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Art. 110 Codice Penale — Anno 2025

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2063 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Furto con videosorveglianza: quando è consumato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una condanna per furto in un supermercato. La decisione chiarisce che un furto con videosorveglianza è reato consumato, non tentato, poiché la sorveglianza aiuta l'identificazione successiva ma non impedisce l'impossessamento del bene. Viene inoltre confermata la validità della querela sporta dal responsabile della sicurezza.
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Attenuanti generiche: la Cassazione conferma il diniego
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furti seriali, confermando la decisione dei giudici di merito di negare le attenuanti generiche. La pronuncia ribadisce che la valutazione negativa della personalità dell'imputato, basata su precedenti specifici e sulla professionalità criminale, è sufficiente a giustificare il diniego del beneficio, anche in assenza di elementi positivi da considerare.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: firma avvocato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso in Cassazione inammissibile perché proposto personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sulla riforma del 2017 (legge n. 103), che impone la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, proposto da tre imputati per reati contro il patrimonio. La Corte ha chiarito che il ricorso patteggiamento è possibile solo per i motivi tassativamente indicati dalla legge, tra i quali non rientra la generica 'contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione'. Di conseguenza, gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riduzione della pena: quando non spetta per prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva una riduzione della pena a seguito del proscioglimento per prescrizione di uno dei reati contestati. La Corte ha chiarito che nessuna riduzione è dovuta se il giudice di primo grado non aveva applicato un aumento di pena specifico per il reato poi prescritto, basando la condanna unicamente sulle altre imputazioni.
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Ricorso generico: inammissibile se non specifico
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato appello in Cassazione lamentando unicamente l'eccessiva severità della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificandolo come ricorso generico in quanto privo di specifiche argomentazioni critiche verso la motivata valutazione del giudice di merito. L'appellante è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, non è più possibile impugnare una sentenza di applicazione pena su richiesta sostenendo che il giudice avrebbe dovuto prosciogliere l'imputato. L'analisi del ricorso patteggiamento evidenzia come i motivi di appello siano oggi tassativamente limitati, con conseguente condanna alle spese per chi propone motivi non ammessi.
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Ricorso inammissibile per furto aggravato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La Corte ha stabilito che un ricorso è inammissibile se si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza un confronto critico con la sentenza impugnata. È stato inoltre ribadito che la presenza di telecamere non esclude l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e che la querela per furto in un supermercato può essere presentata anche da figure come il capo reparto o il cassiere.
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Ricorso inammissibile: motivi ripetitivi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile relativo a una condanna per furto aggravato. La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello, essendo una mera riproposizione di censure già esaminate e respinte nei gradi di merito, non possono essere accolti in sede di legittimità, confermando così la condanna e il pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di un imputato che, dopo aver presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per furto in abitazione, ha successivamente effettuato una rinuncia al ricorso stesso. La Corte, prendendo atto della rinuncia formalizzata dal difensore e procuratore speciale, ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: rilettura prove in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per tentato furto. La Corte ha stabilito che il motivo del ricorso, basato su un presunto travisamento delle prove, mirava in realtà a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: limiti e conseguenze legali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un caso di furto aggravato. Gli imputati avevano tentato di far rivalutare i fatti e le prove, ma la Corte ha ribadito che il suo ruolo è limitato alla legittimità giuridica. La decisione sottolinea come la recidiva incida sulla prescrizione e le conseguenze economiche di un appello infondato, inclusa una condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso: quando la pena è corretta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato contro una condanna per falsità materiale. Il motivo del ricorso, basato su un presunto vizio di motivazione riguardo la determinazione della pena, è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione dei giudici di merito nel bilanciare le circostanze, sottolineando che la gravità del reato giustificava la decisione. L'inammissibilità ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto consumato: quando il reato è perfezionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un furto in abitazione è da considerarsi consumato, e non solo tentato, nel momento in cui l'agente si impossessa dei beni, anche se per un tempo brevissimo e viene costretto ad abbandonarli subito dopo. Nel caso di specie, l'imputato era stato sorpreso dopo essersi introdotto in un'abitazione e aver spostato la refurtiva sulle scale del condominio. La Corte ha ritenuto irrilevante che i beni non fossero stati trovati sulla sua persona, confermando la condanna per furto consumato e dichiarando il ricorso inammissibile.
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Competenza territoriale: il luogo del reato meno grave
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per ricettazione. La sentenza chiarisce un importante principio sulla competenza territoriale: in caso di reati connessi, se è ignoto il luogo di consumazione del reato più grave, la competenza si radica nel luogo dove è stato commesso il reato meno grave, senza ricorrere al criterio suppletivo della residenza degli imputati. La Corte ribadisce anche i limiti del ricorso per cassazione in presenza di una "doppia conforme" condanna nei gradi di merito.
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Associazione narcotraffico: quando è reato familiare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di imputati condannati per associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva si trattasse di semplice concorso in singoli episodi di spaccio. La Corte ha confermato l'esistenza di una stabile organizzazione, a base prevalentemente familiare, dedita a un traffico di stupefacenti su larga scala. Secondo i giudici, il legame di parentela, anziché attenuare, rafforza il vincolo associativo, rendendolo più pericoloso.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze dei motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. Tre imputate, condannate per tentato furto aggravato con pena concordata, avevano impugnato la sentenza lamentando la mancata prevalenza delle attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto le doglianze non specifiche, condannando le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento, sottolineando che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dalla legge. La doglianza del ricorrente, relativa alla mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento, non rientra tra le ipotesi previste dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., rendendo il ricorso patteggiamento infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Bancarotta impropria perito: la falsa perizia
Un perito viene condannato in via definitiva per bancarotta impropria. La Cassazione conferma la sua responsabilità per aver redatto una falsa perizia di stima su titoli obbligazionari, utilizzati per un fittizio aumento di capitale. Tale condotta ha aggravato il dissesto della società, portandola al fallimento. La Corte ha ritenuto irrilevante che il dissesto fosse preesistente, essendo sufficiente il contributo del professionista al suo peggioramento.
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Truffa contrattuale: quando non è reato (Cassazione)
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per truffa contrattuale inflitta a un imprenditore. La Corte ha chiarito che, per configurare il reato, gli artifici e raggiri devono avvenire al momento della stipula del contratto per indurre la vittima in errore. Un successivo inadempimento, anche se mascherato, non costituisce di per sé truffa, ma un illecito civile. La sentenza sottolinea anche l'onere di una 'motivazione rafforzata' per la Corte d'Appello che intenda ribaltare una sentenza di assoluzione.
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