evitare l'identificazione. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità della recidiva e del giudizio di equivalenza con le attenuanti generiche, in quanto basati su una corretta valutazione della pericolosità sociale del soggetto e della gravità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »